Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Gian Carlo Marchesini

Marchesini Gian Carlo: saggista, scrittore

Perché ripudio la cultura della guerra

Notizie dall'Assemblea di ieri 25 marzo organizzata alla Sapienza di Roma da Uniti contro la crisi, Uniti  per lo sciopero,   in preparazione alla manifestazione di oggi contro il nucleare, la  privatizzazione dell'acqua e per la pace.  Sintesi telegrafica dei ragionamenti proposti da Gino Strada, Maurizio Landini, Guido Viale e altri all'ascolto di oltre mille ragazze e ragazzi presenti.

Perché ripudio la cultura della guerra

Ripudio la cultura della guerra non tanto e non soltanto perché sono non violento e pacifista, e perché rifiuto la violenza in sé come metodo e modalità di azione ed esistenza.

Ripudio la cultura della guerra perché congeniale e intrinseca al modello di sviluppo predatorio e allo stile di vita dissennato dominanti.  Perché è infarcita e intrisa di mors tua vita mea, e si vis pax para bellum, e altre antiche frescacce e fregnacce  maligne e rovinose. 

Sorelle Mai di Marco Bellocchio

Gian Carlo Marchesini

Sorelle Mai  è l'ultimo film di Marco Bellocchio di una straordinaria ed emozionante potenza artistica. Il regista piacentino mette in scena dinamiche e vicende che legano le diverse generazioni della sua famiglia, tema in letteratura e al cinema tra i più frequentati (non a caso le prime immagini del film mostrano il figlio del regista, Alberto, mentre legge un passo tratto da un racconto di Checov). Lo fa approfittando delle annuali ricorrenti vacanze estive di tutti i suoi membri alla casa famigliare paterna. Eppure riesce a trasformarlo in un gesto di conoscenza cinematografica rara perché non è solo la sua famiglia che viene messa in scena e raccontata, quella è stoffa e sostanza della famiglia universale ed eterna.

Di alcune manifestazioni romane

Gian Carlo Marchesini

Per il 150mo anniversario dell'Unità d'Italia cui come Anpi abbiamo partecipato.

Voglio dire innanzitutto del ricordo e dell'omaggio reso al Verano ad alcuni dei caduti della Repubblica romana instaurata nel 1849, e difesa a prezzo della vita da Mameli, Dandolo, Manara, Morosini e altri giovani patrioti accorsi a rinforzo della Legione di Volontari di Garibaldi a fronteggiare l'offensiva degli 80.000 soldati francesi sbarcati a Civitavecchia e guidati dal generale Oudinot per assediare Roma, espugnarla e rimettere sul trono Papa Pio IX. Goffredo Mameli era un giovane 22enne bellissimo, come si ha modo di dedurre dai ritratti d'epoca e dal volto della statua sdraiata sulla tomba del Verano dove il martire è sepolto. Lungo il fianco rivolto al pubblico giace il braccio e la mano con le dita socchiuse, tra le quali è oramai consuetudine affettuosa che i visitatori inseriscano il gambo di una rosa rossa.

L'ultima età

Gian Carlo Marchesini

La vecchiaia fa capolino
attraverso un calmo, lento declino.
La chioma è più rada e incanutisce,
a sproposito si lacrima e starnutisce .
Si cambia sapore in bocca e odore di pelle,
tutto si fa più denso e un poco amaro,
il passo pesante, il respiro avaro.
E' l'intero corpo che recalcitra ribelle.
La memoria annaspa e vacilla,
lo sguardo inciampa nella pupilla,
la mano è incerta nella presa.
Neanche più il morso
ha il suo ficcante corso!
Tutto implica un di più di energia
e all'orizzonte si annuncia la resa.
Ma è solo il flusso che rallenta,
il piede che un poco fugge,
la vita che stenta:
dentro, il magma - ancora e ancora! -
spinge e rugge.
Più tardi arriverà l'ora,
ma più di tanto non spaventa.
E' l'eterno ciclo, e così sia.

Il 150mo anniversario dell'Unità d'Italia

Gian Carlo Marchesini

Appunti su una accalorata discussione per la scelta del titolo di un volantino...

