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La vita sta cambiando pelle

Edoardo Natale

Natale Edoardo: Linguista, docente di lingua italiana alla Chongqing University (Cina)

Il sonno dell'Europa cittadina

Europa origini

Edoardo Natale

La vicenda della catalogna ha rappresentato un momento di speranza per un risveglio della cittadinanza europea. Questo mio pensiero nasce da questa riflessione: Gli Stati-Uniti e l'Asia sono i motori dell'Economia e dell'autoritarismo politico mentre l'Europa rimane senza una identità definita.

La mia tesi è quella di sostenere il bisogno di far ripartire un concetto di cittadinanza dinamico e vicino alle istanze delle persone per fare rinascere quella speranza persa dopo quasi dieci anni di crisi economica che ovviamente nasconde bene la sua vera portata nel ridisegnare un nuovo mondo dove la disoccupazione di massa e il populismo troveranno la loro ragion d'essere.

Una cittadinanza attiva e coinvolta nelle vicende locali deve essere salutato come un atto di speranza di buona salute di una popolazione desiderosa di riprendere il suo destino in mano.

Cina, il diario dallo smog

«Coprifuoco» per troppo inquinamento Cronaca di una giornata a Pechino tra mascherine, filtri domestici e divieti

dal nostro corrispondente Guido Santevecchi

PECHINO Questa mattina non si sente il rumore dei tubi d’acciaio dal grande cantiere a duecento metri da casa dove stanno costruendo a ritmi forzati l’ennesimo quadrilatero di palazzoni (e questo potrebbe non dispiacere). Silenzio anche dalla scuola elementare all’angolo, il parco giochi è deserto. E qui si capisce che qualcosa non va a Pechino, perché oggi non è festa. Il blocco dei cantieri, la chiusura delle scuole, lo stop a metà delle auto, a tutti i camion sono scritti nell’Allarme Rosso per l’ondata di smog, il primo nella storia della capitale cinese.

Le dimensioni culturali degli slogan di Matteo Salvini

Edoardo Natale

In questo articolo cercherò di analizzare le dimensioni culturali presenti negli annunci propagandistici di Matteo Salvini per cogliere uno spaccato sociale importante del modo di pensare di tanti italiani, soprattutto residenti nel nord dell'Italia. Questi annunci sono tratti dal sito web di Matteo Salvini ( www.matteosalvini.eu) dove gli annunci del Leader vengono suddivisi in due categorie, vale a dire in messaggi legati all'Italia e in modo particolare alla popolazione del nord del paese; altri messaggi invece sono concentrati sul tema dell'Europa. In questo modo si rende subito chiaro la presenza di opinioni dettate dal proprio “in-group” di riferimento come parametro tipico di una società di tipo “ collettivista” come quella italiana dove si enfatizza spesso un'appartenenza di tipo “in-group” versus un “out-group” delle persone. Volendo iniziare ad analizzare i messaggi del Leader della Lega abbiamo il seguente messaggio dove si sostiene che “ Unione sovietica europea è una gabbia da cui prima usciamo e meglio sarà per tutti”.

La leghizzazione dell'Italia e le sue conseguenze

Edoardo Natale

Da abile stratega della comunicazione, Renzi si è scelto come oppositore mediatico il leader della Lega Matteo Salvini con il consenso-assenso del sistema mediatico-editoriale italiano e dello stesso Salvini. Quest'ultimo raffigura perfettamente la figura di oppositore rumoroso ma politicamente insignificante e, a parere mio, culturalmente devastante.

Renzi sa benissimo che la comunicazione efficace ha bisogno di un nemico per rendere tutti i suoi atti linguistici pubblici votati verso la sconfitta dell'oppositore, il quale deve sembrare irrazionale e poco affidabile\competente come uomo politico con velleità di governo. La scelta dell'oppositore, in questo caso di Salvini, è funzionale alla diade ricercata da Renzi, in cui Grillo è inteso come l'oppositore troppo graffiante e sovversivo, vale a dire scarsamente funzionale allo schema comunicativo ideato da Renzi. Salvini rappresenta nello schema di Renzi tutte le paure degli italiani che vengono condensate nei tanti “non” della Lega come quello dell'Europa, all'euro, agli immigrati. In pratica, il leader che porterebbe l'Italia in un totale isolamento e pertanto consente a Renzi di rinsaldare la sua leadership per un arco temporale a medio-lungo termine.

