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La vita sta cambiando pelle

A COLLOQUIO CON L'INCONSCIO

A COLLOQUIO CON L'INCONSCIO: rubrica a cura di Marco Vettori psicologo e psicoterapeuta Junghiano.

Analisi secondo la Psicologia del Profondo del Canto Terzo (Prima Parte) dell'Inferno della Divina Commedia

Marco Vettori
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A COLLOQUIO  CON L’INCONSCIO

Analisi del Canto Terzo dell’Inferno della Divina Commedia secondo la Psicologia del Profondo.

Parte Prima

Nel secondo canto, valutata l’importanza di una scelta cosciente, il Sommo Poeta invita ciascuno di noi a domandarsi quali modelli  dovranno essere esperiti nell’affrontare il viaggio nel regno delle ombre e  qual è il significato religioso  e psicologico delle parole scritte sulla porta dell’Inferno:” Attraverso di me  si giunge là dove il dolore è senza fine, attraverso di me si entra tra la gente dannata.  La volontà di giustizia mosse il mio divino Fattore, mi creò la potenza di Dio Padre, la somma sapienza del Figlio e il primo Amore dello Spirito Santo. Prima di me non ci fu altro se non cose create per essere eterne e io eternamente duro”. L’Eterno, con i suoi attributi biblici, il figlio unigenito Cristo, la cui sapienza apre le porte della conoscenza e l’Amore dello Spirito Santo hanno edificato la porta. In principio la porta era chiusa senza che nessuno avesse la possibilità di uscire. Successivamente è comparso il Cristo ad annunciare la “Buona Novella” affinché coloro che volevano essere suoi seguaci, per camminare sulla strada della conoscenza, potessero essere salvati. Prima erano le tenebre e il disordine.

Sabbia n.1, intitolata "Piazza con palma".

Sabbia n1: piazza con palma

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A COLLOQUIO CON L'INCONSCIOSabbia n.1, intitolata "Piazza con palma".

Dopo aver bagnato la sabbia  al centro della sabbiera, la paziente inizia 
a lavorarla.

Quando, con una certa fatica, ha terminato la costruzione con la sabbia
aggiunge le figurine e un orologio realizzato con la plastilina. Terminato
il lavoro mi fa presente che ha costruito "- una rotonda con in mezzo una
palma con tante braccia- Le auto girano attorno alla palma. Una scultura
di una piazzetta, di una rotonda in mezzo alla strada. C'è la vita della gente
che gira intorno; c'è anche l'orologio che scandisce il tempo. Una città che
è vitale che dà l'idea della vita con tante braccia rivolte verso l'alto. C'è una
vitalità che è naturale e nello stesso tempo spirituale.   C'è un'idea del 
movimento che questo fiore deve avere verso l'alto e verso i lati. La palma
con le foglie deve coprire la città. L'orologio segna le dieci e dieci in questo
modo le lancette rappresentano un abbraccio".

Un caso di anoressia risolto con la Sand Play Therapy

anoressia

Marco Vettori
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A COLLOQUIO CON L'INCONSCIO
Un caso di anoressia risolto con la Sand Play Therapy. Introduzione Anamnesi

All'inizio dell'estate del1995 si presenta in studio una donna i mezza età, piuttosto curata, ma dall'aspetto triste e severo. E' venuta per parlare con me della figlia a cui verrà dato il nome di fantasia di Eloisa che, secondo i suoi insegnanti, presenta i sintomi caratteristici di una "anoressia". La signora non riesce a capacitarsi del fatto che Eli si sia ammalata in quanto lei e suo marito non le hanno mai fatto mancare alcunché, hanno sempre seguito i precetti della religione cattolica e fatto il loro dovere verso i figli e il prossimo. La madre di Eloisa, descrivendomi la giovane, si dice soddisfatta in generale del suo comportamento a casa e a scuola, pur censurando qualche sparuto episodio d'aggressività nei suoi confronti, di nervosismo nei riguardi del padre e di gelosia, a suo dire immotivata, verso il fratello più anziano di lei. A conclusione dell'incontro la mia interlocutrice mi chiede se sono disposto a prendere in terapia la figlia.

