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La vita sta cambiando pelle

Teatro Regio: Orgoglio parmigiano

Teatro Regio di Parma

E' tempo che chi ha responsabilità istituzionali, sociali, economiche riveda scelte che porterebbero solo a guerre infinite nefaste per la città. Gli scontri hanno senso se il merito viene argomentato e le posizioni cercano soluzioni complesse nella legalità, ma non di comodo né dettate da rancori di fazione.
Vinti e vincitori dopo gli aspri scontri devono trovare logiche di convivenza costruttiva e non distruttiva, di dialogo e non di chiusura. Il bene comune della città deve prevalere al nichilismo o agli interessi di bande. Questo è possibile se si accetta un confronto di verità e non di convenienza o privilegi. I rapporti di illegalità non possono essere sostenuti, né pensare che qualcuno si presti.
A Parma vi sono stati scontri istituzionali e politici che hanno portato a dure battaglie con cambiamenti al governo politico amministrativo e di istituzioni. Questo per volontà popolare o per nomina da rappresentanti democraticamente eletti.

Schieramenti si sono combattuti con strascichi oltre le avvenute scelte. Se a questi cambiamenti aggiungiamo la difficoltà economica e la derivante tensione sociale del Paese, il momento si presenta estremamente delicato, difficile in cui gli equilibri sono complessi e ardui da raggiungere, coltivare, mantenere.

A Parma il governo amministrativo di 13 anni è imploso per scelte gestionali infauste e progetti fallimentari (l'elenco è noto).
Il cambiamento politico era scontato, che fosse però il M5S a prendere in mano le sfilacciate fila rimaste del consunto ducato non lo era affatto. Lo sconforto dei vinti deve essere mitigato dalla comprensione dei vincitori. Bisogna saper perdere così come bisogna saper vincere.
Quando la partita è finita e il risultato acquisito senza rivendicazioni di torti subiti, si accetta il responso del fischio finale e dopo l'analisi delle vicende che hanno portato alla vittoria o alla perdita si torna a giocare per lo stesso campionato. Non si può pensare di protrarre oltre gli scontri perché non cambierebbero la realtà. Il pensiero lesionistico autodistruttivo deve essere stroncato sul nascere, non porta niente di buono.
Ma questo sembra sia difficile. La critica di posizione strumentale si spinge spesso alla logica dei ricatti su posizioni di privilegio e chi ci rimette è il cittadino. Al cambio politico si accompagna lo spoil system della complessa e articolata macchina comunale.

Guido Barilla, con stile americano, all'indomani della vittoria del M5S ha giustamente invitato tutti ad accettare il risultato popolare e a collaborare per il bene della città.
Se l'indirizzo auspicato era giusto, nei fatti alcuni centri di potere hanno remato contro e cercato di porre inutili e deprecabili ostacoli che non favoriscono certo il bene comune.
Ora è tempo di dire basta. E alle banche dico che il Comune non è una azienda. Se in passato sono stati concessi finanziamenti oltremodo in operazioni avventate, pur nel rigore dei tempi attuali, oggi non si giustificano certe chiusure. Devono essere parte della rinascita locale, non possono tirarsene fuori.

La Fondazione Teatro Regio è tra quelle istituzioni in cui il Comune esprime la sua nuova linea di indirizzo. La gestione passata del Teatro è risultata nefasta nonostante le ingenti risorse. Lo evidenziano i numeri. Al mandato del sovrintendente in scadenza lo scorso 30 giugno 2012 dopo 7 anni è subentrata una nuova direzione.
Tra i soci fondatori nasceva una scaramuccia sul cambio della nuova governance pur risultando difficile capire il perché la reticenza al rinnovo vista la situazione generata di cui Meli non era certo il solo responsabile. Il vecchio CDA qualche mea culpa dovrà pur darsela. E i voltagabbana dell'ultima ora, prima gendarmi sodali, sono pericolose serpi.
La sostituzione al vertice del Teatro è avvenuta riservando al Presidente nonché Sindaco della città, una specie di ricatto economico. I vecchi soci si sono defilati, con motivazioni da libro dei baccanali, lasciando da solo il Comune. E una volta fuori hanno perseverato a tramare contro. E qualche resistenza da parte degli ex soci pare sia stata posta anche nella ricapitalizzazione della Fondazione che gli stessi han dissanguato fino alla completa perdita del capitale, lasciando il Teatro con alcuni milioni di debiti e in una difficilissima situazione finanziaria.
Zanlari, capisco il tuo furore culturale da storico, come ti definisci, ma certe esternazioni e consumati comportamenti da sgherro della locanda della mano morta, sarebbe bene rimanessero fuori dalle istituzioni.

