Loretta Napoleoni

Per capire davvero la minaccia che il terrorismo jihadistarappresenta a casa nostra bisogna avere una visione di grand’angolo. Gli eventi di Barcellona, anche se non collegati direttamente a quelli di Ouagadougou in Burkina Faso, fanno parte di una strategia del terrore nuova perché globalizzata. E’ paradossale che nessuno ci abbia pensato prima, in fondo quello che stiamo vivendo è un film dell’orrore iniziato l’11 settembre del 2001 quando al Qaeda ha lanciato il più spettacolare attacco terrorista transnazionale. Che è stato anche l’ultimo.

Da allora l’elemento globalizzante del terrorismo – finanziamenti da un paese, organizzazione dell’attacco in un altro ed azione in un terzo –  è diventato ideologico. Il denaro non si muove più da un paese all’altro, non ci sono più i grossi sponsor, né esiste una regia centralizzata, una sorta di grande vecchio del terrore jihadista che muove soldi ed attentatori su una scacchiera mondiale. Esiste però un ombrello ideologico con venature nazionaliste, anti-imperialiste, un ombrello dove la lotta armata contro “gli infedeli” – termine volutamente generico – è lo strumento per riscattare secoli di alienazione.