" Si esiste, ma non si vive". La lettera di Jung ad una amica di fronte all’enigma della morte

si vive di nuovi arrivi e non di vecchie attese


Marco Vettori
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a colloquio con l'inconscio

" Si esiste, ma non si vive". La lettera di Jung ad una amica di fronte all’enigma della morte

Nella realtà dell'Università lo studio, la ricerca, sono quasi sempre improntati ad  “un discorso di testa” dove la mancanza di autentici rapporti relazionali caratterizzano i rapporti di lavoro.
Se si privilegia la razionalità a scapito dell'inconscio: " Si esiste, ma non si vive". 
Se l'esistenza è stata caratterizzata da rapporti razionali e da fughe in avanti verso obiettivi unilaterali nei momenti di difficoltà affettivi ed emotivi l'inconscio ci segnala con disturbi psicologici che stiamo attraversando un terreno minato...Ogni vita non vissuta pienamente in rapporto equilibrato con l'inconscio accumula ombre e negatività verso noi stessi. Se la testa ci impone dei doveri e degli impegni da raggiungere a scapito dei nostri bisogni emotivi ed affettivi si percorre la via maestra verso disturbi depressivi. Una volta affetti da sindrome depressiva [distimia conclamata], non riconosciuta, si finisce in buco nero senza uscita.

Commento secondo la psicologia del profondo del Canto Primo dell'Inferno della Divina Commedia

Dante con Virgilio e le fiere

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A COLLOQUIO CON L'INCONSCIO 
"La Psicologia del Profondo del Canto Primo dell'Inferno della Divina Commedia"

Dante intraprende un lungo viaggio: dai gironi dell'Inferno  giunge al  Purgatorio e arriva infine al Paradiso. La dolorosa esperienza della sofferenza lo rende capace di superare le negatività del male  e pone le basi per una sua crescita interiore. Egli scrive :

"Nel mezzo del cammin di nostra vita,
mi ritrovai per una selva oscura,
che la diritta via era smarrita"
.

La selva simbolizza la Grande Madre Negativa che mantiene gli individui in uno stato vegetativo inconscio senza possibilità di crescita. Il poeta è stato a lungo priogioniero della unilateralità  della coscienza, ha alimentato l'illusione perversa  di poter avere il predominio sugli istinti, sull'emotività e sull'affettività per mezzo dei valori dello spirito. Mentre l'unilateralità della coscienza fa parte dei fattori personali  che hanno disturbato ed immiserito la sua esistenza, il formalismo, l'ipocrisia, la sopraffazione, lo sfruttamento della natura e degli esseri umani sono i fattori collettivi che hanno portato l'Alighieri nella selva.

Il Piccolo Principe e la rosa

Il Piccolo Principe e la Rosa

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Il Piccolo Principe e la rosa

I ricordi di Saint Exupéry collegati all’infanzia e a sua madre assumono valore psicologico se si tiene presente ciò che il Piccolo Principe dice della rosa che vive sul pianeta da cui lui proviene e descrive sotto metafora il conflitto e l’ambivalenza della sua relazione affettiva bipolare con la madre. Durante i tempi dello sviluppo del figlio, la madre–rosa da “grande madre positiva ”ricca d’amore si trasforma  in “madre negativa” aggressiva e pungente nei suoi confronti. Ad Antoine, come a tutti i bambini figli di genitori disturbati, non è permesso mettere in dubbio la bontà della madre  perché se lo facesse distruggerebbe se stesso.  In un rapporto simbiotico con la madre il figlio non può pensare la madre ”cattiva” senza amore, perché senza affetto lui  non potrebbe esistere. Nella madre-rosa convivono: affabilità, affettazione ed egocentrismo.

IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA IL MERCANTE

Il piccolo Principe incontra il Mercante

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IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA IL MERCANTE.

