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La vita sta cambiando pelle

Edoardo Natale

Natale Edoardo: Linguista, docente di lingua italiana alla Chongqing University (Cina)

Genti e lingue d'Italia. Coordinate storiche di un'identità plurale

Italianità

Edoardo Natale


Nell'Italia di oggi la questione dell'identità nazionale si colloca al punto di incontro e di scontro tra due grandi processi politici e culturali: da un lato il peso crescente attribuito alle autonomie regionali e locali, dall'altro lo sviluppo dell'Unione europea in uno scenario di internazionalizzazione delle società e dell'economia. In un contesto di questa natura, che senso ha continuare a parlare di " identità nazionale"? Si tratta forse di una nozione obsoleta o peggio ancora, di un mero residuo della retorica nazionalistica romantico-risorgimentale e delle sue nefaste filiazioni novecentesche?

Quale lingua italiana nel cinema in Italia?

Edoardo Natale 

Il cinema, nato in Francia nel 1895, è un mezzo di comunicazione sovranazionale perché il linguaggio del cinematografo si rifà principalmente in rappresentazioni iconiche verosimili e riconoscibili dagli spettatori d'ogni parte del mondo. Gli elementi specifici del cinema sono il soggetto, l'ambientazione, i personaggi, la lingua. Questi elementi mostrano le temperie del luogo, del tempo, della situazione di provenienza. La lingua è forse l'elemento di maggiore identificazione.

I film dei diversi paesi si prestano a far conoscere in varia misura il retroterra culturale, il potere della lingua scritta e orale rivela i fattori peculiari della realtà italiana sul versante linguistico, con un panorama nazionale ricco di dialetti. Sul versante cinematografico va ricordato il controllo della lingua dei film da parte del potere pubblico nei decenni precedenti a questa esplosione dell'uso del dialetto per rappresentare la realtà culturale italiana. Il cinema con il suo parlato filmico, fatto inizialmente da un italiano parlato tratto dallo scritto fino a raggiungere la varietà odierna sono rivelatori della forza di penetrazione del cinema nella costruzione di una memoria collettiva e alla lingua comune degli italiani: si pensi alla lettera di Totò e Peppino, al sordi che distrugge gli spaghetti con il suo stile pseudo-americano.

I registi come De Sica e Fellini hanno offerta un'immagine articolata della realtà italiana al mondo intero, gli attori come Sordi e Gassman hanno calcato i difetti degli italiani del " miracolo economico", dal gretto conformismo all'avventuriero cialtrone.

In cerca della lingua

La lingua della televisione: coscienza o specchio del paese

Homo videns di Giovanni Sartori

Edoardo Natale

La televisione è l'industria della coscienza per ogni stato nazione. In Europa, la televisione si trova spesso ad essere nelle mani dello Stato e la sua nascita ha come finalità quella di preservare e divulgare le identità nazionali, conservandone la memoria attraverso le arti, la scienza, la storia, la letteratura e tutti quei elementi distintivi di una data comunità. Di fronte alla globalizzazione di alcuni media, la televisione sembra volere fronteggiare queste reti mondiali. Quando si parla di identità linguistica con l'uso dei modelli televisivi si adopera spesso la metafora di " specchio a due raggi" per descrivere il ruolo della televisione come contenitore di identità attraverso un ruolo sia di emittente e ricevente:

Bettetini ( 1998) ha parlato della televisione come riflesso e strumento di una comune appartenenza, l'ordine dei programmi televisivi declina nei contenuti, nei formati e palinsesti i tratti di una comunità simbolica: sfruttando e valorizzando topoi familiari alla nazione ( linguaggi, luoghi, personaggi, eventi) contribuisce a imprimere un'immagine distintiva che fa leva sugli elementi specifici del paese; nello stesso tempo, il complesso di rappresentazioni, ma anche i ritmi e le abitudini di ascolto di una popolazione, favoriscono il riconoscersi in un orizzonte comune che unifica in un quadro unitario le diverse componenti di una nazione. La televisione è una fabbrica narrativa e serbatoio di memoria, la televisione racconta la nazione a se stessa, conserva e rivitalizza l'eredità della tradizione. Risorsa simbolica e luogo di identificazione, rispecchia le specificità e i mutamenti che si verificano nell'assetto socioculturale e alimenta la vita pubblica della nazione.

