Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Enzo Bianchi

Bianchi Enzo: priore di Bose

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: "Restituite a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”

BGL art collective, Artistique Feeling II, macchinario lancia banconote, 2008, Musée national des beaux-arts du Canada, Ottawa.

22 ottobre 2017
XXIX domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mt  22,15-21

In quel tempo 15 i farisei consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. 16 Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17 Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 18 Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19 Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20 Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». 21 Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Enzo Bianchi: così l'arte riunisce il Logos alla vita

Enzo Bianchi

Dobbiamo a Northrop Frye e al suo ormai celebre “Il grande codice. La Bibbia e la letteratura” la ragionata consapevolezza di come la Scrittura santa per ebrei e cristiani sia diventata nei secoli chiave di ispirazione e di interpretazione non solo della letteratura ma dell’intera cultura “occidentale”: la parte preponderante del patrimonio artistico, iconografico, letterario e culturale in senso lato dei paesi segnati dalla tradizione ebraico-cristiana risulta semplicemente incomprensibile se se ne ignorano i testi fondativi.

Enzo bianchi: la cena dei poveri

Safet Zec

di ENZO BIANCHI

Quando, con l’affermarsi della cristianità costantiniana, si cominciò a organizzare la carità, creando associazioni e luoghi in cui ospitare le persone senza casa, un grande padre della chiesa, per il quale i poveri erano veramente sacramento di Cristo, gridò in una sua predica: “Non create questi xenodocheía (case per gli stranieri)! Infatti, assegnando l’opera dell’ospitalità a istituzioni particolari, i cristiani perderanno l’abitudine di riservare un letto nella propria casa e di tenere il pane pronto per i poveri: le case dei cristiani cesseranno così di essere case cristiane!” (Giovanni Crisostomo, cit. in Ivan Illich, Il pervertimento del cristianesimo, Quodlibet, Macerata 2008, pp. 23-24). Ben presto questo processo si impose, dando frutti copiosi di carità nel passato come nell’oggi, e tuttavia questa esortazione di Giovanni Crisostomo dovrebbe perlomeno interrogarci o farci sperare nel giorno in cui ogni famiglia cristiana sarà capace di dare accoglienza e di far sedere alla propria tavola i poveri e gli stranieri, senza demandare troppo facilmente questa diaconia alle istituzioni create dalla chiesa.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Venite alle nozze!”

Theaster Gates, Soul Food, performance

15 ottobre 2017
XXVIII domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mt  22,1-14

In quel tempo 1 Gesù riprese a parlare con parabole e disse: 2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3 Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4 Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: «Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!». 5 Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6 altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7 Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8 Poi disse ai suoi servi: «La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9 andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». 10 Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11 Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. 12 Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?». Quello ammutolì. 13 Allora il re ordinò ai servi: «Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti». 14 Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Oggi San Giovanni 23esimo. Enzo Bianchi: Ho fiducia nel Signore

Auguste Rodin

Jesus - Rubrica La bisaccia del mendicante - Ottobre 2017
di ENZO BIANCHI

Sempre di più, lo confesso e non me ne vergogno, mi interrogo sulla fede, sulla mia fede e sulla fede dei cristiani. Che cos’è la fede? Secondo tutta la rivelazione ebraico-cristiana credere è mettere il piede sul sicuro, restare saldi, aderire a… Questa fede può nascere solo dall’ascolto (cf. Rm 10,17) di una parola di Dio che giunge al cuore umano e, nella forza dello Spirito santo, porta a rispondere: “Io aderisco, credo, ho fiducia nel Signore”. Affinché sia possibile accogliere questo dono di Dio, occorre solo avere un cuore aperto, esercitato alla fiducia negli altri, nella vita, nel futuro, un cuore non indurito dal callo della sfiducia.

