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La vita sta cambiando pelle

Pietro Acquafredda

Acquafredda Pietro: giornalista; già professore di Storia della Musica al Conservatorio dell’Aquila Alfredo Casella. Ha fondato e diretto Piano Time, Applausi, Music@.

La protesta per il fallimento degli Enti Lirici Italiani

Pietro Acquafredda

Sabato di protesta, Cultura e Spettacolo alla riscossa. Manifestazione a Roma

Si sono dati appuntamento a Roma per un corteo che attraverserà la città partendo da Porta San Paolo  per concludersi in Piazza Mastai.  L'iniziativa è stata presentata nei giorni scorsi al Conservatorio di Santa Cecilia ( per pura comodità; e per questo non si capisce perchè il direttore del Conseravtroio  romano ha pontificato sul  Fatto, l'unico giornale a dare spazio alla protesta).Le istituzioni culturali e di spettacolo, fra le quali,  le cosiddette Fondazioni liriche - che Veltroni, solo lui però, vedeva già con la fila di sponsor pronti a finanziarle, che versano nella situazione più critica. Mancano i soldi e la crisi è nera.

Conservatori statali di musica e Istituti musicali pareggiati (ISSM). L'imbroglio del bando per il reclutamento dei docenti

Pietro Acquafredda

Conservatori statali di musica e Istituti musicali pareggiati (ISSM). L'imbroglio del bando per il reclutamento dei docenti

La Finanziaria dello scorso anno, relativa all'esercizio 2018, prevedeva che entro l'anno venisse bandito un concorso fra i docenti dei Conservatori e degli Istituti musicali pareggiati ( precisamente: Istituti Superiori di Studi Musicali: ISSM) - AFAM (Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica) - al fine di eliminare il precariato in tale settore dell'Alta formazione, con la costituzione di una graduatoria nazionale dalla quale attingere per le successive necessarie assunzioni.

Carlo Fuortes non si è ancora accorto di essere passato da Musica per Roma al Teatro dell'Opera

Pietro Acquafredda

Carlo Fuortes non si è ancora accorto di essere passato da Musica per Roma al Teatro dell'Opera

" Due titoli d'opera, il ritorno del balletto e così tanti 'extra' da considerarli quasi la norma. La stagione estiva del Teatro dell'Opera di Roma alle Terme di Caracalla si converte al 'POPULAR' con concerti-evento, come l'unica data italiana di Bjork e l'addio alle scene di Joan Baez, lasciando alla lirica due soli allestimentiTraviata e Carmen, che comunque insieme coprono 14 serate, a cui si aggiungono le 5 repliche del nuovo balletto Romeo e Giulietta...

Babbo Natale arriverà alla Scala con una slitta carica di... Muti ( Riccardo)?

Pietro Acquafreedda

L'altro ieri è stato annunciato il programma della prossima stagione del Teatro alla Scala. E da quel che si legge, sommariamente (perchè il dettaglio, oltre che sul Corrierone anche sugli altri giornali, si potrà leggere solo a ridosso  dell'inizio della stagione, a pagamento, nelle cosiddette, Pagine 'Eventi') si elogia il teatro milanese per una  stagione ricca di titoli ed anche di nuovi allestimenti. Insomma una stagione come si conviene al Teatro d'Opera più famoso al mondo.

 Sono finalmente tornati, dopo la quarantena decretata da Lissner e Barenboim, Verdi e Puccini, mentre Wagner per ora è in castigo, fuori del cartellone. C'è anche Strauss, che vedrà a Milano, nel suo teatro, il debutto attoriale di Pereira.  E l'Attila verdiano, inaugurale, verrà anche quest'anno trasmesso in diretta tv, e si spera che abbia lo stesso successo di pubblico dell'anno passato, quando ha superato i due milioni di telespettatori - non dodici milioni, come ha scritto, con errore volontario, il giornalista del Corriere troppo benevolo con il teatro milanese, al punto da fargli superare,  nello share, sia Sanremo che le grandi partite di calcio internazionali.

