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La vita sta cambiando pelle

Enzo Bianchi

Bianchi Enzo: priore di Bose

Padre Enzo Bianchi: Dove va la Chiesa

ENZO BIANCHI
Quando cerchiamo di leggere la relazione tra parola di Dio contenuta nelle sante Scritture e popolo di Dio, ci risulta evidente che oggi tale legame purtroppo è garantito quasi esclusivamente della liturgia eucaristica domenicale, in cui la proclamazione della Parola e l’omelia del presbitero che presiede l’assemblea raggiungono gli orecchi dei fedeli ascoltatori.

Nonostante la fine dell’esilio della Bibbia dalla comunità cristiana avvenuta con il concilio Vaticano II, non è ancora maturata in ambito cattolico l’assiduità personale con la parola di Dio, tramite la lettura o la lectio divina al di fuori del contesto liturgico. Restano pochi, se si escludono presbiteri e religiosi, quelli che quotidianamente attingono soprattutto al Vangelo per nutrire la loro vita di fede e per orientare il loro agire nella compagnia degli uomini, nella storia, nel mondo. In pochissime comunità la lectio divina comunitaria settimanale e l’omelia nella liturgia eucaristica sono articolate come due momenti distinti, con una propria forma, un proprio stile, un’adeguata collocazione nel ritmo liturgico. Per le comunità cristiane ordinarie, come si diceva, l’omelia domenicale resta l’unica occasione di ascolto e di meditazione della Parola.

Ciò rende importante interrogarsi su come l’omelia è fatta e recepita oggi, essendo un atto decisivo, la cui efficacia e ricezione plasmano la fede e la vita dei battezzati. Che cosa dunque ci sembra urgente precisare? Oggi – va riconosciuto – quasi tutte le omelie vogliono essere ispirate dalle letture liturgiche, in particolare dal Vangelo, e tuttavia poche sono realmente capaci di essere euanghélion, buona e bella notizia comunicata agli uomini e alle donne del nostro tempo.

Commento al Vangelo di Padre Enzo Bianchi: Lo Spirito santo, compagno inseparabile di Gesù

Avori Salernitani

20 maggio 2018
Pentecoste
di ENZO BIANCHI

Gv  15,26-27; 16,12-15

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:«26Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; 27e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. 12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.»


Il lezionario della chiesa universale prevede per la solennità della Pentecoste il vangelo giovanneo che narra l’apparizione di Gesù risorto ai discepoli la sera del primo giorno della settimana, quando egli soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito santo” (cf. Gv 20,19-23). Il lezionario della chiesa italiana prevede invece, a seconda dell’annata, altri due brani tratti dal quarto vangelo, che in verità sono costruzioni un po’ artificiali, in quanto costituiti da versetti appartenenti a contesti diversi. In questa annata B il testo è composto da due versetti in cui Gesù promette ai discepoli lo Spirito santo (cf. Gv 15,26-27) e da altri quattro nei quali egli specifica l’azione dello stesso Spirito nei giorni della chiesa (cf. Gv 16,12-15). Anche se non è un’operazione facile commentare versetti non consecutivi, tentiamo comunque di farlo, con spirito d’obbedienza.

Commento al Vangelo di Padre Enzo Bianchi: L’annuncio del Vangelo a tutta la creazione

Avori Salernitani

13 maggio 2018
Ascensione del Signore
di ENZO BIANCHI

Mc  16,15-20

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:«15 Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».19Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
20Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.»


Il brano evangelico che la chiesa ci propone per la solennità dell’Ascensione del Signore è tratto dalla conclusione aggiunta più tardi al vangelo secondo Marco da parte di “scribi cristiani”, che lo hanno completato con una chiusura meno brusca di quella del racconto originale (cf. Mc 16,1-8). Sono versetti che non si trovano nei manoscritti più antichi e sono sconosciuti a molti padri della chiesa. Tuttavia la chiesa li ha accolti come ispirati, cioè contenenti la parola di Dio, tanto quanto il resto del vangelo, e infatti sono conformi alle Scritture (secundum Scripturas: 1Cor 15,3.4); sono addirittura una sintesi dei finali degli altri vangeli (soprattutto dei sinottici), che raccontano gli eventi riguardanti Gesù risorto, asceso al cielo e glorificato dal Padre.

