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La vita sta cambiando pelle

Giuseppe De Filippo

De Filippo Giuseppe: scrittore e artista

L’esterno del Battistero di Parma nella lordura.

Foto Luigi boschi: Il Battistero Antelamico di Parma nell'immondizia

Giuseppe De Filippo

Esiste un solo bene, la conoscenza, ed un solo male, l'ignoranza.
Socrate

Alla voce inascoltata di MARIO BOTTA [LINK]sul degrado della Pilotta va ad aggiungersi quella di  LUIGI BOSCHI, parmigiano amareggiato per la mancanza di “civitas” che circola all’esterno del Battistero di Parma “ridotto a luogo dell’immondizia”. La civitas, invenzione dell’antica Roma, sembra deceduta in tutte le sue propaggini, mentre le sopravvissute  Indifferenza e  Maleducazione spadroneggiano.[LINK]

Per essere cittadino non “di Atene o della Grecia, ma del mondo”, per come desiderava Socrate, non bastano gli editti di ordine politico del genere Caracalla, imperatore romano che concedeva la  cittadinanza romana (la “civitas”) a tutti i domiciliati nell’impero, ma ci vuole la Conoscenza e un altissimo grado di sensibilità civica. Con un passaporto di questo genere, dove al cognome cum segua il nome scire, è possibile non solo percorre intelligentemente e responsabilmente spazi di bellezza incommensurabile, nel nostro caso quegli ottagonali del Battistero in marmo rosa di Verona, ma anche contravvenire alla guerra postmoderna tra cum e scire. Una guerra solo apparentemente senza morti il cui portato è l’inciviltà!

L’INASCOLTATO E TRADITO MARIO BOTTA

Pubblico la lettera giunta questa sera (10/09/18) dall'amico artista e scrittore Giuseppe De Filippo in risposta al mio articolo e fotoreportage sulla Pilotta di Parma [LINK]

L’INASCOLTATO E TRADITO MARIO BOTTA

Luigi,
è trascorso un “millennio” da quel 05/05/2016 quando riportavi le seguenti parole dell’architetto  Mario Botta. “Sono tramortito di come è stato ridotto l'insieme monumentale straordinario della Pilotta con il suo fascino del non finito... Pensare che portavo questo esempio di Parma nel mondo. Ho provato malessere visitando oggi Parma”. [LINK]

Oggi, trascorso un millennio (Il tempo è un’illusione-Albert Einstein)  di incurie, di malcostume…  scrivi: “L’area verde del progetto Botta nel complesso monumentale della Pilotta di Parma, area verde anch’essa parte integrale monumentale, dopo il Terzo Paradiso di Pistoletto, è divenuta un campo di patate, in gran parte cementificato…”.

Temevo che tale area verde, all’interno del complesso monumentale della Pilotta, potesse  diventare, con il trascorrere dei secoli e analogamente a quanto nel frattempo è accaduto nell’arte, qualcosa di peggio!

(Ad esempio: un remake duchampiano; un rifacimento  del Piss Christ (Cristo nell’urina) di   Andres Serrano! Ad esempio: un Paradiso, terzo ed ultimo, di merda! Un Paradiso senza redenzione, di raggiri estetici e di marketing alla Pistoletto; di prosaica violenza artistica in nome di una postmodernità turbolenta, ingannatrice. Un Paradiso sicuramente remunerativo!).

RIFLETTENDO sul 4 marzo dell’Anno del Signore 2018.

Giuseppe De Filippo

Riflettendo su quanto di impolitico è avvenuto nell’ultimo ventennio nella nostra Repubblica, verrebbe da chiedersi se sia o meno il caso di augurare agli abitanti della regione geografica italiana che la grazia santificante del Signore agisca su di loro, soprattutto dopo il voto del 4 marzo dell’Anno del Signore 2018.

