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La vita sta cambiando pelle

Mai più tolleranza anche con i rom

Cancellare le regole internazionali sul popolo nomade. Polizia europea a tutela delle frontiere. Vigili urbani in azione sui reati minori. La ricetta del governatore friuliano. Colloquio con Riccardo Illy

Gigi Riva

(espresso.repubblica.it) Riccardo Illy, il presidente del Friuli Venezia Giulia, è l'uomo che rompe dei tabù. Siano di destra o di sinistra, poco importa. Arriva, in questa intervista a 'L'espresso', a chiedere che siano riviste le norme a tutela dei rom, ormai anacronistiche, perché quel popolo a suo avviso non rischia più genocidio e pogrom e deve diventare, nel Terzo millennio, un popolo "normale" coi diritti e i doveri di tutti. Non godere di alcuna franchigia. Attenzione però a schedarlo troppo frettolosamente, per questa posizione forte, tra gli xenofobi. È l'opposto e basta seguire il filo del suo ragionamento per comprenderlo.

I rom siano considerati come tutti gli altri. E si finisca con la "doppia generalizzazione" per la quale rom e romeni sono la stessa cosa e che i rom sono tutti delinquenti. Niente vero. Nello stesso tempo Riccardo Illy ritiene inutili le espulsioni, tanto invocate dallo sdegno comune, perché i flussi migratori non si fermano, è una lezione della storia. E allora bisognerebbe semplicemente credere di più alle proprie leggi in materia di criminalità: non solo vararle, ma farle osservare sino in fondo. Sarebbe sufficiente. Ha altre idee in testa, che gli vengono suggerite dall'osservazione sul campo e sono figlie del pragmatismo. È stato sindaco di Trieste, ora governatore di una regione che è il nostro passaggio a Nord-Est. Conosce bene i nuovi entrati in Europa. I loro difetti. E anche i loro pregi.

Riccardo Illy, la sua idea sulla cancellazione dei privilegi dei rom farà discutere.
"Vecchi accordi internazionali, ratificati dai vari Paesi, rispondevano a un mondo che non c'è più. Quasi tutti gli Stati dove i rom sono presenti sono entrati in Europa, c'è la libera circolazione delle persone. I rom non rischiano più il genocidio e l'isolamento. Di più: non rischiano nemmeno di essere discriminati. Erano questi i motivi, allora condivisibili, che giustificavano i privilegi. Adesso è giunto il momento di normalizzare la loro presenza e la loro partecipazione alla società europea. Non c'è più ragione di mantenere norme speciali che riguardano, ad esempio, maggiori difficoltà per il loro allontanamento o i loro mezzi di trasporto che circolano con targhe non regolari".

I rom inoltre sono diventati più stanziali.
"Fino a un certo punto. Gli spostamenti sono meno frequenti, è vero, tendono a rimanere per qualche anno nello stesso luogo. Tuttavia in pochi accettano di vivere negli appartamenti. Preferiscono le roulotte".

L'onda emotiva del delitto di Roma ha prodotto un decreto severo. Lo condivide.
"Nel merito sì. Nel metodo no. Trovo sbagliato che si prendano provvedimenti sull'onda di un fatto specifico. E poi si è scatenata una caccia al romeno quando sono in migliaia i romeni che lavorano e sono persone per bene mentre delinquono anche immigrati di altri Paesi. O gli stessi italiani. La caccia alle streghe non fa bene a nessuno e i massimi danneggiati sono proprio le persone per bene di quel popolo".

Si arriva alla misura drastica delle espulsioni.
"Che lasciano il tempo che trovano. Noi li espelliamo, magari li portiamo a nostre spese nel loro Paese e quelli rientrano subito. Perché non c'è come fermarli. A dicembre l'Ungheria entrerà nell'area Shengen. Gli ungheresi non avranno nessun interesse a respingere i romeni, tanto sanno che vanno altrove in Europa. E dall'Ungheria saranno facilmente nelle nostre strade".

Le correnti migratorie non si fermano con un decreto, d'accordo. Ma come fare per fermare alla frontiera almeno i delinquenti?
"Noi, dico l'Italia, dico Trieste, oggi siamo frontiera Shengen. Dal 22 dicembre non più. Diventano frontiera Shengen paesi che hanno il reddito pro capite più basso e non hanno le capacità finanziarie di formare il personale, informatizzare il sistema. Allora deve entrare in campo l'Europa. Sicurezza e ordine pubblico non possono essere solo problemi nazionali. Sull'esempio degli Stati Uniti, bisognerebbe creare una polizia federale che si occupi tra l'altro del controllo della frontiera. Soprattutto della frontiera Shengen. Immigrazione clandestina, droga, prostituzione, traffico d'armi dovrebbero essere tutti temi di competenza della polizia europea".

