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La vita sta cambiando pelle

Carlo Consiglio

Carlo Consiglio: Professore ordinario di Zoologia presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Roma "La Sapienza" dal 1973 al 1997. Già presidente dell'Istituto Nazionale di Entomologia Pura ed Applicata. Già membro di numerose commissioni scientifiche. Dal 1992 a tutt'oggi è membro della Commissione tecnica regionale per gli animali esotici, istituita presso la Regione Lazio. Ha compiuto numerosi viaggi di studio o per partecipazione a congressi scientifici in tutto il mondo. Ha compiuto ricerche originali sulla sistematica, faunistica, ecologia ed etologia degli Odonati italiani ed etiopici, sulla sistematica, faunistica e biogeografia dei Plecotteri italiani e di Corsica, sul polimorfismo ed ecologia degli Isopodi del genere Sphaeroma nel Mediterraneo, sull'ecologia degli Uccelli e sulla corologia, ecologia ed etologia dei Cetacei. È autore o coautore di 156 pubblicazioni scientifiche a stampa. È autore di 15 libri di divulgazione scientifica e guide escursionistiche. È presidente onorario della Lega per l'Abolizione della Caccia (ONLUS)

Carlo Consiglio: TAR ABRUZZO SOSPENDE APERTURA DELLA CACCIA ALLA LEPRE; TAR MARCHE NON SOSPENDE CALENDARIO VENATORIO

Carlo Consiglio

TAR ABRUZZO SOSPENDE APPERTURA DELLA CACCIA ALLA LEPRE

Con delibera n. 542 del 23 luglio 2018 la Giunta Regionale dell’Abruzzo approvava il calendario venatorio del 2018-2019. L’associazione WWF, difesa dall’avvocato Michele Pezone, impugnava tale calendario venatorio avanti al TAR dell’Abruzzo chiedendone l’annullamento previa sospensione. Il TAR dell’Abruzzo con ordinanza n. 199 del 20 settembre 2018, preso atto delle modifiche apportate al calendario venatorio dalla Giunta regionale con delibera n. 671 del 4 settembre 2018 relativamente alle specie fagiano e quaglia,  sospendeva il calendario venatorio limitatamente alla data di apertura della caccia alla lepre. Pertanto la caccia alla lepre rimane vietata fino alla data di apertura che verrà indicata dalla Giunta regionale con nuova delibera.

TAR MARCHE NON SOSPENDE CALENDARIO VENATORIO

Con delibera n. 1068 del 30 luglio 2018 la Giunta regionale delle Marche approvava il calendario venatorio 2018-2019. Le associazioni LAC e WWF, difese dall’avvocato Tommaso Rossi, impugnavano tale calendario venatorio avanti al TAR delle Marche,  chiedendone l’annullamento previa sospensione. Il TAR (sezione I), con ordinanza n. 394 del 12 settembre 2018, pubblicata il 13 settembre 2018, respingeva la domanda di sospensione.

CONSIGLIONEWS N. 108
15 settembre 2018

Carlo Consiglio: TOSCANA, DIFFIDA DELLE ASSOCIAZIONI PER PREAPERTURA DELLA CACCIA

TOSCANA – DIFFIDA DELLE ASSOCIAZIONI PER PREAPERTURA DELLA CACCIA

ENPA, LAC, LAV, LIPU E WWF DIFFIDANO LA GIUNTA REGIONALE E SI RIVOLGONO ALLA CORTE DEI CONTI

Il 27 agosto la Regione Toscana ha approvato una delibera con la quale consente la caccia a partire dai giorni 1 e 2 settembre, in anticipo quindi rispetto all’apertura prevista per legge alla terza domenica di settembre.

Storno, tortora, colombaccio, merlo, gazza, ghiandaia, cornacchia grigia, alzavola, germano reale e marzaiola potranno quindi essere uccisi nonostante risulti che la Regione non abbia ottenuto il parere positivo dell’ISPRA, come invece imposto dalla legge sulla caccia. Mentre il fatto che la delibera sia stata approvata con soli cinque giorni di anticipo rispetto alla data di apertura della caccia, rende impossibile – evidentemente non a caso - un eventuale ricorso al TAR di Firenze che ne consenta l’annullamento in tempi utili per fermare i fucili dei cacciatori.