Se l’impolitico e il finanziario regnano all’interno della Repubblica e rappresentano il potere consolidato, l’irremovibile establishment, solo una forza uguale e contraria potrebbe destabilizzarli, e liberare la Repubblica dal loro asservimento. Ma, dove reperire tale forza? Il voto del 4 marzo dell’Anno del Signore 2018 l’ha rinvenuta?

Nell’incertezza, crediamo siano opportuni a tale scopo la grazia dello Spirito Santo e un grande cuore umano, gli unici che garantirebbero una “rivoluzione pacifica” contro i Poteri,  la cui natura è per antonomasia  di genere occulto.   

Un proverbio cinese recita: “Prima di fare la rivoluzione, riforma il tuo cuore.” Ma, non tutti gli abitanti della regione geografica italiana sono propensi a riformare il loro cuore, politico, sebbene possessori di grandi cuori generosi, creativi e anche fin troppo pacifici.

Un signore alto e robusto, nato il 29 maggio1917 ed assassinato il 22 novembre 1963, affermava: “Quelli che rendono impossibili le rivoluzioni pacifiche rendono le rivoluzioni violente inevitabili”.

Un altro signore, anch’egli alto e robusto e in più barbuto, anzi molto barbuto, affermava: “Le rivoluzioni non le fanno né individui né società segrete. Nascono in certa misura automaticamente; le producono la forza delle cose, la corrente degli eventi e dei fatti. Si vanno preparando a lungo nelle profondità dell’oscura coscienza delle masse; poi esplodono improvvisamente, non di rado per cause in apparenza insignificanti.”

Per una nuova Pasqua (estetica) da Buonarroto a Serrano

Crocifissione - 1492, Michelangelo -Casa Buonarroti - Firenze Piss Christ -1987 ( Cristo di piscio) di Andres Serrano

Dal 1492, data della Crocifissione di Michelangelo, al 1987, anno che data il Cristo immerso nell’urina, è trascorso circa mezzo millennio. Pochissimo tempo in confronto all’eternità, e assolutamente tantissimo in confronto alla brevità dell’Arte.

Attendere Mezzo secolo per un’orinazione (estetica) è paradossale!  

Che dire! Dal neoplatonismo Michelangiolesco al postmodernismo di Andres Serrano è avvenuta una tale evoluzione, etico-estetica, tanto complessa e difficile da giustificare una gestazione millenaria.

Di fronte a un Cristo immerso nell’urina (povero Uomo, altro che inchiodato sulla croce!), gli Ignoranti di oggi restano senza Parola e si affidano a quella di Dio. Gli esperti e saggi della critica d’arte, di una tale pisciata (blasfema?) invece ne parlano con entusiasmo e di parole ne scrivono molte, anche di tono profetico. Neanche i violenti Romani concepirono tanta umiliazione: essere immersi nel piscio! Preferirono inchiodare i loro nemici e farli arrostire dal sole rovente!

Cristo, incompreso dal sinedrio prima, crocifisso poi, immerso nel piscio ora, nega di parlare ai  Prefetti della nuova Giudea: si è ammutolito. Lascia parlare i sommi sacerdoti dell’arte nuova: i vari Anna e Caifa, di cui l’Umanità e l’Arte non si sono mai liberate.

Non “ha vinto Amore”

Opera di Giuseppe De Filippo: Deriva

Non “ha vinto Amore”
Degli dei il disamore, di Orfeo lo sguardo e la perdizione

Giuseppe De Filippo

DOCUMENTO PDF CON OPERE DI DE FILIPPO 

Per uccidere Orfeo non basta la morte, tutto ciò che nasce e che

visse deve morire, solo non muore  nel mondo la voce di Orfeo.

                                      Da Orfeo Negro, Vinicius de Moraes.

Agli albori del Sentire accade che Orfeo, il musico per antonomasia, perse per sempre la sua amata Euridice, “morsa al tallone da un serpente 1 velenoso nel giorno stesso delle nozze.

