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La vita sta cambiando pelle

Marco Vettori

Vettori Marco: psicologo e psicoterapeuta Junghiano. Formazione analitica Junghiana con i Dottori Dieter Baumann, Mariella e Vincenzo Loriga, specializzazione in Sand Play Therapy con i dottori Adriana Mazzarella, Paola Carducci e Martin Kalf.

IL PICCOLO PRINCIPE E LA PECORA

IL PICCOLO PRINCIPE E LA PECORA


Marco Vettori
marco.vettori.512@psypec.it
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IL PICCOLO PRINCIPE E LA PECORA

Dal punto di vista psicologico quali soggetti possiamo considerare appartenenti al gregge delle “pecore”?
Gli individui  che cambiano opinione a seconda della convenienza e  coloro che nella vita di ogni giorno cambiano partito a seconda di chi è il vincitore. A volte soggetti di questo tipo diventano dirigenti e la loro modalità di rapporto è caratterizzata “dall’essere deboli con i forti e forti con i deboli” . Per coloro che fanno parte del gruppo degli spaventati e massificati ”i forti” si identificano: con i superiori superbi e grossolani, gli iracondi, i mafiosi e coloro che conoscono l’arte di plagiare il prossimo illudendolo con le loro pretestuose e partigiane verità. Il gregge dei pecoroni è disponibile solo nei confronti di chi lo può avvantaggiare dal punto di vista economico e della carriera. Il pecorone si fa bello di fronte ai superiori delle idee brillanti rubate ai colleghi e se succedono dei guai la colpa e sempre dei suoi sottoposti. 

IL PICCOLO PRINCIPE E I VULCANI


IL PICCOLO PRINCIPE E I VULCANI

Marco Vettori
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Nell’asteroide dal quale è partito il Piccolo Principe ci sono tre vulcani. Il numero tre è anche la cifra che indica lo sviluppo nel tempo [ieri-oggi-domani]. Quando una persona possiede un temperamento ardente ed è soggetto ad esplosioni  emotive spesso viene paragonato ad un vulcano.
Il vulcano è simbolo delle passioni  che dovrebbero essere integrate ed addomesticate. Un individuo con un temperamento ardente è soggetto ad esplosioni emotive come un vulcano che lascia fluire la propria lava. L’incandescenza emotiva consuma l’essere umano che cerca di tenere sotto controllo le proprie pulsioni emotive preoccupato per non lasciarsi sopraffare dalle medesime soffocando le possibilità di espressione del fuoco interiore perché timoroso delle reazioni negative che potrebbe suscitare nel pubblico.

Saint-Exupéry il Boa ed i Baobab

   

Marco Vettori
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Saint-Exupéry il Boa ed i Baobab

-Un tempo molto lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato Storie vissute della natura, vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell’atto di inghiottire un animale. [..] C’era scritto :”I boa ingoiano la loro preda intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede”. Meditai a lungo sulle avventure della giungla: E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno. Il mio disegno numero uno era così: Disegno N.1 [allegato n.1]

cappello

Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domando se il disegno li spaventava: Ma mi risposero: ”Spaventare? Perché mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?” Il mio disegno non era il disegno di un cappello: Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. Affinché vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa. Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi. Il mio disegno numero due si presentava così:

Elefante
Disegno n.2 [allegato n.2]

Questa volta mi risposero di lasciare da parte il i boa, sia di fuori sia dentro, e di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica.[..]

Il fallimento del mio disegno numero uno e del mio disegno numero due mi aveva disanimato- (*)

Piccolo Principe e il deserto

Piccolo Principe e il deserto

Marco Vettori
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IL PICCOLO PRINCIPE E IL DESERTO.

Se consideriamo il deserto nella sua accezione negativa e di ombra possiamo indicare “il deserto umano” come cumulo di “nulla e di nullità”.

