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VERTICE UE, SI' A INVIO MISSIONE CIVILE IN KOSOVO

Marisa Ostolani

(ansa.it) BRUXELLES - I leader della Ue hanno concordato all'unanimità l'invio di una missione civile e di polizia in Kosovo, lasciando in bianco la data, che sarà decisa probabilmente tra febbraio e marzo, ed evitando di menzionare nelle conclusioni la parola indipendenza, prospettiva considerata dai più inevitabile, ma su cui esistono ancora opinioni diverse tra i 27. Il Vertice di Bruxelles ha anche confermato che "l'avvenire dei Balcani occidentali è dentro l'Unione europea" ed ha inviato un forte incoraggiamento alla Serbia, per la quale si prospetta "un'accelerazione della sua progressione verso la Ue, compreso l'ottenimento dello status di Paese candidato".

Rispetto alla bozza, nelle conclusioni finali è stato però aggiunto su richiesta olandese un riferimento al rispetto delle condizioni già definite dal Consiglio di dicembre del 2006, in cui si chiede "la piena cooperazione con il Tpi", il tribunale internazionale dell'Aja. Da Belgrado, il premier serbo Voijslav Kostunica ha definito "offensiva e inaccettabile l'offerta a una futura Serbia mutilata di una rapida adesione all'Ue come contropartita all'accettazione della violenza". Kostunica ha anche respinto come "illegale" la missione europea in Kosovo e ribadito che il piano Ahtisaari, che prospetta un'indipendenza sorvegliata per la provincia secessionista, mira a "creare uno Stato fantoccio". "Oggi abbiamo preso un'importante decisione politica, quella di inviare una missione Ue in Kosovo", ha annunciato ai giornalisti il premier Romano Prodi lasciando la sede del Consiglio.

La missione sarà composta da circa 1.800 tra poliziotti e magistrati e subentrerà progressivamente alla forza Unmick dell'Onu, sotto il cui protettorato il Kosovo si trova dal giugno del 1999. "L'invio della missione è il messaggio più chiaro che la Ue poteva lanciare sul fatto che intende essere una guida nella Regione", ha spiegato poi il premier portoghese José Socrates. A domande se il via libera alla missione preluda al riconoscimento Ue di un Kosovo indipendente, Socrates ha detto che questa questione sarà discussa nell'ambito delle Nazioni Unite, a partire dal 19 dicembre prossimo. "Oggi il messaggio è che l'Ue non scorda le sue responsabilità. Nelle nostre conclusioni parliamo di azione, non di inazione ed esprimiamo con determinazione la volontà di fare il nostro dovere per garantire la pace e la stabilità nella regione", ha risposto Socrates. Nelle conclusioni, i leader non evocano lo scenario dell'indipendenza, ma parlano del Kosovo come "caso sui generis, che non creerà un precedente" e ribadiscono che, dopo il fallimento dei negoziati tra Pristina e Belgrado, "lo status quo non è più mantenibile".

I 27 prefigurano per il Kosovo un futuro "democratico e multietnico, fondato sullo Stato di diritto e sulla protezione delle minoranze e del patrimonio religioso e culturale". Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha rilevato che l'indipendenza del Kosovo è "ineluttabile" e proprio per questo è necessario offrire una prospettiva europea alla Serbia "per non condannarla all'isolamento". Per Sarkozy, gli europei devono trovare una via di uscita mettendo in chiaro che la questione del Kosovo è degli europei, non della Russia né degli Stati Uniti. "C'é poi la questione della Serbia e bisogna fare in modo di pacificare e non di gettare olio sul fuoco", ha insistito Sarkozy. "E' probabile, come dice il presidente francese, che il Kosovo divenga indipendente, ma tutto dipende da come si arriverà a questa indipendenza", ha detto il premier spagnolo José Luis Zapatero, secondo il quale la Spagna è pronta ad "una posizione chiara e contundente" se ci sarà un atto unilaterale da parte di Pristina. Ancora più netta l'opposizione manifestata dai presidenti di Cipro e Romania ad una proclamazione unilaterale di indipendenza. "Il nostro calendario è sincronizzato con quello di Washington e dell'Ue", ha assicurato il premier designato del Kosovo, Hashim Thaci. "Noi coordineremo la proclamazione di indipendenza con l'occidente. Come primo ministro, raccomando una dichiarazione d'indipendenza concertata piuttosto che unilaterale".

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