Follemente innamorato si disperò fino all’insania e, dopo tanto doloroso peregrinare tra i monti della Tracia, decise, senza nulla temere, di scendere negli inferi al cospetto degli dei, Ade e Persefone, “cuori incapaci di essere addolciti da preghiere umane”2,  e supplicarli di far tornare in vita Euridice.   

Gli avvocati e il “Decreto Bersani”

Vincenzo Rosanò 

Mi si domanda di fermare una riflessione sulle cosiddette liberalizzazioni decise dal governo in carica.

Mi sono subito interrogato se non ero la persona più sbagliata per svolgere il compito assegnato, io che faccio l’avvocato di malavoglia.

Per prima cosa, desidero confessare la mia insofferenza verso il sentimento corporativo che sempre è in cima al cuore e alla mente del medio individuo italiano e, per quanto riguarda il presente discorso, del medio avvocato italiano.

E’ un sentimento chiuso, di ordine inferiore. E’ una piaga tutta italiana, questa disposizione a difendere ciecamente privilegi e basse prerogative, a discorrere con ardore di stipendi e tariffe, indennità e prebende.

Nel disordine del nostro tempo attuale, troppe cose accadono ogni giorno a un avvocato per cui varrebbe la pena, chi ha natura di persona leale e giusta, di appendere la toga a un chiodo arrugginito.

Io che vorrei un poco almeno essere leale e giusto, l’età per cambiare mestiere se n’è andata.

Kandinskij e Klee L’epifanìa dell’inatteso Tra visione e costruzione

Giuseppe De Filippo 

A Monaco, un giorno rimasi colpito da uno spettacolo inatteso, proprio quando stavo tornando nel mio studio. Il sole tramontava; tornavo dopo aver disegnato ed ero ancora tutto immerso nel mio lavoro, quando aprendo la porta dello studio, vidi dinanzi a me un quadro indescrivibilmente bello. All'inizio rimasi sbalordito, ma poi mi avvicinai a quel quadro enigmatico, assolutamente incomprensibile nel suo contenuto, e fatto esclusivamente di macchie di colore. Finalmente capii: era un quadro che avevo dipinto io e che era stato appoggiato al cavalletto capovolto. Il giorno dopo tentai, alla luce del sole, di risuscitare la stessa impressione, ma non mi riuscì. Benché il quadro fosse ugualmente capovolto, distinguevo gli oggetti, e mancava quella luce sottile del tramonto. Quel giorno, però, mi fu perfettamente chiaro che l'oggetto non aveva posto, anzi era dannoso ai miei quadri. Kandinskij

   Quel giorno accadde un’improvvisa e fatidica illuminazione che si sarebbe rivelata decisiva non solo per la poetica di Kandinskij ma per l’arte futura. L’enigmatica percezione nata dal caso, dall’opera involontariamente capovolta, metterà in atto forze creative fino ad allora latenti che daranno il via all’Astrazione.

Già nel 1895, in anticipo su se stesso, Kandinskij aveva avvertito i primi segnali di cedimento dell’oggetto come protagonista della pittura quando, trovandosi di fronte ad un quadro di Monet, non riusciva a stabilire la forma realistica dell’oggetto rappresentato, tanto da preoccuparsene e scrivere:  

L’Invisibile della Pilotta tra alici fritte, arrosticini, hamburger di Gola Gola e Terzo Paradiso

Foto Luigi Boschi: mendicante a ParmaFoto luigi Boschi: musicista del concerto finale di Gola Gola Festival

Giuseppe De Filippo

Rapsodia

Quanto successo a Parma, attorno alle installazioni del Terzo Paradiso di Pistoletto [LINK] utilizzate come bidoni della spazzatura accumulatasi durante la manifestazione Gola Gola Festival, è sintomatico dello stato di confusione che avvolge società ed arte. Ma è pur vero che gli eccessi di natura estetica, oltre che di stravaganza, di ibridismo, di snob, di improvvisazione e di postmodernismo libertario, si risolvono spesso in eccessi di sgarbataggine (etica) nei confronti dell’intera comunità.