Il Piccolo Principe incontra il mercante al quale domanda a cosa servono le pillole che pubblicizza: il farmaco aiuterà a non sentire più il bisogno di bere e permetterà così di avere più tempo a disposizione durante la settimana.  Il commerciante tuttavia ignora le modalità di utilizzo del tempo risparmiato, non è grado di darsi delle risposte esaustive, e rimane perplesso. Vuole dimenticare le difficoltà dell’esistenza e rifugiarsi in un alienante dinamismo perpetuo. Così non riflette, non pianifica e non costruisce, vivendo in una perenne corsa in avanti dove il presente è appesantito dalle ombre del passato che incombono sulla sua quotidianità.

Le ‘pre-occupazioni’, cioè occuparsi del futuro negativamente e prima del tempo, disturbano “la sua quotidianità” e la colorano di pensieri deprimenti e di numerose difficoltà.

Chi appartiene a questa categoria, percorre l’esistenza secondo modelli familiari e pubblici ai quali non aderisce per scelta o convinzione, ma per abitudine, inconsapevolezza, formalismo e paura dell’ostracismo. Incapace di prendere la distanza da comportamenti obsoleti, ereditati ed acquisiti da una realtà sociale conservatrice ed immutabile, confermata e rinforzata da archetipi genitoriali disturbanti, egli si trova obbligato a fornire una risposta superficiale e fuorviante ai suoi bisogni di autenticità, crescita personale e sociale.

IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA LA VOLPE

essenziale

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IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA LA VOLPE

La volpe è colei che tocca il cuore del piccolo Principe e gli insegna il valore del sentimento che dà senso all’ esistenza. Attraverso le sue parole: ”La verità non si vede che il con il cuore”. La volpe aiuta il Piccolo Principe a dare valore alla propria vita per mezzo dell’analisi dei legami affettivi. Essa fa comprendere al ragazzino il significato e le motivazioni di un amore autentico che parla di un vincolo che si è creato nel tempo con un’altra persona. Un legame speciale, fatto di fiducia e familiarità con la soddisfazione di desideri, protezione e ammirazione costruito gradualmente giorno per giorno nel tempo trascorso insieme.

IL PICCOLO PRINCIPE E LA PECORA

IL PICCOLO PRINCIPE E LA PECORA


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IL PICCOLO PRINCIPE E LA PECORA

Dal punto di vista psicologico quali soggetti possiamo considerare appartenenti al gregge delle “pecore”?
Gli individui  che cambiano opinione a seconda della convenienza e  coloro che nella vita di ogni giorno cambiano partito a seconda di chi è il vincitore. A volte soggetti di questo tipo diventano dirigenti e la loro modalità di rapporto è caratterizzata “dall’essere deboli con i forti e forti con i deboli” . Per coloro che fanno parte del gruppo degli spaventati e massificati ”i forti” si identificano: con i superiori superbi e grossolani, gli iracondi, i mafiosi e coloro che conoscono l’arte di plagiare il prossimo illudendolo con le loro pretestuose e partigiane verità. Il gregge dei pecoroni è disponibile solo nei confronti di chi lo può avvantaggiare dal punto di vista economico e della carriera. Il pecorone si fa bello di fronte ai superiori delle idee brillanti rubate ai colleghi e se succedono dei guai la colpa e sempre dei suoi sottoposti. 

IL PICCOLO PRINCIPE E I VULCANI


IL PICCOLO PRINCIPE E I VULCANI

Marco Vettori
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Nell’asteroide dal quale è partito il Piccolo Principe ci sono tre vulcani. Il numero tre è anche la cifra che indica lo sviluppo nel tempo [ieri-oggi-domani]. Quando una persona possiede un temperamento ardente ed è soggetto ad esplosioni  emotive spesso viene paragonato ad un vulcano.
Il vulcano è simbolo delle passioni  che dovrebbero essere integrate ed addomesticate. Un individuo con un temperamento ardente è soggetto ad esplosioni emotive come un vulcano che lascia fluire la propria lava. L’incandescenza emotiva consuma l’essere umano che cerca di tenere sotto controllo le proprie pulsioni emotive preoccupato per non lasciarsi sopraffare dalle medesime soffocando le possibilità di espressione del fuoco interiore perché timoroso delle reazioni negative che potrebbe suscitare nel pubblico.