Commento al Vangelo di Padre Enzo Bianchi: Il comandamento nuovo

Avori Salernitani

6 maggio 2018
VI domenica di Pasqua
di ENZO BIANCHI

Gv  15,9-17

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:« 9Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. 12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.»


Nei “discorsi di addio” (cf. Gv 13,31-16,33), attraverso i quali Giovanni ci svela le parole del Signore risorto alla sua comunità, per due volte viene annunciato il “comandamento nuovo”, cioè ultimo e definitivo: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri (Gv 13,34); “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15,12, all’interno del brano di questa domenica).

Padre Enzo Bianchi: I giovani sono un pezzo di chiesa che manca

 Vesod, murales presso Venaria (Torino)

ENZO BIANCHI

Era l'8 dicembre 1965, giorno di chiusura del concilio Vaticano II: alla radio sentii i messaggi dei padri conciliari all'umanità e fui colpito da quello rivolto ai giovani. Lo sentii indirizzato anche a me, che avevo ventidue anni e vivevo quei giorni con speranza ed entusiasmo per il futuro della Chiesa. Quel messaggio pieno di fiducia metteva in risalto come la giovinezza abbia «la capacità di rallegrarsi per ciò che comincia, di donarsi gratuitamente, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste». Non solo erano riconosciute la forza e la bellezza dei giovani, ma la stessa Chiesa assumeva un nuovo atteggiamento nel suo stare nella storia e tra gli uomini e le donne del nostro tempo.

Quel messaggio ha conosciuto ricezione? Credo sia necessario distinguere due tempi successivi di ricezione e due categorie di destinatari. A cominciare da coloro che erano giovani nella stagione del Concilio. Mi pare che gran parte dei cattolici di quella generazione abbiano effettivamente recepito il mandato affidato loro dai padri conciliari e si siano sentiti investiti di una responsabilità. E abbiano anche colto le proprie potenzialità di giovani per mutare rotta, operare un "aggiornamento" e una conversione. E riformare la propria struttura di discepoli del Signore.

Commento al Vangelo di Padre Enzo Bianchi: Gesù, vite vera

Avori Salernitani

29 aprile 2018
V domenica di Pasqua
di ENZO BIANCHI

Gv  15,1-8

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:1 «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.»

Commento al Vangelo di Padre Enzo Bianchi: Gesù, il pastore santo, bello e buono

Avori Salernitani

22 aprile 2018
IV domenica di Pasqua
di ENZO BIANCHI

Gv  10,11-18

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:« 11Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.  14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. 17Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».


Nei brani evangelici che la chiesa (dopo quelli delle manifestazioni del Risorto) ci propone per il tempo pasquale, sempre tratti dal quarto vangelo, è il Gesù Cristo risorto che parla alla sua comunità, rivelando la sua identità più profonda, identità che viene da Dio suo Padre. Il Signore vivente per sempre è più che mai autorizzato a presentarsi con il Nome stesso di Dio: “Io sono” (Egó eimi). Quando Mosè aveva chiesto a Dio che gli parlava dal roveto ardente di rivelargli il suo Nome, Dio aveva risposto: “Io sono” (Es 3,14), Nome ineffabile, nome indicibile inscritto nel tetragramma JHWH.

Commento al Vangelo di Padre Enzo Bianchi: Credere alla parola del Signore

15 aprile 2018
III domenica di Pasqua
di ENZO BIANCHI

Lc  24,35-48

35In quel tempo i due discepoli tornati da Emmaus narravano ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane.36Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture ascolta mp346e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni.


Il vangelo di questa domenica racconta un altro evento, dopo la visita all’alba delle donne alla tomba vuota (cf. Lc 24,1-11), la corsa di Pietro al sepolcro (cf. Lc 24,12), la manifestazione del Risorto “come un forestiero” (Lc 24,18) ai due discepoli in cammino verso Emmaus (cf. Lc 24,13-35). 