Alla Pilotta si è generata, attorno all’opera sopra citata, tanta spazzatura da farla diventare suo malgrado un museo, di quelli, e ce ne sono tanti,  che accolgono l’immondizia per trasformarla in opera d’arte. Ma Parma non ambisce a diventare un museo di tal genere, più redditizio di qualsiasi termovalorizzatore!

Il fallimento nella ri-generazione del creato. Tra archistar, restyling e mercato

Giuseppe De Filippo

Estratto:

Condivido appieno il senso profondo e amaro delle parole di Luigi Boschi:

“Il cuore della città messo a morte dai predoni, non si rianima con queste cure palliative alla Pistoletto”1. Condivido altrettanto quelle a firma di  Haig: “…Tutta questa “creatività” sbandierata a 360 gradi mi sembra l'esatta rappresentazione del livello culturale di Parma. Pistoletto è un bluff!”2

Per il momento non mi preme esprimere pareri sull’opera di questo artista, ma rimarcare il malumore che cova nella coscienza di numerosi cittadini per l’esorbitante costo economico delle committenze artistiche pubbliche; per lo scempio del paesaggio e per lo spreco di denaro dovuto a restauri mal fatti, ad arredi urbani superflui e a lavori di utilità pubblica mai portati a compimento.

Molto spesso i buoni propositi di migliorare la qualità della vita nelle metropoli vanno a scontrarsi con gli atteggiamenti profetici di artisti e archistar visionari.

In merito al lavoro di Pistoletto al parco di Piazzale della Pace in Parma si parla di “rigenerazione urbana”. Non so se sia anche architetto o urbanista, gli unici professionisti preposti a tale rigenerazione. L’investitura di rigeneratore e trasformatore ce l’ha comunque3.

Purtroppo, tra intenti estetici elitari e palingenetici è difficile, se non impossibile, trovare la giusta terapia per il “cuore della città”, asfissiato da gas tossici, intrappolato in una rete di traffico paralizzante e  afflitto dalla emergenza abitativa. L’illusione più amara è credere che l’intervento estetico, in mano per lo più ad artisti fantasticanti e ad archistar pluripagati, possa da solo risolvere  i vari ed innumerevoli degradi causati da un’antropizzazione irresponsabile, selvaggia.

Presenze immaginali, mostra di Giuseppe De Filippo alla Galleria20 di Torino 9-23 aprile 2016

Mostra di Giuseppe De Filippo: Presenze immaginali

LOCANDINA PDF

Lèggere le opere pittoriche di Giuseppe De Filippo non è un’operazione di poco conto.

Se la forza del colore colpisce la nostra emotività, pure le immagini tracciate dall’artista scavano negli spazi della nostra memoria e ne traggono, di volta in volta, motivi di estatico abbandono come di stupore infantile, per ciò che di eterno permane nel fondo della nostra incoscienza.

Coltivare l’arte della “non adesione” per ciò che è cronaca del quotidiano, opporsi alle banalità perverse e luciferine della stampa, disconoscere e combattere il concetto di Arte come Merce, permette all’artista di collegarsi direttamente alle fonti del suo sentire più profondo, mantenendo vivo e vitale lo spazio da assegnare alla memoria emotiva e immaginativa. Ne emergono esperienze animiche, figure eteree, nude e leggere come foglie d’autunno, cariche di colore e di vita, ma pure destinate a cadere dagli alberi, non prima di aver volteggiato nell’aria, spinte dal vento e dalla voglia di esplorare l’intorno. Tra la caduta e l’oblio vi è uno spazio immaginale, in cui De Filippo sembra collocare questa sorta di ombre fugaci, beate o sofferenti, fluttuanti e leggere, ma sempre

di una materia simile a quella dei sogni. Chissà, sembrano suggerirci queste opere, se l’anima, dopo essersi staccata dal corpo, sia portata a volteggiare intorno al suo tronco insieme ad altre anime-foglie alla ricerca di un senso ultimo, di un luogo di serenità e di pace, di una meta finale.

