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La vita sta cambiando pelle

Giulio Di Luzio

Di Luzio Giulio: giornalista, saggista

Tuccata romanzo di Giulio Di Luzio

Tuccata romanzo di Giulio Di Luzio

Sul finire degli anni Cinquanta, in uno spicchio di Salento dove li carusi
portano i pantaloni corti anche d’inverno e le gonne delle caruse
arrivano rigorosamente sotto il ginocchio, il mese di giugno ha in sé
qualcosa d’imprevedibile e di rituale al tempo stesso: è in quel periodo
che la gente si rintana in casa aspettando l’arrivo dei suonatori,
chiamati a officiare l’esorcismo della danza, unico mezzo per liberare le
tarantate, le braccianti pizzicate dal ragno durante il lavoro nei campi.
Una di quelle tarantate è la madre della Felicia, e tarantata diventerà
la Felicia stessa quando il primo amore per un giovane bellissimo e
irraggiungibile (lu principe) la getterà in quello stato di prostrazione
che solo San Paolo e l’acqua miracolosa del suo pozzo a Galatina
possono guarire. I tempi però stanno cambiando: la Chiesa non tollera
più l’esorcismo coreutico, cromatico e melodico e cerca di sradicare
l’universo simbolico del tarantismo. Sola con il suo amore negato,
pazza, scandalosa, troppo innamorata di una libertà proibita, la Felicia
diventerà una di quelle donne che la scienza comincia a guardare solo
come oggetto di interesse psichiatrico, senza capire né poter trovare un
antidoto al veleno che scorre nelle loro vite.

Libro di Giulio Di Luzio: Clandestini. Viaggio nel vocabolario della paura

Clandestini, viaggio nel vocabolario della paura: libro di Giulio Di Luzio

"Non è solo l'immagine del lampeggiante della polizia, che introduce numerosi episodi di cronaca messi in prima pagina, quasi a simbolizzare il posto assegnato all'immigrazione..." È un viaggio tra le parole, che fissano nell'opinione pubblica lo stigma di clandestino, extracomunitario, invasore, all'interno di un fenomeno descritto con una terminologia delittuosa. L'autore scandaglia la narrativa pubblica alla ricerca degli slittamenti semantici e svela una rappresentazione infarcita di stereotipi e luoghi comuni, che tuttavia è la percezione del fenomeno. Un manuale di autodifesa per i giovani contro quelle semplificazioni che individuano nel migrante il nemico simbolico a cui addebitare i mali della società, dalle città sporche alla disoccupazione. Un alfabeto dalla A alla Z corredato dal racconto del contesto storico, che ha sgravato parole spesso discutibili. L'autore gioca con le parole, le smonta una ad una, dimostrando la loro capacità di agitare le acque e attizzare fuochi, da parte di chi le usa come lame affilate.

Il libro di Giulio Di Luzio: NON SI FITTA AGLI EXTRACOMUNITARI

Non si fitta agli extracomunitari

La favola di un’Italia mite e accogliente
Prima ti ignorano. Poi ti deridono. Poi ti combattono. Poi vinci.
M. Gandhi
E’ un pugno nello stomaco di quell’Italia del buon cuore, sentimentalista e mammona in cui abbiamo sempre immaginato di vivere.  Immaginato, appunto! E’ uno schiaffo sulla faccia di quella società civile e democratica che continua a ignorare le grida di libertà lanciate dai ghetti di un sistema di carcerazione per profughi e migranti disseminati lungo la penisola. E’ un grumo di cinismo e spirito di vendetta che ammorba le giovani carni di una democrazia mutilata e propagandata, quella della Repubblica Italiana. 

A CLANDESTINI libro di Giulio Di Luzio il premio Internazionale Marisa Giorgetti 2014


Copertina Clandestini PDF

VIAGGIO NEL VOCABOLARIO DELLA PAURA

MENZIONE SPECIALE PREMIO INTERNAZIONALE MARISA GIORGETTI 2014. Sarà premiato al Teatro Miela di Trieste il prossimo 10 marzo

E’ un viaggio tra le parole, che fissano nell’opinione pubblica e nell’immaginario collettivo del Paese –soprattutto tra i più giovani- lo stigma del clandestino, dell’extracomunitario, dell’invasore, all’interno di un fenomeno descritto con una terminologia lugubre e delittuosa.

L’Autore scandaglia la narrativa pubblica alla ricerca degli slittamenti semantici e dell’inversione di senso, che si sono andati affermando negli anni e che i media hanno ben raccontato nei loro pigri copioni.