Babbo Natale con la sua slitta, quando si fermerà a Milano, a ridosso di Sant'Ambrogio,  potrebbe recare in dono un graditissimo pacco. Non è stato detto espressamente, ma lo si è lasciato intendere.  Occorre ora vedere se Babbo Natale non cambia idea. E cioè un pacco pieno di Riccardo Muti  che potrebbe dirigere, ma non con la sua 'Cherubini', il Concerto cosiddetto di Natale - uno dei tanti che la tv regala durante le feste - che Rai 1 trasmette, registrato, alla vigilia di Natale ( da non confondere con il concerto che il giorno di Natale viene trasmesso da  Assisi, e che fa sempre buoni ascolti).

Teatro Regio di Torino, Graziosi sceglie Galoppini come direttore artistico

Alessandro Galoppini

Pietro Acquafredda

Una scelta a costo zero che incanterà il mondo

Nel 2017 si evidenzia una possibile perdita di esercizio – provvisoriamente indicata nel bilancio preconsuntivo – di circa di 1.800.000 euro. Questa cifra è principalmente frutto di minori contributi e sponsorizzazioni da parte di Enti pubblici e privati rispetto al Bilancio di previsione che il sovrintendente Vergnano sottopose al Consiglio di Indirizzo all’inizio del 2017. Sono stati inoltre riscontrati minori introiti di Biglietteria, sempre rispetto al suddetto preventivo. Il Teatro Regio, nel corso del 2017, è riuscito a ridurre i costi di circa 1.000.000 di euro.

Sono ancora in fase di esame le possibilità tecnico-contabili di azzeramento della perdita, lavoro attualmente in corso sotto la supervisione di William Graziosi sovrintendente nominato dal Ministro Franceschini il 3 maggio.

William Graziosi. Ha un curriculum lungo una quaresima, ma nessuno lo conosceva e nessuno, forse in molti, lo volevano

William Graziosi

Pietro Acquafredda
Nato a Luzern (Svizzera) da genitori italiani nel 1962, ha compiuto studi musicali ed economico-aziendali. Dal 1995 al 1998 ha seguito, in qualità di Segretario Artistico, il progetto “Spontini Classic” a Maiolati Spontini. In questa veste ha curato l’organizzazione di tre Concorsi Internazionali di Canto (giurati Zedda, Tangucci, Sagi, Meyer, Arcà), di tre Accademie di canto (seguite dai Maestri Alberto Zedda ed Ernesto Palacio), e delle successive accademie di preparazione e allestimento di opere di Gaspare Spontini.

Nel 1999 diventa Presidente del Centro Studi Spontini, istituito presso il Comune di Maiolati Spontini. Nell’ambito di Spontini Classic e delle attività del Centro Studi Spontini, ha curato l’allestimento di due opere spontiniane, nel 1997 de Li puntigli delle donne in prima rappresentazione in epoca moderna al Teatro Spontini di Maiolati S. con la direzione di Alberto Zedda e la regia di Simona Marchini, e nel 1999 de L’Eroismo ridicolo presso il Teatro dell’Aquila di Fermo con la revisione critica di Roberto De Simone.

Regio di Torino: Walter Vergnano torna a quando Fassino si adoperò per fargli far pace con Noseda che aveva minacciato di andarsene

Pietro Acquafredda

Walter Vergnano torna a quando Fassino si adoperò per fargli far pace con Noseda che aveva minacciato di andarsene

Formalmente entro un paio di mesi il CdI del Teatro Regio di Torino dovrebbe presentare il bilancio dell'anno passato. Sarà in rosso, come si ha il timore di immaginare, a dispetto delle rassicurazione della vigilia?

Vergnano s'è dovuto dimettere - lasciando da parte le dichiarazione e le ragioni ufficiali - non potendo mantener fede alla corretta gestione del bilancio  e neppure a dar corso alle tournée  in America previste per maggio 2019, per mancanza di sponsor - come ha reso noto ufficialmente il CdI del Regio?

Quella delle tournée internazionali fu una delle principali ragioni del precedente durissimo dissidio fra lui e Noseda,  poi ricomposto da Fassino,  il quale era accusato dal sovrintendente di volersi costruire una carriera internazionale a spese del Regio - che fra l'altro soldi non ne aveva.