Le associazioni ENPA, LAC, LAV, LIPU e WWF hanno quindi inviato una diffida al Presidente della Giunta regionale, Enrico Rossi, chiedendo di ritirare l’atto, tutelando così l’amministrazione regionale da eventuali responsabilità. Infatti, nel caso in cui i cacciatori dovessero uccidere illegittimamente anche un solo uccello, le associazioni sono pronte a chiedere l’intervento della Corte dei Conti per procurato danno erariale, in quanto gli animali selvatici rappresentano un patrimonio indisponibile dello Stato.

Carlo Consiglio, PIEMONTE: LEGGE REGIONALE SULLA CACCIA IMPUGNATA DAL GOVERNO

Carlo Consiglio

PIEMONTE: LEGGE REGIONALE SULLA CACCIA IMPUGNATA DAL GOVERNO

L’articolo 6, comma 7, della legge regionale del Piemonte n. 5 del 2018 prevede la facoltà  per il proprietario o conduttore di un fondo, che intenda vietare sullo stesso l’esercizio dell’attività  venatoria, la possibilità di inoltrare al Presidente della provincia e al sindaco della Città metropolitana di Torino e, per conoscenza, all’ambito territoriale di caccia o comprensorio alpino di competenza, una richiesta motivata, che ai sensi dell’articolo 20 della legge 241/90, in assenza di risposta entro i termini ivi contenuti, deve intendersi accolta. 
La sopracitata norma si pone in contrasto con l’articolo 842 del Codice Civile che stabilisce che il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l'esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso, nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno, poiché, per sancire la chiusura dei fondi, l’articolo 15 della legge 157/92 stabilisce che gli interessati presentino richiesta in tal senso al Presidente della Giunta Regionale, a pena decadenza, entro il termine di 30 giorni dalla pubblicazione del piano faunistico venatorio regionale. 
Si precisa, inoltre, che l’istituto del silenzio-assenso di cui alla legge 241/90, applicato dalla norma in esame ad un ambito ambientale escluso ai sensi della medesima legge da tale forma di semplificazione procedurale, esorbita dalle competenze regionali trattandosi di questione afferente all’ordinamento civile dello Stato. 
La citata disposizione regionale, violando le predette norme interposte, risulta quindi invasiva della competenza esclusiva riconosciuta allo Stato in materia di ordinamento civile e di tutela dell'ambiente dall' articolo 117, secondo comma, lettere l) ed s) della Costituzione. 

SALVI I CINGHIALI A BRESCIA

Carlo Consiglio

SALVI I CINGHIALI A BRESCIA 

Il Tar di Brescia ha accolto la richiesta presentata da LAC e LAV assistite dallo studio Linzola di Milano, pubblicando ieri il testo di un provvedimento che, anche a fronte di una lettura profana, smonta scientificamente i presupposti e smaschera la pretestuosità di quel decreto 3695 del 3 marzo con cui la Regione aveva autorizzato il controllo del cinghiale sul territorio provinciale di Brescia dal 2018 al 2021. 

Ancora una volta la Regione è stata costretta a rimettere la doppietta nell’armadio, fermata dalla logica e anche dal rigore scientifico che trovano evidentemente un posto di rilievo nelle aule giudiziarie ma non nella mente di politici abituati solo al populismo, sempre pronti a sostenere solo gli interessi di una minoranza armata. È avvenuto con la concessione di una sospensiva a quello che per la Lac e la Lav, che hanno sostenuto il ricorso, è semplicemente un piano di eradicazione del cinghiale, e insieme una «porta di servizio» per consentire la presenza dei cacciatori sul territorio tutto l’anno. 

Nel frattempo il neo assessore all’Agricoltura Fabio Rolfi ha partorito un altro mostro faunistico-giuridico, autorizzando gli agricoltori con licenza di caccia a farsi giustizia da soli sparando ai cinghiali sorpresi attorno alle rispettive cascine, e naturalmente Lac e Lav si augurano che, proprio in seguito alla bocciatura del provvedimento precedente, in Regione vivano un breve momento di lucidità mentale fermando questa novità. 

ANNULLATA LEGGE REGIONALE SUL DISTURBO ALLA CACCIA

Carlo Consiglio

ANNULLATA LEGGE REGIONALE SUL DISTURBO ALLA CACCIA

La Corte costituzionale con sentenza n. 148 del 2018 ha dichiarato l’incostituzionalità della legge della Regione Veneto n. 1 del 17 gennaio 2017, articoli 1, 2 e 3, che sanziona chi disturba le attività di caccia e di pesca. La legge era stata impugnata dal Presidente del consiglio dei ministri. La materia, infatti, non è di competenza della regione.