Saint-Exupéry il Boa ed i Baobab

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Saint-Exupéry il Boa ed i Baobab

-Un tempo molto lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato Storie vissute della natura, vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell’atto di inghiottire un animale. [..] C’era scritto :”I boa ingoiano la loro preda intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede”. Meditai a lungo sulle avventure della giungla: E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno. Il mio disegno numero uno era così: Disegno N.1 [allegato n.1]

cappello

Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domando se il disegno li spaventava: Ma mi risposero: ”Spaventare? Perché mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?” Il mio disegno non era il disegno di un cappello: Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. Affinché vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa. Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi. Il mio disegno numero due si presentava così:

Elefante
Disegno n.2 [allegato n.2]

Questa volta mi risposero di lasciare da parte il i boa, sia di fuori sia dentro, e di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica.[..]

Il fallimento del mio disegno numero uno e del mio disegno numero due mi aveva disanimato- (*)

Piccolo Principe e il deserto

Piccolo Principe e il deserto

Marco Vettori
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IL PICCOLO PRINCIPE E IL DESERTO.

Se consideriamo il deserto nella sua accezione negativa e di ombra possiamo indicare “il deserto umano” come cumulo di “nulla e di nullità”.

Certi Media hanno contaminato gli individui per mezzo di una cultura conservatrice, superficiale ed immobilistica. Colui che si fa vanto di essere subordinato ed ossequioso a questa visione pubblica e artificiale della sua esistenza viene considerato dai medesimi “l'espressione più compiuta del soggetto maturo e del cittadino esemplare”.

Coloro che intendono affermarsi per mezzo dei propri valori e meriti e credono nell'individualità e nell'autenticità vengono eliminati attraverso l'uso di un potere mediatico che non permette loro di dirsi ed affermarsi.

CONOSCI TE STESSO E DIVENTA CIÒ CHE SEI

IL PRINCIPALE COMPITI NELLA VITA DI OGNUNO E' DARE ALLA LUCE SE STESSO (Erich Fromm)

don Curzio Nitoglia

Chi è l’uomo?
L’uomo è un composto di anima e corpo; il corpo è lo strumento di cui si serve l’anima per conoscere ed amare, infatti “nulla si trova nell’intelletto e nell’appetito razionale, se prima non è passato attraverso i sensi” (Aristotele).

Lo sviluppo dell’Io

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Per il neonato, la prima esperienza è quella della ”separazione” dalla madre e dal suo corpo. Successivamente vengono gettate le basi per  ”un incontro”. Affinché il bambino possa crescere è necessario che i familiari, e in particolare la madre, siano in grado di realizzare un equilibrio fra “accoglimento” e “separazione”. E’ molto importante che i genitori amino la propria creatura indipendentemente dalle risposte positive che il figlio può offrire alle aspettative dei familiari proiettate su di lui. Nelle prime relazioni con mamma e papà si pongono le basi per la strutturazione di un ‘io’ sano. La separazione dal corpo della madre è la prima tappa del percorso verso l’identità personale. La sopravvivenza psicologica e la crescita corporea dell’infante dipendono dall’amore della madre verso il figlio. L’immagine di sé e l’identità del fanciullo sono condizionate dal rapporto di ’accoglimento’ e ‘separazione’ sviluppate all’interno della famiglia. Una madre iperprotettiva e una separazione troppo scarsa imprigionano il figlio in un rapporto ‘simbiotico’ con il mondo onnipotente dei genitori.

Una separazione insufficiente non consente all’Io del bambino di rendersi autonomo e di adattarsi alle necessità della realtà e del sociale. Il soggetto ha difficoltà a rendersi autonomo e, come Peter Pan, ad adattarsi alle responsabilità della vita e dell’esistenza.

IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA IL CONTROLLORE

Il Piccolo Principe incontra il Controllore

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IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA IL CONTROLLORE.             

