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SI' DEI RADICALI AL PD, MA I CATTOLICI CHIEDONO SPIEGAZIONI

Alessandra Chini

(ansa.it) ROMA - Il Pd incassa il sì dei radicali all'intesa in vista delle elezioni. Dopo una riunione notturna durata sette ore, da Largo di Torre Argentina arriva il via libera alla proposta avanzata da Goffredo Bettini come "base di partenza che sarà ora necessario trasformare in un accordo politico-elettorale". Decisivo il via libera di Marco Pannella all'intesa: "Questo accordo è assolutamente da farsi, da positivamente concludersi. Sarà una convivenza faticosa, laboriosa, ma importante", dice il leader radicale. Certo, restano da definire i dettagli dell'intesa che verranno affrontati domani in un faccia a faccia Veltroni-Bonino.

E l'accordo non è indolore né da un lato né dall'altro. Ci sono le preoccupazioni di una parte dei radicali in particolare nei confronti del decisionismo veltroniano e ci sono i pesanti malumori dei cattolici democratici che attaccano un'intesa della quale "non è stato spiegato il senso politico". A Largo di Torre Argentina, in effetti, più di qualcuno è preoccupato di eventuali sorprese. Soprattutto si teme che Veltroni voglia avere carta bianca sui nove nomi della delegazione radicale che verrà "ospitata" nelle liste del Pd.

La segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini, tra i più scettici sull'accordo, a quanto riferisce chi ha partecipato alla riunione di ieri, mette subito dei paletti. Dall'elenco dei candidati - avverte - non possono essere esclusi Pannella e Sergio D'Elia. Ma Veltroni replica che "sulle candidature ci sono regole e vincoli che riguardano il numero dei mandati e le condanne che sono molto chiare" quindi "non credo che ci siano problemi". Leggi: Pannella e D'Elia sono fuori. Il leader radicale (al quale comunque Boselli fa sapere che c'é un posto in lista per lui con i socialisti se il Pd ponesse veti) non sembra deciso a impuntarsi sulla questione e si limita a osservare sorridendo che visto che il regolamento prevede diverse deroghe "forse una per i radicali si potrebbe fare, ma non lo so...". Diverso il discorso per l'ex terrorista di Prima Linea che da anni ha sposato la causa della non violenza.

 "Non sono un 'caso', sono una persona", dice D'Elia. E, proprio per questo, per non mettersi in mezzo a una polemica di questo genere, spiegano alcuni radicali, sarebbe orientato a rinunciare a far parte della delegazione dei nove dirigenti radicali che entreranno nelle liste del Pd. Dall'altro lato i cattolici democratici attaccano l'intesa. "Le perplessità espresse ieri - dice il vice presidente della Camera Pierluigi Castagnetti - rimangono tali e quali. Non è stato spiegato il senso politico di questo accordo". Insomma, lui, come Beppe Fioroni e altri cattolici del Pd si dicono determinati a insistere con Veltroni perché la scelta venga spiegata. Il problema - osservano - è anche spiegare alla base popolare questa decisione. "Sono state sottovalutate - è la critica - le reazioni che questo accordo può causare nell'elettorato cattolico".

In più l'offerta avanzata ai radicali viene valutata come "sproporzionata" con "un numero di eletti garantiti incomprensibilmente sproporzionato rispetto alle percentuali conquistate" da Pannella e dai suoi alle ultime elezioni. Nel Pd, comunque, c'é anche chi accoglie a braccia aperte Pannella e i suoi. I diessini, in primis, che hanno da subito molto creduto nell'accordo. "E' un accordo che ci rafforza - approva Massimo D'Alema - e mi sembra un fatto positivo". Per il resto da sinistra arrivano molte critiche. Il candidato premier della 'Sinistra l'Arcobalenò, Fausto Bertinotti attacca: "Il Pd si sbilancia sempre più verso il centro ed è ormai una coalizione". Anche il centrodestra ha gioco facile a criticare il 'ma-anchismo' veltroniano sulle alleanze. "La 'grande novita' del Pd che corre da solo - sentenzia il coordinatore azzurro Sandro Bondi - si sta trasformando, giorno dopo giorno, nell'ennesimo smaccato quanto disinvolto inganno".

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