CONSIGLIONEWS N. 100
11 luglio 2018

DIRITTI UMANI MINACCIATI IN SVIZZERA

Carlo Consiglio

DIRITTI UMANI MINACCIATI IN SVIZZERA

In Svizzera, nel mese di novembre 2018, è previsto un referendum su un'iniziativa popolare dal titolo del tutto ingannevole «Iniziativa di autodeterminazione». I promotori vogliono che la Svizzera cessi di fare parte del Consiglio d'Europa e quindi della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali (CEDU). Se questa iniziativa dovesse essere adottata in occasione del referendum, ben presto la Svizzera non potrebbe più adire alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CoEDU) di Strasburgo.

Inoltre il governo svizzero non sarebbe più tenuto a conformarsi alle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Questo è ciò che vuole il partito «Unione Democratica di Centro» (UDC), che in Svizzera svolge un ruolo come il Front National in Francia, l'AfD in Germania e i partiti di destra in Ungheria e Polonia.

Le opportunità per i cittadini di far valere i propri diritti umani e quindi anche la loro libertà di determinare la propria vita e la fine della propria vita sarebbero quindi notevolmente limitate. Ciò vanificherebbe l’azione dell’associazione Dignitas, che negli ultimi 20 anni ha ripetutamente compiuto importanti progressi nella lotta per l'applicazione dell'autodeterminazione in fin di vita per via giudiziaria – anche attraverso procedimenti in Svizzera e Germania, che ultimamente sono sfociati a favore dell'autodeterminazione umana nella vita e in fin di vita, solo grazie alle decisioni della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo (Dignitas, 11 giugno 2018).

CONSIGLIONEWS N. 97
11 giugno 2018

Luis DURNWALDER CONDANNATO; MALTA CONDANNATA

DURNWALDER CONDANNATO

La prima sezione centrale d'appello della Corte dei conti ha condannato l'ex presidente della Provincia di Bolzano, Luis Durnwalder, e l'ex direttore dell'ufficio caccia e pesca della Provincia, Heinrich Erhard, al pagamento di oltre un milione di euro quale risarcimento del danno erariale provocato dai decreti emessi fra il 2010 ed il 2014, con i quali veniva autorizzata la caccia di specie faunistiche protette. La sentenza accoglie il ricorso della procura regionale della Corte dei conti contro la sentenza di primo grado, che aveva condannato Durnwalder ed Erhard al pagamento di 6.192 euro ciascuno. "L'abbattimento degli animali - affermano i giudici - veniva sistematicamente disposto senza che ne ricorressero i presupposti".
La sentenza accoglie quindi la quantificazione del danno operata dalla Procura regionale pari a 1.136.250 euro. Durnwalder e Erhard sono stati condannati a pagare 568 mila euro ciascuno, oltre alle spese di giudizio. Nell'appello si erano costituite in giudizio la LAV (Lega Anti Vivisezione) e la LAC (Lega per l’abolizione della caccia) (ANSA, 18 giugno). 

MALTA CONDANNATA

Sentenza nella causa C-557/15 – Commissione europea contro Malta

Carlo Consiglio, ORSI E LUPI: "LE REGIONI NON METTANO IL DITO SUL GRILLETTO”

Carlo Consiglio


ORSI E LUPI: "LE REGIONI NON METTANO IL DITO SUL GRILLETTO”.

La Lega per l’Abolizione della Caccia (LAC) denuncia pubblicamente la richiesta dello scorso 10 maggio, formulata al Governo da parte della Conferenza delle regioni, di delegare alle regioni stesse ed alle province autonome di Trento e Bolzano la facoltà eccezionale di disporre catture e abbattimenti in deroga di esemplari delle specie orso e lupo. Si tratta, sinora, di una prerogativa teorica di esclusiva competenza statale, sentito il parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). L’occasione è stata fornita dalla preparazione di una bozza di parziale modifica ad un decreto del Presidente della repubblica del lontano 1997 (attuazione della cosiddetta Direttiva UE “Habitat”, riguardante anche la protezione di mammiferi in pericolo d'estinzione), che dovrebbe inserire una nuova disciplina del divieto di immissione di specie esotiche in Italia. 