Eravamo una decina riuniti nella sede di Rifondazione Comunista di via degli Ausoni in San Lorenzo: donne e uomini, giovani e anziani, alcuni militanti di Rifondazione, altri del PD, tutti iscritti alle sezioni ANPI attive sul territorio del Terzo Municipio. La riunione era convocata per discutere il programma delle iniziative decise per il 17 marzo, giorno anniversario del 150mo dell'Unità d'Italia, la loro organizzazione concreta, i testi dei manifesti da affiggere e i volantini con i significati della celebrazione da diffondere. Il punto specifico della discussione, che è durata oltre due ore, riguardava in particolare il taglio e quindi la scelta del titolo icasticamente riassuntivo del volantino di convocazione e annuncio della manifestazione - che si svolgerà il mattino al Verano davanti la tomba di Goffredo Mameli, il pomeriggio in una sala conferenze del quartiere dove sarà proiettata e commentata una scelta di sequenze di film dedicati al Risorgimento, seguita da una lectio magistralis di Giuseppe Vacca, presidente dell'Istituto Gramsci.

The fighter di David O. Russel

Gian Carlo Marchesini

Ridotto alla sostanza, The fighter è un film sulla condizione umana percepita come insopportabilmente misera, e sull'insopprimibile bisogno di riscatto che ne consegue. Al centro c'è una famiglia - mamma isterica dominante, papà debole e annaspante, genitori irlandesemente prolifici di nove figli, sette femmine e due maschi a scalpitarsi addosso insoddisfatti e inquieti- che vive nei suburbia incasinati e pessimi di una grande città americana.  Il film è giocato tutto tra un "dentro" famigliare brulicante incestuose rivalità e incandescente voglia di riscatto, e un "fuori" sociale di deprivazione e miseria. Le dimensioni, ovviamente, si rincorrono e alimentano. Rimangono due possibili vie d'uscita: il ricorso al crack consolatorio dell' eroina, oppure il rovesciare frustrazione e rabbia nella costruzione di una carriera pugilistica che garantisca soldi e gloria: picchiando con furia sul ring un avversario assunto come capro espiatorio eletto  responsabile unico dei propri guai.

Il giro di boa

Gian Carlo Marchesini

Oggi mi limiterò a un semplice ma a mio avviso interessante confronto/collage di citazioni prese dalla stampa. Parlano della nostra attuale miserrima situazione politica. Ne riporto tre perché ciascuna, in modo, con approccio e linguaggio diverso, ne parla all'insegna di una implicita o esplicita necessità e urgenza di un giro di boa.

Michele Serra (rubrica l'Amaca su la Repubblica) ne fa essenzialmente una questione biologico-generazionale. Infatti cita il puro talento ormonale della diciottenne egiziana Ruby, in rappresentanza di tutti i giovani che stanno mandando a gambe all'aria i rais dittatori del mondo arabo, che espugna, al ballo delle debuttanti di Vienna, e grazie alla sua smagliante forma, le decrepite ricchezze miliardarie degli wasp austro-americani in preda a grottesca satiriasi.

Quanti fantasmi!

Gian Carlo Marchesini

Quante memorie contrapposte e condivise, e indomiti e indomabili ri-sentimenti bollono dentro la sinistra, l'Anpi, il PD e gli ultrasessantenni del mio Circolo! Alle origini di tutto c'era ovviamente il PCI - e poi, e in più, la Resistenza combattuta insieme dai partigiani liberali e monarchici, azionisti e cattolici, socialisti e comunisti. Ma con la caduta del Muro di Berlino e poi la svolta di Occhetto alla Bolognina, e la nascita di Rifondazione comunista, e del PDS, e poi dei DS e o ora del PD e di Sel e dei Comunisti italiani - e mi scuso se scordo qualcuno - , ogni svolta e passaggio hanno dato luogo a lacerazioni, dubbi, contrasti e risentimenti, sedimentandosi in un coacervo mai veramente superato e risolto di conti in sospeso tra compagni e amici, tra le diverse storie e la Storia, forse innanzitutto e principalmente tra e con se stessi.  

