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La vita sta cambiando pelle

Pietro Acquafredda

Acquafredda Pietro: giornalista; già professore di Storia della Musica al Conservatorio dell’Aquila Alfredo Casella. Ha fondato e diretto Piano Time, Applausi, Music@.

Al Teatro Regio di Torino, va in scena Turandot di Giacomo Puccini, diretta da Gianandrea Noseda

Pietro Acquafredda

Gianandrea Noseda, musicologo, studioso di Puccini, presenta la VERA (?) TURANDOT secondo Puccini

Questa sera, al Teatro Regio di Torino, va  in scena Turandot di Giacomo Puccini, diretta da Gianandrea Noseda.

Torino, dopo il successo 'di clamore'  per il finale mutato, anzi stravolto, della Carmen fiorentina, definita da tutti una vera IDIOZIA, si appresta a dire la sua sulla Turandot di Puccini che, a differenza dell'opera di Bizet, sembra avere tuttora aperti alcune interrogativi, ai quali Noseda, dal podio, intende dare personalissima  risposta, sperando in analogo chiasso mediatico. Al quale una giornalista di Repubblica cerca di dare una mano.

Noseda non intende mutare il finale di Turandot, che semplicemente non c'è, ma  troncare la rappresentazione laddove, per sopraggiunta morte del compositore, Turandot restò incompiuta.  Ricusando, di conseguenza, i 'finali'  affidati a due compositori, a distanza di molti anni l'uno dall'altro. A Franco Alfano, all'epoca della 'prima' scaligera, e cioè nel 1926 - Puccini era morto nel 1924 -  e la seconda a Luciano Berio all'inizio degli anni Duemila - far notare timidamente che il nuovo finale di Berio serviva a non far cadere la protezione del diritto d'autore su un'opera rappresentatissima, è solo pura cattiveria, anzi totale idiozia?

Val la pena riflettere sulla conclusione della composizione e della prima rappresentazione di Turandot.

Il finale cambiato della CARMEN fiorentina resta pur sempre una SCEMA MADRE

Pietro Acquafredda

Ciò che stiamo per raccontarvi sulla pazza idea di cambiare il finale della Carmen di Bizet ad opera del drammaturgo Chiarot, al momento sovrintendente dell'Opera, non cambia il giudizio unanime di condanna dell'operazione, ma può illustrarne - forse - i contorni.

Riguarda la coppia Carmen-Don José, il mezzosoprano Veronica Simeoni ed il tenore Roberto Aronica, nella vita moglie e marito, che ha interpretato tante volte Carmen ed altre opere  con finale simile sul medesimo palcoscenico, prefigurando nella finzione un vero e proprio 'femminicidio', al quale avrebbe potuto attaccarsi il drammaturgo fiorentino, invece che  sventagliare il 'politico corretto' e l'idea che il teatro debba avere anche funzione etica, quando ha messo in atto l'insano progetto.

Variazioni sulla CARMEN di Chiarot da Bizet e Merimée

Pietro Acquafredda

Variazioni sulla CARMEN di Chiarot da Bizet e Merimée

La SCEMA MADRE conclusiva dell'opera di Bizet che Chiarot ha suggerito al regista non è piaciuta, come si aspettava. Non è piaciuta a gran parte del pubblico, non è piaciuta alla critica, non è piaciuta affatto a giornalisti ed intellettuali (da Facci a Mattia Feltri, a Massini, rispettivamente su Libero, La Stampa, Repubblica) che hanno ironizzato e sbeffeggiato il sovrintendente - improvvisatosi drammaturgo e letterato. E piaciuta oltre che  a Chiarot, a Muscato ed anche a Nardella. Direte che c'entra Nardella? C'entra appunto come il cavolo a merenda, ma c'entra. Loro hanno rappresentato la triade felice  della trovata e del risultato sul pubblico che ha già mandato esaurite tutte le recite (senza incidenza alcuna della notorietà e popolarità dell'opera?); ma per questo aspettiamo che vengano resi noti i biglietti venduti  e di incassi. Contano i  numeri, le chiacchiere propagandistiche stanno a zero.