Enzo Bianchi: La vera essenza del perdono

Enzo Bianchi
I cristiani che vogliono vivere quotidianamente e concretamente il Vangelo sanno che una delle
difficoltà più grandi che incontrano è la pratica del perdono. Gesù è stato molto chiaro al riguardo:
«Amate i vostri nemici, perdonate a chi vi ha fatto del male, pregate per i vostri persecutori» (Mc
11,25; Mt 5,44-45; Lc 6,27-28.35-37). Il perdono richiesto da Gesù settanta volte sette (Mt 18,22),
cioè sempre rinnovato nei confronti di chi fa il male, è l'apice della legge dell'amore del prossimo, e
dobbiamo essere grati agli ebrei i quali, fondandosi sulle Scritture dell'Antico Testamento,
giudicano questo perdono a volte impossibile per noi, impossibile come l'amore verso il nemico.
Oggi assistiamo addirittura a una mancanza di rispetto e di pudore, quando soprattutto i giornalisti
chiedono alle vittime se perdonano quanti hanno fatto loro del male. Come se il perdono
coincidesse con una dichiarazione verbale fatta pubblicamente e carpita come una confessione di
bontà o una risposta dura, in entrambi i casi a favore di telecamera...
Mi pare; però, che i cristiani non sempre comprendano cosa sia il vero perdono umano, conforme
alla richiesta di Gesù. Innanzitutto il perdono non può essere dimenticanza del male che ci è stato
fatto, perché il male va riconosciuto e giudicato come tale, quindi non va rimosso.
Ma il perdono non significa neanche scusare chi ha compiuto il male: la scusa è richiesta quando il
male è involontario; quando, invece, il male scaturisce da atti responsabili, da parole pronunciate da
parte di chi è pienamente padrone della propria lingua, allora le scuse non valgono.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Non abbiate paura! Gesù è risorto!

Sole sulla città di Matera

1 aprile 2018
Domenica di Pasqua
di ENZO BIANCHI

Mc  16,1-8

1 Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. 2Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. 3Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?». 4Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. 5Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. 6Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. 7Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: «Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto»». 8Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite.


Da tre giorni seguiamo Gesù nella sua passione, morte e sepoltura, e ora siamo posti davanti all’indicibile, all’umanamente impossibile, a un evento che appare incredibile al mondo. Un evento davanti al quale ciascuno di noi nella santa notte di Pasqua sente il cuore oscillare tra adesione al racconto ascoltato e dubbio, tra fede e incredulità. Ma questa nostra condizione non è diversa da quella dei discepoli e delle discepole in quel terzo giorno dopo la morte di Gesù. Perché la morte è la morte, è la fine concreta della vita, delle relazioni, degli sguardi, degli affetti: quando uno muore, muore interamente e tutto muore con lui…

Enzo Bianchi: i giovani sono un pezzo di chiesa che manca

Enzo Bianchi

Era l'8 dicembre 1965, giorno di chiusura del concilio Vaticano II: alla radio sentii i messaggi dei padri conciliari all'umanità e fui colpito da quello rivolto ai giovani.

Lo sentii indirizzato anche a me, che avevo ventidue anni e vivevo quei giorni con speranza ed entusiasmo per il futuro della Chiesa.

Quel messaggio pieno di fiducia metteva in risalto come la giovinezza abbia «la capacità di rallegrarsi per ciò che comincia, di donarsi gratuitamente, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste». Non solo erano riconosciute la forza e la bellezza dei giovani, ma la stessa Chiesa assumeva un nuovo atteggiamento nel suo stare nella storia e tra gli uomini e le donne del nostro tempo.

Quel messaggio ha conosciuto ricezione? Credo sia necessario distinguere due tempi successivi di ricezione e due categorie di destinatari. A cominciare da coloro che erano giovani nella stagione del Concilio. Mi pare che gran parte dei cattolici di quella generazione abbiano effettivamente recepito il mandato affidato loro dai padri conciliari e si siano sentiti investiti di una responsabilità. E abbiano anche colto le proprie potenzialità di giovani per mutare rotta, operare un "aggiornamento" e una conversione. E riformare la propria struttura di discepoli del Signore.