Alla difficile situazione amministrativa e artistica della Fondazione, si aggiungeva la ingarbugliata matassa dell' Orchestra Teatro Regio di Parma srl, una compagine a chiamata, che agiva attraverso una discutibile convenzione e con prassi gestionali senza scrupoli (che questo blog ha da sempre denunciato) a cui i media locali hanno dato ampio spazio nelle recriminazioni (consapevolmente ripetitive e privespesso di verità) dopo l'esclusione dal Festival Verdi 2012.
Visto lo scontro ormai giudiziario per ripristinare verità e legalità, sarebbe bene che anziché fomentare posizioni faziose con argomentazioni deliranti, per chi conosce i fatti, si attendesse il giudizio della magistratura. Si eviterebbero fraintendimenti popolari soprattutto causati dall'omonimia dei nomi.

La scelta di campo da parte della nuova governance è stata fatta e non saranno certo le offese e le urla a cambiare le scelte del nuovo corso: una collaborazione strutturata con la Toscanini, orchestra ICO, e la costituzione di una propria nuova orchestra di eccellenze musicali (in collaborazione con il Conservatorio Boito e la Fondazione Toscanini) attraverso l'ingaggio di prime parti di chiara fama (come Enrico Bronzi), la selezione dei musicisti attraverso audizioni con bando pubblico, le remunerazioni secondo il CCNL e non con il caporalato musicale applicato da Maghenzani e Pellegrini. Senza entrare nel merito musicale, non si poteva continuare su quella linea di irregolarità portate a sistema. Sarebbe come sostenere il pomodoro raccolto a Rosarno con il caporalato della 'Ndrangheta.
L'accanimento poi contro la nuova gestione del Teatro (insediata solo dal 1 ottobre 2012) da parte dei Pellegriner Fathers è quanto di più anacronistico, visto che il credito è maturato con la precedente gestione. E sul credito vantato forse sarebbe bene d'ora in poi si rivolgessero a Equitalia che ha provveduto a intimarne la rivendicazione di una parte (circa 100.000 euro) per cartelle non pagate relative a contributi e imposte.
Mentre sul nome ”Orchestra del Teatro Regio srl” adottato nella ragione sociale non vi è documento che ne consenta l'utilizzo. L'urlo di Maghenzani nel rivendicarne il diritto, non legittima la proprietà. Rimane un urlo di rabbia per la perdita del privilegio.

Con la nomina di Fontana e Arcà e la preziosa opera di Ferrari (delegato del Sindaco) si è costituita la nuova governance del teatro.
Prima ancora degli aspetti artistici c'era da sistemare l'aspetto amministrativo, finanziario, organizzativo, statutario... di legalità. Insomma prima di correre devi preparare la macchina in tutte le sue componenti. E se la compagine orchestrale di Pellegrini e Maghenzani si basava sulla connivenza politica e di alcuni dominus di centri di potere, ora la “sagra dell'usurpazione” è finita!
Non c'è più spazio per i proci nei meandri del Regio.
Visto che non è certo l'amore per il teatro e la musica a contraddistinguere certi nostri Neanderthal parmigiani, quali do ut des si celano dietro queste insostenibili posizioni?

Non si capisce perché, ma alcuni centri di potere hanno difficoltà ad accettare il cambiamento in corso, necessario per rendere una macchina competitiva e un team in grado di gestirla al meglio.
Il Regio, così come è stato lasciato, era a rischio chiusura!

Non perché lo ho sostenuto, ma ora mentre il vertice della governance (Fontana, Arcà) è riconosciuto tra i migliori possibili dei teatri italiani, la squadra dovrà fare celermente molto lavoro per migliorarsi e rendersi compatibile nell'efficacia, nell'efficienza, nel rigore etico. E certe figure sarebbe meglio se ne andassero da sole dopo aver partecipato al prosciugamento economico e culturale, al degrado etico.
Il teatro è tra le massime espressioni culturali della città da cui dovrebbero emergere modelli ed esempi per la collettività.
Le vergognose rendite di posizione, certi stipendi come medaglie ai favori e al ricatto non sono più sopportabili. Così come arricchirsi alle spalle di musicisti o attraverso una ridicola e irregolare convenzione.

Fontana e Arcà sono ora parte della squadra di Parma, da criticare se del caso, ma da sostenere e far sentire loro la nostra vicinanza, passione, voglia di credere in un futuro che è già presente, di riemergere da un pantano in cui qualcuno ci ha portato.

Il nome di Verdi aiuti un ritrovato urlo di gioia, di entusiasmo, di orgoglio parmigiano. Nel bicentenario dovremo dimostrare al mondo di esserci con merito, non per vana gloria. E c'è tanto lavoro da fare per meritarci questo ruolo... con il coinvolgimento, nella legalità, di tutti. (Parma, 19/11/2012)

Luigi Boschi

ottima analisi

bravo Luigi, ottima analisi sulla situazione di boicottaggio verso l'attuale
amministrazione che i poteri economici della città stanno portando avanti. E'
la prova che della musica e del teatro in sè non importava molto, era la musica
dei soldi che piaceva. E' drammaticamente necessario che vi sia una
informazione ai cittadini svincolata dagli interessi dei soliti noti.