Per cui succede a chi non ha partecipato all'interno e nel vivo di quelle intense e tormentate vicende - perché alle prese prima con l'illusoria ma totalizzante "rivoluzione alle porte" dei movimenti extraparlamentari sessantottini e settantasettini, poi con il disinganno e il riflusso degli anni Ottanta, pregni del liberismo craxiano libertario e libertino, e poi con il garrulo e osceno berlusconismo  degli anni Novanta che ancora oggi ci angustia e opprime - di ritrovarsi di punto in bianco coinvolto in  improvvisi e brucianti diverbi, in piccole e scottanti questioni soltanto apparentemente semplici, in realtà portatrici di polemiche e controversie: una targa commemorativa da apporre, il titolo di un documento da definire, la scelta di un nome di relatore o di una citazione storica  da inserire.

Messaggio nella bottiglia

Gian Carlo Marchesini

Siamo da oltre quindici anni bombardati dalle stravaganti e irresponsabili uscite, dalle parole in libertà vanesie e vane, dalle decisioni e dai comportamenti socialmente irresponsabili e predoni di una persona che la stessa compagna di vita ha definito malata e pericolosa ("un moloch che pretende il sacrificio delle vergini"). E' come avere convissuto, per un così lungo periodo, quotidianamente e sistematicamente,  con un pericoloso virus, essere stati permanentemente esposti a radiazioni infestanti, debilitanti  e alla lunga mortali.

Non so voi, ma io mi sveglio la mattina per affrontare la giornata con oramai stabilmente incorporata una sensazione di sottile minaccia, uno stato d'animo di sospensione allarmata. Certo B. non è la sola esclusiva causa di tanto invasivo e spossante malessere, vivaddio non è ancora così onnipotente. E antidoti e anticorpi non sono ancora del tutto inattivi o esauriti. Ma avere a capo del governo, alla guida e al comando, un personaggio così anomalo e malato, in preda a un tal delirio di onnipotenza ossessivo, con nelle mani  accumulato un potere così anormale e inaudito, inocula nel tempo una sensazione di inquietudine rovinosa propria di chi è continuamente esposto a un serio pericolo.

Noi paghiamo un costo aggiuntivo, uno smottamento costante e dannoso del nostro equilibrio psicofisico, del nostro naturale e normale impulso a vivere ed agire nel mondo, che ci tolgono costantemente energia, depotenziano come inquinante insidia la nostra vita. E' come vivere con l'ala di un'ombra minacciosa che si espande nel cielo togliendoci progressivamente luce, un peso nel cuore che ci ruba sicurezza e pace, un veleno nel sangue che ci lascia ogni giorno un po' più torpidi e stanchi, incapaci di reazione, e depone in bocca amaro un sapore che si insedia tenace.   

Piccolo promemoria per non scordare o arrendersi

Gian Carlo Marchesini

Fascismo, prostituzione, mafia erano fino a qualche tempo fa  ritenuti moralmente e socialmente riprovevoli,  colpiti quindi da interdetto e pubblico ostracismo. Oggi  essi sono stati sdoganati, socialmente legittimati, portati al governo e considerati mentalità, modalità, comportamenti tra i possibili leciti, anzi, più di altri proficui e vantaggiosi, e perfino simpatici e divertenti. Chi li condanna e rifiuta è bacchettone e moralista, puritano e perbenista. Ciò che è utile e conviene al più forte, al Principe, è politicamente, socialmente, moralmente lecito. Il fascista è riammesso nel salotto buono  e al governo, la prostituta è per un verso la efficiente e professionale escort, per l'altro la "schiava radiosa" che allieta stanze e vacanze dei potenti. "Radiosa"  - come è stata definita nel salotto buono del femminismo radicale nostrano - perché sa dal suo ruolo ricavare il massimo vantaggio sociale ed economico, e se ne vanta con provocatoria e imprendititoriale baldanza. E il mafioso che non rivela i misfatti e i nomi dei suoi complici, invece di essere stigmatizzato come omertoso è giudicato da chi è al potere, e che di quel silenzio si avvantaggia,  come eroe irreprensibile e virtuoso.

