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La vita sta cambiando pelle

VIOLENZA CONTRO I VOLATILI

Allarme. I veterinari: in aumento gli atti di crudeltà nei confronti dei volatili. Qualcuno sparò sul nido del cuculo. L'ultimo episodio: ferite due poiane, una è morta ieri

(unionesarda.it) Un macabro passatempo sparare ai volatili per puro divertimento, senza neppure la motivazione della caccia. Forse sono vittime di un gioco simile le due poiane ritrovate qualche giorno fa in gravissime condizioni vicino ad Elmas: le hanno prese in cura i veterinari del pronto soccorso della fauna selvatica della Provincia di Cagliari. Una sta lottando per sopravvivere, l'altra è morta poco dopo il ricovero.
CRUDELTÀ. Le radiografie sono impressionanti: «Si vedono tanti punti bianchi, che in realtà sono pallini di piombo», spiega il veterinario Mauro Cavallo.

«La poiana che stiamo curando ne ha venti sparsi in tutto il corpo. Sta soffrendo, ha un'ala fratturata, ma prima di ricorrere ad un intervento chirurgico dobbiamo aspettare che riprenda le forze, altrimenti non reggerà l'anestesia». La storia dei due rapaci è simile a tante altre: «Ultimamente la percentuale di animali traumatizzati da arma da fuoco è salita - dichiarano gli esperti -. È un atto di stupidità colpire bestie innocue.
Non danno fastidio a nessuno». Oltre ai volatili feriti da un colpo di fucile, magari dato per gioco, ce ne sono tanti altri che hanno bisogno di cure mediche. Basta dare uno sguardo al registro del pronto soccorso della fauna
selvatica: «In nove mesi sono stati ricoverati 170 animali protetti, dal fenicottero rosa al gheppio, dalla civetta ai barbagianni. Più di 150 gabbiani e moltissimi piccioni».
Perché così tanti? «Qualcuno si ferisce con i fili dell'alta tensione. Altri hanno difficoltà a procurarsi il cibo o vengono investiti dalle auto».
LE CIFRE. Il 45 per cento degli animali riprende a volare, i rimanenti non riescono a sopravvivere: arrivano alla clinica San Giuseppe in condizioni disperate; con fratture, gravi emorragie e disidratazione.
Il compito dei veterinari è quello di prestare i primi soccorsi: ormai quasi tutti i giorni c'è un'urgenza. Tra i vari ricoveri col lieto fine c'è la storia di un falco pellegrino calidus (rara la sua presenza in Sardegna). Il
rapace in autunno stava migrando dall'Europa del Nord all'Africa, ma è stato ritrovato nella zona di Macchiareddu con il radio fratturato, era inoltre sottopeso, appena 900 grammi (il peso ideale sarebbe stato un chilo e 200
grammi). Dopo la diagnosi e la terapia ha ripreso a volare.
Stessa fortunata sorte toccherà all'ultimo arrivato in clinica, un piccolo assiolo ritrovato due giorni fa a Decimomannu: «Tra pochi giorni sarà in grado di riprendere la sua vita normale», conclude Mauro Cavallo.

FRANCESCA GHEZZO