Chiarot, gongolante di gioia per il chiasso, noncurante degli sberleffi, sta già pensando a come  far parlare dell'Opera di Firenze in futuro, qualora altro argomento  non ci fosse per farlo. Pensa già alla fine di stagione quando ha assoldato il  regista fantasista Francesco Micheli, provenienza Sferisterio di Macerata e stabile a Bergamo, per Donizetti, per la cosiddetta 'trilogia' verdiana

Sulla 'Carmen' assassina di Firenze

Pietro Acquafredda

La sera della 'prima' di Carmen di Bizet  Firenze, si sono registrate vivaci proteste, soprattutto all'indirizzo della regia di Leo Muscato, al quale l'ha suggerita (prima imposta e poi accettata) il sovrintendente Cristiano Chiarot, al quale l'avrebbero suggerite le lavoratrici del Maggio.

Insomma quando una cosa va male è sempre difficile individuare  di chi è ha la responsabilità diretta. Chiarot ha detto che non appena ha manifestato quella sua pazza idea, è riuscito a convincere il regista dapprima diffidente,  e ha avuto l'appoggio di tutte le lavoratrici del Maggio che hanno pensato subito di organizzare una manifestazione di donne( l'aveva fatto alcuni anni fa a Firenze anche Giambrone, chiamato a salvare il Maggio, e  che  era andato via  lasciandolo peggio di come l'aveva trovato, cioè nella merda del deficit di bilancio; non vorremmo che medesima sorte toccasse a Chiarot!).

Molte si sono autoconvocate - per discutere di 'femminicidio' - e  sono arrivate in teatro - nella Caffetteria - con qualcosa di rosso addosso, ma tutte con scarpette rosse in borsa, che hanno, come s'usa da tempo, depositate sul pavimento all'ingresso.

L'Arena di Verona cambia gestione. alcune note sulle nuove nomine

Pietro Acquafredda

La crisi dell'Arena con il suo enorme buco di bilancio,  Tosi sindaco e sovrintendente il suo amico geometra, Girondini, sembrava alle spalle dopo l'arrivo di Attila/Fuortes, commissario, che aveva chiuso l'Arena per un paio di mesi - molti vi avevano visto  la prima attuazione soft del progetto Nastasi che voleva mantenere solo un paio di Fondazioni liriche, retrocedendo tutte le altre a 'teatri di tradizione' - che a sua volta aveva chiamato dall'Accademia di S. Cecilia Giuliano Polo, sovrintendente, ed aveva confermato la principessina  dagli 'occhi di ghiaccio come Turandot, Francesca Tartarotti, figlia del finanziere Francesco Micheli, a governarne le finanze. Poi Fuortes  ha lasciato Verona nelle mani del 'suo' sovrintendente che a fianco aveva la zarina ecc...

Da Milano Musica a Nuova Consonanza, escludendo la Biennale di Venezia

Pietro Acquafredda

Da Milano Musica a Nuova Consonanza, escludendo la Biennale di Venezia

La Biennale di Venezia la lasciamo fuori da questa breve riflessione su due festival di musica contemporanea in pieno svolgimento, l'uno milanese ( Milano Musica), venticinquenne, l'altro romano ( Nuova Consonanza) che deve aver  già superato la cinquantina. Due modalità e logiche molto diverse di oganizzazione artistica.

Nomine di Teatro tra Venezia e Bologna

Pietro Acquafredda

Tra Venezia e Bologna. Per un Direttore artistico ( Fenice) promosso a Sovrintendente, un Sovrintendente ( Teatro Comunale) retrocesso a Direttore artistico. Forse

Mentre a Venezia si è consumato un autentico pasticcio: la nomina di Ortombina a Sovrintendente della Fenice, mantenendo anche la precedente carica di Direttore artistico; a Bologna, al Comunale si è verificato il cammino opposto: l'attuale Sovrintendente/Direttore artistico, Nicola Sani - osannato in tutte le plaghe italiche, da Bologna a Siena, da Venezia a Roma a Parma - è stato esautorato e retrocesso: al suo posto è stato promosso Fulvio Macciardi, direttore generale del teatro. E non  si sa ancora - si attende un incontro con il ministro Franceschini - se Sani tornerà al suo precedente incarico in teatro, quello di Direttore artistico, o batterà la ritirata da Bologna, anche se dubitiamo che ciò possa avvenire.

Opera di Firenze. Arriva Cristiano Chiarot come sovrintendente...Lascerà La Fenice

Cristiano Chiarot

Pietro Acquafreedda

Il consiglio di indirizzo, organo amministrativo dell'Opera di Firenze, presieduto dal sindaco Dario Nardella, ha deciso per il dopo Bianchi, il sovrintendente che ha rassegnato anzitempo le dimissioni, per tornare al suo lavoro di avvocato 'più remurato e più soddisfacente'.