Puzze al naso e purezze ideologiche

Gian Carlo Marchesini

Borsellino era di destra, e quindi non va bene.
Falcone era amico di Martelli, e quindi non va bene.
Vendola è poeta troppo raffinato e colto, quindi affabulatore inaffidabile.
De Magistris è un magistrato, quindi giustizialista orrendo.
Berlinguer era un gran moralista triste e depresso.
Grillo, per quanto simpatico, è un comico, e quindi... 
La Bindi sarà anche una brava donna, ma questo in politica non basta. 
Fini avrà pure rotto con Berlusconi, ma l'ha deciso troppo tardi. 
Roberto Saviano sarà pure un bel tenebroso, ma è legalitario perbenista e di destra.
E Napolitano è Morfeo, e Bersani è un patetico e bonario zio, e Di Pietro è un poliziotto retorico e bolso, e la Bonino una petulante e saputa radical chic... Per essere femminista doc, non basta scendere in piazza contro il bunga bunga di Berlusconi e per la dignità e il rispetto delle donne: ci vuole ben altro!

Ruby e le sue amiche non vanno giudicate perché si sono al Sultano vendute: si sono sapute vendere così bene da meritarsi il titolo di "schiave radiose"! 
Sono gli operai della Fiat che sono solo schiavi e basta: non vedete che rifiutano cocciutamente di vendersi alle condizioni del nuovo Sultano?
E chiunque insista nell' opporsi a Berlusconi è un bacchettone moralista - ma come, negli anni Settanta non faceva anche colui il gaio nudista? -,  uno che ha rinunciato alle gioie della vita, uno sfigato e bigotto forcaiolo giustizialista. Ed evviva noi, smutandati garruli e ben vivi!

Ricordo di un ragazzo estivo

Gian Carlo Marchesini

Il lungo e flessuoso collo sottile,
la calda elegante nuca,
la cupola del culo gentile;
in fondo al ventre il nido piumato ben guarnito,
ai piedi le ciabatte da spiaggia infradito;
le cosce e i polpacci, le mani e gli avambracci,
i neri e folti capelli setosi e i piedi alati;
il naso sfidante e la chiostra abbagliante dei denti,
l'aria impunita dei corsari e dei briganti;
le dita a disegnare nell'aria arabeschi,
 le orecchie e la raffinatezza dei lobi fiabeschi;
le morbide labbra e la saettante lingua,
i fiati trafelati e gli sputi ardenti,
le frementi narici e gli scatti sulla bici;
le interrogative sopracciglia arcuate,
gli sguardi sornioni e  languidi,
 le lunghe ciglia seducenti;
 i singhiozzi, gli spasmi e le trattenute grida
mentre di nascosto nel capanno, con fervoroso affanno,
partorisce  come  munifico re Mida
i suoi quotidiani bollenti spruzzi;
le parolacce  a raffica e i poderosi rutti,
lo zampillo scrosciante del piscio,
il sangue che corre nelle vene
con l'urgenza del colpo che batte sull'uscio;
l'odore pungente dell' incavo d'ascella,
le lacrime per le amorose pene,
l'irrompere della  risata squillante e bella;
la voce acuta e chiara, e poi spezzata e scura,
il suo essere insieme maschio e femmina, fratello e sorella;
l'ansiosa rincorsa alla vita,
il suo porsi come sfidante provocazione ardita:
tutto  questo e altro ancora
gli conferiscono l'aura magica di una grazia vitale e pura.
Ed è quello che ho cercato di dire qui e ora.

Maschile - e femminile - plurale

Gian Carlo Marchesini

L'intensità emozionata ed emozionante
di un irrinunciabile percorso di conoscenza
oltre la quotidiana necessità  di biologica sopravvivenza.

L'apparente casuale disordine informale
animato da uno sguardo profondo e vivo,
da una tensione mai doma o spenta,
 dal lascito sul viso del demone di passioni e cupidigie
addolcite dalla cornice di tempie brizzolate e grigie.

L'impronta sotterranea del tormento
proprio dell'artista libero mai sazio o contento.

Da occhi consumati dalla febbre dell'impegno,
insieme a lampi e bagliori
sgorgano sorrisi e languori:
il riverbero di battaglie che fanno l'umano degno.