Ma poi c'è la ricezione del messaggio conciliare nello scorrere degli anni e nel mutare delle stagioni. E lì noi giovani di allora, forse, portiamo la responsabilità principale sulla qualità e l'efficacia della trasmissione di quel messaggio di speranza. Dobbiamo ammettere che, a oltre cinquant'anni di distanza, la vita della Chiesa registra un certo fallimento al riguardo. Nei decenni passati c'è stata un'attenzione alla cosiddetta "pastorale giovanile" mai così accentuata nella storia.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: la passione del Messia, del Figlio di Dio

James Nachtwey, Iraq, Karbala,2003

25 marzo 2018
Domenica delle Palme e della Passione del Signore
di ENZO BIANCHI

Mc 14,1-15,47


Il racconto della passione di Gesù, che la liturgia oggi ci propone accanto a quello dell’entrata festosa di Gesù in Gerusalemme (Mc 11,1-10), occupa un quinto dell’intero vangelo secondo Marco. È il racconto più antico contenuto nei vangeli, una lunga narrazione nella quale troviamo l’eco dei testimoni, innanzitutto di Pietro, il cui nome torna sovente, e poi degli altri discepoli. Tutti, però, al momento dell’arresto si danno alla fuga… Il racconto è composto di due parti: la prima, che narra gli eventi vissuti da Gesù insieme alla sua comunità fino alla cattura (cf. Mc 14,1-42), e la seconda che presenta il processo nelle sue fasi, l’esecuzione della condanna in croce e il seppellimento del corpo di Gesù in una tomba (cf. Mc 14,43-15,47). Data l’ampiezza di questo brano, non possiamo farne un commento puntuale, dunque ci limiteremo a uno sguardo d’insieme che evidenzi la buona notizia, il Vangelo contenuto nel racconto della passione.

Enzo Bianchi: La continuità della fede

Enzo Bianchi

I 5 anni di Papa Francesco, La continuità della fede

Poche righe, essenziali nella loro schietta semplicità, per far tacere uno «stolto pregiudizio» e

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: la gloria dell’amore

James Nachtwey, Berlino

11 marzo 2018
IV domenica di Quaresima
di ENZO BIANCHI

Gv  3,14-21

Gesù, prima di passare da questo mondo al Padre disse ai suoi discepoli«14E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, 15perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.16Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. 
19E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. 21Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Enzo Bianchi: Papa Francesco 5 anni di pontificato

ENZO BIANCHI

Cinque anni di pontificato del papa chiamato dai suoi “fratelli cardinali” dalle periferie urbane del mondo e dalle peripezie delle migrazioni, ma ancor più dal grembo profondo della chiesa. Qualche mese in più del pontificato di un altro papa proveniente da quella stessa matrice pulsante e radicato nel cuore contadino della campagna bergamasca, Giovanni XXIII. Sì, perché la chiesa è realtà molto più viva e diversificata di quanto si sia soliti pensare, una realtà nella quale arde sempre il vangelo, anche quando sembra ridotto a poche braci, pronte però a divampare nuovamente non appena qualcuno ha l’audacia di smuovere le ceneri con il soffio della profezia.

L’età avanzata alla quale è stato eletto papa Francesco fa sì che cinque anni siano molti paragonati alle aspettative – come lui stesso aveva confidato: “Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve: quattro, cinque anni” – e tuttavia consente di misurare la continuità nel cammino di un pastore di consumata esperienza e di ponderata valutazione della corrispondenza tra scelte operate ed esigenze evangeliche. Così ciò che apparve come una novità inattesa, un nuovo stile, un nuovo soffio nella istituzione del successore di Pietro, prosegue senza contraddizioni o cambiamenti, troppo spesso ipotizzati soprattutto dagli osservatori eloquenti nei mass media.

