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La vita sta cambiando pelle

MOLOSSI, DIFENDERE L'OTR E' UNA CAGATA PAZZESCA!

Piervincenzi (ex direttore di Polis - trombone aggiunto dei Pellegriner) e Giuliano Molossi (Dir. Gazzetta di Parma), sembrano intercambiabili quando si tratta del Regio e dell'OTR (Orchestra Teatro Regio di Parma srl). Qualcosa poi li accomuna. Proprio sulla vicenda Piervincenzi e Polis, Molossi ha dichiarato di voler querelare Vignali l'ex Sindaco. Siamo alle comiche della tragedia parmigiana.

Il primo è finito sotto le sue macerie, il secondo deve ogni volta rettificare la sua cantonata. E' successo con De Leo! Tanto di locandina... alla dichiarazione del ricorso, e poi articolo di informativa giudiziaria in cui si diceva che il TAR  il 6 di febbraio ha rigettato la richiesta di sospensiva del tronfio buffone di Fano in merito al ricorso presentato ove chiedeva l'annullamento della nomina di Carlo Fontana e di tutti gli atti conseguenti, costretto pure a pagare le spese processuali e legali. Perché Molossi non ne ha fatto anche qui una locandina? Perché Molossi questa sua pregiudiziale contro Fontana e questi schizzi di fango? Cosa scriverà quando l'UPI (suo editore -Unione Parmense degli Industriali) o uno dei soci dovesse sponsorizzare il Teatro Regio, la cui direzione lei ha più volte cercato, fino ad ora, di infangare e infliggerle senza alcuna ragione l'astio popolare attraverso una voluta disinformazione che nel mio socialblog le ho ogniqualvolta puntualmente rilevato?

Cosa la spinge a questo? Le pare giornalismo di servizio pubblico? Cosa c'è di non detto che rende non raccontabile gli intrighi Maghenzani, Azzali, Meli, Ubaldi... e a cui lei si presta? Come lei saprà le vertenze giudiziarie non si vincono sui giornali, ma in Tribunale. E giustamente Fontana non ha nemmeno risposto a questa sua ennesima provocazione, anzi diciamola tutta, a questa dichiarazione di guerra mediatica locale: di domenica, nelle pagine della cronaca, uscire con un articolo e un titolo a sei colonne quanto meno manipolatorio senza alcuna firma, lei come lo chiama oltre ad essere disinformativo? Mi riferisco all'ultimo articolo del 10 febbraio 2013 a pag 8 che titolava “l'orchestra del Regio chiede 3 milioni di penale al Teatro”.

L'articolo veniva pubblicato senza alcuna firma (quindi da attribuire al Direttore), e non era una notiziola, anche se arrivava dopo la mia comunicazione all'interno dell'articolo: OTR a passo di Formica. I blogger è il loro destino, arrivano prima della corazzata Potiomkin! Non è certamente stato lei, né il suo giornale a fare giornalismo di indagine a Parma né su SPIP, né sulla gestione del Regio, né tantomeno sulla gestione del caporalato musicale dell'OTR. Ma anzi sempre ad alimentare propaganda. C'era già forse chi si vergognava di averlo redatto quell'articolo di domenica 10 febbraio non firmato? Ma lei non si vergogna di averlo pubblicato! Una manipolazione della realtà e descrizione volutamente ostile alla nuova dirigenza (che ha forse il torto di essere seria, onesta e competente impegnata a ripristinare la legalità, rispetto agli amici suoi Meli-Carra &C, e sta pagando i debiti oltre 9 milioni di euro lasciati in eredità dai lestofanti, con il capitale della Fondazione a -1.900.000 euro). Far fronte agli impegni assunti da altri, per consentire la continuità al Teatro Regio, icona amata nel mondo di Parma, è forse una colpa? Si direbbe di sì, da come si legge da ciò che lei pubblica. Lei Pensa davvero che sia stato fatto uno sgarro ai Pellegriner e non siano loro invece ad aver abusato del nome e di una Convenzione irregolare e di perpetrare ad agire in un clima di illegalità?

Cito un passo dell'ignobile articolo: “Nel frattempo, però, il Regio ha già dovuto aprire i cordoni della borsa in favore della Orchestra del Regio”. Come sempre manca srl cioè la connotazione di una società privata. Il cui nome Teatro Regio nella ragione sociale deve essere ancora spiegato e se qualcuno non ha vigilato, come avrebbe dovuto fare, sull'utilizzo improprio del nome e non lo ha fatto, ne dovrà pagare le conseguenze. Viste, Molossi, le sue buone frequentazioni con Maghenzani, provi a farsele dire, le verifichi e ce le racconti sulla Gazzetta.