Nessuno qui ha mai smesso di pensare, amare e lottare, 
nessuno si è mai arreso.

La strada è erta e dura, la meta lontana e incerta:
qui convivono perturbante il Minotauro, gli splendori di Creso,
uomini e donne insieme in appassionata ricerca.

(Ai margini di un incontro con Lea Melandri,
 sul tema della violenza che si annida fin dentro l'amore,
 organizzato da Stefano Ciccone dell'associazione Maschile Plurale,
scritta su un taccuino in tempo reale,
sgorgata dal cuore.

Da questi incontri  così intensi e in tanti 
si esce fuori che ci si accorge di essere felicemente più ricchi,
e insieme inaspettatamente ignoranti.)

DONNE

Gian Carlo Marchesini

Un incontro di e tra donne dopo la grande manifestazione del 13 febbraio

Un centinaio di donne fior fiore del pensiero, dell'esperienza, della pratica femminista si sono riunite alla Casa Internazionale della Donna in via della Lungara a Roma per  riflettere, esprimersi e confrontarsi sulla straordinaria manifestazione  convocata dal comitato "Se non ora, quando?", che ha visto il 13 febbraio scorso oltre un milione di persone, donne specialmente, ma anche uomini, riempire 230 piazze.

A intervenire nelle tre ore e passa di incontro sono state in molte, alcune note e famose (Lea Melandri, Bia Sarasini, Elettra Deiana, Ida Dominijanni,  Maria Luisa Boccia, Paola Concia);  altre, in rappresentanza di alcuni collettivi romani,  più giovani e meno note, ma altrettanto attrezzate e agguerrite; alcune infine in rappresentanza ed espressione delle donne femministe di città quali Firenze e Trieste.

Biutiful, di Alejandro Inarritu


Gian Carlo Marchesini

C'è una piccola frase pronunciata verso la fine del film, una supplica che dice esattamente così: "Ti prego, portami in vacanza un'altra volta..!".  Di una normalità banale, come chiunque può capire. Chi non l'ha mai almeno una volta pronunciata? Solo che la frase è detta da un personaggio del film, la moglie del protagonista,  a un certo punto della storia raccontata, e detta in un modo tale da funzionare come esplosione catartica di una piccola bomba atomica emotiva. Si rimane trafitti, gli occhi pieni di lacrime, perché ci si riconosce totalmente nella verità rivelatrice di un'anima universale, di un climax, di cui  quella piccola frase è portatrice. Si tratta di una donna tossica perduta in fase di crisi psicotica regressiva, che sull'orlo del baratro, pur disperata si rivolge fiduciosa al marito:  cui è appena stato diagnosticato un tumore alla prostata in fase irrimediabilmente avanzata, e che, malgrado la catastrofe appena conosciuta, si preoccupa della moglie tossica perduta e dei due figli bambini a rischio di abbandono totale a causa di una madre di tale fatta.   ("Voglio essere una buona moglie e una brava mamma" - dice a un certo punto la tossicodipendente signora - "ma voglio anche godere e divertirmi come una puttana"). E questa frase sembra essere, per Inarritu, epitaffio ed epigrafe della condizione umana.

Libia

Gian Carlo Marchesini

Oh la mente umana equanime e ordinatrice!
 Da una parte tavole imbandite, magazzini colmi e faccioni obesi,
dall'altra il ventre  gonfio di bambini offesi e smunti.
Affrontano  di notte a migliaia il mare agitato su barconi consunti,
dopo essere stati sulle piazze bombardati e mitragliati.
Le armi sono state vendute da chi ha tavole imbandite,
le mani di chi le usa sono state dai nostri mercanti
baciate, riempite e riverite.
Ora sarà bene organizzare il respingimento
e i ben agguerriti campi di concentramento:
quelli che noi abbiamo affamato e mitragliato
mica pretenderanno di venirsi a riprendere le briciole
della ricchezza che noi gli abbiamo sottratto!
Loro organizzano esasperati in piazza
i giorni della collera e dell'ira,
noi che siamo una superiore razza
gli prepariamo l'accoglienza con il filo spinato;
oppure, disperati, possono sempre darsi fuoco
come umana pira.
La mente umana è equanime e ordinatrice:
chi miete abbondante il grano con la falciatrice,
chi in cambio ha falciato la vita dalla fame,
dai flutti del mare, dal fuoco della mitragliatrice.
Siamo tutti responsabili e complici di un ordine infame.
Ma a noi preoccupa assai
che la pacchia finisca, si assottigli la scorta,
i titoli crollino in borsa.
Un barlume di pentimento e penitenza, quello mai.