Decostruire la visione della Destra sul tema dell'immigrazione

Edoardo Natale

Il mio tentativo è quello di analizzare il concetto di invasione alla luce delle dimensioni culturali presenti nel mio metodo di lavoro.

Il tema dell'immigrazione per l'estrema destra italiana si concentra nel binomio "immigrazione uguale invasione" per raccogliere l'essenziale della sua politica sull'immigrazione.

L'invasione mette a rischio il concetto di " collettivismo" presente nella società italiana intesa come società con un ampio senso di collettività di tipo " in-group" diffuso con la tendenza ad un forte senso di appartenenza e dove prevale il senso del relazionale tra le persone nei momenti interazionali.

In questa area culturale e in ampie fasce della popolazione, la presenza massiccia di persone apparentemente non italiane fa diminuire il senso di appartenenza e aumentare la presenza di persone percepite come " out-group" aumentando in questo senso la dimensione di tipo " individualismo" in quelle situazioni sociali in cui prevale per cultura un'adesione ad una dimensione di tipo " collettivismo".

Il concetto di invasione fa aumentare il senso di adesione ad una dimensione di alta distanza sociale dal potere perché le scelte dei governanti diventano irrilevanti in un contesto molto ambiguo e caotico e la cittadinanza si sente maggiormente incompetente. In pratica la politica aderisce ad una dimensione di debole evitamento dell'incertezza con un agio nell'ambiguità e con un vivere con tranquillità questo fenomeno mentre la popolazione aderisce ad una dimensione di forte evitamento dell'incertezza. Questo tratto rappresenta un forte scollamento dovuto alla presenza storica della dimensione di alta distanza sociale dal potere all'interno della società italiana. Di fatto, il mondo politico non vive la presenza di migranti come fatto a carattere personale.

La tassonomia degli atti linguistici in termini di dimensioni culturali

Edoardo Natale

Questo articolo intende mettere in collegamento la tassonomia degli atti linguistici di Austin ( 1962) con le categorie delle dimensioni culturali di Geert Hofstede (2001) in modo da cogliere le implicazioni culturali per questi atti linguistici.

Gli atti linguistici sono delle attività che compie un parlante con l'intento di produrre nell'ascoltatore una reazione, un cambiamento di stato mentale o un comportamento.

Queste azioni sono compiute con verbi performativi ossia dei verbi che eseguono delle azioni in certe condizioni date. Questi verbi performativi possono essere utili strumenti per capire quali dimensioni culturali possano essere presenti all'interno dell'enunciato in cui vengono formulati. Ad esempio, i verbi performativi fanno intendere un'adesione ad una dimensione culturale dove prevale un forte evitamento dell'incertezza con il bisogno di chiarezza e di strutturare le cose, con una forma di intolleranza verso le idee divergenti. Invece l'elemento di debole evitamento dell'incertezza si ritrova nel fatto di percepire gli altri interlocutori come competente/incompetente perché si cercano delle azioni per uscire dalla situazioni di " non sapere".

I verbi performativi rappresentano un " io di tipo coscienzioso" con un diritto alla privatezza e parlare per sé è cosa buona, gli altri sono considerati come individui, io è una parola indispensabile nel nostro linguaggio, i compiti sono più importanti delle relazioni.

Dialogo " Qui trovi di tutto"

Edoardo Natale

Dialogo " Qui trovi di tutto"

l Laura  g Grazia

l Sai Grazia, quest'estate a casa dei miei amici in Toscana ho provato una nuova ricetta semplicissima da preparare. Il pinzimonio.

g Il pinzimonio? E cos'è?

l E' un antipasto. Sì, proprio così. Non l'avrei mai immaginato. Ho visto servirmi a tavola delle verdure di stagione crude e vicino una piccola scodella con olio, pepe e sale. All'inizio non sapevo cosa fare ma, poi, la mia amica Maria mi ha spiegato che dovevo intingere le verdure in questo liquido e poi mangiarle. Mhh! Che delizia!

g Beh, ti credo! in estate le verdure fresche sono gustosissime!

l Sì e la cosa più interessante è che si può preparare sempre in qualsiasi stagione: basta avere della verdura fresca di stagione e del buon olio d'oliva. Maria mi ha spiegato, inoltre, che si può servire anche con un buon aperitivo, magari con delle carote, dei peperoni, dei ravanelli, del finocchio... Insomma si può sempre fare e ti assicuro è proprio appetitoso!

g Allora lo proviamo subito!