Sì, la fede può innestarsi sulla fiducia umana! Proprio per questo nei vangeli troviamo delle affermazioni di Gesù che ci stupiscono e suonano paradossali. Si pensi a quando Gesù afferma apertamente di aver trovato più fede in un centurione pagano che in Israele (cf. Mt 8,10; Lc 7,9), il popolo dei credenti nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; o alle sue parole rivolte alla donna cananea, siro-fenicia: “Donna, grande è la tua fede!” (Mt 15,28). Per questo mi domando: qual è la mia fede? Sono disposto a fare un esame della mia fede, come chiede l’Apostolo Paolo ai cristiani di Corinto: “Esaminate voi stessi, se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete forse che Gesù Cristo abita in voi?”? La mia fede è “poca fede” (oligopistía: Mt 17,20)?, o e addirittura “mancanza di fede” (apistía: Mc 6,6; Mt 13,58), rendendomi così appartenente alla “generazione incredula” (Mc 9,19; Mt 17,17)? Se anche gli Undici restano increduli dopo aver incontrato Gesù risorto da morte, non sarò anch’io incredulo perché duro di cuore (cf. Mc 16,14)?

Enzo Bianchi: Francesco d'Assisi, una preghiera vivente

Henri Matisse

di ENZO BIANCHI

Inverno 1224-1225. Francesco d’Assisi è un uomo di poco più di quarant’anni, che ha vissuto secondo la forma del santo Vangelo. Il Signore gli aveva dato dei fratelli, ai quali consegnò una Regola che la Chiesa approvò, anche se continuava a ribadire che l’unica vera Regola è «osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo» (Regola Bollata 1). Quando la sua comunità è grande, nel 1220 egli rinuncia al governo dei fratelli ma non rinuncia a esserne guida spirituale, sebbene constati che ormai il progetto che il Signore gli aveva rivelato non era più seguito dai suoi fratelli ed egli era diventato oggetto di contestazione e anche di disprezzo.

Sovente in ritiro con qualche fratello, vive «la grande tentazione», mentre la salute fisica peggiora e la malattia lo rende debole e gli toglie la vista. Nella sua infermità, è accolto da Chiara nel giardino del monastero, sempre più provato e tentato ma consolato dalla presenza di colei che si diceva «pianticella di Francesco».

Ormai somigliantissimo all’umano suo Signore, dopo una notte terribile, di tenebra anche interiore, al mattino si alzò e disse ai frati che erano con lui: «Per la grazia e benedizione così grande che mi è stata elargita... voglio, a lode di Lui e a mia consolazione e per l’edificazione del prossimo, comporre una nuova Lauda del Signore per le sue creature» (Leggenda perugina [Compilatio assisiensis] 43; Fonti francescane 1591).

E così, fatto silenzio, con il volto verso il sole che non vedeva più, essendo i suoi occhi fasciati dopo essere stati cauterizzati, cominciò a dire:

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “I peccatori manifesti e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio!”

Francis Bacon (1909 - 1992), Dopo Il ritratto di Papa Innocenzo X di Velazquez, 1953, olio su tela, 173.7 × 139.4 × 8.6 cm., Des Moines Art Center, Iowa (Stati Uniti d’America)

1 ottobre 2017
XXVI domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mt  21,28-32

In quel tempo  Gesù disse ai suoi discepoli: 28 «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: «Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna». 29 Ed egli rispose: «Non ne ho voglia». Ma poi si pentì e vi andò. 30 Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: «Sì, signore». Ma non vi andò. 31 Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. 32 Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Maschio e femmina La strada dell’umanità

Jan Brueghel II (Anversa 1601 - 1678) Il Giardino dell’Eden

La Genesi valorizza la differenza sessuale quale via al completamento e mette in guardia dalla possessività

Enzo Bianchi

Nel libro della Genesi, il primo libro della Bibbia, il libro dell’in-principio (be-re’shit: Gen 1,1) troviamo due racconti della creazione, composti da autori e redattori umani, dunque segnati da una precisa cultura, in un tempo definito della nostra storia. Appartengono a un genere letterario che qualifichiamo come mitico.   

Il mito è un racconto situato culturalmente, dotato di una visione specifica, ma che vuole significare ciò che è universale, costitutivamente antropologico; ovvero, nel nostro caso, cosa ne è dell’ ’adam, dell’essere umano, il «terrestre». Sono redazioni diverse e non contemporanee della creazione, ma sono stati posti intenzionalmente l’uno dopo l’altro dai redattori finali della Torah: non giustapposti, ma collocati in successione, in modo che apparisse la dinamica dell’umanizzazione.   