A Mozart quel che è di Mozart

Mozart

Pietro Acquafredda

Bach è il Battista. Haydn Dio padre, Mozart, il Figlio di Dio, e Beethoven lo Spirito santo. Schubert l'Evangelista.

Ecco la teologia sulla quale la musicologia europea avrebbe fondato la sua fede, e che due musicologi coniugi italiani, Luca Bianchini ed Anna Trombetta, con una loro ricerca intitolata. 'Mozart. La caduta degli dei' intendono disconoscere anzi demolire dalle fondamenta, perchè eretica.

Del loro libro, uscito l'anno scorso e e della cui esistenza, dato il successo, si sono lette già molte recensioni, si accorge solo ora una rivista musicale italiana, che affida la recensione confutativa delle tesi dei due, ad un musicologo che si getta nell'impresa anima e corpo, e con armi filologiche affilate.

La tesi - ed è ciò che principalmente ha fatto scalpore - è che Mozart non era quello che una certa musicologia agiografica ci ha tramandato. Non era così come ce lo hanno tramandato nella persona - e fin qui poco importa tutto sommato - ma non era così neanche come musicista. Davvero? Sì, rispondono i due musicologi.

Giacomo Puccini, Sonatore del Regno, di Pietro Acquafredda. Edizioni Clichy.

Giacomo Puccini Sonatore del Regno di Pietro Acquafredda
Pietro Acquafredda

L'editore fiorentino Clichy pubblica, nella collana degli 'elefantini', un volumetto di oltre 120 pagine, al prezzo popolare di 6.90 Euro. E' dedicato a Giacomo Puccini, è nient'altro che la sua biografia che si legge tutta d'un fiato - come è convinto l'editore ed anche l'autore - ma che tutta d'un fiato non è stata certamente scritta.

 Si tratta - ve lo dice l'autore e dunque credetegli - di una biografia 'd'autore'. Nel senso che  il volumetto colleziona brani tratti dall'epistolario del musicista, da testimonianze di amici e conoscenti (attentamente vagliati, per non mischiare grano ad erbacce fra le tante cresciute sulla sua fama ed i suoi vezzi) e da episodi che non sfuggirono, per l'importanza del personaggio, alla cronaca giornalistica, ripresi e rimessi in ordine cronologico per offrire di Puccini la storia della sua vita, dalla nascita alla morte e sepoltura.

 Si parte dall'Atto di battesimo con la curiosa sfilza di nomi dati al neonato  e che rappresenta l'eredità di tutta la sua famiglia (i primi quattro, dal trisnonno al padre), una specie di 'memento' del suo albero genealogico maschile, e si finisce con la prematura morte, avvenuta a Bruxelles, a causa di un tumore alla gola, alla sua temporanea sepoltura nella tomba della famiglia Toscanini e Milano - senza dimenticare gli attriti che ebbe con il maestro, che una volta definì perfino 'porco' -  ed alla sepoltura definitiva  nella amatissima 'Torre del Lago'.

 E fra la nascita e morte, la ricca sfaccettata natura del musicista. Dagli anni di studio al Conservatorio di  Milano ai primi successi e al suo riconoscimento mondiale.

MORAVIA E LA MUSICA

Pietro Acquafredda

Accingendoci a rileggere tutti gli scritti 'musicali' di Alberto Moravia, fin qui reperiti - i suoi  testi, cioè, che parlano direttamente di musica: nella gran parte riflessioni o brevi saggi - non sembri superfluo liberare subito il campo da qualche equivoco che alcuni di essi potrebbero generare, a causa dei titoli, ma solo per quelli, mutuati da celebri melodrammi; mentre sulla musica in questi testi  non si legge una sola parola.

Aggiungiamo che i testi di argomento musicale di Moravia sono in numero assai modesto, per nulla paragonabili a quelli sul cinema e sul teatro, ma anche sulla pittura - ai quali pure accenneremo - settori che lo scrittore padroneggiava con sicurezza e professionalità, avendo al cinema ed al teatro, accanto a quella di romanziere, dedicato parte consistente della propria attività, senza che ciò debba, affrettatamente, farci concludere su una sua sostanziale estraneità e totale indifferenza al mondo della musica.