Commento al Vangelo di Enzo bianchi: Gesù, luogo dell’incontro definitivo con Dio

James Nachtwey, Kosovo

4 marzo 2018
III domenica di Quaresima
di ENZO BIANCHI

Gv  2,13-25

13 Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 14Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. 15Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, 16e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». 17I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà. 
18Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». 19Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». 20Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». 21Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 22Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
23Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. 24Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti 25e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo. Egli infatti conosceva quello che c'è nell'uomo.

Enzo Bianchi: valutare e discernere nella sinodalità

Sinodalità

Enzo Bianchi

Cinquant'anni fa, nel mondo occidentale, è avvenuta una rivoluzione che gli osservatori più intelligenti sintetizzano in una sola espressione: "La prise de la parole” (il diritto a prendere la parola). Giovani, soprattutto universitari, in Francia e in Italia, donne di ogni condizione, minoranze fino ad allora occultate e negate, si sentirono spinti come da un forte vento a prendere la parola, a lungo loro negata. Ovunque emergeva la convinzione che tutti, uomini e donne, dovessero avere questa possibilità. Tutti possedevano la stessa dignità umana di cittadini e avevano il diritto di esprimersi liberamente, a voce alta, nella società.

Dibattiti, confronti, manifestazioni a volte selvagge e anche sguaiate, apparivano come una protesta che chiedeva di essere accolta.

Anche nella Chiesa, qua e là, i cosiddetti gruppi spontanei, alcune comunità riunite attorno a preti carismatici e più tardi le "comunità di base", nascevano e si diffondevano in nome di questo bisogno: far sentire la propria voce, in particolare in quella che è l'epifania della Chiesa tra la gente, cioè la liturgia eucaristica domenicale. Fu una stagione con tratti ambigui, talvolta non conformi all' ecclesialità, che tuttavia non ha segnato solo quella generazione, ma ha trasmesso anche alle nuove generazioni, in tutta la Chiesa, il desiderio della presa della parola.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Ascoltate lui, il Figlio amato!

Sebastião Salgado, Campo profughi in Rwuanda, 1995.

25 febbraio 2018
II domenica di Quaresima
di ENZO BIANCHI

Mc  9,2-10

In quel tempo, 2Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro 3e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. 5Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 6Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. 7Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». 8E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. 9Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. 10Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.


La seconda domenica di Quaresima è tradizionalmente la domenica della trasfigurazione di Gesù, ovvero il polo opposto alla prima dedicata alle tentazioni di Gesù. Quest’anno leggiamo il racconto presente nel vangelo secondo Marco e cerchiamo di mettere in evidenza le particolarità di questa narrazione rispetto a quella degli altri sinottici.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Gesù nel deserto, costantemente tentato

James Nachtwey, Sudan, 1993.

18 febbraio 2018
I domenica di Quaresima
di ENZO BIANCHI

Mc  1,12-15

In quel tempo, 12lo Spirito sospinse Gesù nel deserto 13e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. 14Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».


Il vangelo di questa prima domenica di Quaresima è breve: quattro versetti, anche se in realtà mi concentrerò quasi esclusivamente sui primi due, avendo commentato i vv. 14-15 poche domeniche fa (III domenica del tempo Ordinario). I vv. 12-13 sono molto intensi, capaci di comunicarci l’essenziale sulle tentazioni di Gesù, anche se nel nostro immaginario è impressa, dunque da noi memorizzata, la narrazione più drammatica e più precisa dei vangeli secondo Matteo e Luca (cf. Mt 4,1-11; Lc 4,1-13).

Concentriamoci dunque sul racconto di Marco. Gesù è stato battezzato nel fiume Giordano da Giovanni, il suo maestro, e nell’uscire dall’acqua ha visto i cieli aprirsi, lo Spirito di Dio scendere su di lui con la dolcezza di una colomba (cf. Mc 1,9-10) e, soprattutto, ha sentito una dichiarazione rivolta a lui solo. Dal cielo, infatti, dal luogo dimora di Dio, lo raggiunge una voce che proclama: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho messo tutta la mia gioia” (Mc 1,11; cf. Sal 2,7; Gen 22,2; Is 42,1). È la voce del Padre, che gli conferma il proprio amore e la sua identità di Figlio amato; è la voce che lo abilita, con la forza dello Spirito, “compagno inseparabile di Cristo” (Basilio di Cesarea), alla missione pubblica tra i figli di Israele.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: anche Gesù va in collera

Pannello del soffitto dipinto, Chiesa di san Martino, Zillis (svizzera),1109-1114.