Nel primo racconto (Gen 1,1-2,4a), un vero e proprio inno, una narrazione ritmata e ripetitiva, è contenuta la creazione dell’’adam, dell’umano, descritta con un testo che nella sua armonia poetica scandisce il cuore del messaggio biblico su Dio e l’umanità nei suoi rapporti con Dio e con gli animali. Ascoltiamola in una versione calco dell’ebraico: «Ed ’Elohim disse: Facciamo ’adam in nostra immagine, come nostra somiglianza: dominino i pesci del mare, i volatili dei cieli, il bestiame, tutta la terra e ogni strisciante sulla terra. Ed ’Elohim creò ha-’adam in sua immagine, in immagine di ’Elohim lo creò, maschio e femmina li creò» (Gen 1,26-27).  

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Perdonare fino a settanta volte sette

Netwerch Architetti, Padiglione svizzero, Expo Milano 2015

17 settembre 2017
XXIV domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mt  18,21-35

In quel tempo, 21Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». 22E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
23Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. 24Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. 25Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. 26Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa». 27Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. 

Enzo Bianchi: La fede si fa accoglienza e l’accoglienza suscita la fede!

Bartolomeos I Arcivescovo di Costantinopoli e Patriarca ecumenico e fr. Enzo Bianchi

di ENZO BIANCHI

in occasione della XXV edizione del Convegno internazionale di spiritualità ortodossa

Un segno dei tempi, un luogo teologico

Noi cristiani, nella storia che è la storia dell’umanità e del mondo, abbiamo un compito preciso da assolvere, un compito assolutamente necessario per nutrire la nostra fede e adempiere alla vocazione ricevuta: leggere i segni dei tempi (tema sul quale si veda l’acuta riflessione del teologo Giuseppe Ruggieri), cioè saper scorgere nelle diverse emergenze e negli eventi la presenza del Signore in mezzo all’umanità, discernendo dunque “il momento della visita” (ho kairós tês episkopês: Lc 19,44).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: l’arte della correzione fraterna

Michael Rakowitz, Enemy Kitchen, dal 2003 in corso, laboratorio di cucina itinerante.

10 settembre 2017
XXIII domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mt  18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:« 15 Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16 se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17 Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18 In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. 19 In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20 Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».


Nel capitolo 18 del vangelo secondo Matteo leggiamo diversi insegnamenti di Gesù riguardanti la vita della sua comunità, la comunità cristiana. L’evangelista li raccoglie e li raduna qui per consegnare ai cristiani degli orientamenti in un’ora già segnata dalla fatica della vita ecclesiale tra fratelli e sorelle in conflitto, da rivalità e patologie di rapporti tra autorità e credenti. Il messaggio centrale di questa pagina indica la misericordia come decisiva, assolutamente necessaria nei rapporti tra fratelli e sorelle.

Enzo Bianchi: Un tempo di dialogo e comunione

Marc Chagall, Accoglienza di Abramo

di ENZO BIANCHI
in occasione della XXV edizione del Convegno internazionale di spiritualità ortodossa

Un’occasione d’incontro fraterno

Il desiderio di offrire un tempo di dialogo e comunione, un luogo in cui ciascuna tradizione cristiana possa definirsi in ciò che ha di più caro e testimoniare la propria fede, è all’origine dei Convegni ecumenici internazionali di spiritualità ortodossa, che la Comunità monastica di Bose organizza dal 1993, in collaborazione con le Chiese ortodosse.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Se qualcuno vuole venire dietro a me…”

“Se qualcuno vuole venire dietro a me…”

3 settembre 2017 XXII domenica del tempo Ordinario

di ENZO BIANCHI

Mt  16,21-27

In quel tempo, 21 Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. 22 Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». 23 Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». 24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26 Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? 27 Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.


Nel brano evangelico di domenica scorsa, che precede immediatamente quello odierno, Pietro rispondeva a Gesù, che interrogava i suoi discepoli sulla sua identità, con una confessione di fede: “Tu sei il Cristo, il Messia, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16). Proprio per questa rivelazione ricevuta dal Padre che è nei cieli, Simone, il pescatore di Galilea, viene istituito da Gesù come Roccia (pétra), la prima pietra della costruzione della sua chiesa (cf. Mt 16,18).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Tu sei il Cristo”, “tu sei Pietro”

Albrecht Dürer, Salvator Mundi (incompleto), 1505 circa, olio su tavola, 58.1 x 47cm, The Friedsam Collection, Metropolitan Museum of Art, New York.