Ciò che Noseda non riusciva a far capire a Vergano e cioè che le tournée rientrano fra i mezzi più idonei a promuovere l'immagine di un teatro - non importa alla fin fine che le paghi - riuscì  Fassino a farglielo capire, con una doppia mossa: chiamando un direttore artistico gradito a Noseda, Gaston Fournier, e mettendo soldi nelle case del teatro.

Due lettere storiche inedite (1959) sulla nascita dell'Istituto di Studi Verdiani a Parma

Pietro acquafredda

In una copia del primo volume degli 'Studi verdiani' - uscito nel 1960, e dedicato, come era negli intenti del neonato istituto, ad un'opera del catalogo verdiano che, nel caso particolare, era Un ballo in maschera - che abbiamo acquistato anni fa nel mercatino domenicale di Porta Portese, a Roma, abbiamo trovato, con grande sorpresa - ce ne siamo accorti soltanto ora, quando per ragioni di studio siamo andati a sfogliare quel volume - due lettere che hanno a che fare con la fondazione dell'Istituto di Studi Verdiani, inaugurato alla presenza dell'allora ministro della Pubblica Istruzione, sen. Giuseppe Medici, l'11 aprile 1959, affidato per la direzione al m. Mario Medici, omonimo del ministro, ma non suo parente neanche lontano, che si era battuto a lungo per la sua nascita.

La prima lettera, datata: Parma, 23 aprile 1959, su carta intestata del neonato 'Istituto di Studi Verdiani - Via del Conservatorio, 27 - Parma', è battuta a macchina, ma con firma autografa: Luciana e Mario Medici, ed è indirizzata a destinatario sconosciuto, al quale appartiene invece la minuta manoscritta della seconda lettera che altro non è che la risposta al direttore dell'Istituto, suo amico, che l'aveva informato della nascita della istituzione verdiana a Parma, per la quale s'era tanto prodigato.

La Repubblica è il quotidiano del 'rincoglionito e vanitoso' Scalfari e del direttore Calabresi,' don Abbondio'. Parola di Carlo De Benedetti

Pietro Acquafredda

Forse la Direzione ed il CDR di Repubblica-L'Espresso  nelle prossime ore, se non l'hnno fatto già questa mattina (non abbiamo ancora letto i giornali), dovranno intervenire per la terza volta nel giro di  poche settimane per smarcarsi dall'imprenditore Carlo De Benedetti, fino a poco fa proprietario del gruppo editoriale, ora passato, brevi manu e senza pagamenti di sorta, nelle mani di Marco, suo figlio.

Al Teatro Regio di Torino, va in scena Turandot di Giacomo Puccini, diretta da Gianandrea Noseda

Pietro Acquafredda

Gianandrea Noseda, musicologo, studioso di Puccini, presenta la VERA (?) TURANDOT secondo Puccini

Questa sera, al Teatro Regio di Torino, va  in scena Turandot di Giacomo Puccini, diretta da Gianandrea Noseda.

Torino, dopo il successo 'di clamore'  per il finale mutato, anzi stravolto, della Carmen fiorentina, definita da tutti una vera IDIOZIA, si appresta a dire la sua sulla Turandot di Puccini che, a differenza dell'opera di Bizet, sembra avere tuttora aperti alcune interrogativi, ai quali Noseda, dal podio, intende dare personalissima  risposta, sperando in analogo chiasso mediatico. Al quale una giornalista di Repubblica cerca di dare una mano.

Noseda non intende mutare il finale di Turandot, che semplicemente non c'è, ma  troncare la rappresentazione laddove, per sopraggiunta morte del compositore, Turandot restò incompiuta.  Ricusando, di conseguenza, i 'finali'  affidati a due compositori, a distanza di molti anni l'uno dall'altro. A Franco Alfano, all'epoca della 'prima' scaligera, e cioè nel 1926 - Puccini era morto nel 1924 -  e la seconda a Luciano Berio all'inizio degli anni Duemila - far notare timidamente che il nuovo finale di Berio serviva a non far cadere la protezione del diritto d'autore su un'opera rappresentatissima, è solo pura cattiveria, anzi totale idiozia?