L'uscita di Francesco Bianchi dall'Opera di Firenze

Pietro Acquafredda

A noi qualche dubbio sull'uscita, imprevista per quel che ne sappiamo, del sovrintendente Francesco Bianchi, fratello del più noto e più influente Alberto, dall'Opera di Firenze, è venuto, come abbiamo accennato in  un post dei giorni scorsi.
Il dubbio cioè, confermato da tanti altri amministratori che l'hanno preceduto - da Giambrone allo stesso Nastasi commissario a Firenze, alla Colombo, prima commissario e poi sovrintendente, facendo perciò lo stesso cammino successivamente  percorso da Francesco Bianchi - che il risanamento del bilancio della fondazione lirica fiorentina, sia un risanamento di facciata, momentaneo e provvisorio. I predecessori di Bianchi avevano tutti risanato i bilanci, ma poi appena si erano allontanati da Firenze, qualcuno era venuto a dirci che la toppa non era riuscita a coprire il grande buco  che perciò  stava lì a minacciare qualunque pur abile amministratore.
 Nel caso di Francesco Bianchi, non sappiamo se il suo nome l'abbia fatto all'ex premier  Renzi, il fratello di lui, e cioè il più noto, avvocato 'amministrativista', Alberto, che pare, su richiesta, abbia messo bocca su quasi tutte le nomine di rilievo - quella dell'Opera certamente è buon ultima per peso specifico-  dell'amministrazione Renzi, prima a Firenze poi a Roma.

Ciò che Gustavo Dudamel non dice e, invece, dovrebbe dire - denunciare - del suo Venezuela

Pietro Acquafredda

Ciò che Gustavo Dudamel non dice e, invece, dovrebbe dire - denunciare - del suo Venezuela

Già all'apice del successo mondiale, nonostante la giovane età, chiedemmo una volta a Lang Lang, nel corso di una intervista pubblica, perché non protestava neppure timidamente per il non rispetto dei diritti fondamentali della persona nel suo paese, la Cina. Ci rispose che non gli sembrava che la libertà fosse calpestata in Cina. Bontà sua.

La stessa domanda, al tempo di Chavez, rivolgemmo a Diego Matheuz e lui glissò nella risposta, ma nel caso di Matheuz era più comprensibile. Lui giovane direttore, non certo all'apice del successo, seppure la sua fulminea carriera sul podio fosse stata benedetta e voluta nientemeno che da Claudio Abbado, non poteva esporsi più di tanto, né avrebbe avuto l'autorevolezza e l'incidenza di Lang Lang o di Gustavo Dudamel. Di cui andiamo ora a dirvi.

Gustavo Dudamel, intervistato per 'La repubblica', alla vigilia del suo 'primo' Concerto di Capodanno da Vienna, la sua consacrazione planetaria,  non una parola di condanna ha detto, esplicitamente richiesto, nei confronti di Maduro, il dittatore succeduto a Chavez, che sta riducendo nella miseria e disperazione tutto il popolo venezuelano che resta sempre ed ancora anche il paese di Dudamel, sebbene i suoi successi lo abbiamo portato da alcuni anni -  e ora ne ha trentasei appena - all'apice del successo, incoronandolo direttore di una delle compagini sinfoniche più note d'America, a Los Angeles.

Il Comitato internazionale 'Viva Toscanini!', mentre serviva - a chi ? - per celebrare Toscanini nel 2007, non serve più - agli stessi ? - nel 2017

Pietro Acquafredda

Luigi Boschi, nel suo seguitissimo blog, lamenta la dimenticanza piovuta su Arturo Toscanini,  a cominciare nella sua natale Parma, al cadere del 150 anniversario della sua nascita, avvenuta appunto nel 1867. Incolpando di ciò prevalentemente il sindaco Pizzarotti che ritiene non sufficientemente interessato a tale causa, mentre dovrebbe esserlo, forse perché non trova interlocutori a Roma, dove gli anniversari da festeggiare  si decidono e quelli da passare sotto silenzio pure.
 A Roma, s'è deciso di celebrare i 150 anni dalla morte di Rossini (che cadranno nel 2018) e giustamente, con la creazione di un comitato d'onore, già costituito, nel quale siedono anche Napolitano e Gianni Letta, ed apposita legge  per i finanziamenti; per Toscanini no.