Ma la vuole smettere di darmi calci alle spalle?

Gian Carlo Marchesini

L'arte di  dare di nascosto calci e protestare e inveire fingendo di averli ricevuti

Suggerisco come immagine che bene raffigura l'architrave di volta dell'attuale  linguaggio mediatico della falange berlusconiana, e della sua natura morale, politica e umana, una semplice scena: quella in cui si vede il ministro La Russa calpestare all'indietro  e scalciare con violenza il giornalista Formigli che gli sta alle spalle nel tentativo di fargli qualche domanda.  E poi girarsi con fare indignato e sbigottito gridare: ma la vuole smettere di darmi calci alle spalle?   In quei trenta secondi di dinamica relazionale c'è intera l'essenza dell'attuale gruppo di potere al governo del Paese: l'improntitudine spudorata e la facilità nel mentire, la capacità vigliacca e subdola di fingersi aggrediti per meglio aggredire, il fregarsene della verità per sostituirla con ciò che fa comodo, la spregiudicatezza e la disinvoltura con cui barano e spergiurano.

Se ho ben capito il tipo

Gian Carlo Marchesini

il suo credersi al di sopra del tempo e del mito,
 mi aspetto di vederlo presto scendere in pista
in versione femminil femminista.
Avrà il culo erto di Karima e le tette bene in vista,
le labbra della Santanché o della Parietti, 
il vocione di  Iva Zanicchi e la grinta della Minetti.
 Sarà donna generosa e materna,
ma anche emancipata e battagliera,
sarà perfino monaca austera alla Binetti.
Sarà insieme Noemi, Virginia Woolf e Sibilla Aleramo,
sarà come noi la desideriamo.
Ci arriverà pronta e imbozzolata per essere eletto regina,
sarà la figlia Marina.
A reggerle strascico e coda, e a tradirla,
ci sarà il solito berciante barracuda,
Giuliano Ferrara, il gran sobillator della masnada:
dei consiglieri del principe gran ciambellano e pirla.

L'apparizione di un dio sotto forma di ragazzo

Gian Carlo Marchesini

(Domenica in Piazza del Popolo, alla manifestazione
Se non ora quando, tra gli altri interventi di donne ho ascoltato anche la lettura da parte di Lunetta Savino di un simpaticissimo brano tratto dai Dialoghi della vagina, cui così mi permetto di corrispondere).

L'immagine è quella di un ragazzo sui sedici anni di una qualche esotica e lontana parte del mondo. E' nudo, sdraiato su un letto. Il suo corpo, il suo viso, sono di una bellezza perentoria e fulgida.

Il ragazzo impugna il suo scettro gonfio con un'aria di compenetrata e solenne serietà esperta. E' il suo strumento dedicato, il suo lavoro congeniale e connaturato:   lo accarezza, lo scuote e consulta con amorosa insistenza. Ricorda un sacerdote antico che dalle viscere del sacrificale capretto si accinge a ricavare per l'umanità intera responsi  decisivi e vaticini ultimi.

A di fuori di quell'aura di rito solenne non sembra esistere realtà altra, quello appare universo  concluso e compiuto.  La percezione che si ha è che anche soltanto l' essere ammessi sul limite di quella soglia è straordinario privilegio.

L'espressione del viso del ragazzo, assorbito nell'imprimere alla danza impulso e  ritmo giusto, è di una intensità  concentrata e trattenuta: tutte le sue energie e risorse sono mobilitate, tutte concorrono a quella decisiva galoppata. Si direbbe perfino che dal successo di quella trafelata corsa dipenda la sua vita.