Radicando: La Calabria Ribelle, immagini di Briganti e Brigantesse

mostra di storia della Calabria attraverso le immagini di Giuseppe De Filippo
LOCANDINA PDF

L’ESTETICA SANGUINARIA

Dallo stupore estetico contemperano all’osceno massacro degli animali in nome dell’arte

Considerazioni preliminari

Oggi scontiamo una realtà cruenta anche esteticamente, come rivelano le immagini ritraenti corpi umani mutilati, ibridi uomo-animali e mutanti mostruosi, sconcertanti nella loro vitrea espressività.

Ma è soprattutto la morte, a volte in diretta, di scoiattoli, zebre, squali, cani, cavalli, splendide e indifese farfalle, atrocemente sacrificati sull’altare dell’arte, a farci chiedere se una tale sanguinaria estetica non sia la premessa dell’anti arte e il segnale di un generale degrado dell’intera vita umana giunta, con tutto il suo corredo ipertecno-logico, al capolinea dell’abbrutimento.

GIUSEPPE DE FILIPPO: V o l i a m o c o m e p e s c i

Il Circolo Culturale Eleutheros

presenta:

GIUSEPPE DE FILIPPO
V o l i a m o  c o m e  p e s c i
O p e r e   2 0 0 4 - 2 0 0 9

Comune di Albissola Marina            

a cura di Giuliana Marchesa
catalogo con testo critico di Agnesina Pozzi

Sedi espositive: Eleutheros Via Colombo, 23; Studio Lucio Fontana, località Pozzo Garitta

Dal 10 al 30 luglio 2010, orario: da martedì a domenica ore 17.00-20.00

Inaugurazione:
sabato 10 luglio 2010 ore 18,30 da Eleutheros Via Colombo,23 Albissola Marina, SV

Introduzione del  Prof. Raffaele Perrotta, docente di Metodologia e critica dello spettacolo e di Teoria e tecnica dell'immagine all'Università di Genova.

Ingresso libero

Le dimensioni nascoste di Giuseppe De Filippo

Agnesina Pozzi

Il mondo pittorico di Giuseppe è pervaso di antropologismo mediato dal pensiero,
dove la  estrema vicinanza all'uomo prudenzialmente lo sospinge all'occhieggiante mito.

(Carlo Sliepcevic)

Immaginiamo una lucciola che percorra un filo di nylon teso nel buio; l'osservatore vedrà da lontano un puntino luminoso che si muove ma non scorgerà il filo.

 Avvicinandosi, vedrà che il punto è in realtà un insetto, e ancora più vicino vedrà il filo e i movimenti della lucciola intorno ad esso.

 Se potessimo "srotolare" questa nuova dimensione a spirale, vedremmo che la lucciola in realtà si muove su un piano. Questo è  solo un esempio di "dimensione nascosta ", ma pare che ce ne siano ben più delle tre estese che conosciamo.

Molto può sfuggire; prendiamo ad esempio i disegni tridimensionali; questi si manifestano all'osservatore tanto in virtù di un allenamento dell'occhio, quanto in virtù di una naturale attitudine stereognostica della visione.

 Ci sono soggetti che vedranno emergere immediatamente e senza sforzo i paesaggi e le figure "nascoste" in una miriade di punti colorati su una superficie piana, altri soggetti che riusciranno a   "vedere " dopo aver a lungo guardato e sviluppato tecniche particolari di osservazione, e infine soggetti  che non ci riusciranno mai. C'è ancora molto da imparare sugli strumenti dell'esperienza estetica e sui processi percettivi ed emotivi che l'accompagnano.