Nulla a che vedere, pertanto, con la tutela e la gestione delle rare specie di predatori autoctoni presenti nel nostro Paese. Ma tant’è, le regioni, su input della Provincia autonoma di Bolzano (e dei recenti furori demagogici anti-lupo di un  paio dei suoi assessori), condizionano il proprio parere allo Stato sullo schema di D.P.R. all’inserimento di un articolo che nulla ha a che vedere col contrasto alla diffusione di specie esotiche, chiedendo di introdurre un’autonomia decisionale locale (basterebbe una mera comunicazione al Ministero dell’ambiente) in materia di “prelievo, cattura o uccisione” delle specie Ursus arctos e Canis lupus. Si tratta di un bieco voltafaccia proprio rispetto ad un recente parere negativo in conferenza Stato-Regioni all’ipotesi di introdurre facoltà di abbattimento in sede di stesura di un piano nazionale sulla gestione del lupo.

Carlo Consiglio: ROMA, CITTADINI A RISCHIO ZANZARE O ANTIZANZARE?

Carlo Consiglio

ROMA, CITTADINI A RISCHIO ZANZARE O ANTIZANZARE?

European Consumers, per voce del presidente Marco Tiberti, dopo un’attenta analisi dell’ordinanza anti-zanzara di Roma Capitale emessa il 9 maggio 2018, dichiara che appare chiara la mancanza di volontà, da parte dell’amministrazione, di evitare la diffusione di sostanze tossiche negli ambiti urbani per la lotta a organismi che rappresentano una minaccia ben inferiore alle sostanze utilizzate. Esistono rimedi alternativi e a basso impatto e, soprattutto, esiste la possibilità di un’efficace prevenzione personale e di igiene cittadina.

Nella nuova ordinanza di fatto si lascia campo libero alle imprese, si ignorano la biodiversità urbana, si cita l’intervento adulticida "solo in presenza di manifeste condizioni d'infestazione", ma si lascia al completo arbitrio di ditte e amministratori condominiali o di consorzio stabilire il reale significato di queste parole. Si premette che le infestazioni delle zanzara tigre sono conseguenti a condizioni di artificialità e contaminazione del territorio, assenza di predatori e, come la maggior parte dei fenomeni invasivi, sono indice di squilibri ecologici da contrastare mediante buone pratiche di comportamento personali e amministrative e strategie scientifiche di monitoraggio, contenimento biologico e riqualificazione ambientale. L’uso dei pesticidi peggiora la situazione eliminando proprio i predatori (pipistrelli, rondini, rondoni, balestrucci) e, nelle zone umide, tali biocidi possono uccidere pesci, larve di libellule e anfibi, efficacissimi larvicidi naturali.

Carlo Consiglio: VIETATI TRE PESTICIDI IN EUROPA

Carlo Consiglio

VIETATI TRE PESTICIDI IN EUROPA

Un importante segnale a favore dell’ambiente arriva dalla Commissione Europea, che sul territorio dei Paesi membri ha vietato l’uso all’aperto di tre pesticidi neonicotinoidi: imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam. Si tratta di un primo, importantissimo, passo avanti tanto per la salute dei cittadini quanto per la tutela della biodiversità. I pesticidi neinicotinoidi, infatti, rappresentano uno dei maggiori rischi per la sopravvivenza degli insetti impollinatori.

La decisione di vietare l’uso di questi composti chimici all’aperto riduce i rischi ma non li elimina. «È necessario continuare la battaglia affinché si arrivi al bando totale di queste sostanze – ha spiegato il WWF, che nelle scorse settimane ha lanciato una campagna per chiedere politiche europee più stringenti per la tutela delle api -. Lasciando in commercio queste molecole per le produzioni in serra, infatti, non solo non si esclude il rischio di contaminazione dell’ambiente esterno, ma anche l’utilizzo illecito. È quindi urgente predisporre un sistema di controlli efficaci che preveda anche sanzioni adeguate per chi non dovesse rispettare il divieto di utilizzo in campo aperto».

La posta in gioco è davvero alta perché di certo non si può rischiare di perdere le api: l’impollinazione è uno dei servizi ecosistemici più importanti per il nostro benessere e per la nostra economia. Quasi il 90% di tutte le piante selvatiche con fiore dipendono dall’impollinazione animale.

Non solo: si stima che, delle 1.400 cultivar che nel mondo producono cibo e prodotti dell’industria, l’80% richieda l’impollinazione da parte di api domestiche e selvatiche, ma anche di vespe, farfalle, falene, coleotteri e di vertebrati come uccelli e pipistrelli (La Rivista della Natura, 4 maggio 2018).