27 agosto 2017
XXI domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mt  16,13-20

In quel tempo, 13 Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». 14 Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15 Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. 18 E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Donna, grande è la tua fede!”

“Donna, grande è la tua fede!” 

XX domenica del tempo Ordinario

di ENZO BIANCHI

Mt  15,21-28

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. 22 Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». 23 Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». 24 Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele». 25 Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». 26 Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». 27 «È vero, Signore - disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28 Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Lasciate che la zizzania e il grano crescano insieme…”

Castel Tirolo, Portale d'ingresso della cappella, XIII secolo, Tirolo (BZ)

23 luglio 2017
XVI domenica del tempo Ordinario

di ENZO BIANCHI

Mt  13,24-43

In quel tempo, Gesù 24 espose alle folle una parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25 Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26 Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27 Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: «Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?». 28 Ed egli rispose loro: «Un nemico ha fatto questo!». E i servi gli dissero: «Vuoi che andiamo a raccoglierla?». 29 «No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30 Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio»».

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Il seminatore uscì a seminare…”

Vizi e virtù, Pérignac (Francia), sculture della facciata, XII secolo.

16 luglio 2017
XV domenica del tempo Ordinario

di ENZO BIANCHI

Mt  13,1-23

In quel tempo, Gesù 1 uscì di casa e sedette in riva al mare. 2 Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. 3 Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4 Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5 Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6 ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7 Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8 Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9 Chi ha orecchi, ascolti». 10 Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 11 Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12 Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13 Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14 Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice:

Una comunione priva di carità?

ENZO BIANCHI

Nella chiesa oggi è tornata a farsi udire la presenza dei “tradizionalisti”, cattolici che non hanno accolto come una grazia alcuni messaggi del Vaticano II e della riforma liturgica che i padri conciliari avevano voluto e indicato e che Paolo VI, con coraggio e audacia, operò e portò a completezza, anche se va ricordato che ogni riforma della liturgia non può che prepararne una successiva. Questa riluttanza nell’accogliere le decisioni conciliari ha anche aperto uno scisma nella chiesa cattolica, attraverso mons. Lefebvre e i vescovi che si unirono a lui: scisma che è stato oggetto della sollecitudine pastorale di tutti i papi succeduti a Paolo VI.

Oggi questi tradizionalisti sono meno di un milione in tutto il mondo, su quasi un miliardo e trecento milioni di cattolici, ma riescono ad avere una presenza significativa in alcuni paesi europei. Ma ci sono anche altri cattolici, in comunione con il successore di Pietro, che hanno assunto la stessa critica, gli stessi riti presenti prima della riforma liturgica, le stesse posizioni dottrinali segnate da una continuità senza dinamica né sviluppo della dottrina, presentata insieme alla morale cattolica con spirito intransigente.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Ti rendo lode, Padre…”

Maestro delle vele, Allegorie francescane, crociera della basilica inferiore di Assisi, 1334 circa.

9 luglio 2017
XIV domenica del tempo Ordinario

di ENZO BIANCHI

Mt  11,25-30

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli : «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26 Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27 Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
28 Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29 Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30 Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».


Dopo il discorso missionario rivolto da Gesù ai discepoli (cf. Mt 10), nel vangelo secondo Matteo leggiamo una sezione narrativa che ci testimonia l’esistenza intorno a Gesù stesso di un clima di tensione e di contraddizioni alla sua persona (cf. Mt 11-12). 

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Il radicalismo cristiano

Una sala della mostra 'La terra inquieta' presso la Triennale di Milano fino al 20 agosto 2017.

2 luglio 2017
XIII domenica del tempo Ordinario

di ENZO BIANCHI

Mt  10,37-42

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli : « 37 Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 38 chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 39 Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. 40 Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41 Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42 Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».