 

All'inizio di questo dialogo, con l'introduzione del tema della conversazione si può evincere un'adesione ad una dimensione di tipo " soddisfatti" attraverso una sensazione di controllo della propria vita e con il conferire importanza al tempo libero. La possibilità di informare rientra nella dimensione di debole evitamento dell'incertezza con l'aggiunta della dimensione di un orientamento temporale a lungo termine perché una persona brava cerca di imparare dagli altri.

Dimensioni culturali negli atti linguistici

Edoardo natale

Dimensioni culturali negli atti linguistici

Introduzione

Questo articolo intende collocare la dimensione culturale all'interno dell'analisi degli atti linguistici come complemento informativo di natura extralinguistico. Per quel che concerne la parte interna alla lingua possiamo dire che gli atti linguistici sono portatori di forza illocutoria attraverso il modo del verbo, come ad esempio l'imperativo piuttosto che l'indicativo o il condizionale. Il tempo futuro è più forte del presente o del passato. La struttura sintattica della frase di tipo interrogativa piuttosto che dichiarativa. La presenza di verbi modali come potere, volere e dovere così come la presenza di avverbi o congiunzioni ( sicuramente, tuttavia), l'intonazione all'orale e la punteggiatura allo scritto.

L'atto illocutorio può essere eseguito quando c'è il bisogno di esplicitare la forza, mediante un enunciato " performativo" che contiene un verbo illocutivo alla prima persona del presente indicativo ( io ti prometto, io ti ordino).

Partendo da un insieme di atti linguistici tratti da un lavoro della Sbisà vorrei provare ad usare il metodo di analisi culturale presente nei lavori di Geert Hofstede.

Socializzazione e consumo del cibo tra amici in spazi privati.

Edoardo Natale

Socializzazione e consumo del cibo tra amici in spazi privati.

La possibilità di consumare i propri acquisti, realizzati in altri posti, all'interno del bar in cui si intende passare il proprio tempo con gli amici mi pare una pratica molto più diffusa in Francia che in Italia. Con questo enunciato di partenza intendo dire che talea prassi mi pare un modo pregnante per osservare la vita sociale in Bretagne. La presenza di questi acquisti compiuti all'esterno da elencare nella formula delle pietanze da antipasto sono come delle forme alimentari leggere da consumare insieme al pasto di parole tra amici. Questo atto di portare del cibo significa enfatizzare l'appartenenza ad un dato gruppo di amici in uno spazio ben delimitato come il bar in sintonia con la dimensione culturale di breve orientamento temporale con il fatto che compiere degli acquisti per la vita sociale è un dato positivo. Inoltre si può aggiungere la dimensione di tipo " collettivismo" con un " noi di tipo coscienzioso" e un'enfatizzazione dell'appartenenza come tratto dominante di questa dimensione. Questi due elementi coniugati insieme mi sembrano conferire un senso di " presenza" all'interno della comunità dei parlanti bretoni. Questi dati sono utili perché fanno capire come esistono solo pochi luoghi capaci di creare questa parentesi di ottenimento di un insieme di dimensioni culturali quali ad esempio un debole evitamento dell'incertezza, unito ad una dimensione di breve orientamento temporale con un senso di tipo " vincolati" da intendere come tratti positivi.

Questo raggruppamento di dimensioni potrebbe essere il connubio per la ricostruzione del concetto di persona " presente" in un dato evento comunicativo.

La nozione di mercato come luogo di presenza per una comunità

Edoardo Natale

La nozione di mercato come luogo di presenza per una comunità.