Jammo jà di Nino D'Angelo analisi linguistica: il testo esorta ad un cambiamento collettivo per consentire un “futuro” alla popolazione meridionale

Edoardo Natale 

Quali dimensioni culturali in “ Jammo jà” 

In questo testo possiamo osservare sin dall'inizio una forte richiesta di tipo “ collettivismo” attraverso un'adesione ad una dimensione del vivere incentrata sul bisogno di badare a se stesso per potere raggiungere una dimensione del proprio vivere in adesione ad una dimensione di tipo “ individualismo”. La canzone esalta la laboriosità delle persone come tratto prevalente della popolazione meridionale. In questo caso forse si fa ricorso probabilmente alla tradizione contadina del mezzogiorno che ha sempre “sudato” molto per ottenere magri risultati. La cultura contadina è profondamente fondata sull'idea di badare a se stessi e ai membri della propria famiglia come tratto di una identità ancorata ad un forte “individualismo” ed “ evitamento dell'incertezza” tramite la ripetizione perenne del proprio lavoro. Al contrario, la vita di città è sicuramente più legata ad elementi di “collettivismo” in quanto luogo di creazione di alleanze nel mezzogiorno.

Le dieci virtù di Alain de Botton alla luce delle dimensioni culturali

Edoardo Natale

La prima virtù menzionata da Alain de Botton è la resilienza. Questo concetto proveniente dal mondo psicologico implica la capacità di superare una ferita intima per vivere pienamente la propria vita. Quindi De Botton adopera un concetto di tipo individuale come concetto da adoperare per accettare la società. In altre parole potremmo dire che la resilienza consente di accettare l'inaccettabile che incontriamo nella nostra vita. La sua collocazione come prima virtù per vivere nel mondo moderno fa intendere una profonda adesione da parte di De Botton ad una dimensione culturale di tipo “ vincolati” perché le cose non dipendono dal mio volere e poche persone possono dirsi felice in questo mondo.

La seconda virtù elencata da De Botton è l'empatia intesa come capacità di aumentare una dimensione culturale di tipo “ collettivismo” con una capacità ad enfatizzare l'appartenenza alla categoria “ essere umani”. L'empatia va intesa come la capacità di capire gli altri e di guardare a se stesso con onestà come abilità che aumenta nella società una dimensione culturale di “debole evitamento dell'incertezza” perché si riesce a vivere con tolleranza il comportamento e le idee degli altri.

Dopo l'empatia troviamo la pazienza come virtù menzionata per la sua utilità per affrontare la vita moderna. La pazienza come l'empatia è in sintonia con una dimensione culturale di “ debole evitamento dell'incertezza” per potere accettare la vita così come viene, con tranquillità e poco stress. La pazienza rappresenta un modo di aumentare la nostra tolleranza verso le altre persone. Questo è un comportamento in linea con un orientamento temporale a lungo termine dove una persona brava si adatta alle circostanze e cerca di vivere con tranquillità.

Analisi culturale del testo “ Nu napoletano” di Nino D'Angelo

Edoardo Natale

Il testo della canzone “ Nu napoletano” mi pare un ottimo corpus per analizzare le dimensioni culturali presenti nel racconto della città di Napoli. Il testo della canzone inizia con  “ Ma tu ch' saj, tu chi sì ca parl 'e Napule?  “ inteso come prassi molto diffusa nel contesto italiano di parlare di Napoli senza veramente conoscere la. L'espressione “ tu chi si?” rappresenta un atto linguistico tipico di una cultura che vede l'altro come membro “ out-group” e quindi poco legittimato per parlare di un altro “ in-group”. Questo comportamento di non vedere le persone come individui ma come membri di “gruppi” è un tratto comune in una società di tipo “ collettivismo”. Tu non sei come me è questo è un altro modo di enfatizzare la non appartenenza territoriale. Il testo mette in avanti come tante persone si limitano ad ascoltare storie sulla città di Napoli come modo di rimanere in adesione alla dimensione di tipo “ soddisfatti”mantenendo un totale controllo della propria vita  per non dovere mutare le proprie convinzioni come forma di intolleranza verso le idee e persone divergenti come parametro presente nella dimensione di forte evitamento dell'incertezza.