Io rimango sospeso e trafitto sulla soglia del tempio:  contemplo la rinnovata  e ritrovata immagine di me stesso ragazzo intento allo stesso eterno rito.

Donne - e uomini - tra Se non ora quando e San Valentino

Gian Carlo Marchesini

Quando ero ragazzino ricordo che un po' confusamente mi chiedevo:  ma perché le donne si travestono? Perché i tacchi, l'ombretto, il rossetto? Perché si tingono, si ingioiellano, si profumano, si frollano e si intostano, si  riempiono, svuotano e comunque camuffano e modificano? Perché le donne non si accettano, o addirittura si rifiutano? Ma la donna - mi chiedo ancora oggi - tra costruzione/costrizione biologico-riproduttiva e attesa imperiosa di piacere, assistenza e cura, quando trova il tempo per cercarsi, scoprirsi, conoscersi, essere autonomamente e spericolatamente se stessa?

E ancora: perché le donne seducono, si barattano, si vendono e svendono, si sacrificano e immolano, tra smottamenti e frane di attese e ricatti, e valanghe - ed eruzioni e tsunami! - di sensi di colpa? Ma dove si sono smarrite, dove si sono arenate le donne che proclamano di essersi ritrovate/liberate?

Ma perché la donna ha da essere mamma, figlia, sorella, cuoca, infermiera, manager, amante e puttana (pardon, escort e velina), e invece non semplicemente tranquilla e rilassata, consapevole e appagata, fiera di sé perché soggetto-persona?

Teledipendenza

Gian Carlo Marchesini

Qualcun altro che fatichi al posto nostro,
qualcun altro che viva al posto nostro,
non sforzarsi di pensare, di capire,
non giustificarsi, non fingere,
tornare dentro il liquido amniotico nella posizione fetale,
limitarsi a vegetare, farsi da qualcun altro sostituire
anche nella funzione di evacuare.
Ah, non essere mai nati, non doversi emancipare,
crescere e faticare per guadagnarsi da vivere,
essere costretti a recitare
perfino le ragioni per piangere o per ridere.
Dormire, sognare,
farsi sostituire premendo un pulsante,
succhiando come un poppante.
Tenere a distanza il fantasma della morte
schivando la vita, sostituirla con un suo fantasma,
fingere di esserci aggrappandosi a ectoplasma
con le dita.

La lampada di Aladino
è una magica scatola nera,
fa regredire a un livello cretino,
toglie l'angoscia della vita vera:
ci riconduce all'ebetudine del livello zero,
ma per davvero!
Che qualcuno ci stacchi la spina,
ci tolga responsabilità e sofferenza,
che pensi e decida al posto nostro,
che ci risparmi il sospetto di essere un mostro:
come può non avere la nostra eterna riconoscenza?

La vita affrontata da protagonista è dura:
e se poi ci va storta?
Meglio chiusi in anticipo al sicuro dentro una caverna
e le sue animate mura.
Affrontare fuori i rischi della vita è troppo dura,
tanto prima o poi la vita rompe la placenta,
e diventa morta.

La tele è una dose meravigliosa
di sempre disponibile anestesia,
non ha controindicazioni a iosa,
è un surrogato indolore della lobotomia.

De te fabula

Gian Carlo Marchesini

Disse il lupo alla pollastrella - che, come dice una brava storica e vecchia  femminista, è "un impasto delicato di ingenuità e furbizia, voglia di spadroneggiare e vulnerabilità":  "Se tu fai la brava e mi apri le gambette, io ti riempio le tasche di caramelle, proprio quelle di cui voi pollastrelle siete tanto ghiotte". A quel punto intervennero arrabbiati i polli e le galline più grandi.  "Guarda, vecchio stronzo di lupo, che se insisti a fare il predone ti denunciamo ai giudici e ti mandiamo in prigione". "Ma come - intervennero allora corvi e iene al servizio con ricca busta paga del vecchio lupo- non vorrete mica impedire l'esercizio privato pieno delle prerogative del nostro signore e padrone! Voi siete mossi da voglie frustrate e invidiose..!".   E insinuavano melliflui e fetenti, mostrando intera  la chiostra dei loro denti:  "ma non eravate proprio voi quelli che una volta predicavano il libero amore, di cui eravate seguaci ardenti?"  E fingevano di ignorare che qui di quel libero amore si praticasse solo una grottesca  caricatura capovolta al servizio dei potenti. Sembravano scordare che allora si intendeva e si voleva il personale come fortemente connesso con il politico, mentre oggi si  privatizza e saccheggia il bene comune  pubblico.