In questo breve articolo vorrei parlare della mia interpretazione in chiave culturale del mercato domenicale nella città di Brest. Il mercato domenicale mi pare rientrare nella categoria delle attività " utili e dilettevoli" perché gli acquisti di prodotti alimentari rientrano nelle attività utili per la gente ma allo stesso tempo si evince in quel dato contesto il pretesto o il bisogno d'incontrare gli amici di sempre dopo aver svolto le proprie attività domenicali con le provviste di cibo utile per sé o per gli amici. Questo è un elemento molto interessante perché unisce l'idea dell'utile al dilettevole nel proprio agire inteso come una doppia adesione ad una dimensione di forte evitamento dell'incertezza ma collocando insieme la dimensione di tipo " soddisfatti" con un sentimento di controllo della mia propria vita.

Analisi di alcuni complimenti nella dimensione culturale

complimenti

Edoardo Natale

Analisi di alcuni complimenti in termini di dimensione culturale

In questo articolo sarà presentata un'analisi degli atti linguistici riferiti al complimentarsi con l'ausilio del metodo delle dimensioni culturali tratte dal lavoro di Hofstede. In questo breve articolo si presenteranno una serie di complimenti tratti da un questionario. L'obiettivo è quello di esplorare il concetto delle dimensioni culturali per fare emergere i principi\parametri presenti nelle intenzioni del parlante durante la produzione di un atto linguistico come il complimento. Questo genere di analisi rientra ampiamente nella visione della lingua presente nel pensiero di Austin in cui il " dire" è  anche un " fare" con la lingua.

Il primo esempio di complimento preso in esame è " che bel tempo oggi? " replicato con un " sì infatti bellissimo". Con l'espressione del complimento " che bel tempo oggi" si potrebbe vedere un modo di aderire ad una dimensione culturale di tipo "soddisfatti" in cui la capacità di ricordare le emozioni positive è un parametro importante. Nello stesso tempo il proferire un complimento è un modo per dirsi felice come viene contemplato in questa dimensione culturale di tipo " soddisfatti".

La replica " sì infatti bellissimo" è da intendersi a mio modo di vedere come una forma di enfatizzazione del mantenimento dell'armonia tra i due parlanti in sintonia con la dimensione di tipo "collettivista". 

Il sonno dell'Europa cittadina

Europa origini

Edoardo Natale

La vicenda della catalogna ha rappresentato un momento di speranza per un risveglio della cittadinanza europea. Questo mio pensiero nasce da questa riflessione: Gli Stati-Uniti e l'Asia sono i motori dell'Economia e dell'autoritarismo politico mentre l'Europa rimane senza una identità definita.

La mia tesi è quella di sostenere il bisogno di far ripartire un concetto di cittadinanza dinamico e vicino alle istanze delle persone per fare rinascere quella speranza persa dopo quasi dieci anni di crisi economica che ovviamente nasconde bene la sua vera portata nel ridisegnare un nuovo mondo dove la disoccupazione di massa e il populismo troveranno la loro ragion d'essere.

Una cittadinanza attiva e coinvolta nelle vicende locali deve essere salutato come un atto di speranza di buona salute di una popolazione desiderosa di riprendere il suo destino in mano.

Cina, il diario dallo smog

«Coprifuoco» per troppo inquinamento Cronaca di una giornata a Pechino tra mascherine, filtri domestici e divieti

dal nostro corrispondente Guido Santevecchi

PECHINO Questa mattina non si sente il rumore dei tubi d’acciaio dal grande cantiere a duecento metri da casa dove stanno costruendo a ritmi forzati l’ennesimo quadrilatero di palazzoni (e questo potrebbe non dispiacere). Silenzio anche dalla scuola elementare all’angolo, il parco giochi è deserto. E qui si capisce che qualcosa non va a Pechino, perché oggi non è festa. Il blocco dei cantieri, la chiusura delle scuole, lo stop a metà delle auto, a tutti i camion sono scritti nell’Allarme Rosso per l’ondata di smog, il primo nella storia della capitale cinese.

Le dimensioni culturali degli slogan di Matteo Salvini

Edoardo Natale

In questo articolo cercherò di analizzare le dimensioni culturali presenti negli annunci propagandistici di Matteo Salvini per cogliere uno spaccato sociale importante del modo di pensare di tanti italiani, soprattutto residenti nel nord dell'Italia. Questi annunci sono tratti dal sito web di Matteo Salvini ( www.matteosalvini.eu) dove gli annunci del Leader vengono suddivisi in due categorie, vale a dire in messaggi legati all'Italia e in modo particolare alla popolazione del nord del paese; altri messaggi invece sono concentrati sul tema dell'Europa. In questo modo si rende subito chiaro la presenza di opinioni dettate dal proprio “in-group” di riferimento come parametro tipico di una società di tipo “ collettivista” come quella italiana dove si enfatizza spesso un'appartenenza di tipo “in-group” versus un “out-group” delle persone. Volendo iniziare ad analizzare i messaggi del Leader della Lega abbiamo il seguente messaggio dove si sostiene che “ Unione sovietica europea è una gabbia da cui prima usciamo e meglio sarà per tutti”.