Certi Media hanno contaminato gli individui per mezzo di una cultura conservatrice, superficiale ed immobilistica. Colui che si fa vanto di essere subordinato ed ossequioso a questa visione pubblica e artificiale della sua esistenza viene considerato dai medesimi “l'espressione più compiuta del soggetto maturo e del cittadino esemplare”.

Coloro che intendono affermarsi per mezzo dei propri valori e meriti e credono nell'individualità e nell'autenticità vengono eliminati attraverso l'uso di un potere mediatico che non permette loro di dirsi ed affermarsi.

Lo sviluppo dell’Io

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Per il neonato, la prima esperienza è quella della ”separazione” dalla madre e dal suo corpo. Successivamente vengono gettate le basi per  ”un incontro”. Affinché il bambino possa crescere è necessario che i familiari, e in particolare la madre, siano in grado di realizzare un equilibrio fra “accoglimento” e “separazione”. E’ molto importante che i genitori amino la propria creatura indipendentemente dalle risposte positive che il figlio può offrire alle aspettative dei familiari proiettate su di lui. Nelle prime relazioni con mamma e papà si pongono le basi per la strutturazione di un ‘io’ sano. La separazione dal corpo della madre è la prima tappa del percorso verso l’identità personale. La sopravvivenza psicologica e la crescita corporea dell’infante dipendono dall’amore della madre verso il figlio. L’immagine di sé e l’identità del fanciullo sono condizionate dal rapporto di ’accoglimento’ e ‘separazione’ sviluppate all’interno della famiglia. Una madre iperprotettiva e una separazione troppo scarsa imprigionano il figlio in un rapporto ‘simbiotico’ con il mondo onnipotente dei genitori.

Una separazione insufficiente non consente all’Io del bambino di rendersi autonomo e di adattarsi alle necessità della realtà e del sociale. Il soggetto ha difficoltà a rendersi autonomo e, come Peter Pan, ad adattarsi alle responsabilità della vita e dell’esistenza.

IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA IL CONTROLLORE

Il Piccolo Principe incontra il Controllore

Marco Vettori
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IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA IL CONTROLLORE.             

Il Piccolo Principe incontra il controllore- Questo individuo si affanna a smistare le persone e a spedire i treni che le trasportano. Afferma che gli uomini non sono mai contenti dove stanno e che vorrebbero sempre raggiungere un posto nuovo, ma non sanno neanche loro qual è questo posto. Il soggetto come i passeggeri agiscono senza conoscere il perché del loro comportamento e sono alle dipendenze dei loro complessi.
Il complesso domina gli individui inconsci che vivono la propria vita sotto il suo influsso. I complessi sono impulsi ed emozioni carichi di energie.

Il Piccolo Principe incontra il Geografo

Il piccolo Principe incontra il Geografo

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Il Piccolo Principe incontra il Geografo

La realtà della vita quotidiana ed il rapporto con il sentimento sono le preoccupazioni che assillano e preoccupano l’esistenza del geografo.

Jung distingue quattro funzioni che definisce come forme di attività psichica che mettono in relazione l’individuo con il mondo: pensiero-sentimento-sensazione-intuizione. Il Pensiero esprime che cosa sia una cosa le conferisce un nome ed è legato alla comprensione dei fatti. Il Sentimento dà ad ogni realtà un valore e non va confuso con l’emozione. La Sensazione trasmette l’esperienza del mondo attraverso i sensi. Contrariamente a quanto avviene nella Sensazione, l’Intuizione percepisce la realtà ‘in fieri’ per mezzo dell’inconscio (esempio: ’i lampi d’intuizione’). Di solito ogni individuo sviluppa in modo naturale la funzione che gli è più consona ed il soggetto diventa più o meno identico alla funzione da lui privilegiata che viene definita da Jung: ”Funzione Principale”.

La funzione meno sviluppata viene chiamata: ”Funzione Inferiore”.