Carlo Consiglio: POLONIA CONDANNATA PER DANNI ALLA FORESTA

Carlo Consiglio

POLONIA CONDANNATA PER DANNI ALLA FORESTA

Nella foresta naturale di Białowieża, una delle meglio conservate in Europa, la Polonia ha violato le direttive dell’Unione Europea sulla protezione di ‘habitat’ e ‘uccelli’. Lo fa sapere una nota della Corte di giustizia europea di Lussemburgo, che annuncia oggi di aver accolto un ricorso del 2017 presentato dalla Commissione. Quest’ultima aveva accusato la Polonia di non rispettare la legislazione europea sulla protezione della fauna e della flora. “A causa della propagazione costante del bostrico tipografo, un coleottero nocivo che colonizza prevalentemente gli abeti rossi, il Ministro polacco dell’ambiente ha autorizzato, per il periodo compreso tra il 2012 e il 2021, la quasi triplicazione dello sfruttamento di legname nel solo distretto forestale di Białowieża, nonché operazioni di gestione forestale attiva, quali tagli sanitari, operazioni di rimboschimento e tagli di rinnovamento, in zone nelle quali fino a quel momento era escluso qualsiasi intervento”, fanno sapere dalla Corte di giustizia europea. “Successivamente, nel 2017, il direttore generale dell’Ufficio forestale ha adottato, per i tre distretti forestali di Białowieża, di Browsk e di Hajnówka, la decisione n. 51 ‘relativa alla rimozione degli alberi colonizzati dal bostrico tipografo e all’asportazione degli alberi che costituiscono una minaccia per la sicurezza pubblica e per la protezione contro gli incendi in tutte le classi di età dei popolamenti forestali dei distretti forestali (…)’.

Carlo Consiglio: MARCHE – SALVI GLI STORNI

Carlo consiglio

MARCHE – SALVI GLI STORNI

Con sentenza n. 70, depositata il 5 aprile 2018, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale un articolo della legge regionale della Regione Marche n. 7 del 2015. La Consulta ha rilevato infatti che la legge nazionale sulla caccia ammette la caccia in deroga allo storno solo attraverso un atto amministrativo, eccezionale e motivato, che rispetti alcune condizioni fissate dall’Unione Europea (condizioni rigidamente controllate, piccole quantità, danni alle colture, ed altre). Non è possibile prevedere con lo strumento della legge regionale una deroga a tempo illimitato per la caccia allo storno, una specie non cacciabile in base alla legge nazionale sulla caccia n. 157 del 1992 (LAC, ufficio stampa, 5 aprile 2018).

CONSIGLIONEWS N. 92
6 aprile 2018

PETIZIONE PER PROTEGGERE IL LUPO

Carlo Consiglio

PETIZIONE PER PROTEGGERE IL LUPO

La sezione del Trentino-Alto Adige della LAC (Lega per l’abolizione della caccia) ha lanciato una petizione per proteggere il lupo, a cui si può aderire aprendo il link:

https://www.change.org/p/commissione-europea-proteggere-il-lupo?recruiter=26182154&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink&utm_campaign=share_petition

CONSIGLIONEWS N. 91
18 marzo 2018

APPROVATO IL DECRETO SU FORESTE E FILIERE FORESTALI

Foresta

Carlo Consiglio

APPROVATO IL DECRETO SU FORESTE E FILIERE FORESTALI

Il Consiglio dei Ministri si è riunito venerdì 16 marzo 2018 alle ore 11,12 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Paolo Gentiloni. Segretario la Sottosegretaria alla Presidenza Maria Elena Boschi. Molto inopportunamente il Consiglio ha approvato il decreto legislativo su foreste e filiere forestali, malgrado sia cambiata la composizione del Parlamento, e questa approvazione è tanto più assurda se si pensa che 3 dei 4 onorevoli che hanno voluto il decreto (Realacci, Olivero e Sani) non sono stati rieletti! Vedi la precedente newsletter n. 88 del 13 marzo 2018. (omissis)

SOSTEGNO ALLE IMPRESE AGRICOLE E TESTO UNICO SU FORESTE E FILIERE FORESTALI

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni, anche in qualità di Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali ad interim, ha approvato, in esame definitivo, due decreti legislativi che, in attuazione della legge sulla semplificazione, la razionalizzazione e la competitività dei settori agricolo e agroalimentare (legge 28 luglio 2016, n. 154), introducono norme volte, da un lato, a disciplinare gli interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole e, dall’altro, al riordino della normativa in materia di foreste e filiere forestali.