Val la pena riflettere sulla conclusione della composizione e della prima rappresentazione di Turandot.

Il finale cambiato della CARMEN fiorentina resta pur sempre una SCEMA MADRE

Pietro Acquafredda

Ciò che stiamo per raccontarvi sulla pazza idea di cambiare il finale della Carmen di Bizet ad opera del drammaturgo Chiarot, al momento sovrintendente dell'Opera, non cambia il giudizio unanime di condanna dell'operazione, ma può illustrarne - forse - i contorni.

Riguarda la coppia Carmen-Don José, il mezzosoprano Veronica Simeoni ed il tenore Roberto Aronica, nella vita moglie e marito, che ha interpretato tante volte Carmen ed altre opere  con finale simile sul medesimo palcoscenico, prefigurando nella finzione un vero e proprio 'femminicidio', al quale avrebbe potuto attaccarsi il drammaturgo fiorentino, invece che  sventagliare il 'politico corretto' e l'idea che il teatro debba avere anche funzione etica, quando ha messo in atto l'insano progetto.

Variazioni sulla CARMEN di Chiarot da Bizet e Merimée

Pietro Acquafredda

Variazioni sulla CARMEN di Chiarot da Bizet e Merimée

La SCEMA MADRE conclusiva dell'opera di Bizet che Chiarot ha suggerito al regista non è piaciuta, come si aspettava. Non è piaciuta a gran parte del pubblico, non è piaciuta alla critica, non è piaciuta affatto a giornalisti ed intellettuali (da Facci a Mattia Feltri, a Massini, rispettivamente su Libero, La Stampa, Repubblica) che hanno ironizzato e sbeffeggiato il sovrintendente - improvvisatosi drammaturgo e letterato. E piaciuta oltre che  a Chiarot, a Muscato ed anche a Nardella. Direte che c'entra Nardella? C'entra appunto come il cavolo a merenda, ma c'entra. Loro hanno rappresentato la triade felice  della trovata e del risultato sul pubblico che ha già mandato esaurite tutte le recite (senza incidenza alcuna della notorietà e popolarità dell'opera?); ma per questo aspettiamo che vengano resi noti i biglietti venduti  e di incassi. Contano i  numeri, le chiacchiere propagandistiche stanno a zero.

Chiarot, gongolante di gioia per il chiasso, noncurante degli sberleffi, sta già pensando a come  far parlare dell'Opera di Firenze in futuro, qualora altro argomento  non ci fosse per farlo. Pensa già alla fine di stagione quando ha assoldato il  regista fantasista Francesco Micheli, provenienza Sferisterio di Macerata e stabile a Bergamo, per Donizetti, per la cosiddetta 'trilogia' verdiana

Sulla 'Carmen' assassina di Firenze

Pietro Acquafredda

La sera della 'prima' di Carmen di Bizet  Firenze, si sono registrate vivaci proteste, soprattutto all'indirizzo della regia di Leo Muscato, al quale l'ha suggerita (prima imposta e poi accettata) il sovrintendente Cristiano Chiarot, al quale l'avrebbero suggerite le lavoratrici del Maggio.

Insomma quando una cosa va male è sempre difficile individuare  di chi è ha la responsabilità diretta. Chiarot ha detto che non appena ha manifestato quella sua pazza idea, è riuscito a convincere il regista dapprima diffidente,  e ha avuto l'appoggio di tutte le lavoratrici del Maggio che hanno pensato subito di organizzare una manifestazione di donne( l'aveva fatto alcuni anni fa a Firenze anche Giambrone, chiamato a salvare il Maggio, e  che  era andato via  lasciandolo peggio di come l'aveva trovato, cioè nella merda del deficit di bilancio; non vorremmo che medesima sorte toccasse a Chiarot!).

Molte si sono autoconvocate - per discutere di 'femminicidio' - e  sono arrivate in teatro - nella Caffetteria - con qualcosa di rosso addosso, ma tutte con scarpette rosse in borsa, che hanno, come s'usa da tempo, depositate sul pavimento all'ingresso.

