Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

VIVA PER AMORE DEL FIGLIO

(ANSA) BERLINO - "Noi, i Ragazzi dello Zoo di Berlino" il libro che nel 1978 le ha dato fama in tutto il mondo e da tre decenni la mantiene con i diritti d'autore, Cristiane F. a posteriori dice che non lo avrebbe scritto. "Wir Kinder von Bahnhof Zoo" (Noi Bambini della Stazione Zoo, secondo il titolo originale) e" la sconvolgente biografia di una ragazzina di 13 anni che vive tra prostituzione e droga.

La sua protagonista è Christiane F., il cui nome completo è Christiane Vera Felscherinow, nata ad Amburgo il 20 maggio 1962: insieme con i giornalisti Kai Hermann e Horst Rieck nel libro racconta il trasloco a sei anni dalla campagna a Gropiusstadt, un sobborgo di Berlino Ovest all'epoca del Muro, l'infanzia difficile, la tossicodipendenza e la prostituzione iniziate fin dalla prima adolescenza. Fu un'opera che destò molto scalpore in tutto il mondo; il libro fu tradotto in molte lingue e diventò un controverso simbolo per la generazione che più di tutte fu vittima dell'eroina.

Nel 1981 ne fu tratto un film "Christiane F.: Wir Kinder vom Bahnhof Zoo (in italiano tradotto in Christiane F.: Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino) con la regia di Ulrich Edel. Cristiane ora ha 44 anni, ed in una intevista al mensile Cicero di questo mese ha detto che tutto sommato la notorieta" che le ha dato il libro non le è mai piaciuta. Per anni non ha più potuto passare inosservata. A 18 anni il settimanale Stern le versò i 200 mila euro di diritti d"autore fino a quel momento accumulati e con essi Cristiane ha provato a entrare nella vita reale, come cantante in un gruppo che ha cercato fortuna anche in America. Senza successo.

Poi per sette anni è vissuta con un greco, passando da un'isola all"altra della Grecia. Da quando ha avuto un figlio, ora di 10 anni, è tornata a vivere vicino a Berlino, in un casermone popolare del Brandeburgo, la regione della ex Germania comunista. Da 15 anni non ha più toccato una siringa, dice Christiane, ogni tanto però si prende una sbornia con una grappa di mele.

 Si sente continuamente osservata, dai servizi segreti come dai giornalisti. Per questo finora al figlio non ha raccontato perché su uno scaffale del suo appartamento da una camera e mezzo ha tre copie di "Noi Ragazzi dello Zoo", tra uno di Stefan Heym ed un giallo di Henning Mankell, e neppure chi è la protagonista di quel libro. Il figlio, nato nel 1996 e del quale il giornale non rivela il nome su richiesta di Cristiane, secondo la madre è stato il vero motivo per cui lei è ancora viva. Perché Cristiane F., che nel suo libro descrive con particolare realismo i motivi per cui la sua generazione è stata la vittima più colpita dalla piaga dell'eroina in Europa, in realtà a questo punto avrebbe potuto benissimo essere morta di overdose, come tanti dei suoi amichetti della stazione che sorge accanto al Giardino Zoologico di Berlino, non lontano dal parco del Tiergarten e dal quartiere delle ambasciate.

 Ancora oggi quando ha gli incubi si vede in procinto di prendere l'eroina che ha appena comprato, ma non riesce ad aprire il pacchetto oppure vede avvicinarsi un poliziotto. Dopo 15 ricadute nella dipendenza, ora quando sente crescere la pressione va dal medico che le prescrive alcune dosi di Valium. Per calmarsi. Per non pensare. Neanche ad un libro che, se ne avesse immaginato le conseguenze, non avrebbe mai scritto. (Parma, 04/12/2006)