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La vita sta cambiando pelle

GUERRA O PACE?

Guerra è morte. Guerra è violenza. Guerra è distruzione. Non c'è dignità se c'è guerra. Non c'è umanità se c'è guerra. Dove c'è guerra non c'è politica.

Non c'è Istituzione se c'è guerra, non c'è Stato se c'è guerra. Eppure sono gli Stati che dichiarano la guerra! Nel sangue e nella guerra sembra che gli Stati si rivitalizzino. Oggi non c'è più una guerra di campo, in trincea, ma un genocidio. L'uomo, un potenziale cadavere senza significato!

Molti gridano Pace e coltivano la guerra anche inconsapevolmente, anche coi loro consumi quotidiani, anche col loro linguaggio, anche col loro comportamento. Quando si esclude dal dialogo, quando si distruggono volutamente, consapevolmente uomini, famiglie, culture, quando si emarginano saperi, intelligenze, quando si pratica il potere arbitrario, quando si deprimono le diversità, quando si coltiva il discredito, la lottizzazione, il malaffare, le tangenti, le corruzioni, lo sfruttamento, la disperazione, lì si annidano le culture della guerra, dell'odio, del terrorismo. Lì c'è lo Stato delinquenziale di cui destra e sinistra in tutto il mondo si nutrono, in una gara al primato nella globalizzazione economico-finanziaria.

Non c'è guerra laddove c'è ascolto, comprensione, tolleranza, cultura, libertà, condivisione, partecipazione, rispetto, valorizzazione. Non c'è guerra se c'è verità. Eppure si coltiva il sopruso, la soprafazione!

Diplomazia, mediazioni, di che cosa? Sulle proprietà dei pozzi petroliferi, sulle risorse idriche, sulle armi prodotte o acquistate, sugli sfruttamenti territoriali, umani, sugli affari prima, durante, dopo la guerra? Sulle spartizioni! E' questo che stiamo trattando prima dello sganciamento del potenziale bellico? Dov'è il nostro grado di civiltà? Si assiste alla decadenza delle diplomazie, al primato dei servizi segreti, di sicurezza, al degrado etico collettivo. E' la conseguenza di una politica succube del potere di una oligarchia economico finanziaria internazionale che domina.

Diffido poi di quei Paesi che si dichiarano per la pace e sperimentano il nucleare negli atolli del Pacifico. Non credo a quegli assi nazionali vedi Francia, Germania, Russia dettati più dagli interessi economico petroliferi che non dalla reale volontà di pace (la Loukoil russa ha chiuso il contratto nel 99 per lo sfruttamento del giacimento West Kurna: 5-8 miliardi di barili). Da Le Monde: "La norma, nel petrolio, è la cooperazione internazionale. Le compagnie sono legate le une alle altre in tutto il mondo per l'esplorazione dei grandi giacimenti...una spartizione competitiva del mercato".

Uno scontro tra Paesi dell'Europa, dell'Est e dell'Asia e l'America per la spartizione di risorse petrolifere. America che non è presente attualmente in Iraq per la legge del Senatore repubblicano Alfonso D'Amato che vietava a partire dal 1996 qualunque investimento in questo Paese, accusato di finanziare il terrorismo."

Oggi, di fatto, la guerra è lo strumento politico per i contratti petroliferi. Le tragedie umane compiute dalla dittatura Irachena divengono solo strumento di intervento bellico, per mascherare il reale interesse. Non l'uomo, ma il petrolio. E' in atto un conflitto planetario molto pericoloso: un pezzo di mondo che sta sotto e non crede più alla possibilità di risalire; e una delle radici del terrorismo è il senso di inferiorità irrimediabile. Dice Foa: "se qualcuno può pensare che non potrà mai raggiungere gli altri non è forse il momento in cui gli altri devono cambiare il loro modo di vivere?...Bisogna immaginare un modo di vivere che sia accettabile e praticabile. Questo di adesso non lo è più...Sono persuaso che dobbiamo fare della nostra vita dei modelli diversi in cui la ricchezza è la qualità e non la competizione... L'obiettivo dell'umanità deve essere veramente contro il terrorismo, le guerre etniche, le ideologie della violenza".

Una proposta da questa Piazza della Pace di Parma.

Dalle città del mondo si solleva il grido di Pace, chiediamo ai nostri Stati, allora, i mezzi, gli strumenti per andare a Bagdad, non a fare gli scudi umani, ma andiamo a portare la parola democratica, andiamo a portare il coraggio della libertà, andiamo a dare forza ai sottomessi alla dittatura, andiamo ad aiutare i disperati, i poveri, i malati, andiamo a conoscere le loro culture, i loro modi di vivere, i loro sogni, andiamo a liberarli dalla schiavitù, dal servilismo, dalla paura, andiamo con tutta la nostra forza di pace, non di guerra, lasciamo gli eserciti ai confini. Portiamo cibo, medicinali, serenità, ciò che il petrolio non gli ha ancora dato, ciò che l'occidente non ha ancora voluto, ciò che la dittatura non concederà mai. New global, Social forum, gruppi della pace, ambientalisti, movimenti culturali e politici, uomini semplici, religiosi, disoccupati, closhard, andiamo tutti insieme ...chiediamo al Papa, ai vescovi, ai capi delle religioni del mondo che vogliono la pace, di aiutare il popolo iracheno, di unirsi con le persone di tutto il mondo ed invadere di pace Bagdad, diventiamo emigranti di pace prima che scoppi la guerra. E' tempo delle diplomazie politiche delle religioni, vista la decadenza di quella degli Stati. Dopo le parole, dopo gli slogan, dopo le sfilate, dopo gli straccetti, dopo le bandiere, è l'ora di agire: la protesta di piazza contro la guerra ha raggiunto il suo obiettivo, così come penso la minaccia di guerra attraverso la propaganda di forza militare manifestata: se si vuole la pace ora si deve avere il coraggio di andare di persona tutti insieme là dove potrebbe scoppiare la guerra. Inventiamo e diventiamo l'esercito della pace. Là dove gli Stati hanno fallito, i popoli insieme possono vincere. Potremmo scoprire un altro modo di fare mondo. Una politica per l'applicazione dei diritti umani, una risoluzione internazionale per la destituzione delle dittature: due nodi fondamentali per una rete mondiale delle democrazie connessa nelle diversità culturali. (Parma, 13 febbraio 2003)

Luigi Boschi