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KOSOVO: TENSIONE ALLA FRONTIERA, INTERVIENE LA NATO

(ansa.it) Truppe della Kfor, la forza di pace della Nato in Kosovo, sono state inviate a due posti di controllo fra la frontiera amministrativa con la Serbia, presi d'assalto da folle di serbi contrari all'indipendenza della provincia a maggioranza albanese. "La Kfor adesso sta per intervenire", ha detto a Pristina il colonnello Betrand Bonneau, portavoce della Kfor. Un altro portavoce della Kfor ha detto che truppe sono già presenti in un posto di controllo che è stato dato alle fiamme. I due posti di controllo si trovano nella enclave serba di Kosovska Mitrovica, nel nord del Kosovo al confine con la Serbia.

LAVROV A RICE, INACCETTABILE INDIPENDENZA UNILATERALE

MOSCA - In una telefonata al segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov ha confermato "la nostra posizione principale, che le azioni unilaterali di Pristina per dichiarare l'indipendenza della regione sono inaccettabili". Lo riferisce l'agenzia Interfax citando un comunicato del ministero degli esteri russo e precisando che la telefonata è avvenuta ieri.

Nella telefonata fatta dalla Rice Lavrov ha sottolineato "il pericolo delle conseguenze di un tale passo, che può portare alla distruzione dell'ordine e della stabilità mondiale createsi in decenni".