L'Arena di Verona cambia gestione. alcune note sulle nuove nomine

Pietro Acquafredda

La crisi dell'Arena con il suo enorme buco di bilancio,  Tosi sindaco e sovrintendente il suo amico geometra, Girondini, sembrava alle spalle dopo l'arrivo di Attila/Fuortes, commissario, che aveva chiuso l'Arena per un paio di mesi - molti vi avevano visto  la prima attuazione soft del progetto Nastasi che voleva mantenere solo un paio di Fondazioni liriche, retrocedendo tutte le altre a 'teatri di tradizione' - che a sua volta aveva chiamato dall'Accademia di S. Cecilia Giuliano Polo, sovrintendente, ed aveva confermato la principessina  dagli 'occhi di ghiaccio come Turandot, Francesca Tartarotti, figlia del finanziere Francesco Micheli, a governarne le finanze. Poi Fuortes  ha lasciato Verona nelle mani del 'suo' sovrintendente che a fianco aveva la zarina ecc...

Da Milano Musica a Nuova Consonanza, escludendo la Biennale di Venezia

Pietro Acquafredda

Da Milano Musica a Nuova Consonanza, escludendo la Biennale di Venezia

La Biennale di Venezia la lasciamo fuori da questa breve riflessione su due festival di musica contemporanea in pieno svolgimento, l'uno milanese ( Milano Musica), venticinquenne, l'altro romano ( Nuova Consonanza) che deve aver  già superato la cinquantina. Due modalità e logiche molto diverse di oganizzazione artistica.

Nomine di Teatro tra Venezia e Bologna

Pietro Acquafredda

Tra Venezia e Bologna. Per un Direttore artistico ( Fenice) promosso a Sovrintendente, un Sovrintendente ( Teatro Comunale) retrocesso a Direttore artistico. Forse

Mentre a Venezia si è consumato un autentico pasticcio: la nomina di Ortombina a Sovrintendente della Fenice, mantenendo anche la precedente carica di Direttore artistico; a Bologna, al Comunale si è verificato il cammino opposto: l'attuale Sovrintendente/Direttore artistico, Nicola Sani - osannato in tutte le plaghe italiche, da Bologna a Siena, da Venezia a Roma a Parma - è stato esautorato e retrocesso: al suo posto è stato promosso Fulvio Macciardi, direttore generale del teatro. E non  si sa ancora - si attende un incontro con il ministro Franceschini - se Sani tornerà al suo precedente incarico in teatro, quello di Direttore artistico, o batterà la ritirata da Bologna, anche se dubitiamo che ciò possa avvenire.

Opera di Firenze. Arriva Cristiano Chiarot come sovrintendente...Lascerà La Fenice

Cristiano Chiarot

Pietro Acquafreedda

Il consiglio di indirizzo, organo amministrativo dell'Opera di Firenze, presieduto dal sindaco Dario Nardella, ha deciso per il dopo Bianchi, il sovrintendente che ha rassegnato anzitempo le dimissioni, per tornare al suo lavoro di avvocato 'più remurato e più soddisfacente'.

A Mozart quel che è di Mozart

Mozart

Pietro Acquafredda

Bach è il Battista. Haydn Dio padre, Mozart, il Figlio di Dio, e Beethoven lo Spirito santo. Schubert l'Evangelista.

Ecco la teologia sulla quale la musicologia europea avrebbe fondato la sua fede, e che due musicologi coniugi italiani, Luca Bianchini ed Anna Trombetta, con una loro ricerca intitolata. 'Mozart. La caduta degli dei' intendono disconoscere anzi demolire dalle fondamenta, perchè eretica.

Del loro libro, uscito l'anno scorso e e della cui esistenza, dato il successo, si sono lette già molte recensioni, si accorge solo ora una rivista musicale italiana, che affida la recensione confutativa delle tesi dei due, ad un musicologo che si getta nell'impresa anima e corpo, e con armi filologiche affilate.

La tesi - ed è ciò che principalmente ha fatto scalpore - è che Mozart non era quello che una certa musicologia agiografica ci ha tramandato. Non era così come ce lo hanno tramandato nella persona - e fin qui poco importa tutto sommato - ma non era così neanche come musicista. Davvero? Sì, rispondono i due musicologi.