Proseguo nella citazione dell'articolo: “ la compagine di cui è amministratore Enrico Maghenzani ha infatti già ottenuto 200.000 euro, e altri 200.000, con ogni probabilità, li riceverà nel giro di pochi giorni. In tutto quindi 400.000 euro che sono parte di quei 540.000 euro di credito”. Questo fraseggio insinuante è quantomeno disonesto. Nessuno della nuova dirigenza, né tantomeno il Sindaco Pizzarotti hanno mai messo in dubbio il costo del lavoro prodotto anche se figlio di una convenzione irregolare secondo la legislazione: Decreto legislativo 163/2006, denominato anche Codice degli appalti (vedi i falsari del Regio).
Del primo pagamento di 174.000 euro e non di 200.000 l'anonimo e disinformato cronista si è dimenticato di dire che 115.000 euro sono stati versati a Equitalia che aveva effettuato un pignoramento del credito, quindi all'OTR ne sono rimasti 59.000 euro. Il secondo pagamento per le prestazioni è di 188.000 euro e non di 200.000. Ovviamente alle cifre delle prestazioni pagate sono stati aggiunti gli interessi maturati.
Il residuo da pagare sarà di 179.000 euro. Il totale del credito era infatti di 542.000 euro. Come mai Maghenzani i Decreti ingiuntivi non li avete fatti alla dirigenza che vi ha commissionato le prestazioni e neppure li avete depositati durante il commissariamento? Non è che abbiaste usato i crediti maturati (facendoli ricadere sui musicisti che non incassavano i giorni di lavoro a chiamata) come forma ricattatoria per avere altre prestazioni? E una volta esclusi da nuove produzioni, ripristinato al Regio un circolo virtuoso e non vizioso, avete cercato di portare a casa con atti giudiziari, mettendo in difficoltà economica il Teatro, quello che avreste potuto concordare rateizzando il vostro dovuto che nessuno voleva contestarvi? 

Sta di fatto però che l'orchestra dei Pellegriner ha tolto le tende dal locale in uso gratuito presso il Teatro Regio con relative utenze e servizi e ha accettato la diffida a non utilizzare il nome del Teatro Regio di Parma, né a titolo commerciale, né nella ragione sociale della nuova società costituita dopo la messa in liquidazione della precedente srl.

Altra citazione dell'infingardo testo: “ L'orchestra del Regio, forte della convenzione rinnovata dal Commissario straordinario Mario Ciclosi, ha però continuato a utilizzare sia il proprio nome, sia a pretendere il pagamento di quanto non ancora versato per le prestazioni effettuate”
Mario Ciclosi è divenuto prefetto a fine carriera. Di danni in Comune ce n'erano, ma lui era la persona meno indicata per carattere iroso e competenza ad assumere quel ruolo. Per intenderci è quello che ha nominato la Piermarioli ex compagna del sindaco Pietro Vignali, A.D. di STT e Cinelli al posto di Varazzani, che lo riteneva impreparato in diritto societario. Fu infatti Varazzani e non Ciclosi a individuare lo strumento della ristrutturazione del debito (182 bis) per STU STAZIONE.
Un commissario contro cui bisognerebbe agire con azione di responsabilità, al Regio ha combinato solo guai da incompetente. Ciclosi è quello che voleva mettere a reddito, dandolo in affitto a privati, il Palazzo del Governatore, iniziativa contro cui si sono mobilitati tutti gli schieramenti politici, i candidati a sindaco e la città.
Ma i Commissari sono blindati da una legge che li protegge, una specie di scudo prefettizio.

Sta di fatto che se è vero che nel CDA della Fondazione del Regio del 31/01/2012 al 5 punto dell'OdG (varie e eventuali) viene trattata la Convenzione tra Fondazione e OTR (Orchestra Teatro Regio srl): “Il Presidente informa i Consiglieri che la Convenzione che regola i rapporti economici con l'Orchestra sta per scadere e ne propone il rinnovo”. In quella successiva del 04/04/2012, si nota però un ripensamento di tutti i componenti. Ciclosi, con il suo alto senso di responsabilità verso le Istituzioni, aveva capito di aver sbagliato? Lui che diceva di parlare per atti. E questi li sono.
Dopo la precedente approvazione, infatti, stranamente sempre tra le “varie e eventuali” il 04/04/2012 al 6 punto dell'Odg, si legge: “Il Presidente rappresenta l'opportunità ad evitare dubbi e incertezze che la metodologia adottata per il rinnovo della Convenzione stipulata dal Teatro Regio con la Orchestra Teatro Regio srl sia attentamente riesaminata alla luce sulla normativa dei contratti. L'allora Segretario Generale, Gianfranco Carra, “concorda con il Presidente, ritenendo che sia giunto il momento, di approfondire alcuni aspetti giuridici del rapporto che lega il Teatro Regio alla società che gestisce l'orchestra”.