La leghizzazione dell'Italia e le sue conseguenze

Edoardo Natale

Da abile stratega della comunicazione, Renzi si è scelto come oppositore mediatico il leader della Lega Matteo Salvini con il consenso-assenso del sistema mediatico-editoriale italiano e dello stesso Salvini. Quest'ultimo raffigura perfettamente la figura di oppositore rumoroso ma politicamente insignificante e, a parere mio, culturalmente devastante.

Renzi sa benissimo che la comunicazione efficace ha bisogno di un nemico per rendere tutti i suoi atti linguistici pubblici votati verso la sconfitta dell'oppositore, il quale deve sembrare irrazionale e poco affidabile\competente come uomo politico con velleità di governo. La scelta dell'oppositore, in questo caso di Salvini, è funzionale alla diade ricercata da Renzi, in cui Grillo è inteso come l'oppositore troppo graffiante e sovversivo, vale a dire scarsamente funzionale allo schema comunicativo ideato da Renzi. Salvini rappresenta nello schema di Renzi tutte le paure degli italiani che vengono condensate nei tanti “non” della Lega come quello dell'Europa, all'euro, agli immigrati. In pratica, il leader che porterebbe l'Italia in un totale isolamento e pertanto consente a Renzi di rinsaldare la sua leadership per un arco temporale a medio-lungo termine.

Jammo jà di Nino D'Angelo analisi linguistica: il testo esorta ad un cambiamento collettivo per consentire un “futuro” alla popolazione meridionale

Edoardo Natale 

Quali dimensioni culturali in “ Jammo jà” 

In questo testo possiamo osservare sin dall'inizio una forte richiesta di tipo “ collettivismo” attraverso un'adesione ad una dimensione del vivere incentrata sul bisogno di badare a se stesso per potere raggiungere una dimensione del proprio vivere in adesione ad una dimensione di tipo “ individualismo”. La canzone esalta la laboriosità delle persone come tratto prevalente della popolazione meridionale. In questo caso forse si fa ricorso probabilmente alla tradizione contadina del mezzogiorno che ha sempre “sudato” molto per ottenere magri risultati. La cultura contadina è profondamente fondata sull'idea di badare a se stessi e ai membri della propria famiglia come tratto di una identità ancorata ad un forte “individualismo” ed “ evitamento dell'incertezza” tramite la ripetizione perenne del proprio lavoro. Al contrario, la vita di città è sicuramente più legata ad elementi di “collettivismo” in quanto luogo di creazione di alleanze nel mezzogiorno.

Le dieci virtù di Alain de Botton alla luce delle dimensioni culturali

Edoardo Natale

La prima virtù menzionata da Alain de Botton è la resilienza. Questo concetto proveniente dal mondo psicologico implica la capacità di superare una ferita intima per vivere pienamente la propria vita. Quindi De Botton adopera un concetto di tipo individuale come concetto da adoperare per accettare la società. In altre parole potremmo dire che la resilienza consente di accettare l'inaccettabile che incontriamo nella nostra vita. La sua collocazione come prima virtù per vivere nel mondo moderno fa intendere una profonda adesione da parte di De Botton ad una dimensione culturale di tipo “ vincolati” perché le cose non dipendono dal mio volere e poche persone possono dirsi felice in questo mondo.

La seconda virtù elencata da De Botton è l'empatia intesa come capacità di aumentare una dimensione culturale di tipo “ collettivismo” con una capacità ad enfatizzare l'appartenenza alla categoria “ essere umani”. L'empatia va intesa come la capacità di capire gli altri e di guardare a se stesso con onestà come abilità che aumenta nella società una dimensione culturale di “debole evitamento dell'incertezza” perché si riesce a vivere con tolleranza il comportamento e le idee degli altri.