Ed anche il Comitato internazionale 'Viva Toscanini', nato e finanziato nelle precedenti celebrazioni, per il 2007( cinquant'anni della morte) tace, anzi sembra 'in sonno'. E dire che alla sua nascita - non uno ma due comitati, uno d'onore [LINK] e l'altro esecutivo [LINK], ambedue con centinaia di componenti (si vada sul sito e si leggano i nomi, molte le sorprese!) con gente d'ogni risma - sembrò, anche a noi che lo criticammo non senza ragioni, volersi assumere ogni volta l'incarico ed i finanziamenti  relativi ai ricorrenti ricordi celebrativi del grande direttore. Così almeno si leggeva, e si legge tuttora, sulla home page del sito ad esso dedicato e che noi abbiamo riprodotto alla lettera (salvo che per i neretti, introdotti per agevolarne la lettura) nel post precedente.

'Mezzodisastro' Franceschini corre ai ripari

Pietro Acquafredda

Il ministro Franceschini, impetitto presenzialista quando c'è da mietere allori - come l'altro ieri per l'inaugurazione ufficiale della fine del primo lotto di lavori al Colosseo - dopo la sentenza del TAR che faceva decadere, come illegittimo, il suo decreto del 1 luglio 2014 (quello sulla nuova disciplina per accedere al finanziamento del FUS per le attività di spettacolo dal vivo; sì, il decreto scritto a quattro mani con Nastasi, il gran manovratore passato ora a bonificare dai veleni il sito di Bagnoli, lasciando invece ad altri i veleni prodotti al Collegio Romano - ma forse Franceschini stava solo a guardare) aveva minacciato l'intero mondo dello spettacolo, non in buona salute, con il blocco dei finanziamenti già attribuiti ed in via di erogazione. A distanza di ventiquattr'ore, ha dovuto fare marcia indietro, rendendosi conto perfino lui dell'infame ricatto.
 Aveva anche minacciato che si sarebbe rivolto al Consiglio di Stato per contestare la Sentenza del TAR. Poi ci ha ripensato e senza aspettare neanche un minuto, ha chiesto al Consiglio di Stato una immediata sentenza di 'sospensiva provvisoria' del pronunciamento del TAR. Che naturalmente ha ottenuto - quando si sta al potere tutto è possibile  - per non bloccare i finannziamenti in corso che avrebbero  messo a terra l'intero mondo musicale che proprio in queste settimane conosce uno dei periodi più attivi dell'anno, per effetto dei tanti festival e manifestazioni estive.

Franceschini 'mezzodisastro' e l'infame ricatto

Pietro Acquafredda

Il ministro Dario Franceschini, sostiene a spada tratta, contro tutti e tutto, il suo decreto del 1 luglio 2014 - suggerito e scritto da quel genio del suo aiutante Salvo Nastasi, con il quale si introducevano nuovi criteri per la distribuzione del FUS e che ora, la sentenza del 28 giugno u.s. del Tar del Lazio ha dichiarato 'contra legem' perché contraddice una legge - ed un decreto non può farlo, nè può intervenire in materia regolata da una legge  che, per essere modificata, nuovamente soltanto una legge può farlo, non un decreto ministeriale - e perché assegna maggior peso a criteri quantitativi, nella determinazione dell'attribuzione dei vari finanziamenti, mandando a farsi benedire la qualità che in progetti artistici deve essere il parametro principale e privilegiato e che deve motivare il sostegno statale. Quel decreto rappresentò l'ultimo regalo avvelenato di Nastasi al mondo dello spettacolo dal vivo, nel quale ha fatto - con la complicità silenziosa e ignorante di vari ministri - il buono e cattivo tempo, per un decennio almeno.

L'ultima polpetta avvelenata di Salvo Nastasi al mondo dello spettacolo dal vivo, prima di lasciare l'incarico ministeriale

Pietro Acquafredda

Più che una polpetta, un polpettone indigesto assai, di oltre cento pagine, pubblicate nel 'Supplemento ordinario' alla Gazzetta Ufficiale  n.113 del 19.8.2014, rappresenta l'ultimo regalo - AVVELENATO - di Salvo Nastasi, potentissimo e criticatissimo direttore generale dello Spettacolo, traslocato a Palazzo Chigi, presso l'inavveduto Renzi, che non sa chi si è messo in casa.