Il Piccolo Principe incontra il controllore- Questo individuo si affanna a smistare le persone e a spedire i treni che le trasportano. Afferma che gli uomini non sono mai contenti dove stanno e che vorrebbero sempre raggiungere un posto nuovo, ma non sanno neanche loro qual è questo posto. Il soggetto come i passeggeri agiscono senza conoscere il perché del loro comportamento e sono alle dipendenze dei loro complessi.
Il complesso domina gli individui inconsci che vivono la propria vita sotto il suo influsso. I complessi sono impulsi ed emozioni carichi di energie.

Il Piccolo Principe incontra il Geografo

Il piccolo Principe incontra il Geografo

Marco Vettori
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Il Piccolo Principe incontra il Geografo

La realtà della vita quotidiana ed il rapporto con il sentimento sono le preoccupazioni che assillano e preoccupano l’esistenza del geografo.

Jung distingue quattro funzioni che definisce come forme di attività psichica che mettono in relazione l’individuo con il mondo: pensiero-sentimento-sensazione-intuizione. Il Pensiero esprime che cosa sia una cosa le conferisce un nome ed è legato alla comprensione dei fatti. Il Sentimento dà ad ogni realtà un valore e non va confuso con l’emozione. La Sensazione trasmette l’esperienza del mondo attraverso i sensi. Contrariamente a quanto avviene nella Sensazione, l’Intuizione percepisce la realtà ‘in fieri’ per mezzo dell’inconscio (esempio: ’i lampi d’intuizione’). Di solito ogni individuo sviluppa in modo naturale la funzione che gli è più consona ed il soggetto diventa più o meno identico alla funzione da lui privilegiata che viene definita da Jung: ”Funzione Principale”.

La funzione meno sviluppata viene chiamata: ”Funzione Inferiore”.

Quando l’Io s’identifica nella funzione superiore, la funzione inferiore esercita sulla personalità conscia un’azione disturbatrice attraverso realtà emotive ed umori spesso negativi.

Il Piccolo Principe incontra il lampionaio.

lampionario

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Il Piccolo Principe incontra il lampionaio.

Nel quinto pianeta Il Piccolo Principe incontra il lampionaio che accende e spegne l'unico lampione del suo pianeta in un minuto in quanto il suo asteroide gira così velocemente così che in sessanta secondi si alternano un'alba e un tramonto. La fedeltà al dovere diventa per il soggetto causa di amarezze e di nevrosi. Lui, però, non se ne rende conto. Il lampionaio non si domanda la ragione per la quale sta compiendo quel servizio e a quale scopo serva. A lui importa dare una risposta positiva ed esaustiva alla sua coazione. Si sente costretto da fili invisibili che lo muovono a realizzare "la consegna" che il suo lavoro richiede. Egli è indisponibile a qualsiasi cambiamento personale, è impossibile per lui immaginare di mutare il suo modo di pensare e di esistere ed essere in grado di sottrarsi ad ua esistenza votata al più bieco e rigido conservatorismo. Tutti coloro che credono che gli esseri umani debbano essere governati dalle norme esteriori appartengono a questa categoria. Le realtà esteriori governano questi individui disturbati che sono fieri di sottomettersi e farsi dirigere dagli eventi esterni. Il loro ordine interiore, costruito sulla razionalità e la logica ed"il senso del dovere" imprigiona la loro anima in una desolazione assoluta, costringendoli a vivere una squallida e solitaria esistenza caratterizzata da tratti ossessivi.

IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA L'UOMO D'AFFARI

uomo d'affari

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Nel terzo pianeta il Piccolo Principe incontra l'uomo d'affari: individuo disturbato dalla nevrosi del possesso. L'illusorietà di un potere acquisito attraverso il possesso immiserisce l’esistenza di questo individuo e lo rende prigioniero di una vita inutile e senza senso. L'avarizia rende oziosa e fredda l'immagine dell'uomo d'affari che, in modo reiterato e sempre uguale, conta e riconta le stelle illudendosi di possederle e autodefinendosi un uomo di provata “serietà”. L'avarizia è una malattia che nega ”la vita”. Coloro che ne sono affetti desiderano guadagnare danaro e vogliono mantenere la loro ricchezza a danno dei propri simili. La loro nevrosi provoca risentimento nel prossimo e a volte “rivoluzioni”. La Rivoluzione francese del 1789 è stata causata dalla “prevalenza” della nobiltà e dell'alto clero sulle classi meno abbienti.

IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA L'UBRIACONE

ubriacone

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Nel terzo pianeta il Piccolo Principe incontra un ubriacone: egli beve per dimenticare la propria vergogna di bere e si trova pertanto chiuso in un circolo vizioso autodistruttivo.
E' difficile definire i fattori psicologici e sociali che contraddistinguono l'alcolista. L'unica costante è la tendenza a nascondere a se stesso la dipendenza e a negare la sua condizione.

LA PIETRIFICAZIONE DEL SENTIMENTO OVVERO LA VIA MAESTRA VERSO LA DEPRESSIONE.

depressione

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Le persone, che nell'infanzia hanno avuto esperienze di attaccamento poco rassicuranti e richieste inappropriate dal punto di vista affettivo ed emotivo da parte degli adulti, 
sono spesso esposte alla distruzione del proprio sentimento.
Un bambino, che dipende da un adulto che non riconosce i suoi bisogni, impara a reprimerli sia per paura di perdere l'amore e l'affetto del genitore, sia per la preoccupazione di essere castigato. Normalmente relega gli impulsi dovuti all'insoddisfazione delle sue necessità nell'inconscio e rivolge l'aggressività, che deriva da questo comportamento, verso se stesso. Colui che nell'infanzia non è mai stato accolto nei propri bisogni d'amore e solo censurato impara a non ascoltarsi e a non ascoltare: si convince che non vale niente e si allontana da se stesso e dagli altri. Il soggetto si ammala perché vengono frustrate le sue esigenze: di accettazione, protezione e sicurezza.

IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA IL VANITOSO

vanitoso

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Nel secondo pianeta il Piccolo Principe incontra il vanitoso: un uomo egoista che considera la realtà solo dal suo punto di vista. Questo personaggio tiene conto del suo prossimo solo quando questi è pronto ad applaudirlo ed ammirarlo. Nel suo stereotipato manierismo si comporta come una marionetta pronta ad animarsi quando gli ammiratori lo notano. Sfortunatamente dalle sue parti non passa mai nessuno. [sopportare un personaggio del genere non è tollerabile, ognuno di noi è costretto  ad evitarlo !!] A causa del suo complesso emotivo che blocca il sentimento, il vanitoso non ci incontra se non siamo disposti  ad offrirgli le risposte attese dalle sue aspettative  e proiezioni nei nostri confronti.
Per fare felice il monarca assoluto bisogna rendersi disponibili ad un potere egocentrico ed egoista  che genera paura , disagio e solitudine; per fare contento il vanitoso basta entrare in sintonia  con le richieste della sua personalità disturbata  che ha bisogno di strumentalizzare il prossimo  per continuare a rendere credibile  la favola nevrotica in cui lui recita la parte del protagonista. Sia il monarca assoluto, sia il vanotoso non sono in grado di relazionarsi autenticamente con se stessi e con il prossimo. Individui di questo genere sono difficilmente permeabili all'integrazione delle loro Ombre. Jung ha sottolineato che bisogna essere molto prudenti quando si tocca l'Ombra dei nostri simili.

Il Principe

Il Principe

Marco Vettori
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Nell’articolo che segue viene presentata l’analisi di un’altra fiaba  elaborata in gruppo  e redatta per iscritto  dagli studenti di del corso di Psicologia Dinamica 2015/16 presso l’Università popolare di Parma. Essa è stata da me analizzata oralmente, con l’interazione dei corsisti, durante alcuni incontri del Corso che è stato abolito dal Presidente dell’Università Popolare Dottor Comelli.