Dopo l'empatia troviamo la pazienza come virtù menzionata per la sua utilità per affrontare la vita moderna. La pazienza come l'empatia è in sintonia con una dimensione culturale di “ debole evitamento dell'incertezza” per potere accettare la vita così come viene, con tranquillità e poco stress. La pazienza rappresenta un modo di aumentare la nostra tolleranza verso le altre persone. Questo è un comportamento in linea con un orientamento temporale a lungo termine dove una persona brava si adatta alle circostanze e cerca di vivere con tranquillità.

Analisi culturale del testo “ Nu napoletano” di Nino D'Angelo

Edoardo Natale

Il testo della canzone “ Nu napoletano” mi pare un ottimo corpus per analizzare le dimensioni culturali presenti nel racconto della città di Napoli. Il testo della canzone inizia con  “ Ma tu ch' saj, tu chi sì ca parl 'e Napule?  “ inteso come prassi molto diffusa nel contesto italiano di parlare di Napoli senza veramente conoscere la. L'espressione “ tu chi si?” rappresenta un atto linguistico tipico di una cultura che vede l'altro come membro “ out-group” e quindi poco legittimato per parlare di un altro “ in-group”. Questo comportamento di non vedere le persone come individui ma come membri di “gruppi” è un tratto comune in una società di tipo “ collettivismo”. Tu non sei come me è questo è un altro modo di enfatizzare la non appartenenza territoriale. Il testo mette in avanti come tante persone si limitano ad ascoltare storie sulla città di Napoli come modo di rimanere in adesione alla dimensione di tipo “ soddisfatti”mantenendo un totale controllo della propria vita  per non dovere mutare le proprie convinzioni come forma di intolleranza verso le idee e persone divergenti come parametro presente nella dimensione di forte evitamento dell'incertezza.

Il testo esorta nel non parlare di questa città soltanto per fare pagare dei costi molti elevati alla faccia positiva collettiva della città. Questo modo di fare è percepito come una minaccia insopportabile. Il territorio di Napoli è trasformato come una “ malattia” incurabile, in altre parole le persone sono nate e cresciute in un contesto di tipo “ vincolato” e anche “ collettivismo” perché si enfatizza l'appartenenza allo stesso “ in-group”. Difatti si mette in evidenza come sia difficile passare da una dimensione di tipo “ vincolati” ad una dimensione di tipo “ soddisfatti”.

Mediterraneità e italianità: una storia ancora tutta da raccontare

Edoardo Natale 

Introduzione: il concetto di “ Mediterraneità” 

Quando si parla di cultura del mediterraneo si corre il rischio in questo dato periodo storico di compiere da una parte un'operazione di assimilazione  culturale di tipo coloniale con una volontà di collocare insieme storie e vicende umane profondamente diverse. Questo rischio è molto presente quando si parla di studi sul mediterraneo in chiave economica o diplomatica. Un'operazione molto più affascinante sarebbe quella di rivisitare il concetto di “ mediterraneità” alla luce di un approccio antropologico per capire quale sia il senso profondo dello “star al mondo” presente in questa data area culturale con l'intento di capire piuttosto che di classificare le genti e i loro gesti.

Qualità degli italiani per Papini

Edoardo Natale

L'Italia, nella descrizione di Papini, risulta un paese piccolo, povero, misero, sciupato, decaduto. La sua popolazione sembra essere inquieta, volubile, riottosa, scettica e portata alla violenza.

Questo lavoro prende spunto da un lavoro di Papini intitolato “superiorità italiana. Questo titolo implica dall'inizio una competizione tra le nazioni come modo di guadagnare o potenziare “faccia positiva” ( desiderio di riconoscimento) all'interno del concerto delle nazioni. Quindi il concetto di globalizzazione inteso come competizione tra le nazioni trova già una sua ragion d'essere sin dall'inizio del Novecento. Papini ci parla di una “ nostra Italia” nel testo come se il paese conferisse una forma di “innata o automatica” appartenenza ai propri cittadini senza per questo creare da parte dello Stato una forma di contropartita con un “ noi di tipo coscienzioso” come tipico modo di aderire pienamente alla dimensione culturale di tipo “ collettivo”. Insomma i cittadini sentono la terra come responsabile del loro destino mentre lo Stato non sente questo “ noi coscienzioso” verso i suoi cittadini. Nella descrizione di Papini vediamo come gli altri paesi siano “ grossi, grassi” o imperi “ potenti e prepotenti” . Questo è un modo di rappresentare gli altri paesi che suggerisce un grado di imposizione notevole da parte di Papini nel volere fare pagare costi elevati al bisogno di faccia negativa degli altri paesi.

