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BALI 2007, OGGI AL VIA IL SUMMIT MONDIALE SUL CLIMA

(ansa.it) ROMA - Si apre oggi a Bali in Indonesia la 13/a Conferenza internazionale sul clima che vede riuniti i Paesi firmatari della Convenzione sul clima del 1992. In contemporanea si svolgerà la 3/a Conferenza delle Parti che serve come incontro delle Parti del Protocollo di Kyoto (CMP 3). Da una parte l'Ue che vuole target di stabilizzazione della Co2 per stoppare l'aumento della temperatura a 2 gradi dall' altra gli Usa contrari a impegni vincolanti. Cina e India rivendicano il diritto allo sviluppo. Attesi in tutto 6.000 partecipanti.
Ecco gli obiettivi della Conferenza secondo gli esperti:

- COSA PUO' PRODURRE LA CONFERENZA: è necessario un significativo passo avanti, nella forma di una tabella di marcia, per un nuovo accordo internazionale post-2012 su un' ulteriore azione globale contro i cambiamenti climatici. La Conferenza di Bali dovrebbe mettere in moto il processo verso la definizione di tale accordo. Per evitare un gap temporale tra il termine del primo periodo del Protocollo di Kyoto ed un successivo accordo, è necessario che le negoziazioni vengano completate nel 2009, per lasciare poi ai Governi nazionali il tempo necessario per la ratifica (entro al fine del 2012);

- ELEMENTI PRINCIPALI: a Bali bisognerebbe concordare non solo la tempistica ma anche l'agenda. Le Parti dovrebbero concordare le aree principali che il nuovo accordo dovrà coprire, come la mitigazione (inclusa la deforestazione evitata), ma anche l'adattamento e gli aspetti tecnologici e finanziari. I Paesi industrializzati dovranno continuare svolgere un ruolo di leader nella riduzione delle emissioni di gas serra, in base al principio della "responsabilità comune ma differenziata". Bisognerebbe offrire ai Paesi in via di sviluppo incentivi per incoraggiarli ad applicare tecnologie pulite, ed aiutarli a minimizzare i costi delle emissioni da deforestazione. Adattamento e mitigazione devono andare di pari passo nella risposta ai cambiamenti climatici.

- FATTORI DI SUCCESSO: si potrà affermare che la Conferenza Bali avrà avuto successo se deciderà di avviare le negoziazioni su un nuovo accordo internazionale sui cambiamenti climatici post-2012, se concorderà un'agenda per le negoziazioni, e se stabilirà una scadenza per il completamento delle negoziazioni stesse. Non ottenere questo rappresenterebbe un fallimento.

OBIETTIVO E' PREPARARE DOPO KYOTO
Sostituire e a migliorare gli accordi di Kyoto: è questo il principale obiettivo che si pone il summit di Bali, la 13esima conferenza internazionale sul clima che di è aperta questa mattina sotto l'egida dell'Onu e a cui partecipano 190 delegati, rappresentanti dei paesi firmatari della Convenzione sul clima del 1992. Secondo gli organizzatori, le due settimane di negoziati potranno essere considerate un successo se getteranno le basi per un accordo post 2012, quando scadrà quello firmato a Kyoto. Chiedendo ai paesi partecipanti uno sforzo collettivo, il segretario esecutivo della conferenza, Yvo de Boer, ha detto che "toccherà ai paesi sviluppati dare il buon esempio, visto che le nazioni in via di sviluppo devono contemporaneamente combattere la povertà". I due grandi nodi da sciogliere sono la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas serra, e la scaletta delle priorità per l'accordo che sostituirà quello firmato a Kyoto nel '97. Boer ha poi suggerito ad Australia e Stati Uniti di aiutare gli altri paesi invece di imporre sanzioni contro di loro. E' la prima volta che l'Australia partecipa alla conferenza sul clima in quanto l'ex premier conservatore John Howard ha sempre rifiutato di firmare il protocollo di Kyoto, mentre il neo eletto premier laburista Kenvin Rudd, che come primo atto da capo del nuovo governo ha ratificato il protocollo segnando subito la differenza con il suo predecessore in fatto di clima, parteciperà alla conferenza con ben quattro ministri, l'ex rock star Peter Garrett (ministro per l'Ambiente), Penny Wong (risorse idriche con delega per 'Kyoto'), Wayne Swan (Tesoro) e Simon Crean (Commercio). La partecipazione dell'Australia ha isolato gli Stati Uniti, che ancora rifiutano di firmare il protocollo.