ANIMA...LE

Giuseppe De Filippo: opera - Anima...le

E' sorprendente riconoscere, soprattutto oggi, valore alle  trasparenze e alle emozioni, come dire  alla Luce  e  all'Anima,   Un'Anima, quella attuale, incolore e senza spazio, soffocata dai miasmi emanati dal corpo  putrefatto della mercificazione e soggetta all'unico principio della  finanza. Tutto si muove in funzione di essa: una finanza senza scrupoli, onnivora. I grandi concerti, le grandi mostre, ect. ect, non sono altro che   appalti, appalti, niente altro che appalti. Dalle nostre parti si dice: più conosco gli uomini più amo gli animali. A me piace dire e scrivere: Anima...le. Una mia opera del 2006 dal titolo Anima..le, con un sottotitolo che recita: perchè non riconoscre che sono più bello di te? E' la mia anima che ti manca!

Giuseppe De Filippo

SULL'ESTRANIAZIONE: LA PERMANENZA DELL'UOMO NELL'OPERA

CAPITOLO III

ELOGIO ALL' OPERA

1) Critica al concetto di Amodalità
2) Picabia: esempio di difformità modale tra la poetica esplicita e l'Opera. L'incoerenza assunta a principio
3) L'opera: poiesi dell'anima. Tra istanza etica e consistenza artistica. L'esempio di Stravinskij
4) Conclusione come premessa

L'arte moderna non ha alcuna necessità di una tecnica,siamo nella gloria di non sapere quello che facciamo. J. Cage

 

Critica al concetto di Amodalità

    Prima di muovere le nostre riflessioni critiche al concetto di Amodalità riteniamo opportuno introdurre, sebbene sommariamente, il significato originario di Modalità. La logica classica designava con questo termine le differenti forme della predicazione ed indicava l'inerenza «semplice», «possibi­le» e «necessaria» del predicato al soggetto nella predicazione.

«Altro è l'inerire - affermava Aristotele -, altro è l'inerire di necessità e il poter inerire: giacché molte cose ineriscono, ma non di necessità, altre non ineriscono né di necessità né semplicemente, ma possono inerire».

SULLA LIMITAZIONE: LA PITTURA CONDIVISA DI ALEA JACTA

"(...)    combattere la propria forza bruta. una certa ombratura.
il linguaggio figurato sia nel còlto sia nel  vòlgo; la figura è
un espediente indovinato. la sintassi è una costruzione d'arbitrio
autoriale sottoposta alle condizioni di norma della lingua; non se ne
sottrae nemmeno il riverrum .(...) saper distinguere: una cosa è una
cosa, cosa che non è Cosa, un segno una parola un nome sono un segno
una parola un nome, misura e limite, limite e misura; misuratamente
limite, limitatamente misura (...) "

Raffaele Perrotta

Se ha senso proporre dei limiti al comportamento disfacente degli artisti impegnati nell'improvvisazione pittorico-collettiva, nel caso in cui ...

Proporre, ad esempio, una pittura condivisa basata su tematiche e tempi programmati che limiterebbero l'eccessiva libertà "bruta", fin qui connotatasi come reiterazione di distruzioni.

Sperimentata  tale circostanza di ripetuto disfacimento e accertato che esso  solo occasionalmente  approda a condivisione reciproca, crediamo che sia giunto il momento più difficile, nonché più coraggioso: quello di porre dei limiti "esterni" alla sfrenata improvvisazione collettiva.

I limiti di una tematica e di un tempo esecutivo stabiliti in comune accordo come punto da non prevaricare.

GIUSEPPE DE FILIPPO: OPERE

Giuseppe De Filippo è nato nel 1955 a Girifalco (Catanzaro).