Il testo esorta nel non parlare di questa città soltanto per fare pagare dei costi molti elevati alla faccia positiva collettiva della città. Questo modo di fare è percepito come una minaccia insopportabile. Il territorio di Napoli è trasformato come una “ malattia” incurabile, in altre parole le persone sono nate e cresciute in un contesto di tipo “ vincolato” e anche “ collettivismo” perché si enfatizza l'appartenenza allo stesso “ in-group”. Difatti si mette in evidenza come sia difficile passare da una dimensione di tipo “ vincolati” ad una dimensione di tipo “ soddisfatti”.

Mediterraneità e italianità: una storia ancora tutta da raccontare

Edoardo Natale 

Introduzione: il concetto di “ Mediterraneità” 

Quando si parla di cultura del mediterraneo si corre il rischio in questo dato periodo storico di compiere da una parte un'operazione di assimilazione  culturale di tipo coloniale con una volontà di collocare insieme storie e vicende umane profondamente diverse. Questo rischio è molto presente quando si parla di studi sul mediterraneo in chiave economica o diplomatica. Un'operazione molto più affascinante sarebbe quella di rivisitare il concetto di “ mediterraneità” alla luce di un approccio antropologico per capire quale sia il senso profondo dello “star al mondo” presente in questa data area culturale con l'intento di capire piuttosto che di classificare le genti e i loro gesti.

Qualità degli italiani per Papini

Edoardo Natale

L'Italia, nella descrizione di Papini, risulta un paese piccolo, povero, misero, sciupato, decaduto. La sua popolazione sembra essere inquieta, volubile, riottosa, scettica e portata alla violenza.

Questo lavoro prende spunto da un lavoro di Papini intitolato “superiorità italiana. Questo titolo implica dall'inizio una competizione tra le nazioni come modo di guadagnare o potenziare “faccia positiva” ( desiderio di riconoscimento) all'interno del concerto delle nazioni. Quindi il concetto di globalizzazione inteso come competizione tra le nazioni trova già una sua ragion d'essere sin dall'inizio del Novecento. Papini ci parla di una “ nostra Italia” nel testo come se il paese conferisse una forma di “innata o automatica” appartenenza ai propri cittadini senza per questo creare da parte dello Stato una forma di contropartita con un “ noi di tipo coscienzioso” come tipico modo di aderire pienamente alla dimensione culturale di tipo “ collettivo”. Insomma i cittadini sentono la terra come responsabile del loro destino mentre lo Stato non sente questo “ noi coscienzioso” verso i suoi cittadini. Nella descrizione di Papini vediamo come gli altri paesi siano “ grossi, grassi” o imperi “ potenti e prepotenti” . Questo è un modo di rappresentare gli altri paesi che suggerisce un grado di imposizione notevole da parte di Papini nel volere fare pagare costi elevati al bisogno di faccia negativa degli altri paesi.

L'Italia, nella descrizione di Papini, risulta un paese piccolo, povero, misero, sciupato, decaduto. La sua popolazione sembra essere inquieta, volubile, riottosa, scettica e portata alla violenza.

"Poveri italiani" di Giovanni Papini

Edoardo Natale

Analisi culturale del testo “ Poveri italiani” di Giovanni Papini tratto dal libro "Le felicità dell'infelice" pubblicato da Vallecchi Editore di Firenze, 1956.
Il libro è stato ristampato nel 2006 da Edizioni di storia e letteratura. 

Questo brano si ritrova nelle pagine 80-81 del libro Le Felicità dell'infelice.