Commiato

Gian Carlo Marchesini

Verranno a prenderti a casa un giorno
per portarti in un luogo sconosciuto.
Avranno guanti bianchi, una divisa grigia
e il volto cancellato.
Non faranno un gesto, non proferiranno verbo,
severi ed efficienti, dal tuo mondo
ti imporranno il commiato.
Non voltarti indietro, tira dritto,
fissa ostinato lo sguardo al suolo.
Non hai chiesto tu di nascere, hai accettato di vivere
un po' perplesso, appena curioso.
Ora, vecchio e consumato, non attardarti a chiedere un rinvio,
 non mostrarti sgomento.
Prendi il tuo morbido berretto nero, infilati il cappotto 
e metti in tasca un libro.
Lascia spazio a chi segue e togli il disturbo.
Preparati di buon grado a capire, come tuo solito,
cosa riserva il prossimo giro.

Il reato e il peccato

Gian Carlo Marchesini

Adriano Prosperi e Vittorio Messori  osservati all'ultimo Infedele.

Oh, come i due fisiognomicamente esprimono le rispettive antagonistiche posizioni in pieno!  

La faccia di Messori deborda morbida, gioconda e pasciuta. E' in evidenza un uomo super nutrito, al punto da non sapere più dove mettere le scorte in eccesso.

Prosperi è invece sobrio e riservato, essenziale e asciutto: solo ogni tanto gli scappa dalla fessura azzurra dello sguardo un lampo divertito.

I peccati di Messori sono generosi, il teologo scrittore clericale proclama allarmato che chi odia i vizi odia anche l'uomo. Ma si capisce al primo sguardo che lui adora e perdona i vizi purché l'uomo sia obbediente e prono.

Prosperi è orgoglioso e dritto senza essere sprezzante o borioso, comunica evidente il messaggio dell'uomo mai genuflesso e domo.

Messori è il pingue cappone regale, il magnifico esemplare che chiede sottomissione vantando di essere felicemente sottomesso. Non vuole l'uomo virtuoso perché non lo tollera libero.

Prosperi è il falco argentato che vola alto, il gufo notturno che nel buio che lo circonda è allenato a vedere tutto.

Messori è naturaliter vocato al bunga bunga, magari solo per accarezzare felpato e in latino chiosare. Serve a bilanciare chi è troppo caciarone e servile, l'eccesso di inchino barocco e lo sberleffo  scurrile.

Prosperi è l'eleganza del gesto solenne e sobrio, lo sguardo e il dito rivolto all'orizzonte futuro.

Sono due entità incompatibili e contrarie, un antagonistico muro a muro.

Sono espressione, al massimo, del meglio e peggio di questo maledetto e benedetto Paese.

Sono quintessenza lineare di laicità azionista,  e anse contorte di labirintiche chiese.

Odio questa città

Gian Carlo Marchesini

Odio questa città che riserva a politici e monsignori i palazzoni

e se ne frega di zingari bambini

che vivono in baracche di cartoni.

Odio questa città che si agita in un verminaio

di parentopoli e vallettopoli gaio

e abbandona esseri umani come bestie nel letamaio.

Odio questa città affumicata da milioni di motori puzzolenti

brulicante basiliche piene d'ori e conventi

e foreste di costosi e inutili enti,

che manco sa prevenire le stragi di innocenti.

Odio questa città caput mundi dei miei coglioni

piena di mezzani e ruffiani

infaticabili nell'agitare i mascelloni.

Odio questa città e la sua indifferente bellezza,

i caveau delle banche che straripano ricchezza,

e bambini che la notte dentro discariche e feccia

bruciano come monnezza.

Condividi contenuti