Di seguito le principali previsioni dei due decreti, secondo il commento del Consiglio dei ministri:

BOZZA DI DECRETO MINACCIA LE FORESTE

Carlo Consiglio

BOZZA DI DECRETO MINACCIA LE FORESTE

L’approvazione, calendarizzata a breve, del decreto legislativo riguardante le “Disposizioni concernenti la revisione e l’armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali” in attuazione dell’art. 5 della legge 28 luglio 2016, n. 154, sta suscitando  vivissime proteste fra addetti ai lavori e non solo: forestali, ecologi, botanici, zoologi, geologi, ma anche fra giuristi e medici. E questa approvazione è tanto più assurda se si pensa che 3 dei 4 onorevoli che hanno voluto il decreto (Realacci, Olivero e Sani) NON SONO STATI RIELETTI!

Con questo decreto infatti ancora una volta si vogliono fare soldi sulla pelle dei cittadini, destinando gran parte del nostro patrimonio boschivo alla produzione di biomasse per produzione di energia elettrica. E questo non perché sia di per sé conveniente o per ridurre il consumo di combustibili fossili, ma solo perché l'UE, e quindi l'Italia, ha inserito le biomasse nella categoria delle fonti energetiche rinnovabili. Per l'uso di queste fonti sono previsti sostanziosi contributi che, però, derivano dalla ridistribuzione dei costi sulle bollette di tutti gli utenti che si allacciano alla rete elettrica.

Perciò tutti noi paghiamo di più l'energia elettrica (l'ultimo aumento a gennaio), mentre si distrugge l'ambiente, si calpesta la costituzione, si rovina la salute nostra e dei nostri figli per l’interesse economico di pochi!

Il decreto presenta anche diversi aspetti di incostituzionalità, prevedendo, ad esempio, la confisca di boschi privati che non abbiano rispettato il così detto “turno di taglio”.

IL GOVERNO IMPUGNA LEGGE REGIONALE DELLA LIGURIA SULLA CACCIA

Carlo Consiglio

IL GOVERNO IMPUGNA LEGGE REGIONALE DELLA LIGURIA SULLA CACCIA

Il Consiglio dei Ministri nella seduta del 22 febbraio 2018 ha deliberato di impugnare presso la Corte Costituzionale alcuni articoli, in materia di ambiente e fauna selvatica, contenuti nella legge regionale della Liguria n. 29/2017 (cosiddetto “Collegato alla legge di stabilità 2018”); si tratta una sorta di provvedimento legislativo “calderone”, ormai consuetudine di fine anno del Consiglio regionale ligure, che raggruppa molte disposizioni su diversissime materie.

Il Consiglio Regionale della Liguria inciampa clamorosamente, in particolare, su tre articoli; infatti i ministeri interessati hanno ritenuto le seguenti norme, tra quelle approvate dal Consiglio, in netto contrasto con la normativa statale del settore:

1) È reato commercializzare in sagre e manifestazioni gastronomiche la selvaggina abbattuta a caccia (ossia quella non proveniente da allevamenti), e pertanto la Regione non può aggirare (come ha fatto a fine 2017) tale divieto consentendo comportamenti che in tutta Italia sono penalmente sanzionati; le norme nazionali mirano infatti ad evitare che fenomeni di lucro contribuiscano ad impoverire il patrimonio faunistico, anche per esemplari morti appartenenti a specie cacciabiili.

AUTORIZZATO STERMINIO DELLE SPECIE INVASIVE

Carlo Consiglio

AUTORIZZATO STERMINIO DELLE SPECIE INVASIVE

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2018 il decreto legislativo n. 230 del 15 dicembre 2017, recante: “Adeguamento  della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2014, recante disposizioni volte a prevenire e gestire l'introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive”(18G00012). Il decreto tende a prevenire l’entrata in Italia di specie animali e vegetali esotiche, che potrebbero alterare gli equilibri degli ecosistemi, ed anche a permettere l’eradicazione (cioè lo sterminio) di specie esotiche, una volta che siano entrate nel territorio dell’Unione europea o nazionale, in nome di una purezza specifica e razziale in gran parte utopistica.

Tra i Vertebrati, le specie animali invasive presenti in Italia che potrebbero essere colpite dal nuovo decreto sono: lo scoiattolo di Pallas; la nutria; il cane procione; il procione; lo scoiattolo grigio; l’oca egiziana; l’ibis sacro; la testuggine palustre Trachemys scripta. Il difetto di questa concezione è che trascura che gli animali sono esseri senzienti e non oggetti, ed inoltre non tiene conto del fatto che la composizione in specie e razze della fauna unionale e nazionale non è una cosa statica, ma evolve, come è il caso dell’ibis sacro che sembra essere pervenuto in Europa con i propri mezzi e non portato dall’uomo. La Trachemys scripta invece è stata portata dall’uomo, ma è ormai tanto diffusa sul territorio italiano che una sua eradicazione è impensabile.