Il titolo della fiaba è “IL PRINCIPE

C’era una volta un giovane principe che vive in un castello con la regina sua madre e il re. Il re era spesso lontano, così la regina riversò tutte le sue attenzioni sul figlio. Il re morì. Il principe non volle assumersi la responsabilità del regno  così fuggì. Uscendo dal castello, incontrò una giovane contadina, ma lui la trattò male non la volle ascoltare e se ne andò. Durante il cammino, un drago gli sbarrò la strada  e lo sfidò.  Il principe, non potendo tirarsi indietro, affrontò il drago e lo fece , non con la spada, ma con la parola. Gli raccontò la sua storia e gli propose di tornare con lui al castello  per bruciare la regina. Il principe e il drago divennero amici. Insieme superarono numerose sfide e difficili prove. Il principe decise poi di tornare al castello. Rivide la contadina, ma questa volta le prestò attenzione  e se innamorò. Lui riuscì a perdonare la madre che non fu bruciata.

Analisi della fiaba dal punto di vista Junghiano:

C’era una volta un principe

C'era una volta Filomena

FilomenaGobbetto Drago

Marco Vettori
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C'era una volta Filomena che viveva nel suo castello coccolata ma soffocata dai suoi genitori. Non era felice e quindi decise di uscire dal castello  per avventurarsi alla ricerca di se stessa. Nel suo percorso incontrò tanti ostacoli (persone cattive che con raggiri le volevano impedire il percorso).Ad un certo punto  si scontra  con un terribile drago che la prende in giro e la spaventa. Filomena per salvarsi, si butta in un fiume  ma poi decide di reagire e dal fiume mostra un pesciolino rosso al terribile drago. Costui, avido, si butta sul pesciolino  ed entra in acqua dove tutte le sue fiamme vengono completamente spente. Filomena riesce così a nuotare tranquillamente per uscire poi dal fiume fortificata dalle sue esperienze. Sulla riva incontra un gobbetto in difficoltà. Lo aiuta ad attraversare il fiume entrando completamente in acqua;  alla riva opposta, uscendo dall'acqua il gobbetto appare nella sua vera dimensione di valoroso principe,nasce l'amore.... e  vissero felici e contenti.
FILOMENA

 C’era una volta Filomena

LA STORIA DI FEDERICO SECONDO

Uroboro

Marco Vettori
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Nell’articolo che segue viene presentata l’analisi di un’altra fiaba, elaborata in gruppo e redatta per iscritto  dagli studenti del corso di Psicologia Dinamica 2015/16 presso l’Università Popolare di Parma. Essa è stata da me analizzata oralmente, con l’interazione dai corsisti, durante alcuni incontri del Corso che è stato abolito  dal Presidente dell’Università Popolare  Dottor Comelli.

L a fiaba ‘intitola:” LA STORIA DI FEDERICO SECONDO”.

L’eroe Federico Secondo parte dal castello avito per un’impresa. Deve ritrovare la spada benedetta a cui affidarsi allo scopo di sconfiggere i nemici (o falsi eroi) che gli impediscono di convolare a giuste nozze con la sua promessa Principessa Cosima. Per raggiungere lo scopo dovrà affrontare e sconfiggere in duello i dodici principi usurpatori. Nell’attraversare una foresta il fidato scudiero Giosuè lo tradisce e nel sonno gli ruba il cavallo e fugge.  La vendetta di Federico sarà terribile. Dopo un lungo ed estenuante inseguimento lo raggiunge, lo uccide a mani nude, riprende il cavallo e ritrova la spada nella grotta degli avi con l’aiuto di un elfo amico.  La via del ritorno lo attende per prendere parte al torneo cavalleresco il cui premio sarà la mano di Cosima. Inutile dire che Federico sconfiggerà i nemici e sposerà Cosima……. E vissero tutti felici e contenti.

Percorsi di individuazione.

L’eroe

è colui che non indietreggia di fronte alle difficoltà per affermare i propri ideali: Il Viaggio dell'Eroe è il Viaggio dell'Io per raggiungere l'individuazione.

Federico

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