Giacomo Puccini, Sonatore del Regno, di Pietro Acquafredda. Edizioni Clichy.

Giacomo Puccini Sonatore del Regno di Pietro Acquafredda
Pietro Acquafredda

L'editore fiorentino Clichy pubblica, nella collana degli 'elefantini', un volumetto di oltre 120 pagine, al prezzo popolare di 6.90 Euro. E' dedicato a Giacomo Puccini, è nient'altro che la sua biografia che si legge tutta d'un fiato - come è convinto l'editore ed anche l'autore - ma che tutta d'un fiato non è stata certamente scritta.

 Si tratta - ve lo dice l'autore e dunque credetegli - di una biografia 'd'autore'. Nel senso che  il volumetto colleziona brani tratti dall'epistolario del musicista, da testimonianze di amici e conoscenti (attentamente vagliati, per non mischiare grano ad erbacce fra le tante cresciute sulla sua fama ed i suoi vezzi) e da episodi che non sfuggirono, per l'importanza del personaggio, alla cronaca giornalistica, ripresi e rimessi in ordine cronologico per offrire di Puccini la storia della sua vita, dalla nascita alla morte e sepoltura.

 Si parte dall'Atto di battesimo con la curiosa sfilza di nomi dati al neonato  e che rappresenta l'eredità di tutta la sua famiglia (i primi quattro, dal trisnonno al padre), una specie di 'memento' del suo albero genealogico maschile, e si finisce con la prematura morte, avvenuta a Bruxelles, a causa di un tumore alla gola, alla sua temporanea sepoltura nella tomba della famiglia Toscanini e Milano - senza dimenticare gli attriti che ebbe con il maestro, che una volta definì perfino 'porco' -  ed alla sepoltura definitiva  nella amatissima 'Torre del Lago'.

 E fra la nascita e morte, la ricca sfaccettata natura del musicista. Dagli anni di studio al Conservatorio di  Milano ai primi successi e al suo riconoscimento mondiale.

MORAVIA E LA MUSICA

Pietro Acquafredda

Accingendoci a rileggere tutti gli scritti 'musicali' di Alberto Moravia, fin qui reperiti - i suoi  testi, cioè, che parlano direttamente di musica: nella gran parte riflessioni o brevi saggi - non sembri superfluo liberare subito il campo da qualche equivoco che alcuni di essi potrebbero generare, a causa dei titoli, ma solo per quelli, mutuati da celebri melodrammi; mentre sulla musica in questi testi  non si legge una sola parola.

Aggiungiamo che i testi di argomento musicale di Moravia sono in numero assai modesto, per nulla paragonabili a quelli sul cinema e sul teatro, ma anche sulla pittura - ai quali pure accenneremo - settori che lo scrittore padroneggiava con sicurezza e professionalità, avendo al cinema ed al teatro, accanto a quella di romanziere, dedicato parte consistente della propria attività, senza che ciò debba, affrettatamente, farci concludere su una sua sostanziale estraneità e totale indifferenza al mondo della musica.

L'uscita di Francesco Bianchi dall'Opera di Firenze

Pietro Acquafredda

A noi qualche dubbio sull'uscita, imprevista per quel che ne sappiamo, del sovrintendente Francesco Bianchi, fratello del più noto e più influente Alberto, dall'Opera di Firenze, è venuto, come abbiamo accennato in  un post dei giorni scorsi.
Il dubbio cioè, confermato da tanti altri amministratori che l'hanno preceduto - da Giambrone allo stesso Nastasi commissario a Firenze, alla Colombo, prima commissario e poi sovrintendente, facendo perciò lo stesso cammino successivamente  percorso da Francesco Bianchi - che il risanamento del bilancio della fondazione lirica fiorentina, sia un risanamento di facciata, momentaneo e provvisorio. I predecessori di Bianchi avevano tutti risanato i bilanci, ma poi appena si erano allontanati da Firenze, qualcuno era venuto a dirci che la toppa non era riuscita a coprire il grande buco  che perciò  stava lì a minacciare qualunque pur abile amministratore.
 Nel caso di Francesco Bianchi, non sappiamo se il suo nome l'abbia fatto all'ex premier  Renzi, il fratello di lui, e cioè il più noto, avvocato 'amministrativista', Alberto, che pare, su richiesta, abbia messo bocca su quasi tutte le nomine di rilievo - quella dell'Opera certamente è buon ultima per peso specifico-  dell'amministrazione Renzi, prima a Firenze poi a Roma.