Diplomato in pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, ha esposto in mostre collettive e personali (Milano, Catanzaro, Praia a Mare, Lissone, Mezzago, Soverato, Soveria Mannelli, Lamezia Terme, New York, Chiari, Rosignano Marittimo, Curinga, Ciampino, San Pietro a Maida, Roma, Bologna, Gizzeria, Squillace, Ivrea).

Ha curato diverse  manifestazioni culturali, tra le quali: Performance Sinergesta Harta; Viaggio nelle Accademie di Belle Arti. Servizio- inchiesta sull'Accademia di Belle Arti di Roma.

Nel 1994, il Centro d'Arte Contemporanea Angelo Savelli di Lamezia Terme lo incarica di curare la

Prima Rassegna Arte e Artigianato, patrocinata dalla Regione Calabria. Conosce nell'occasione Angelo Savelli. Parte del suo testo Arte e Artigianato: tracce di memoria viene pubblicato sulla rivista specialistica Artigianato tra arte, funzione e design.

Nel 1996 è invitato alla Biennale d'Arte Città di Chiari (BS). Impegnato sul piano teorico in difesa dell'Opera come poiesi dell'anima e contro la mortificante mercificazione dell'arte, ha pubblicato gli scritti Etica della disonestà, etica della mercificazione; Elogio all'Opera; Lo sfacelo della Realtà.

Grafomania e Sismografia

Carissimo Luigi,
ecco alcune considerazioni sul perchè il mio testo Il soggiorno... nella Parola  (quella degli amanti).    
Se è vero, come scrive Maria Luisa Rizzati, che gli "amori ottocenteschi sconfinano tutti nella grafomania", è altrettanto vero che tale "mania" non fu un capriccio romantico fine a se stesso. Dettata da un Sentire oltremodo sconvolgente, la scrittura sismografava l'intensità delle passioni. La partecipazione emotiva, tutt'altro che parsimoniosa, e la capacità di reggere ai tumulti amorosi, ci informano non soltanto della instabilità umorale tipica dei romantici, ma della notevole forza espressiva insita nel sentimento amoroso, oggi inusitata a seguito del generale disincanto che ci plasma e governa. Dettata da un sentire erotico oltremodo sconvolgente, che a volte conduceva al suicidio, la lettera non solo sismografava gli "sconquassi" interiori, ma andava ponendosi come linguaggio poetico-esistenziale, tramite il quale era possibile dimorare, unitamente al proprio e all'altrui corpo, nell'amore. E' la stessa George Sand a darci, a distanza di trent'anni dal suo amore per Alfred, la giusta chiave di lettura della "mania" alla quale ella stessa si affidò in gioventù: " (...) Le lettere provano che in fondo a tutto vi è una storia vera... (...) ".

Giuseppe De Filippo

SULL’ESTRANIAZIONE. IL SOGGIORNO DELL’UOMO NELLA PAROLA

Giuseppe De Filippo

IL SOGGIORNO DELL'UOMO NELLA PAROLA: MARE, VELA E VENTO DI SE STESSO

1  Amanti... nella parola
Bettina Brentano e Goethe, George Sand e Alfred de Musset            

Nota

La Presenza
Eloisa e Abelardo
Bibliografia

CAPITOLO I

Siamo due estranei
In tutti i sensi
Non abbiamo più sensi
La vita non ha senso
Il senso di tutto è nei sensi.

Sensitivo
Sensibile
Sensazionale!!!

(R.P.C.)

L'estraniazione costituisce una minaccia, un pericolo verso il quale gli innamorati sono vigili. Inizialmente, l'uno esige continue notizie dall'altro come scongiura all'indifferenza.

La lettera diventa segno d'apertura, inaugura la speranza che il sentimento nascente venga condiviso.

" (...) Dimmi soltanto se sei contento che ti scriva, dimmi soltanto: ‘Si, puoi' (...) "*

Così scriveva al cinquantottenne Goethe la ventiduenne Bettina Brentano, ben presto umiliatasi nel riconoscere nelle prime lettere di Goethe la mano del suo segretario.