Sono piovute critiche al governo per non aver introdotto la moratoria proprio sulla libertà di circolazione dei romeni.
"Il ministro Amato ha già spiegato che non è vero. E, comunque, il problema si sarebbe riproposto dopo due anni. In ogni caso ci si dimentica sempre che c'è una forte domanda di manodopera in Italia, soprattutto nel settore manifatturiero e turistico. Una domanda persino superiore all'offerta. I flussi sono insufficienti. Coi lavoratori arriva anche chi vuole delinquere ed è lì che bisogna intervenire con forza. Ma quanto ai flussi, mi piace l'idea dell'Unione europea di introdurre la carta blu, che richiama la carta verde americana, con la quale dare la possibilità di entrare liberamente ai lavoratori più qualificati".

Abbiamo parlato di frontiere. Arriviamo alle nostre città. La paura si diffonde (nonostante gli indici di criminalità siano in ribasso) e una risposta ai cittadini bisogna darla. Lei ha delle ricette?
"Vorrei avanzare di nuovo una proposta che feci qualche anno fa da sindaco di Trieste. È quella di attribuire alla polizia municipale la responsabilità di perseguire i reati minori. Come si definisce il confine? Semplice, sono i reati di competenza del giudice di pace. Questo permetterebbe di sgravare le forze dell'ordine e impiegarle per combattere solo reati più gravi. Inoltre tutte le forze di polizia dovrebbero condividere le immagini delle telecamere installate. Nelle ore notturne, infine, al contrario di quanto avviene adesso, dovrebbero essere i vigili urbani a rilevare gli incidenti stradali. Ora lo fanno carabinieri e polizia e proprio nel momento in cui il controllo del territorio da parte loro dovrebbe essere più serrato. Di notte si delinque di più".

Si accusa in generale il centrosinistra di avere un atteggiamento buonista verso le mancanze delle categorie sociali più basse.
"Questo ritardo culturale riguarda una esigua parte del centrosinistra. Tutta la componente che si riconosce nel Partito democratico mi sembra ben consapevole di garantire la legalità e la sicurezza, non da oggi. Il buonismo va spazzato via. La sicurezza è un bene prezioso di tutti. E l'illegalità colpisce soprattutto le fasce più deboli della popolazione, che quelli più ricche se la cavano con polizie private e blindature varie delle loro dimore".

Sembrano avere una sensibilità maggiore gli amministratori locali del centrosinistra. Quelli più vicini ai cittadini.
"Chi sta alla Camera percepisce in modo più sfumato i fenomeni. Fatica a scorgerne la potenzialità eversiva. Ma Chiamparino, Cofferati, Rutelli a suo tempo, Veltroni ora, ecco che hanno detto e fatto. Partendo da un assunto che mi pare vada sottolineato: tollerare significa creare le condizioni perché delitti più gravi vengano commessi. C'è chi lava i vetri e chi fa l'accattonaggio, c'è chi ritiene che si possa fermare lì. Invece l'esperienza dimostra che tra lavare i vetri e spacciare droga o sfruttare la prostituzione il passo è brevissimo. Quindi che dobbiamo fare? Favorire l'integrazione il più possibile, aiutare chi vuole essere inserito a trovare casa. Ma se sei irregolare, se non vuoi inserirti, se vuoi delinquere allora io ti combatto in modo severo. E basta applicare le leggi che ci sono. Non servono effetti speciali".

Persino una parte della sinistra radicale ha ammesso che coi clandestini c'è un problema. Anche di repressione. È sorpreso?
"Nessuna sorpresa. Temo però non sia presa di coscienza, ma convenzione elettorale. Hanno capito che contano di più i voti del loro bacino di riferimento, le fasce deboli italiane, che gli immigrati. L'attuale legge elettorale, proporzionale con sbarramento ridicolo, favorisce la ricerca di nicchie di consenso. Ecco quello che credo sia successo alla sinistra radicale".

La Romania com'è vista dal suo osservatorio privilegiato di confine?
"Una terra dove migliaia di imprese italiane sono andate, come nel distretto di Timisoara, per trovare manodopera a basso costo e per le facilitazioni dovute a una lingua simile. Adesso quelle stesse imprese stanno tornando indietro perché non si trovano più le risorse umane. I romeni hanno sviluppato altre attività loro, eccellono nella farmaceutica, nell'elettronica. In alcuni settori sono addirittura più avanti di noi. La società si è polarizzata. Da un lato le punte d'eccellenza, dall'altra forme di arretratezza, traffico di bambini, cani randagi che invadono le città. Noi dobbiamo aiutarli a sviluppare la parte migliore. Un ruolo importante dovrebbe averlo la stampa".

In che senso?
"I media hanno la grande responsabilità di mostrare il reale, di non alimentare la caccia alle streghe. Un mese fa, a Udine, è stato assassinato un commerciante d'oro. In tutti i titoli si parlava di mafia albanese. Il responsabile è stato arrestato: friulano purosangue. Così come è italiano quel militare che ha sparato ai passanti con la carabina. Mi fermo qui. Tv e giornali dovrebbero farsi un esame di coscienza e chiedersi che ruolo hanno nella produzione della paura". (08 novembre 2007)