Questo brano consente di analizzare i comportamenti collettivi di tanti italiani individuati da Papini in contraddizione con l'idea ricorrente nella storia d'Italia di paese sostanzialmente povero. Questa rappresentazione degli Italiani come “poveri” rientra in una forma di auto-definizione come aderente alla dimensione culturale di tipo “ costrizione” perché prevale un sentimento di abbandono  nel mio vivere quotidiano come conseguenza di una impossibilità di aver il mio destino nelle mie mani in termini di spazio temporale a lungo termine. Il mio destino si racchiude nella possibilità di essere “ soddisfatto” all'interno di una cornice temporale di breve termine con delle azioni come ad esempio l'abitudine di spendere tanti miliardi per trasformare in cenere il tabacco. In altri termini fumare consente di aderire all'idea che spendere soldi per i consumi nella vita sociale rappresenta un comportamento importante per vivere la propria vita. Lo stesso bisogno di spostarsi in macchina rientra nella possibilità di aver un maggiore controllo della propria vita come modalità di aderire alla dimensione di tipo “ soddisfatti”.

Analisi sulla Rivoluzione culturale per salvare l'umanità di Serge Latouche

Edoardo Natale

Partendo da un articolo intitolato “Una rivoluzione culturale per salvare l'umanità” di Serge Latouche si cercherà di adoperare con un approccio qualitativo il quadro di riferimento offerto dalla  dimensione culturale all'interno del lavoro di Geert Hofstede. Partendo dall'idea che compiere una tale rivoluzione culturale significa volere offrire strumenti conoscitivi ad un numero maggiore persone si rientra in pieno nella dimensione di tipo “collettivismo” e di “ debole evitamento dell'incertezza” in termini di dimensione culturale. Purtroppo, la globalizzazione neo-liberale spinge le persone verso una chiusura in se stessi in linea con un aumento della dimensione di tipo “ individualismo”. Latouche sostiene che siamo “ arrivati ad un punto che non si può continuare su questa strada” mettendo in rilievo come l'umanità segua delle indicazioni come se fossero modi universali di comportamento in sintonia con un orientamento temporale a breve termine.

La legge di stabilità di Renzi per il 2016

Edoardo Natale

La legge di stabilità del 2016 denominata “ l'Italia con il segno più” enfatizza il bisogno del governo  di avere con sé gli elementi della società che credono nel racconto del premier creando un “in-group” forte di fronte ad un'Italia con il segno meno. Il governo compie l'errore di separare gli italiani piuttosto che portare tutti nella direzione di un segno “più”. Di fatto si crea una frattura tra chi crede nel racconto del paese di Renzi e chi invece crede nella realtà effettiva della vita quotidiana. Nella presentazione del Premier viene utilizzato come prima slide una foto proveniente da Expo come testimonianza di un'Italia con il segno “più” in piena sintonia con quella cultura detta di tipo “ monumentalistica” o dell'evento in Italia per ridurre a misero sfondo la realtà di ogni giorno della stragrande maggioranza della popolazione italiana. Le parole chiavi di Renzi sono da elencare come una richiesta di un'Italia più forte, più semplice, più orgogliosa e più giusta.

Cosa nasconde la questione del velo: la non fiducia reciproca

Edoardo Natale

Credere che le persone che sono venute a vivere in Europa siano venute in questo continente perché fossero “innamorate” della cultura europea  è come pensare che ogni vostro incontro con un italiano vi porterà a conoscere Dante, Boccaccio o Petrarca oppure se ogni incontro con un cittadino francese vi porterà a conoscere tutta la storia della nazione francese. Per me in questo dibattito ci sono sia degli equivoci che delle contraddizioni di notevole rilievo in questo “falso” dibattito. La prima contraddizione per l’Europa è dovuta ad un modello economico liberista che richiede una malleabilità delle persone affinché possano essere più flessibili all’interno del mercato del lavoro, ma con un sentimento di impreparazione e di debolezza davanti alla richiesta identitaria delle popolazioni europee e la presunta identità “omogenea” dei nuovi migranti. La questione del velo che si trova di nuovo al centro del dibattito politico francese, dopo l’approvazione da parte del governo belga del divieto di indossare il Jihab nello spazio pubblico.