L'Italia, nella descrizione di Papini, risulta un paese piccolo, povero, misero, sciupato, decaduto. La sua popolazione sembra essere inquieta, volubile, riottosa, scettica e portata alla violenza.

"Poveri italiani" di Giovanni Papini

Edoardo Natale

Analisi culturale del testo “ Poveri italiani” di Giovanni Papini tratto dal libro "Le felicità dell'infelice" pubblicato da Vallecchi Editore di Firenze, 1956.
Il libro è stato ristampato nel 2006 da Edizioni di storia e letteratura. 

Questo brano si ritrova nelle pagine 80-81 del libro Le Felicità dell'infelice.

Questo brano consente di analizzare i comportamenti collettivi di tanti italiani individuati da Papini in contraddizione con l'idea ricorrente nella storia d'Italia di paese sostanzialmente povero. Questa rappresentazione degli Italiani come “poveri” rientra in una forma di auto-definizione come aderente alla dimensione culturale di tipo “ costrizione” perché prevale un sentimento di abbandono  nel mio vivere quotidiano come conseguenza di una impossibilità di aver il mio destino nelle mie mani in termini di spazio temporale a lungo termine. Il mio destino si racchiude nella possibilità di essere “ soddisfatto” all'interno di una cornice temporale di breve termine con delle azioni come ad esempio l'abitudine di spendere tanti miliardi per trasformare in cenere il tabacco. In altri termini fumare consente di aderire all'idea che spendere soldi per i consumi nella vita sociale rappresenta un comportamento importante per vivere la propria vita. Lo stesso bisogno di spostarsi in macchina rientra nella possibilità di aver un maggiore controllo della propria vita come modalità di aderire alla dimensione di tipo “ soddisfatti”.

Analisi sulla Rivoluzione culturale per salvare l'umanità di Serge Latouche

Edoardo Natale

Partendo da un articolo intitolato “Una rivoluzione culturale per salvare l'umanità” di Serge Latouche si cercherà di adoperare con un approccio qualitativo il quadro di riferimento offerto dalla  dimensione culturale all'interno del lavoro di Geert Hofstede. Partendo dall'idea che compiere una tale rivoluzione culturale significa volere offrire strumenti conoscitivi ad un numero maggiore persone si rientra in pieno nella dimensione di tipo “collettivismo” e di “ debole evitamento dell'incertezza” in termini di dimensione culturale. Purtroppo, la globalizzazione neo-liberale spinge le persone verso una chiusura in se stessi in linea con un aumento della dimensione di tipo “ individualismo”. Latouche sostiene che siamo “ arrivati ad un punto che non si può continuare su questa strada” mettendo in rilievo come l'umanità segua delle indicazioni come se fossero modi universali di comportamento in sintonia con un orientamento temporale a breve termine.

La legge di stabilità di Renzi per il 2016

Edoardo Natale

La legge di stabilità del 2016 denominata “ l'Italia con il segno più” enfatizza il bisogno del governo  di avere con sé gli elementi della società che credono nel racconto del premier creando un “in-group” forte di fronte ad un'Italia con il segno meno. Il governo compie l'errore di separare gli italiani piuttosto che portare tutti nella direzione di un segno “più”. Di fatto si crea una frattura tra chi crede nel racconto del paese di Renzi e chi invece crede nella realtà effettiva della vita quotidiana. Nella presentazione del Premier viene utilizzato come prima slide una foto proveniente da Expo come testimonianza di un'Italia con il segno “più” in piena sintonia con quella cultura detta di tipo “ monumentalistica” o dell'evento in Italia per ridurre a misero sfondo la realtà di ogni giorno della stragrande maggioranza della popolazione italiana. Le parole chiavi di Renzi sono da elencare come una richiesta di un'Italia più forte, più semplice, più orgogliosa e più giusta.