Quando l’Io s’identifica nella funzione superiore, la funzione inferiore esercita sulla personalità conscia un’azione disturbatrice attraverso realtà emotive ed umori spesso negativi.

Il Piccolo Principe incontra il lampionaio.

lampionario

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Il Piccolo Principe incontra il lampionaio.

Nel quinto pianeta Il Piccolo Principe incontra il lampionaio che accende e spegne l'unico lampione del suo pianeta in un minuto in quanto il suo asteroide gira così velocemente così che in sessanta secondi si alternano un'alba e un tramonto. La fedeltà al dovere diventa per il soggetto causa di amarezze e di nevrosi. Lui, però, non se ne rende conto. Il lampionaio non si domanda la ragione per la quale sta compiendo quel servizio e a quale scopo serva. A lui importa dare una risposta positiva ed esaustiva alla sua coazione. Si sente costretto da fili invisibili che lo muovono a realizzare "la consegna" che il suo lavoro richiede. Egli è indisponibile a qualsiasi cambiamento personale, è impossibile per lui immaginare di mutare il suo modo di pensare e di esistere ed essere in grado di sottrarsi ad ua esistenza votata al più bieco e rigido conservatorismo. Tutti coloro che credono che gli esseri umani debbano essere governati dalle norme esteriori appartengono a questa categoria. Le realtà esteriori governano questi individui disturbati che sono fieri di sottomettersi e farsi dirigere dagli eventi esterni. Il loro ordine interiore, costruito sulla razionalità e la logica ed"il senso del dovere" imprigiona la loro anima in una desolazione assoluta, costringendoli a vivere una squallida e solitaria esistenza caratterizzata da tratti ossessivi.

IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA L'UOMO D'AFFARI

uomo d'affari

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Nel terzo pianeta il Piccolo Principe incontra l'uomo d'affari: individuo disturbato dalla nevrosi del possesso. L'illusorietà di un potere acquisito attraverso il possesso immiserisce l’esistenza di questo individuo e lo rende prigioniero di una vita inutile e senza senso. L'avarizia rende oziosa e fredda l'immagine dell'uomo d'affari che, in modo reiterato e sempre uguale, conta e riconta le stelle illudendosi di possederle e autodefinendosi un uomo di provata “serietà”. L'avarizia è una malattia che nega ”la vita”. Coloro che ne sono affetti desiderano guadagnare danaro e vogliono mantenere la loro ricchezza a danno dei propri simili. La loro nevrosi provoca risentimento nel prossimo e a volte “rivoluzioni”. La Rivoluzione francese del 1789 è stata causata dalla “prevalenza” della nobiltà e dell'alto clero sulle classi meno abbienti.

IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA L'UBRIACONE

ubriacone

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Nel terzo pianeta il Piccolo Principe incontra un ubriacone: egli beve per dimenticare la propria vergogna di bere e si trova pertanto chiuso in un circolo vizioso autodistruttivo.
E' difficile definire i fattori psicologici e sociali che contraddistinguono l'alcolista. L'unica costante è la tendenza a nascondere a se stesso la dipendenza e a negare la sua condizione.

LA PIETRIFICAZIONE DEL SENTIMENTO OVVERO LA VIA MAESTRA VERSO LA DEPRESSIONE.

depressione

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Le persone, che nell'infanzia hanno avuto esperienze di attaccamento poco rassicuranti e richieste inappropriate dal punto di vista affettivo ed emotivo da parte degli adulti, 
sono spesso esposte alla distruzione del proprio sentimento.
Un bambino, che dipende da un adulto che non riconosce i suoi bisogni, impara a reprimerli sia per paura di perdere l'amore e l'affetto del genitore, sia per la preoccupazione di essere castigato. Normalmente relega gli impulsi dovuti all'insoddisfazione delle sue necessità nell'inconscio e rivolge l'aggressività, che deriva da questo comportamento, verso se stesso. Colui che nell'infanzia non è mai stato accolto nei propri bisogni d'amore e solo censurato impara a non ascoltarsi e a non ascoltare: si convince che non vale niente e si allontana da se stesso e dagli altri. Il soggetto si ammala perché vengono frustrate le sue esigenze: di accettazione, protezione e sicurezza.

IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA IL VANITOSO

vanitoso

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Nel secondo pianeta il Piccolo Principe incontra il vanitoso: un uomo egoista che considera la realtà solo dal suo punto di vista. Questo personaggio tiene conto del suo prossimo solo quando questi è pronto ad applaudirlo ed ammirarlo. Nel suo stereotipato manierismo si comporta come una marionetta pronta ad animarsi quando gli ammiratori lo notano. Sfortunatamente dalle sue parti non passa mai nessuno. [sopportare un personaggio del genere non è tollerabile, ognuno di noi è costretto  ad evitarlo !!] A causa del suo complesso emotivo che blocca il sentimento, il vanitoso non ci incontra se non siamo disposti  ad offrirgli le risposte attese dalle sue aspettative  e proiezioni nei nostri confronti.
Per fare felice il monarca assoluto bisogna rendersi disponibili ad un potere egocentrico ed egoista  che genera paura , disagio e solitudine; per fare contento il vanitoso basta entrare in sintonia  con le richieste della sua personalità disturbata  che ha bisogno di strumentalizzare il prossimo  per continuare a rendere credibile  la favola nevrotica in cui lui recita la parte del protagonista. Sia il monarca assoluto, sia il vanotoso non sono in grado di relazionarsi autenticamente con se stessi e con il prossimo. Individui di questo genere sono difficilmente permeabili all'integrazione delle loro Ombre. Jung ha sottolineato che bisogna essere molto prudenti quando si tocca l'Ombra dei nostri simili.

Il piccolo Principe incontra il monarca assoluto

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Il Piccolo principe partì dal suo piccolo pianeta' seguendo un gruppo di uccelli selvatici per cercare un'occupazione e per istruirsi'. Ciò significa che il fanciullo desiderava rimanere in sincronia con il movimento del cosmo intorno a lui.  Intendeva inoltre sperimentarsi e spingersi oltre l'immobilità psicologica delle esperienze reiterate sul suo piccolo pianeta. 

Il Principe

Il Principe

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Nell’articolo che segue viene presentata l’analisi di un’altra fiaba  elaborata in gruppo  e redatta per iscritto  dagli studenti di del corso di Psicologia Dinamica 2015/16 presso l’Università popolare di Parma. Essa è stata da me analizzata oralmente, con l’interazione dei corsisti, durante alcuni incontri del Corso che è stato abolito dal Presidente dell’Università Popolare Dottor Comelli.

Il titolo della fiaba è “IL PRINCIPE

C’era una volta un giovane principe che vive in un castello con la regina sua madre e il re. Il re era spesso lontano, così la regina riversò tutte le sue attenzioni sul figlio. Il re morì. Il principe non volle assumersi la responsabilità del regno  così fuggì. Uscendo dal castello, incontrò una giovane contadina, ma lui la trattò male non la volle ascoltare e se ne andò. Durante il cammino, un drago gli sbarrò la strada  e lo sfidò.  Il principe, non potendo tirarsi indietro, affrontò il drago e lo fece , non con la spada, ma con la parola. Gli raccontò la sua storia e gli propose di tornare con lui al castello  per bruciare la regina. Il principe e il drago divennero amici. Insieme superarono numerose sfide e difficili prove. Il principe decise poi di tornare al castello. Rivide la contadina, ma questa volta le prestò attenzione  e se innamorò. Lui riuscì a perdonare la madre che non fu bruciata.

