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Confindustria, "Bce e governi inadeguati". Le condizioni dell'area euro sono peggiori del previsto

Gli economisti di Viale Astronomia sostengono che è necessario cambiare strategia per stimolare la crescita. Rigore e politiche di bilancio messe in atto finora si sono rivelate inadeguate. Presto verranno pubblicate stime al ribasso

(repubblica.it) MILANO - Contro tutto e tutti. L'ufficio studi di Confindustria non lesina critiche a nessuno e dallo scranno di viale Astronomia dispensa giudizi a destra e a manca. Gli ultimi strali sono riservati ai governi dell'Eurozona e alla Banca centrale europea guidata da Mario Draghi. Le condizioni dell'area euro "si stanno rivelando molto peggiori di quel che era stato previsto pochi mesi fa", avverte il centro studi di Confindustria, sottolineando che "le misure finora adottate da BCE e governi si sono dimostrate del tutto inadeguate". Per gli economisti che lavorano per le imprese "le politiche di bilancio improntate al solo rigore, invece di stabilizzare il ciclo, stanno facendo avvitare su se stessa l'intera economia europea". E' indispensabile "cambiare strategia".

E' indispensabile cambiare strategia, ribadisce il Centro studi di Confindustria, "mantenendo la barra dritta sul risanamento con misure strutturali che agiscano nel tempo e che non impediscano di sostenere nell'immediato la domanda, o per lo meno evitino di comprimerla ulteriormente rispetto a quanto già fanno le forze che agiscono in senso recessivo, quali lo sgonfiamento delle bolle immobiliari, la riduzione della leva dei sistemi bancari e l'aggiustamento dei bilanci familiari".
Per Confindustria l'impegno assunto nel vertice quadrangolare di Roma di un piano di rilancio pari all'1% del PIL europeo va nella giusta direzione perché riconosce implicitamente la necessità di mutare passo, anche se ha un che di deja

vù non del tutto rassicurante. Il Csc indica che "soprattutto, occorrono altre misure per fermare e invertire la disunione creditizia da tempo in atto e che sta provocando un violento credit crunch proprio nei paesi maggiormente impegnati nello sforzo di risanamento. Per questo è cruciale l'esito del vertice europeo del 28-29 giugno.

Quanto all'economia italiana, "Nelle nuove previsioni che il Centro studi di Confindustria presenterà giovedì si prende atto della peggiore realtà, con effetti netti su Pil, mercato del lavoro e conti pubblici". Il CsC "aveva disegnato lo scorso dicembre uno scenario economico per l'Italia fondato sulla rapida soluzione dell'eurocrisi che avrebbe consentito il rientro, sebbene parziale, degli spread e messo in moto la ripresa già dai mesi estivi. Un'assunzione dichiaratamente ottimistica. Le dinamiche - spiega - si sono rivelate, come temuto, decisamente meno positive sia sul fronte della domanda interna e della produzione sia su quello della finanza". Nel rapporto di fine giugno sulle previsioni economiche, che verrà reso noto giovedì prossimo, "contrariamente all'opinione di molti analisti e allo scetticismo degli investitori, si assegna, però - aggiunge il CsC - ancora un'elevata probabilità al rapido rilancio dell'Unione monetaria e si esclude l'uscita di qualunque paese dall'Eurozona, evento che innescherebbe incontrollabili reazioni a catena di natura economica e geo-politica. Cosicchè, l'appuntamento con la ripresa viene solamente rinviato"

(25 giugno 2012)