Cosa nasconde la questione del velo: la non fiducia reciproca

Edoardo Natale

Credere che le persone che sono venute a vivere in Europa siano venute in questo continente perché fossero “innamorate” della cultura europea  è come pensare che ogni vostro incontro con un italiano vi porterà a conoscere Dante, Boccaccio o Petrarca oppure se ogni incontro con un cittadino francese vi porterà a conoscere tutta la storia della nazione francese. Per me in questo dibattito ci sono sia degli equivoci che delle contraddizioni di notevole rilievo in questo “falso” dibattito. La prima contraddizione per l’Europa è dovuta ad un modello economico liberista che richiede una malleabilità delle persone affinché possano essere più flessibili all’interno del mercato del lavoro, ma con un sentimento di impreparazione e di debolezza davanti alla richiesta identitaria delle popolazioni europee e la presunta identità “omogenea” dei nuovi migranti. La questione del velo che si trova di nuovo al centro del dibattito politico francese, dopo l’approvazione da parte del governo belga del divieto di indossare il Jihab nello spazio pubblico.

Modi di dire: Non essere un pozzo di scienza

Edoardo Natale

I modi di dire sono delle finestre per guardare all'interno di una data comunità di parlanti.

Se prendo ad esempio, l'espressione “ non essere un pozzo di scienza” possiamo intuire il ruolo di profondità correlato alla nozione di sapere. In questo caso la nozione di scienza è intesa come capacità astratta di sapere fare e di detenzione di conoscenze specifiche.
Nella cultura popolare italiana, il pozzo è inteso come il luogo fisico dove difficilmente si può rinvenire la materia più importante del contadino ossia l'acqua.
Quindi il parallelismo tra l'acqua e la scienza fa capire la necessità di raggiungere la profondità del pozzo per raggiungere difficilmente questa profondità del sapere.

La scienza nell'immaginario collettivo viene rappresentata in maniera astratta perché non fa parte della vita quotidiana della stragrande maggioranza della popolazione.
Ulteriore aspetto da tenere in considerazione nell'espressione “ non essere un pozzo di scienza” è la presenza della figura retorica della litote ossia la capacità di dire mitigando l'atto di minaccia per la faccia di chi riceve questa espressione. Questo procedimento di de-enfatizzazione è molto presente nello stile interazionale italiano, il quale tende a gravitare tra la considerazione e la non-considerazione per il suo interlocutore.

Mario Balotelli come il presidente Obama

Edoardo Natale

Mario Balotelli è il simbolo dell'Italia de-etnicizzata e de-provincializzata. Che piaccia o meno le cose stanno così. Il ruolo ricoperto dalla figura del presidente Obama nel raffigurare nuovamente il sogno americano viene ricoperto in Italia dalla figura del giocatore Mario Balotelli., ovvero Balotelli si può definire come il volano di un'altra Italia possibile dove si è italiano per cittadinanza di suolo e non per diritto di sangue.

La sua persona incarna quell'attimo di riflessione prima di aderire in modo spontaneo e fideistico con la squadra nazionale di calcio. Questa riflessione è insita nell'aspetto esteriore del giocatore permettendo una riformulazione benefica del patto identificativo tra Italiani e la propria squadra nazionale.

La figura di Balotelli diventa catalizzatore e integratore presso i tanti giovani neo-italiani “de facto” ma non di “lex”, i quali cercano dei significati per aderire ad una nuova comunità culturale e linguistica. Balotelli offre questa possibilità di proiezione delle proprie ansie e aspirazioni verso un futuro possibile con gli italiani di discendenza diretta.

Tuttavia Balotelli come giocatore di calcio,figura mitologica di tempi nostri, riporta in auge alcuni tratti peculiari della cultura italiana tramite ad esempio il concetto di “perdono” applicato al suo comportamento sregolato e privo di consapevolezza per le conseguenze delle sue azioni. “Tanto son giovani” è un modo di dire e di pensare tipico dell'adulto italiano che tende a coprire gli errori dei giovani. Questo comportamento è stato adoperato a pieno con Balotelli diventando l'Obama calcistico di un paese pieno di difetti ma capace di sorvolare su sregolatezze compiute dall'estro del genio.

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