Modi di dire: Non essere un pozzo di scienza

Edoardo Natale

I modi di dire sono delle finestre per guardare all'interno di una data comunità di parlanti.

Se prendo ad esempio, l'espressione “ non essere un pozzo di scienza” possiamo intuire il ruolo di profondità correlato alla nozione di sapere. In questo caso la nozione di scienza è intesa come capacità astratta di sapere fare e di detenzione di conoscenze specifiche.
Nella cultura popolare italiana, il pozzo è inteso come il luogo fisico dove difficilmente si può rinvenire la materia più importante del contadino ossia l'acqua.
Quindi il parallelismo tra l'acqua e la scienza fa capire la necessità di raggiungere la profondità del pozzo per raggiungere difficilmente questa profondità del sapere.

La scienza nell'immaginario collettivo viene rappresentata in maniera astratta perché non fa parte della vita quotidiana della stragrande maggioranza della popolazione.
Ulteriore aspetto da tenere in considerazione nell'espressione “ non essere un pozzo di scienza” è la presenza della figura retorica della litote ossia la capacità di dire mitigando l'atto di minaccia per la faccia di chi riceve questa espressione. Questo procedimento di de-enfatizzazione è molto presente nello stile interazionale italiano, il quale tende a gravitare tra la considerazione e la non-considerazione per il suo interlocutore.

Mario Balotelli come il presidente Obama

Edoardo Natale

Mario Balotelli è il simbolo dell'Italia de-etnicizzata e de-provincializzata. Che piaccia o meno le cose stanno così. Il ruolo ricoperto dalla figura del presidente Obama nel raffigurare nuovamente il sogno americano viene ricoperto in Italia dalla figura del giocatore Mario Balotelli., ovvero Balotelli si può definire come il volano di un'altra Italia possibile dove si è italiano per cittadinanza di suolo e non per diritto di sangue.

La sua persona incarna quell'attimo di riflessione prima di aderire in modo spontaneo e fideistico con la squadra nazionale di calcio. Questa riflessione è insita nell'aspetto esteriore del giocatore permettendo una riformulazione benefica del patto identificativo tra Italiani e la propria squadra nazionale.

La figura di Balotelli diventa catalizzatore e integratore presso i tanti giovani neo-italiani “de facto” ma non di “lex”, i quali cercano dei significati per aderire ad una nuova comunità culturale e linguistica. Balotelli offre questa possibilità di proiezione delle proprie ansie e aspirazioni verso un futuro possibile con gli italiani di discendenza diretta.

Tuttavia Balotelli come giocatore di calcio,figura mitologica di tempi nostri, riporta in auge alcuni tratti peculiari della cultura italiana tramite ad esempio il concetto di “perdono” applicato al suo comportamento sregolato e privo di consapevolezza per le conseguenze delle sue azioni. “Tanto son giovani” è un modo di dire e di pensare tipico dell'adulto italiano che tende a coprire gli errori dei giovani. Questo comportamento è stato adoperato a pieno con Balotelli diventando l'Obama calcistico di un paese pieno di difetti ma capace di sorvolare su sregolatezze compiute dall'estro del genio.

Che cos'è l'antropologia linguistica?

Edoardo Natale

L'invenzione dell'antropologia linguistica risale al 19 diciannovesimo secolo negli Stati Uniti dove nascono alcuni paradigmi di ricerca: emerge l'idea di Boaz del linguaggio come codice essenziale in quanto ci permette di avere una finestra sul mondo. L'antropologia vede nel linguaggio una modalità di accesso a quella parte invisibile nell'umano. Dopo, giunge un nuovo paradigma: il linguaggio come azione, e come forma di organizzazione della società.

Lo studio degli Speech events o eventi linguistici come indicatori del linguaggio pensato come azione. Da qui, esce fuori l'analisi conversazionale, la quale vede la conversazione come fare sociale. Il linguaggio viene visto come elemento dinamico e non come un mondo già prestabilito, piuttosto fa parte di un mondo sociale. Quindi, possiamo quasi vedere un'analisi sociale tramite l'impiego del linguaggio.