Il risultato è una rappresentazione molto lontana dalla realtà, infarcita di luoghi comuni, stereotipi e sondaggi pilotati, che tuttavia è la percezione dominante di un fenomeno complesso, quello dell’immigrazione italiana, che meriterebbe ben altri approcci. Ognuno può vantare in tal modo un vocabolario condiviso, fatto di allarmismi e panico sociale, un vero e proprio lessico dell’emergenza, discriminatorio e razzista. Tutto questo avviene, sostiene l’Autore, senza neanche accorgercene!

BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI

Giulio Di Luzio

L’inganno mediatico sull’immigrazione
“L’immagine di una pipa non è una  pipa”. René Magritte

L’Autore indaga con rigore scientifico e passione civile sul ruolo dei media nella costruzione della figura dell’immigrato, generalmente negativo, nell’immaginario collettivo, un ruolo spesso affidato a maitre à penser di casa nostra corteggiati dalla classe politica. Con semplificazioni artificiose e categorie etnocentriche, che si dilatano e rimodellano secondo i tempi e le geografie, determinano l’architettura mediatica che soprattutto il piccolo schermo erige come fortezze nelle case degli italiani, delineando ipotetiche invasioni, che ridurrebbero i nostri spazi vitali da parte di migranti sempre e solo chiamati clandestini, secondo una vulgata linguistica e giornalistica, che non riconosce loro altro status, migrante, immigrato, irregolare, richiedente asilo, profugo politico, rifugiato.

La semplificazione mediatica extracomunitario-clandestino-criminale, anche per chi perda il lavoro o non sia in possesso di soli documenti, si spoglia di qualsiasi legame razionale e scientifico per diviene un copione mediatico dato in pasto ad un’opinione pubblica ignara e tenuta a digiuno, che non può che invocare scelte di ordine pubblico. Un terrore instillato quotidianamente, capace di condizionare la percezione stessa del fenomeno e l’orizzonte culturale di ognuno di noi, soprattutto in assenza di retroterra di conoscenze ed esperienze dirette  in materia.

IL DISUBBIDIENTE

Il Disubbidiente
E' la ricostruzione storica della vicenda umana e professionale di un giovane funzionario di polizia durante gli anni del fascismo. Una storia rimasta sconosciuta al grande pubblico. Meridionale ed originario della provincia di Avellino, Giovanni Palatucci, fervente cattolico ma irriverente e critico verso le gerarchie e le burocrazie militari, giunge alla Questura di Genova nel 1936 come vice commissario aggiunto. Ma la sua visione della Pubblica Sicurezza mal si concilia con l'impostazione allora esistente. Verrà quindi allontanato dalla Questura di Genova e trasferito in quella di Fiume nella veste di responsabile dell'Ufficio Stranieri.

E' il 1938. Siamo negli anni della promulgazione delle leggi razziali ed il giovane Palatucci comincia a rendersi subito conto dell'atroce realtà della discriminazione ai danni degli ebrei. Questa consapevolezza determinerà scelte che cambieranno la sua vita.

Prende corpo così quella graduale ma costante opera di costruzione di una efficiente rete di soccorso in favore dei tanti perseguitati dal nazismo con cui verrà i contatto in quegli anni.

"A UN PASSO DAL SOGNO"

a un passo dal sognoIl  nuovo libro di Giulio Di Luzio sui temi dell'immigrazione, con la prefazione di Alex Zanotelli.
Besa Edizioni Lecce

A UN PASSO DAL SOGNO

Se dalla metà degli anni '80 l'Italia registra un'impennata di presenze di immigrati, l'anno di svolta è certamente il 1989. Lo scenario, ma anche l'epicentro degli avvenimenti destinati a mutare la storia  dell'immigrazione italiana, è un paesino del casertano, Villa Literno, che in estate raccoglie 5, 6mila immigrati africani per la raccolta del pomodoro in uno spicchio di Sud colonizzato dalla camorra. La piccola comunità vive con disagio i nuovi arrivi in un territorio gravato da carenze strutturali di servizi, acqua, fogna, viabilità. In questo contesto, corredato da episodi di intolleranza, che proprio nell'89 saranno numerosi in tutta la penisola, matura l'uccisione del giovane sudafricano di colore Jerry Masslo, trucidato da alcuni balordi in una baracca fatiscente, in cui trova riparo durante la notte in condizioni disumane insieme a decine di braccianti africani.

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