Il brano evangelico di questa domenica contiene l’ultima parte del discorso missionario rivolto da Gesù ai suoi discepoli, ai dodici inviati ad annunciare il regno dei cieli ormai vicino (cf. Mt 10,7) e a far arretrare il potere del demonio (cf. Mt 10,1). Diverse parole di Gesù sono state raccolte qui da Matteo, parole dette probabilmente in circostanze diverse ma che nel loro insieme determinano il contenuto e lo stile della missione, e preannunciano anche le fatiche e le persecuzioni che i discepoli dovranno subire, perché accadrà loro ciò che Gesù stesso, loro maestro e rabbi, ha sperimentato (cf. Mt 10,24-25).

Enzo Bianchi: Architettura e natura

Chiesa di san Secondo, Magnano (BI)

ENZO BIANCHI

Se c’è un ambito in cui viene spontaneo collegare l’architettura alla natura, questo è lo spazio delle pievi e delle chiese rurali. Vengono alla mente non tanto le chiese parrocchiali al cuore del villaggio o nelle piazze cittadine, e nemmeno i grandi santuari che hanno progressivamente trasformato l’ambiente naturale circostante in un tessuto di complessi architettonici funzionali all’edificio principale, quanto piuttosto le pievi romaniche disseminate lungo gli antichi cammini di pellegrinaggio ora messe ai margini delle grandi vie di comunicazione, le chiesette di montagna che oggi offrono agli escursionisti quel riparo e quella sosta del corpo e della mente che un tempo donavano quotidianamente a chi quei sentieri li percorreva portando il bestiame al pascolo, mietendo fieno sui ripidi pendii, tagliando legna per costruire e riscaldare le proprie abitazioni.

Tra queste annovero anche la pieve romanica di San Secondo che, abbandonata e in rovina, attirò il mio sguardo più di cinquant’anni fa, nonostante avesse ormai perso la sua preziosissima funzione di polo di convergenza per la celebrazione della fede da parte degli abitanti sparsi nel contado circostante. Ripararla e renderla nuovamente agibile al culto e alla preghiera personale fu lo stimolo per l’insediamento di una nuova vita comune in quella piana che i cristiani dell’XI secolo vollero dedicare a un martire soldato romano, appartenente alla legione “tebana”, formata da persone provenienti da quell’area dell’Egitto dove i padri del monachesimo avevano trasformato “il deserto in città” dello spirito.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: "Non abbiate Paura"

Protome ferina, Cattedrale di Sessa Aurunca (CE), facciata.

25 giugno 2017

di ENZO BIANCHI

Mt  10,26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli : «26 Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. 27 Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. 28 E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo. 29 Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. 30 Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31 Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! 32 Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33 chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.»

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Una comunione d’amore

Trinità (particolare), Chiesa di san Vitale, ravenna, 475 circa.

11 giugno 2017

Santissima Trinità
di ENZO BIANCHI

Gv  3,16-18

16 Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17 Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.


È la domenica in cui confessiamo la Triunità di Dio. In verità la Triunità di Dio è confessata dalla chiesa sempre, in ogni liturgia, ma recentemente si è sentito il bisogno di istituire una festa teologico-dogmatica, che non è conosciuta né dall’antichità cristiana né, tuttora, dalla tradizione cristiana orientale. È comunque l’occasione di una lode, di un ringraziamento, di un’adorazione del mistero del nostro Dio, comunione d’amore tra Padre, Figlio e Spirito santo.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Respirare lo Spirito santo

4 giugno 2017

Pentecoste
di ENZO BIANCHI


Nel tempo di Pasqua, non essendo le altre letture scelte dal lezionario romano parallele al vangelo, si commenta solo il brano evangelico.


Gv  20,19-23

In quel tempo, 19 la sera del primo giorno della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22 Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».


Nella liturgia odierna, solennità della Pentecoste, dopo aver letto il racconto della discesa dello Spirito santo sugli apostoli e su Maria, la madre di Gesù, il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua (cf. At 2,1-11), si proclama il brano del vangelo secondo Giovanni nel quale viene narrato il dono dello Spirito ai discepoli la sera dello stesso giorno della resurrezione, il primo giorno della settimana ebraica (cf. Gv 20,1). Questa differenza è in realtà una sinfonia con la quale la chiesa testimonia lo stesso evento letto in modi diversi ma non discordanti.

style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">

Condividi contenuti