Analisi della fiaba dal punto di vista Junghiano:

C’era una volta un principe

C'era una volta Filomena

FilomenaGobbetto Drago

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C'era una volta Filomena che viveva nel suo castello coccolata ma soffocata dai suoi genitori. Non era felice e quindi decise di uscire dal castello  per avventurarsi alla ricerca di se stessa. Nel suo percorso incontrò tanti ostacoli (persone cattive che con raggiri le volevano impedire il percorso).Ad un certo punto  si scontra  con un terribile drago che la prende in giro e la spaventa. Filomena per salvarsi, si butta in un fiume  ma poi decide di reagire e dal fiume mostra un pesciolino rosso al terribile drago. Costui, avido, si butta sul pesciolino  ed entra in acqua dove tutte le sue fiamme vengono completamente spente. Filomena riesce così a nuotare tranquillamente per uscire poi dal fiume fortificata dalle sue esperienze. Sulla riva incontra un gobbetto in difficoltà. Lo aiuta ad attraversare il fiume entrando completamente in acqua;  alla riva opposta, uscendo dall'acqua il gobbetto appare nella sua vera dimensione di valoroso principe,nasce l'amore.... e  vissero felici e contenti.
FILOMENA

 C’era una volta Filomena

LA STORIA DI FEDERICO SECONDO

Uroboro

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Nell’articolo che segue viene presentata l’analisi di un’altra fiaba, elaborata in gruppo e redatta per iscritto  dagli studenti del corso di Psicologia Dinamica 2015/16 presso l’Università Popolare di Parma. Essa è stata da me analizzata oralmente, con l’interazione dai corsisti, durante alcuni incontri del Corso che è stato abolito  dal Presidente dell’Università Popolare  Dottor Comelli.

L a fiaba ‘intitola:” LA STORIA DI FEDERICO SECONDO”.

L’eroe Federico Secondo parte dal castello avito per un’impresa. Deve ritrovare la spada benedetta a cui affidarsi allo scopo di sconfiggere i nemici (o falsi eroi) che gli impediscono di convolare a giuste nozze con la sua promessa Principessa Cosima. Per raggiungere lo scopo dovrà affrontare e sconfiggere in duello i dodici principi usurpatori. Nell’attraversare una foresta il fidato scudiero Giosuè lo tradisce e nel sonno gli ruba il cavallo e fugge.  La vendetta di Federico sarà terribile. Dopo un lungo ed estenuante inseguimento lo raggiunge, lo uccide a mani nude, riprende il cavallo e ritrova la spada nella grotta degli avi con l’aiuto di un elfo amico.  La via del ritorno lo attende per prendere parte al torneo cavalleresco il cui premio sarà la mano di Cosima. Inutile dire che Federico sconfiggerà i nemici e sposerà Cosima……. E vissero tutti felici e contenti.

Percorsi di individuazione.

L’eroe

è colui che non indietreggia di fronte alle difficoltà per affermare i propri ideali: Il Viaggio dell'Eroe è il Viaggio dell'Io per raggiungere l'individuazione.

Federico

Percorsi di individuazione: RICCIOLI D’ORO E IL DRAGO DAGLI OCCHI AZZURRI

principessa munch e il Drago

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Percorsi di individuazione.

Nell’articolo che segue viene presentata  l’analisi di una  fiaba, elaborata in gruppo e redatta per iscritto  dagli studenti del corso di Psicologia Dinamica 2015/16 presso l’Università Popolare di Parma. Essa è stata da me analizzata oralmente, con l’interazione dai corsisti, durante alcuni incontri del Corso che è stato abolito per volontà del Presidente Comelli.

La fiaba s’intitola:”RICCIOLI D’ORO E IL DRAGO DAGLI OCCHI AZZURRI“

C’era una volta un maestoso castello che brillava di rara bellezza, lì vivevano un buon re  e una buona regina con la loro piccola bambina di nome Riccioli d’oro. La vita scorreva come un dolce e tranquillo fiume.

Un giorno arrivò da molto lontano  là oltre i monti innevati un viandante  che chiese di parlare con il re e la regina.

