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La vita sta cambiando pelle

Bastavivisezione: "offensiva all'uninsubria"

01 MARZO 2008 - ORE 15.00 - BUSTO ARSIZIO
In piazza S.Giovanni a Busto Arsizio alle ore 15.00 di sabato 01 marzo 2008, la campagna Offensiva all'Uninsubria terrà un presidio di protesta nel centro della città.

Dal 2003 ad oggi migliaia di animali hanno perso la vita e la dignità a causa dell'Università dell'Insubria, che nonostante le pressioni in corso, si rifiuta di accantonare le pratiche di sterminio in atto.

Durante il presidio avvenuto il 22 gennaio scorso alle porte dell'ateneo di via Cadorna, gli attivisti avevano chiesto l'apertura dei laboratori alla cittadinanza, in modo che coloro che sono stati forzatamente coinvolti attraverso le tasse al finanziamento di tali progetti, potessero vedere la realtà degli stabulari e decidere secondo la propria coscienza.
Al fronte di milioni di euro destinati tra l'altro ad assegnare all'università come ulteriore sede l'ennesimo edificio comunale, intendiamo portare l'università allo scoperto, non potendo più continuare a chiedere e prertendere e nel contempo nascondersi.
Con questo scopo alle ore 15.00 di sabato 16 ci troveremo in piazza S. Giovanni per rendere pubblica la condizione nella quale siamo relegati, non avendo ottenuto dopo ben tre settimane di attesa alcuna risposta. Uno shieramento di antivivisezionisti e di cittadini che vogliono sapere sosteranno insieme, in segno di ulteriore richiesta, indossando una benda sugli occhi che simboleggia in modo inequivocabile l'impossibilità di avvalersi di una facoltà legittima.
Assistiamo ad una situazione paradossale che vede i paladini della conoscenza, gli scienziati, negare la possibiltà di conoscere come stanno le cose alle persone che vogliono sapere.
Invitiamo tutti coloro che sono sensibili alle sorti degli animali e congiuntamente alla sorte di chi viene schiacciato dall'arragonza tipica di ogni autoritarismo, ad unirsi all'iniziativa che conta di realizzare una cospigua partecipazione e una significativa visibilità.
*Alleghiamo la lettera letta da due attivisti quel 22 gennaio, durante un convegno di neurolobiologia, a docenti, ricercatori e studenti: non possono dire di non essere stati a tempo debito informati.
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