Ciò che Gustavo Dudamel non dice e, invece, dovrebbe dire - denunciare - del suo Venezuela

Pietro Acquafredda

Ciò che Gustavo Dudamel non dice e, invece, dovrebbe dire - denunciare - del suo Venezuela

Già all'apice del successo mondiale, nonostante la giovane età, chiedemmo una volta a Lang Lang, nel corso di una intervista pubblica, perché non protestava neppure timidamente per il non rispetto dei diritti fondamentali della persona nel suo paese, la Cina. Ci rispose che non gli sembrava che la libertà fosse calpestata in Cina. Bontà sua.

La stessa domanda, al tempo di Chavez, rivolgemmo a Diego Matheuz e lui glissò nella risposta, ma nel caso di Matheuz era più comprensibile. Lui giovane direttore, non certo all'apice del successo, seppure la sua fulminea carriera sul podio fosse stata benedetta e voluta nientemeno che da Claudio Abbado, non poteva esporsi più di tanto, né avrebbe avuto l'autorevolezza e l'incidenza di Lang Lang o di Gustavo Dudamel. Di cui andiamo ora a dirvi.

Gustavo Dudamel, intervistato per 'La repubblica', alla vigilia del suo 'primo' Concerto di Capodanno da Vienna, la sua consacrazione planetaria,  non una parola di condanna ha detto, esplicitamente richiesto, nei confronti di Maduro, il dittatore succeduto a Chavez, che sta riducendo nella miseria e disperazione tutto il popolo venezuelano che resta sempre ed ancora anche il paese di Dudamel, sebbene i suoi successi lo abbiamo portato da alcuni anni -  e ora ne ha trentasei appena - all'apice del successo, incoronandolo direttore di una delle compagini sinfoniche più note d'America, a Los Angeles.

Il Comitato internazionale 'Viva Toscanini!', mentre serviva - a chi ? - per celebrare Toscanini nel 2007, non serve più - agli stessi ? - nel 2017

Pietro Acquafredda

Luigi Boschi, nel suo seguitissimo blog, lamenta la dimenticanza piovuta su Arturo Toscanini,  a cominciare nella sua natale Parma, al cadere del 150 anniversario della sua nascita, avvenuta appunto nel 1867. Incolpando di ciò prevalentemente il sindaco Pizzarotti che ritiene non sufficientemente interessato a tale causa, mentre dovrebbe esserlo, forse perché non trova interlocutori a Roma, dove gli anniversari da festeggiare  si decidono e quelli da passare sotto silenzio pure.
 A Roma, s'è deciso di celebrare i 150 anni dalla morte di Rossini (che cadranno nel 2018) e giustamente, con la creazione di un comitato d'onore, già costituito, nel quale siedono anche Napolitano e Gianni Letta, ed apposita legge  per i finanziamenti; per Toscanini no.

Ed anche il Comitato internazionale 'Viva Toscanini', nato e finanziato nelle precedenti celebrazioni, per il 2007( cinquant'anni della morte) tace, anzi sembra 'in sonno'. E dire che alla sua nascita - non uno ma due comitati, uno d'onore [LINK] e l'altro esecutivo [LINK], ambedue con centinaia di componenti (si vada sul sito e si leggano i nomi, molte le sorprese!) con gente d'ogni risma - sembrò, anche a noi che lo criticammo non senza ragioni, volersi assumere ogni volta l'incarico ed i finanziamenti  relativi ai ricorrenti ricordi celebrativi del grande direttore. Così almeno si leggeva, e si legge tuttora, sulla home page del sito ad esso dedicato e che noi abbiamo riprodotto alla lettera (salvo che per i neretti, introdotti per agevolarne la lettura) nel post precedente.

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