Il giornalista anonimo si vede che scrive sotto dettatura, non si informa e non sa (gli dò l'attenuante dell'ignoranza) e Maghenzani nel suo stile verità tace sempre questo secondo CDA che non cita mai nei suoi interventi, ritrovabile facilmente però tra i verbali dei CDA della Fondazione. Se lo faccia dare Molossi.

Ed ecco che a fine articolo l'anonimo cronista ignorante dà pure spazio alle insolenti dichiarazioni di Maghenzani. E' dar credito a chi ha prodotto il danno e lucrato per un interesse solo personale (questo è l'imprinting del culturume ubaldiano!): “la città, per la prima volta, apprende di debiti ereditati non dal passato, ma nascenti eventualmente da errori della nuova amministrazione”.
Maghenzani, prima di parlare di nuovi debiti nascenti sarebbe il caso che lei aspettasse almeno il primo grado di giudizio. Il credito non lo si acquisisce sputando veleni sui giornali consenzienti. Potrebbe anche verificarsi che la sua richiesta non sia legittima e ne debba pagare pure le conseguenze. Baratta, lei ricorda, ci lasciò le penne nella causa contro la Toscanini.
E' probabile, mi sbilancio, che ad aver ragione sia la Fondazione del Teatro Regio e i 3.670.000 da lei richiesti, Maghenzani (chissà attraverso quale algoritmo vi è giunta il vostro avvocato  Silvia Magelli - una diminutio per l'ordine, anche se amica di Azzali), siano solo un tentativo di vincita a un “gratta e vinci” disperato in cui sperar dalla fortuna non dal diritto. 

Stia tranquillo Maghenzani, nessuno ha telefonato a nome di Fontana a Foligno o a Bilbao o a Imola. Semmai alcuni di questi teatri hanno ricevuto formale informativa dal Regio di Parma sull'uso improprio da parte vostra del nome Teatro Regio di Parma. Con Foligno non era nemmeno stato firmato il contratto, come lei ben sa, quindi non si trattava di impegni antecedenti. Sull'utilizzo improprio del nome sarà comunque un giudice a stabilire gli eventuali danni arrecati e se del caso, ne pagherete le conseguenze.

Ciò che è accaduto in questi anni a Parma, anche in nome di Verdi, è solo da dimenticare. E la mancanza di una adeguata programmazione del bicentenario è solo da attribuire a una dirigenza che ha prodotto danni e lasciato il teatro alla deriva etica ed economica senza alcuna programmazione artistica e gli sponsor (uno su tutti la  Barilla) se ne sono andati. Si rubava anche sui valori bollati (300.000 euro)! E' di oggi (14/02/2013) l'arresto ai domiciliari di M. P. la responsabile della Cancelleria.

E' bastato che Luigi Ferrari, delegato del sindaco Pizzarotti al Regio per gli aspetti amministrativi (incarico contestato dal consigliere Pellacini -UDC- che parla sempre senza conoscere mai nulla!) prendesse in mano le carte per scoprire la truffa. Chi c'era prima, cosa faceva? E nessuno diceva nulla. Un establishment capace, come si vede dai risultati, amato e difeso ovviamente dal direttore Giuliano Molossi, sostenitore dell'OTR che del caporalato musicale non ha mai detto nulla e nemmeno della multa ENPALS. Molossi, quello che ha sostenuto Meli fino all'ultimo, che ha dedicato una pagina intera a Proczynski !! nello speciale della Gazzetta dedicato a Toscanini per il suo anniversario.
Per ora le battaglie sul Regio con me lei, Molossi, a iniziare dal lontano 2005 (Meli atto III) le ha perse sempre tutte! Come il suo collega Piervincenzi. Perderà anche questa, ne sono certo.
Stia pure al fianco di Maghenzani e al suo protettore Cesare Azzali (l'uomo di Tanzi in UPI), a Meli, continui nella sua drammaturgia quotidiana a disinformare i cittadini di Parma... in città si rivelerà disinformazione, e diminuzione di credibilità (che è già a un buon livello), ma fuori è uno sputtanamento assicurato.... ormai ne conosciamo la sua statura giornalistica: non dirigerebbe nessun giornale di alcuna città europea... stia attento perché un giorno il suo editore potrebbe uscire dal disincanto familiare e pensare di indire l'incarico per la direzione del giornale cittadino attraverso un bando pubblico internazionale o affidarlo a una diversa figura professionale (di questi tempi non mancano), ne sapranno meno forse di Parma e dei suoi intrighi, ma di come fare informazione nei giornali, in internet e in Tv le darebbero lezione. Dipende cosa vuole il suo editore, lei era solo funzionale al sistema che è andato a male: il suo non è giornalismo!
Come ha visto anche il dottor Federico Costa se ne è andato (con cospicua liquidazione) seppur con il blasone del gruppo RCS, a Parma ha fatto fiasco. Prima di andarsene ha perso, secondo la classifica redatta dal Ministero di Corrado Passera, pure le frequenze di tv parma. Se nel giornale qualcosa non va (e c'è molto che non va!! su diversi fronti, bilancio e vendite in calo, lei lo sa), dopo l'A.D viene il Direttore. Quell'investimento nelle rotative da circa  13.000.000 di euro nell'era in cui si poteva costruire un polo editoriale digitale di riferimento emiliano: pesa ancora quella scelta.