L'idea dell'etnopragmatica nasce dal desiderio dall'incontro di due pratiche culturali, ossia l'idea dell'etno dall'etnografia della comunicazione, ma anche dall'idea di etnoteoria, ossia la modalità di studiare un gruppo sociale di individui in una data comunità ma ricollegandosi all'idea di persona, alla teoria della propria vita sociale, come viene espresso dall'espressione inglese "what we are about". Questo approccio antropologico al nostro essere sociale conferisce una modalità di indagare sul come le persone si pensano, si vedono e si percepiscono all'interno di una comunità.

Geertz e Mauss hanno introdotto il concetto del "le moi", diventato dopo concetto di persona come maschera. Quindi, un ruolo importante riveste l'etnoteoria dell'azione, in quanto ogni cultura ha dei modi concreti e veri di capire come "essere al mondo".

Lo zaino

Edoardo Natale

Il cassetto dello zaino come artefatto culturale italiano: ossia come si media tra lo studente e lo spazio dello studio

Un'altra osservazione di tipo culturale nel mondo universitario italiano è la presenza in molti atenei di questi cassetti depositi per gli zaini degli studenti. A prima vista si potrebbe dire cosa c'entra il cassetto dello zaino nello spazio della biblioteca con un'analisi di tipo culturale? Questo oggetto rientra in pieno nei miei interessi in quanto si trova a mediare il rapporto tra il proprio momento dedicato allo studio e l'istituzione che offre questa possibilità, ossia l'università in questo caso.

In altri termini, lo studente che intende recarsi in biblioteca è costretto a non portare con sé il proprio zaino di studio e di conseguenze tante cose utili per agevolare il proprio studio in quanto l'istituzione universitaria non ha fiducia o non si fida abbastanza del comportamento del suo maggiore e reale utente , vale a dire lo studente come una persona capace di responsabilità e non certo di atteggiamenti furtivi all'interno della biblioteca. Anche in questo caso si riproduce lo scarso senso di responsabilità presente nelle istituzioni italiane che detengono il potere e quelli che usufruiscono dei servizi, ossia i giovani. In conclusione, vorrei sostenere che questo cassetto deposito dello zaino rappresenta un esempio illuminante di artefatto burocratico e quindi culturale tutto italiano.

Schegge d’Italia: La cultura dell’impiegato in Italia

Edoardo Natale

L'analisi del comportamento fenomenologico dell'impiegato italiano si divide in due categorie: quella di chi si sente il padrone dell'ufficio e del mondo burocratico e quelli che inseguono il collega che appartiene alla prima categoria. Questa riflessione è il frutto di un'osservazione partecipata all'interno di un ufficio universitaria di un ateneo di piccole dimensioni situato nel centro nord dell'Italia.

Volendo partire dalla prima categoria di impiegati possiamo dire che sembrano delle persone molto soddisfatte di se stesse e di come gestiscono  la loro vita. In altri termini, queste persone danno l'impressione di aver posto la centralità del proprio vivere all'ambito del privato a discapito del vivere professionale, inteso come ambito pubblico della propria persona.

L'altra categoria d'impiegati è quella rappresentata dalla figura dell'impiegato sempre affannato che insegue sempre qualche collega  che sembra saperne di più oppure che si trova maggiormente implicato nei processi decisionali. Questa categoria di impiegati vive la condizione di chi sacrifica la qualità del proprio vivere privato in quanto è ansioso del proprio andamento lavorativo ma allo stesso tempo la sua condizione professionale non è delle migliori perché non riesce a dare il meglio del suo potenziale in quanto sempre teso tra quello che vorrebbe fare lui e quello che gli altri fanno perché incapace di sapere quello che ci si aspetta da lui.

L’Italia: ossia un paese in contraddizione con se stesso

Edoardo Natale

Il caso Italia rimane emblematico per via della sua incapacità di uscire dalle sue notorie contraddizioni che rendono questo paese anomalo. La presenza di un sentimento di chiusura verso lo straniero non ha ragione di esistere in un paese da sempre attraversato dalla necessità dell'altro sia in termini economici con l'esportazione cosi come  con l'apporto  di tipo culturale avvenuto tramite il numero elevato di traduzione come necessità per rivitalizzare il dibattito delle idee interiore, il quale è spesso apparso  mortificato dal formalismo accademico e dalle posizioni di status quo presenti dentro ad ogni discorso definibile come saldamente "italiano".