 " (...) Scrivi breve fin che vuoi, ma scrivi di proprio pugno...Non so perché impieghi un segretario. Questo non lo posso sopportare, ché mi offende e mi fa male. No, questa volta, nella mia collera, ti ho condannato (...) ".

Sull’estraniazione. Il soggiorno dell’uomo nell’arte

Equilibristi - Giuseppe De Filippo

Parola, silenzio e sogno di se stesso

Giuseppe De Filippo

Da parte degli artisti
Il bisogno di estraniamento dalla società - condizione essenziale ai movimenti artistici di avanguardia - (1) e la necessità di stare fuori dall'opprimente sistema arte-mercato, condizione oggi tenacemente sostenuta dai poeti, sebbene siano determinati nell'artista da una molteplicità di fattori individuali (psicologici, artistici, ideali, poetici) non si esauriscono in una questione personale e rinviano al rapporto tra Arte e Società. Semplificando abbastanza, possiamo affermare che per molto tempo ognuno dei due termini rappresentò in sé un Sistema, che interagiva (problematicamente e creativamente) con l'altro, condizionandone l'essere e il divenire nel tempo e nello spazio.

RIFLESSIONI DA E SU LA DISFATTA DELL'OPERA

Testo pubblicato su HEBENON rivista internazionale di letteratura, Anno IX Terza Serie n.3 Novembre 2004, Burolo (Torino- Italy).

Giuseppe De Filippo

"L'arte è il segno animato con cui un uomo rivela il suo andare aderente alla realtà"1.

Così, Adriano Accattino dischiude al lettore il suo saggio La disfatta dell'opera.

Un andare difficile tra Essenza e Assenza, Figure e Luci, Genere e Degenere, compimento e disfatta dell'opera.

L'andare è un processo interminabile del quale rimane solo l'Essenza e non un prodotto qual è l'opera, sulla cui genesi e natura di "oggetto" Accattino si sofferma dettagliatamente preferendo il processo al prodotto, quindi l'operare all'opera: vale a dire la mobilità dell'uno alla staticità dell'altra. Accattino muove un'acuta analisi critico-negativa all'opera che s'identifica con l'esercizio tecnico e che si pone come realizzazione di un genere.

La tecnica è uno degli strumenti indispensabili, non è l'Arte, mentre il genere (la pittura e l'opera di genere, come pure la parola e la scrittura di genere) è quel modo di fare e dire niente, utilizzando i lemmi morti del ricettario tecnico.

LO SFACELO DELLA REALTÀ

Giuseppe De Filippo

Le sfide di Alea jacta

Giunto alla terza edizione, l'evento Alea jacta va costituendosi strumento di analisi critica sugli effetti del nostro operare e del nostro vivere; effetti percepiti come segnali d'allarme di una Realtà disfatta sulla quale siamo chiamati a rispondere sensatamente e presumibilmente anche nella misura e nel modo in cui ognuno di noi avverte la drammaticità dell'"essere-gettato".
Da questa prospettiva, non "il dado è stato gettato" (iacta alea est), ma noi nel "mondo".
Alea jacta I, evento del Fare interattivo, e Alea jacta III, Incontro di riflessione e d'improvvisazione collettiva, sono due momenti di riflessione temporalmente distanti, ma dialetticamente legati, ideati da Accattino che niente ha lasciato al caso nell'individuare i bisogni e le speranze degli artisti e nel leggere la Realtà nella sua disfatta.
Disfatta della quale l'arte e la poesia ne prefigurano la drammaticità.
A questo punto, è necessaria una discesa nella concretezza dell'agire artistico; è indispensabile che anche la Parola, in quanto testimone della Realtà, ne segua la sconfitta, ne indichi, sebbene brevemente, la storia e ne approfondisca il senso.

LO SHOW DOLOROSO DELLA REALTARTE

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