CONSIGLIONEWS N. 85
19 febbraio 2018

SALVI GLI STORNI IN LIGURIA (QUATER)

Carlo Consiglio

SALVI GLI STORNI IN LIGURIA (QUATER)               

Con sentenza n. 113, depositata il 6 febbraio 2018, è stata annullata dal TAR la delibera della Regione Liguria che consentiva la caccia allo storno nel 2017. Il TAR aveva già sospeso tale delibera con ordinanze del 22 settembre 2017 e 20 ottobre 2017, e la sospensione era stata confermata dal Consiglio di Stato il 10 novembre 2017 (vedi newsletter n. 67 dell’11 novembre 2017). Infatti in 7 anni la Regione Liguria non aveva mai ricevuto vere richieste di risarcimento per danni provocati dallo storno. La Regione Liguria e quattro associazioni venatorie sono state inoltre condannate a pagare € 5.000 a ENPA, LAC e LAV per spese legali (LAC Liguria, 6 febbraio).

CONSIGLIONEWS N. 84
7 febbraio 2018

RIDOTTA MOBILITÀ DEI MAMMIFERI CAUSATA DALL’UOMO

Carlo Consiglio

RIDOTTA MOBILITÀ DEI MAMMIFERI CAUSATA DALL’UOMO       

Gli animali hanno smesso di muoversi liberamente e sono profondamente limitati negli spostamenti dalla presenza dell’uomo. Più precisamente, negli ambienti modificati da quest'ultimo gli animali si muovono meno della metà di quanto accade in ambienti naturali o con bassa antropizzazione. Lo conferma scientificamente l'articolo appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Science, realizzato grazie al contributo di più di 100 autori che hanno tracciato i percorsi di 57 specie di Mammiferi diversi, mediante unità GPS apposte su più di 800 individui in tutti i continenti. A questa ricerca hanno partecipato anche Fondazione Edmund Mach e Parco dello Stelvio.

Francesca Cagnacci, referente della linea di ricerca “Movement and Conservation Ecology” della Fondazione Edmund Mach, e Luca Pedrotti, Coordinatore Scientifico del Parco dello Stelvio, che hanno contribuito allo studio con i dati di caprioli e cervi di Trentino e Lombardia, spiegano che le cause della diminuita mobilità dei Mammiferi possono essere la frammentazione degli ambienti e le barriere antropiche, oppure l’assenza dagli ambienti antropizzati di animali che compiono grandi spostamenti, e la conseguente riduzione della comunità di Mammiferi a quelle specie che meglio si adattano alla presenza dell’uomo. “Di sicuro, questo può avere profonde conseguenze, non solo sulle popolazioni animali, ma anche sugli ecosistemi, riducendone la complessità e i cosiddetti ‘servizi’, di cui l’uomo ha assoluta necessità. Studiare il movimento animale e le sue cause è inoltre un fattore fondamentale per garantire un turismo sostenibile all’interno delle aree protette”. 

CACCIA, LE ASSOCIAZIONI A GENTILONI: "ILLEGITTIMITÀ DILAGANTE E ISTITUZIONI LATITANTI.

Carlo Consiglio

CACCIA, LE ASSOCIAZIONI A GENTILONI: "ILLEGITTIMITÀ DILAGANTE E ISTITUZIONI LATITANTI.

PROLUNGATA CACCIA AI TORDI NEL LAZIO

Carlo Consiglio

PROLUNGATA CACCIA AI TORDI NEL LAZIO

Con decreto del Presidente della Regione Lazio n. T00005 dell’8 gennaio 2018, pubblicato sul BUR del Lazio il 16 gennaio 2018, ed a parziale modifica del decreto n. T00105 del 22 giugno 2017 recante calendario venatorio e regolamento per la stagione venatoria 2017/2018, il termine di chiusura dell’attività venatoria per le specie: cesena (Turdus pilaris), tordo bottaccio (Turdus philomelos) e tordo sassello (Turdus iliacus), è stato posticipato dal 20 gennaio 2018 al 31 gennaio 2018 compreso. È evidente che tale decreto è stato emesso tardivamente a bella posta, allo scopo di impedire alle associazioni ambientaliste ed animaliste di esercitare il loro diritto di ricorso al TAR.