Ho aperto una parentesi sulla xenofobia provinciale dell'Italia perché non vorrei che un giorno in Europa la gente si svegliasse e scoprisse che l'Italia era diventata terra di razzismo senza che nessuno se ne rendesse conto (come per la Grecia a proposito del suo dissesto economico). E ben chiaro che in Europa quello che succede all'interno di ogni paese non fa che riguardare la vita interiore degli stati e che pertanto nessuno è tenuto a forme varie di ingerenze nei riguardi di un'altra nazione. Occorre precisare che nessun paese europeo riesce a vivere questo momento storico con quella relativa forza di elaborazione di un pensiero ricco e critico del mondo odierno.

Il male francese

Edoardo Natale

Il male francese: accettare che la sua identità passa attraverso un fantasma tutto africano

La Francia ha bisogno dell'Africa per riprodurre la sua idea di "potenza" modello nel campo sociale  e culturale. Questa affermazione nasconde una verità scomoda per la Francia, ossia che la riproduzione del modello politico e culturale passa attraverso il riconoscimento implicito o esplicito da parte dei migranti africani intesi come maghrebini e africani sub-sahariani. Questi stranieri hanno in comune la conoscenza della lingua francese (almeno delle buone nozioni) ma soprattutto sono attratti dal modello sociale ed implicitamente culturale della Francia di stampo protettore in ambito sociale ed assimilazionista nel campo culturale. La presenza di persone straniere in Francia, di cultura non francofona, rende chiaro il senso di estraneità di queste persone al sistema sociale e culturale francese, basti pensare ai tanti portoghesi o polacchi (senza citare i tanti studenti stranieri che non fanno la CAF perché non la conoscono) che non sono certamente in Francia per godere delle prestazioni sociali del paese. All'opposto,  le popolazione migranti provenienti dall'Africa francofona sembrano essere attratti da questo modello di vita come l'unico paradigma degno di interesse in Francia.

Ovviamente la storia pregressa di assistenzialismo come nel caso algerino o di desiderio di ricongiungimento alla Francia "metropolitaine" da parte dei cittadini dell'Africa sub-sahariani sono tutte spiegazioni logiche e parzialmente corrette. Parzialmente  corrette perché solo dall'affrancamento da questi sentimenti di infantilismo culturale e sociale ci sarà una via di uscita sia per questi migranti cosi come  per le proprie patrie perdute.

Le “Mille” Italie: storia culturale della sfaldatura italiana

Edoardo Natale

L''Italia si definisce come una terra di città, ognuna legata intimamente al proprio contado in un nodo di identità e di cultura civica comune, disposta ognuna a guardare sé come al centro di un mondo, come al centro del mondo. Questo tratto d'autonomia culturale, è presente e forte anche nei centri urbani del sud, ma con una consistenza minore.

Da tale condizione della città, il dialetto segna l'opera incancellabile di quei primitivi gruppi, e col dialetto varia di provincia in provincia non solo l'indole e l'umore, ma la cultura, la capacità, l'industria e l'ordine intero delle ricchezze. Questo fa che gli uomini non si possono facilmente staccare da quei loro centri naturali. "Chi in Italia prescinde da quest'amore delle patrie singolari, seminerà sempre nell'arena."Questa ipotesi di Cattaneo,che se contrasta radicalmente ad una via centralistica, si contrappone anche al regionalismo. In verità anche le Regioni non hanno maggior peso e spessore dello stato unitario, tranne casi rarissimi. È la città con il proprio contado, dunque si parla della provincia come vera e originale cellula storica del raggruppamento socio-territoriale italiana: da quest'analisi capiamo meglio del perché l'immigrazione di gruppi etnici estranei nella comunità territoriale locale viene a costituire prevalentemente una condizione di tensione o addirittura di conflitto e al tempo stesso anche una condizione caratterizzata da apparente tolleranza. Tutto ciò a causa della debolezza del sentimento d'appartenenza nazionale, accompagnati da sentimenti di appartenenza "localistica", l'accentuazione dei quali conduce a evidenziare i propri interessi particolari in contrasto con quelli di altri e a sottolineare le differenze piuttosto che la comunanza dei bisogni.