I GRANDI DELL'UE APRONO LA STRADA AL RICONOSCIMENTO

di Marisa Ostolani

BRUXELLES - Francia, Italia, Germania e Gran Bretagna hanno annunciato di essere pronte a riconoscere l'indipendenza del Kosovo al termine del Consiglio dei ministri degli Esteri della Ue in cui i 27 hanno evitato di dividersi concordando che la decisione del riconoscimento spetta a ciascun Stato membro "in linea con le prassi nazionali e la legge internazionale". Una decisione, quella di riconoscere il Kosovo, che gli Stati Uniti, come annunciato da Condoleezza Rice, hanno già adottato. Un accordo nell'Ue al minimo, che basta per far dire al ministro degli Esteri sloveno Dimitrij Rupel, presidente di turno del Consiglio, che "l'Unione europea ancora una volta ha superato e vinto il test dell'unità". Primo tra i quattro big europei membri del gruppo di contatto sui Balcani, la Francia ha fatto il suo annuncio, spianando la strada agli altri partner. "Abbiamo intenzione di riconoscere l'indipendenza del Kosovo", ha detto il ministro Bernard Kouchner. "Il presidente francese ha scritto una lettera al presidente kosovaro che sarà spedita stasera. Quando questo scambio sarà avvenuto, il riconoscimento del Kosovo da parte della Francia sarà un fatto acquisito", ha precisato Kouchner. Dopo pochi minuti, sono arrivate le parole di Massimo D'Alema: "posso annunciare l'intenzione di procedere al riconoscimento del Kosovo nella forma particolare di una supervisione internazionale", ha detto il ministro degli Esteri italiano, facendo riferimento alla tutela internazionale sotto la quale il Kosovo si troverà ancora per lungo tempo. D'Alema ha precisato che il riconoscimento vero e proprio arriverà entro la settimana, dopo un passaggio parlamentare previsto per mercoledì. Questione di giorni anche per la Germania. Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha annunciato che Berlino è pronta, ma la decisione finale sarà presa dalla Bundestag mercoledì. Ultimo tra i quattro big a parlare, David Miliband, il ministro degli Esteri della Gran Bretagna: "Il governo britannico ha deciso di riconoscere il Kosovo", ha detto Miliband. La Gran Bretagna non ha bisogno di passaggi in parlamento e il riconoscimento diventa subito operativo. Come concordato tra Bruxelles e Washington, solo dopo i quattro big europei, è arrivata la dichiarazione del segretario di Stato Condoleezza Rice sul riconoscimento ufficiale da parte degli Usa. Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna hanno aperto la strada a riconoscimenti a catena: gli annunci di Finlandia, Austria, Danimarca, Polonia, Belgio, Svezia e altri sono seguiti a ruota. Malta, Bulgaria e Portogallo, in principio favorevoli, si sono riservati di decidere sentiti i rispettivi parlamenti nazionali. L'Olanda ha detto che vuole prima leggere il testo della proclamazione. "La maggioranza dei riconoscimenti avverrà entro la settimana: chi ha detto never (mai) sono solo Cipro e Romania", ha riferito D'Alema. Mentre Steinmeier ha calcolato che "sono diciassette i Paesi che hanno deciso di reagire in modo spedito per evitare di creare un vuoto con un comportamento incerto". Mentre Carl Bildt, ministro degli Esteri svedese, si è detto convinto che la maggioranza dei 27 "riconoscerà in un modo o nell'altro il Kosovo, tra febbraio e marzo". Le reazioni della maggioranza dei partner non ha convinto la Spagna, che ha confermato l'opposizione già annunciata in mattinata dal ministro Miguel Angel Moratinos contro un atto unilaterale che "non ha base giuridica sufficiente". Nonostante i toni duri, a Bruxelles c'é la convinzione che la posizione spagnola possa cambiare dopo le elezioni del 9 marzo. Moratinos è riuscito a fare inserire nel testo della dichiarazione congiunta l'affermazione che il Kosovo "é un caso sui generis che non costituisce un precedente". Parole importanti per un Paese che deve gestire le pulsioni secessioniste di baschi e catalani. Nella dichiarazione concordata dai 27 si riafferma l'impegno della Ue per la stabilità della regione e si conferma "un sostegno pieno ed efficace alla prospettiva europea per i Balcani occidentali". Un messaggio rivolto soprattutto alla Serbia. "Le nostre porte restano aperte", ha garantito Steinmeier. "La proclamazione dell'indipendenza del Kosovo non è la vittoria dell'uno contro l'altro, non è la vittoria dei kosovari contro i serbi, è la vittoria della pace e del buon senso", ha sottolineato Kouchner. "Non ho dubbi che un giorno, non so quando, i kosovari e i serbi saranno di nuovo insieme nella Ue". D'Alema ha rivolto un appello a Belgrado: "la Serbia dovrebbe saper guardare con coraggio al futuro e al ruolo chiave che può svolgere nei Balcani".

 

KOSOVO: SERBIA, RICHIAMATI AMBASCIATORI DA FRANCIA E TURCHIA

BELGRADO - La Serbia ha ordinato ai propri ambasciatori a Parigi e a Ankara di rientrare in patria in seguito al riconoscimento che Francia e Turchia hanno accordato all'indipendenza del Kosovo.  Lo ha reso noto l'agenzia serba Beta citando fonti del
ministero degli esteri di Belgrado. Per le stesse ragioni, come annunciato in precedenza dallo stesso premier Vojislav Kostunica, e' stato richiamato in patria anche il rapprersentante serbo negli Usa. Secondo la Beta, l'ambasciatore a Parigi Predrag Simic, quello a Ankara Vladimir Curgus e quello a Washington Ivan Vijacic  dovranno rientrare a Belgrado entro 48 ore, subito dopo avere consegnato una nota ufficiale di protesta del loro governo ai ministeri degli esteri dei rispettivi paesi di competenza.

 Gli Usa, la Francia e la Turchia sono stati i primi paesi occidentali ha annunciare il riconoscimento formale del nuovo stato balcanico che ieri ha proclamato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia. Altri paesi, tra cui Italia, Gran Bretagna e Germania, hanno gia' preannunciato che intendono procedere sulla stessa strada. Le autorita' serbe hanno gia' fatto sapere che richiameranno in patria i loro rappresentanti diplomatici da tutti i paesi che riconosceranno in Kosovo.