CONSIGLIONEWS N. 80
17 gennaio 2018

PERMESSA BALNEAZIONE NEI DELFINARI

PERMESSA BALNEAZIONE NEI DELFINARI

Carlo Consiglio

PERMESSA BALNEAZIONE NEI DELFINARI

“Non solo le feste natalizie non sono ancora passate, siamo anche alla fine della legislatura. È quanto mai tempo di regali, come quello, enorme, che il ministro dell’ambiente Galletti, d’accordo con la collega della salute, Lorenzin, e quello delle politiche agricole, Martina, ha fatto ai delfinari «in possesso della licenza di giardino zoologico»: consentire al pubblico l’ingresso in vasca con i cetacei”. Lo sottolinea l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente del Movimento animalista, che denuncia “l’ultima gallettata sulla pelle degli animali”: il decreto ministeriale del 20 dicembre 2017 “Attuazione della direttiva 1999/22/CE relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici”, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, serie generale, n. 2 del 3 gennaio 2018.

Il bagno con i delfini, finora consentito solo agli addestratori e per scopi scientifici, sarà permesso “ai soggetti che partecipano ad attività di educazione e sensibilizzazione del pubblico in materia di conservazione della biodiversità”, praticamente senza condizioni. L’unica, ricorda l’ex ministro, è che “il medico veterinario della struttura, di comprovata esperienza e con specifiche conoscenze sanitarie ed etologiche della specie, accerti preventivamente l’idoneità sanitaria e comportamentale dei delfini interessati e monitori periodicamente le condizioni di salute e di benessere degli stessi”.

Picco per capre di Jacopo Simonetta e Luca Pardi

Picco per capre

Jacopo Simonetta & Luca Pardi, 2017. "Picco per capre": capire, cercando di cavarsela, la triplice crisi: economica, energetica ed ecologica". Lu::Ce Edizioni, 237 pp., € 15,00.

Scopo di questo libro è dimostrare che l’intera nostra civiltà sta andando in frantumi, per cui è opportuno prepararsi al disastro e cercare dei modi per renderlo meno cruento possibile.

Infatti la nostra civiltà è basata sulla crescita continua. Cresce la popolazione umana, cresce la produzione di beni e servizi, il consumo di energia, il prodotto interno lordo. Ma questa crescita si scontra contro limiti: delle terre coltivabili, dei minerali estraibili, dell’energia sfruttabile, dell’inquinamento sopportabile. Finora l’umanità è per lo più riuscita ad aggirare tali limiti grazie a nuove tecnologie. Ma sarà ciò ancora possibile in futuro? In un mondo finito, dovrebbe essere chiaro a chiunque che una crescita illimitata non è possibile.

Inoltre in alcuni settori il “picco” è stato già raggiunto (ad esempio, per l’estrazione del petrolio). Ma non esiste un’alternativa al petrolio, perché esso ha molti impieghi e non solo quello di essere bruciato per produrre energia.

Un altro grave problema è quello dell’acqua. Contrariamente a quanto si usa dire, l’acqua non viene consumata, perché dopo l’uso c’è ancora; però viene sporcata, perché viene usata come discarica. Ne segue che c’è sempre meno acqua potabile. Quindi, invece di affermare “Oggi un miliardo di persone non hanno ancora accesso all’acqua potabile”, sarebbe più corretto dire: “Oggi sei miliardi di persone hanno ancora accesso all’acqua potabile”.

Carlo Consiglio: ANNULLATA LEGGE REGIONALE PUGLIESE PER L’ABBATTIMENTO DI STORNI

Carlo Consiglio

Con legge regionale n. 28 del 2 ottobre 2015 la Regione Puglia consentiva il prelievo in deroga di storni (Sturnus vulgaris) protetti della Legge 157 del 1992 e dalla direttiva comunitaria 2009/147/CE. Il Presidente del Consiglio promuoveva un giudizio di legittimità costituzionale con ricorso n. 103 notificato il 4-10 dicembre 2015. La Corte Costituzionale con sentenza n. 260 del 13 dicembre 2017 dichiarava l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1, commi 1, 2 e 3 della legge regionale della Puglia n. 28 del 2 ottobre 2015. Infatti la selezione delle specie cacciabili fa capo alla competenza esclusiva dello Stato; deroghe possono essere concesse solo con l’adozione di una procedura non rispettata dalla Regione Puglia. Questa, inoltre, disponendo le deroghe con legge regionale anziché con atto amministrativo, si è sottratta illegittimamente al potere di annullamento da parte del Presidente del Consiglio.

CONSIGLIONEWS N. 76
16 dicembre 2017

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