La teoria della prostituzionalizzazione della società

Edoardo Natale

Questa teoria della Prostituzionalizzazione (d'ora in avanti "teoria della P") è la diretta conseguenza dell'ideologia sociale presente nel mondo contemporaneo. La "teoria della P" serve nel consolidamento del modello economico liberista e precarizzante insito nella società di oggigiorno.

La mia premessa intende sostenere che il comportamento sociale delle persone inserite in date strutture professionali ed economiche devono impiegare ogni energia della propria vita per il successo economico della propria azienda che diventa in seguito quello della propria persona.  Tale modello professionale spinge, coscientemente o incoscientemente, a non avere/ricercare la disponibilità di tempo e di risorse mentali per vivere o investire all'interno di una relazione affettiva ed amorosa con una persona "cara" ed "altra" dal proprio sé.

Il potere di risvegliare la propria coscienza

Edoardo Natale

Quando intravedo quali sono gli intenti della Ministra della Pubblica Istruzione mi rendo sempre più conto dell'abisso culturale e sociale nel quale si trova inabissata l'Italia. Questa premessa nasce dal dibattito incentrato sulla realizzazione di graduatorie regionali per il personale insegnante per la scuola pubblica italiana. La mia critica si incentra sul fatto che fare delle graduatorie regionali senza fare dei concorsi per stabilizzare il personale docente nella scuola italiana è un modo "political correct" (traduzione non esistente in italiano) di sostenere una politica di reclutamento razzista e di estromissione nei confronti dei docenti meridionali costretti per svolgere il loro lavoro di lasciare il loro territorio per andare a supplire alle mancanze locali. Questo approccio è figlio della politica culturalmente chiusa della lega Nord, la quale vede nella diversità un attacco all'identità provinciale dei territori del nord, prigioniere di un modello di "star insieme" incapace di includere i tanti nuovi modi di star insieme presenti sul territorio. L'unico anti-corpo a questa situazione secondo la mia analisi è costituita dalla presenza dei figli dei immigrati presenti da numerosi in Italia.

Da dove viene la Lega?

Edoardo Natale

Figlia della frustrazione democristiana e del fisco oppressore dello stato, figlia di una cultura contadina chiusa al discorso del politichese, alleata contro il pagamento delle tasse. Sfrutta lo Stato come si è stati storicamente sfruttati dallo Stato. Tutto questo mondo culturale condiviso in modo omogeneo è diventato un peso molto forte all'interno di una classe politica italiana frantumata, divisa e dalle infinite "correnti".

La loro unità e semplicità verso il burocratese, il loro sentimento di essere "in-group" di fronte al resto del paese visto come "out-group", il loro dialetto come elemento di chiusura e non  ponte verso la comprensione della comunità locale. Invece, la Lega dovrebbe  impiegare il dialetto per facilitare i rapporti e non per chiudere in faccia il bisogno di interazione delle persone straniere con la popolazione locale.

La questione del velo

Edoardo Natale

Cosa nasconde la questione del velo: la non fiducia reciproca

Credere che le persone che sono venute a vivere in Europa siano venute in questo continente perché fossero "innamorate" della cultura europea  è come pensare che ogni vostro incontro con un italiano vi porterà a conoscere Dante, Boccaccio o Petrarca oppure se ogni incontro con un cittadino francese vi porterà a conoscere tutta la storia della nazione francese. Per me in questo dibattito ci sono sia degli equivoci che delle contraddizioni di notevole rilievo in questo "falso" dibattito. La prima contraddizione per l'Europa è dovuta ad un modello economico liberista che richiede una malleabilità delle persone affinché possano essere più flessibili all'interno del mercato del lavoro, ma con un sentimento di impreparazione e di debolezza davanti alla richiesta identitaria delle popolazioni europee e la presunta identità "omogenea" dei nuovi migranti.

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