Il viandante disse loro :”Buon re e buona regina lungo il mio cammino ho incontrato un manipolo di cavalieri di nero vestiti  con armi e afre minaccioso  che andavano alla ricerca di una bimba  di nome Riccioli d’oro  da rapire e portare al loro re.

Tutto in quel giorno si fece cupo  e triste. Il re e la regina con i saggi si chiusero in una stanza e parlarono tutta la notte.

Non  resta che far par partire Riccioli d’oro  e loro restare a sbarrare il cammino dei cavalieri.

Spiegarono tutto a Riccioli d’oro e le dissero corri, corri ma non voltarti mai indietro!!!.

Interpretazione analitica Junghiana della fiaba:”La piccina dei fiammiferi”

Piccola Fiammiferaia

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L’interpretazione della fiaba è stata fatta tenendo presente la  Traduzione di L. Cambieri per gli Oscar Mondatori 11.a ristampa del 2007 dal titolo: ”Andersen-Fiabe”

TESTO DELLA FIABA IN ITALIANO

C’era un freddo terribile, nevicava e cominciava a diventare buio; e era la sera dell’ultimo dell’anno. Nel buio e nel freddo una povera bambina, scalza a capo scoperto, camminava per la strada; aveva le ciabatte quando era uscita di casa, ma a che cosa le sarebbero servite? Erano troppo grandi per lei, tanto grandi che negli ultimi tempi le aveva usate la mamma. E ora la piccola le aveva perdute subito, quando due carri che passavano a forte velocità l’avevano costretta a attraversare la strada di corsa. Una ciabatta, non riuscì più a ritrovarla, e l’altra se la prese un ragazzo, dicendo che l’avrebbe usata come culla quando avesse avuto dei figli.

Ora la bambina camminava scalza, e i suoi piedini nudi erano viola per il freddo; in un vecchio grembiule aveva una gran quantità di fiammiferi e ne teneva un mazzetto in mano. Per tutto il giorno non era riuscita a vendere nulla e nessuno le aveva dato neppure una monetina; era lì affamata e infreddolita, e tanto avvilita, poverina. I fiocchi di neve si posavano tra i suoi lunghi capelli dorati che si arricciavano graziosamente sul collo, ma lei a questo non pensava davvero. Le luci brillavano dietro ogni finestra e per la strada si spandeva un delizioso profumino di oca arrosto: era la sera dell’ultimo dell’anno, e proprio a questo lei pensava.

L’INCONTRO CON L’OMBRA

L'ombra

Marco Vettori
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Si può dare una definizione dell’Ombra affermando che essa è formata da tutto ciò che di cui l’individuo non è consapevole ed è formata da elementi personali e da elementi collettivi. Per avvalorare quanto detto in precedenza utilizziamo un esempio della quotidianità. Una giovane donna eredita  dal padre un temperamento aggressivo e litigioso  e dalla madre ipersensibilità e suscettibilità. Sicuramente la donna avrà difficoltà ad amalgamare le caratteristiche ereditate dai genitori, da una parte l’aggressività e l’ira, dall’altra il desiderio di fuggire. Nel corso dello sviluppo di un essere umano, l’educazione e l’abitudine rinforzano un determinato comportamento e questo diventa una sorta di nostra seconda natura. Le caratteristiche rimosse e precipitate nell’inconscio continuano ad esistere ed esercitare la loro influenza dal lato oscuro dell’individuo. Di queste caratteristiche represse è in gran parte costituita l’Ombra.  Quando si parla dell’Ombra siamo in grado di notare facilmente quella che gli altri portano dietro le spalle, ma facciamo molta fatica a vedere la nostra perché accettare le nostre caratteristiche sgradite  e soffocate volontariamente per molti anni richiede autostima, consapevolezza  e autoriflessione.