11 febbraio 2018
VI domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mc  1,40-45

In quel tempo, 40venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». 41Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». 42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 43E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.


Nel vangelo di questa domenica leggiamo un racconto che ha un inizio improvviso, senza precisazione di tempo e di luogo, un racconto che facilmente ci appare attuale, collocabile qui è ora: è l’incontro tra Gesù e un uomo affetto da lebbra.

Il lebbroso era allora ed è ancora adesso un malato ripugnante, a tal punto che lo si qualificava come un uomo morto. Per un giudeo, poi, la lebbra era segno di un preciso castigo di Dio, una malattia mediante la quale erano stati colpiti per i loro peccati la sorella di Mosè, Miriam (cf. Nm 12,9-10), il servo del profeta Eliseo (cf. 2Re 5,27) e altri peccatori. Grande è l’orrore, terribile la reazione di fronte a questa malattia che devasta fino alla putrefazione della carne il volto e il corpo dei malati.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: come Gesù cura e guarisce

Pannello del soffitto dipinto, Chiesa di san Martino, Zillis (svizzera),1109-1114.

4 febbraio 2018
V domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mc  1,29-39

In quel tempo, 29Gesù e i discepoli, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. 30La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 31Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. 32Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. 33Tutta la città era riunita davanti alla porta. 34Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. 35Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. 36Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. 37Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». 38Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». 39E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.


Domenica scorsa abbiamo iniziato a leggere il racconto della “giornata di Cafarnao” (cf. Mc 1,21-34), esempio concreto di come Gesù viveva, parlando del regno di Dio e compiendo segni che lo annunciavano. E oggi il racconto continua…

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: La giornata di Cafarnao

Pannello del soffitto dipinto, Chiesa di san Martino, Zillis (svizzera),1109-1114.

28 gennaio 2018
IV domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mc  1,21-28

In quel tempo,21a Cafàrnao Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. 22Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. 23Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, 24dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». 25E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». 26E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». 28La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.


Dopo il racconto della vocazione dei primi quattro discepoli (cf. Mc 1,16-20), Marco sottolinea che Gesù non è più solo. Ormai c’è una piccola comunità alla sequela di questo rabbi venuto in Galilea dalle rive del Mar Morto in seguito all’arresto del suo maestro e profeta Giovanni il Battista, e questa comunità crescerà e accompagnerà Gesù, coinvolta nella sua vita fino alla fine.

Enzo Bianchi: Gesù di Nazaret affascina ancora oggi

di Enzo Bianchi

Fonte: “Vita Pastorale” n. 2 del febbraio 2018

La Chiesa che è in Italia è dotata di molti doni ed è ancora una realtà viva in questa nostra società
segnata dalla secolarizzazione, certo, ma soprattutto dall'indifferenza verso ciò che costituiva la sua
anima fino a mezzo secolo fa: la "religione cattolica".

Non siamo ancora in una situazione di cristiani in diaspora e neppure di piccole comunità di credenti che testimoniano il Vangelo in condizione di minoranza. Il panorama è variegato, ma ci sono ancora regioni in cui le comunità cristiane sono realtà visibili, eloquenti, nelle quali, seppur in diminuzione, non sono esigue le vocazioni al ministero presbiterale. Vi è, dunque, una grande opportunità per il cristianesimo e, di conseguenza, per le Chiese, che dovrebbero restare vigilanti più che mai e dotarsi di un nuovo
soffio di vita. Sono, cioè, chiamate a favorire una maturazione della soggettività dei battezzati, un rinnovamento della fede, sempre più pensata, e l'esercizio di uno stile che sappia essere eloquente, trasmettendo il Vangelo agli uomini e alle donne che ancora chiedono, anche se in modo non esplicito: «Vogliamo vedere Gesù» (Gv 12,21).

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