Possibile che tutti i personaggi che siedono nei centri di potere parmigiani, dopo tutte le nefandezze che hanno caratterizzato il primo decennio del terzo millennio e la fine dello scorso, nessuno, dico nessuno abbia avuto un minimo senso di autocritica e abbia invece continuato imperterrito il proprio ruolo nefasto in città come se nulla fosse accaduto? “atteggiamento da cicisbei ormai arrivati in fondo" come dice Azzali, come se lui non fosse coinvolto e facesse parte di un altro sistema e  che  cita spesso i cinesi nel lavoro: “i cinesi procedono come un treno, visto che lì, se il partito decide una cosa quella cosa diventa un successo", sa cosa le farebbero a uno come lei in Cina?... Tutti attaccati alle loro poltrone a proteggere solo i vecchi privilegi e a non guastare l'oliato sistema di rendita ai danni delle Istituzioni. Nessuno che per dovere nei confronti della collettività abbia avuto il pudore di una minima catarsi? Ma solo i grandi sono capaci di questo, i mediocri si ritengono esenti o immuni di errori e responsabilità. Il sistema oligopolistico non muta, collassa. E' il risultato dell'oligopolio raccontato dal professor Gilberto Seravalli nel suo libro su Parma.
Per fortuna in questo disastro istituzionale, etico e economico c'è ancora qualche parmigiano come Luca Barilla che per le forti radici nel territorio coltivate e ereditate ha la forza nobile di proporre e realizzare insieme ad altri soggetti sia pubblici che privati, iniziative e progetti per il bene comune indirizzate al futuro, che meritano il plauso di tutta la città.
Molossi e Azzali, voi, non siete più credibili. (Parma, 13/02/2013)

Luigi Boschi

boschi e bene comune

Il coraggioso articolo di Luigi Boschi sulla vexata quaestio del Teatro Regio, Molossi, difendere l’Otr è una cagata pazzesca!, è un’ulteriore prova che il blogger più preparato e libero di questa città non teme di ricercare la «verità dei fatti».

Non mi esprimo sui dati e le valutazioni che Boschi ha pubblicato nel suo articolo (non conosco a fondo la vicenda). Mi pare invece necessaria una riflessione sul dato di fondo che meritoriamente fa emergere alla superficie dei fatti, una crisi morale e di rappresentatività della classe dirigente di questa città; crisi che ha come correlato il sostanziale disinteresse della maggioranza dei cittadini nei confronti della politica e, quindi, per la dimensione del bene comune (scopo della politica, in Aristotele, è il bene comune, e l’uomo è, per natura, un animale politico).

Ma ciò che mi inquieta maggiormente è la conclusione cui io stesso sono giunto, ovvero che il disimpegno dei cittadini nei confronti della res publica non si spieghi solo con il rigetto verso questa classe dirigente. È mia convinzione (ma non solo mia evidentemente) che essa abbia piuttosto a che fare con un generale indirizzo biopolitico che ha strutturalmente allontanato il cittadino comune dalla dimensione dell’impegno collettivo; e che i sacerdoti che hanno sacralizzato il disimpegno e il ritorno all’individualismo di massa siano stati i mass media, autentici protagonisti della società spettacolo, intellettuali organici dell’ideologia neoliberista e postdemocratica, da leggersi come sottrazione di sovranità popolare e gestione privatistica e strumentale del bene comune “conoscenza”.

Internet reca grandi potenzialità di liberazione della conoscenza dalla sua privatizzazione/valorizzazione. E tuttavia, la Rete non è altra dal “reale”, di cui può essere, anzi, un mero riflesso. La differenza, anche in Internet, la fanno i singoli attori che vi agiscono, i “nodi” che vi producono conoscenza attraverso contributi individuali a una comunità ermeneutica collettiva. Boschi, da questo punto di vista, è uno di quei nodi di cui la nostra città, reale e digitale, non può fare a meno. Pur non scendendo (o salendo) in politica, viene percepito a tutti gli effetti come un attore politico. Probabilmente perché, consapevolmente o meno, la communis opinio ha già deciso dove collocarlo: dalla parte del bene comune.

Marco Adorni

Uno dei pezzi migliori

Finalmente uno che ha il coraggio di dire come stanno le cose. Complimenti!
Uno dei pezzi migliori che ho letto. Raffaele