Sulla natura dell’Animus

L'animus femminile

Marco Vettori
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Per Jung ogni individuo possiede le caratteristiche di entrambi i sessi con la preponderanza degli attributi e degli ormoni che qualificano la propria identità di genere. Nell'uomo la coscienza è maschile e l'inconscio è femminile. Viceversa nella donna la parte conscia è femminile e l'inconscio è maschile. Il grande psicologo svizzero ha chiamato “Animus” la parte inconscia femminile e d “Anima” la parte inconscia maschile. Animus e Anima sono due figure presenti sia nell’inconscio individuale sia nell’inconscio collettivo di ciascun individuo. Formano un legame tra “la coscienza” di ogni essere umano e ”l’inconscio” e fanno da ponte tra il personale ed  l’impersonale.  Il carattere di queste figure non è determinato dagli ormoni presenti negli individui di sesso maschile o femminile, ma è condizionato dalle esperienze che ciascun essere umano ha avuto con i rappresentanti dell’altro sesso e con l’immagine collettiva dell’uomo presente nella donna e l’immagine collettiva della donna presente nella psiche maschile.

In questo articolo analizzeremo il principio maschile presente nell’inconscio femminile.

L’Animus è il principio maschile presente nell’inconscio femminile.

Lettera di Italo Comelli e risposta di Luigi Boschi

Egregio Direttore,

In riferimento all’articolo pubblicato sul settimanale La Voce di Parma n. 42 del 08.11.16 avente per titolo “Università Popolare: quel corso non s’ha da fare” [LINK], mi consenta di fornirle le seguenti informazioni.

Il programma dei corsi della Università Popolare di Parma viene predisposto annualmente dal Consiglio Direttivo utilizzando le proposte di una apposita commissione tecnica formulate nel periodo giugno- inizio luglio dopo una attenta analisi dei numerosi nuovi corsi proposti sia da nuovi docenti, sia da docenti che in precedenza hanno collaborato con l’Istituzione. Il programma dei corsi è stampato e diffuso attorno alla metà di settembre e contiene sia la proposta di nuovi corsi, sia la riproposizione dei corsi già svolti in precedenza. 

L’Università Popolare tiene anche conto delle valutazioni dei propri docenti ed il rapporto con i docenti è ovviamente considerato fondamentale, perché è grazie al loro impegno, alla loro professionalità, alla loro capacità di trasmettere le conoscenze, che l’Università Popolare è in crescita e continua a crescere.

Il simbolo del fanciullo divino

bambino divino

Marco Vettori
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Nel numero precedente della voce ho precisato che l’inconscio si esprime attraverso simboli. Il simbolo è la migliore rappresentazione di un contenuto inconscio che non è possibile esprimere in termini razionali. Dando luogo ad un immagine che viene percepita fisicamente fa da ponte tra una realtà fenomenica e ciò che la trascende. Per questo evoca e non definisce. Può avere pertanto molti significati. Oggi analizzerò il simbolo del fanciullo divino.

Per Jung detto simbolo ha lo scopo di richiamare l’individuo che si e creato una personalità artificiosa a rimanere collegato alle proprie radici inconsce ed istintive.  Radici smarrite a vantaggio di una persona artificiosa in contrasto con la personalità originaria.  Il soggetto che si è creato una persona artificiosa ha prodotto una negazione violenta della propria natura originaria in favore di una persona corrispondente alle proprie ambizioni. A tale proposito citerò il prodotto onirico di una paziente di trentaquattro anni affetta da ansia e atteggiamenti isterici. La giovane donna mostrava comportamenti marcatamente maschili e il suo linguaggio era a volte sboccato. La paziente aveva sognato di essere ermafrodita: accarezzandosi si era auto fecondata.  La gravidanza e la successiva nascita del neonato comportavano la scomparsa del suo membro virile.  Forse l’inconscio proponeva alla paziente il sacrificio di una persona artificiosa con penetratività troppo pronunciata?

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