 Si tratta del Decreto ministeriale del 1 luglio 2014, recante nuove norme per la spartizione del FUS ecc.. bocciato in toto dal Tribunale amministrativo del Lazio, con sentenza del 28 giugno u.s.
 Adesso il Ministero, contro il quale si erano mosse numerose associazioni musicali e teatrali denunciandone gli assurdi criteri introdotti, corre ai ripari, sguinzagliando i suoi avvocati che dovrebbero mettere una pezza alla sentenza del TAR, dimenticando che contro tale decreto tante associazioni e molti enti che non adirono al tribunale,  hanno comunque presentato infinite obiezioni, attraverso interrogazioni parlamentari e interventi di gruppi nelle due Camere. Insomma un decreto, quello di Nastasi/Franceschini, che in un sol colpo, con la scusa di cancellare soprusi e clientele (magari le avessero cancellate , almeno quelle messe in atto del ministero e della direzione generale!), cancellava dal territorio molte realtà che lo avevano presidiato con non pochi sforzi attraverso la cultura, l'unica in grado di generare  progresso civile nella popolazione.

Il Barbiere di Siviglia dell'Opera di Roma su RAI 5.

Pietro Acquafredda

La Cultura di RAI Cultura va in onda su RAI 5. Il Barbiere di Siviglia dll'Opera di Roma

Si apre bene, benissimo la diretta del capolavoro rossiniano a duecento anni dalla sua prima romana ( Teatro Argentina), in programma al Teatro dell'Opera  di Roma, con la direzione di Donato Renzetti e la regia di Davide Livermore che da quando è diventato sovrintendente a Valencia è ricercatissimo, nonostante segua la pessima e gravissima moda di riempire il 'vuoto' della Ouverture - compresa quella rossiniana, celeberrima, con un filmetto animato, e l'ouverture degradata a  come colonna sonora; e s'inventa cose mai viste, come quel sorcio che va su e giù per la scena - perchè il sorcio getta scompiglio - mentre dietro sfilano le immagini di tanti dittatori ghigliottinati veramente o dal giudizio della storia,  inondando il mondo di un fiume di sangue.

MiTo, il festival Milano-Torino perde le tre teste: MIcheli, Colombo, Restagno. Ma forse non si tratta di 'normale' avvicendamento

Pietro Acquafredda

Era ora che qualcosa cambiasse, almeno per la terza, o prima, delle tre teste 'cadute': quella di Enzo Restagno, musicologo, critico musicale, consulennte editoriale, da oltre trent'anni direttore artistico prima del torinese Settembre Musica e poi del fratello gemello milano/torinese MiTo. Il quale Restagno, ha giustificato l' uscita - meditata da tempo (?) - con la sua volontà di dedicarsi agli studi. La Biblioteca nazionale di Parigi l'attende per studiare Debussy. A 74 anni, quanti ne ho -  ha dichiarato - val la pena cambiar vita, se la salute ci assiste.
Ed ha ragione. Magari avrebbe dovuto pensarci al cambio di vita anche prima, molto prima, perchè la permanenza alla guida di una istituzione o manifestazione per una trentina d'anni è sinceramente troppo. Torino in fatto di longevità ai vertici delle istituzioni, almeno quelle musicali che conosciamo,  non vanta il solo primato di Restagno, c'è Vergnano che farà prossimamente vent'anni da quando sovrintendente al Regio, ed anche - si parva licet... - Pugliaro che all'Unione musicale ci sta da prima che noi fossimo nati.

Interrogazione al Ministro Franceschini sul caso dell'Orchestra Verdi di Milano

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
AL MINISTRO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI E DEL TURISMO
dei Senatori ICHINO, ALBERTINI, CARRARO, DE BIASI, DEL BARBA,
DI GIORGI, FATTORINI, LIUZZI, MATTESINI, MARIO MAURO, MIRABELLI

L'ultima mazzata al mondo dello spettacolo e della musica di Nastasi

Pietro Acquafredda

Leggiamo e rileggiamo i decreti con i quali, a  fine luglio, Salvo Nastasi, in procinto di fuggire dal Ministero della Cultura, dava l'ultima mazzata al mondo dello spettacolo e della musica in particolare, che è il settore che a noi interessa, per ragioni professionali, ovvio, e non altre.
Leggere la lunghissima lista di proscritti dal FUS, per merito di quell'algoritmo invocato da Nastasi per dare una patente di 'oggettività' alle scelte scellerate che recano la sua firma, ci  indigna e ci fa venie voglia di armare una protesta con forconi sotto la sua attuale residenza di Palazzo Chigi, dove c'è arrivato con una sorta di salvacondotto, prima che il mondo musicale e dello spettacolo in generale  si coalizzasse per dargli una sonora lezione.

Carlo Fontana, presidente Agis, condivide i criteri adottati da Salvo Nastasi per la ripartizione del FUS?

Pietro Acquafredda

Nel post, a firma  Maurizio Roi, sovrintendente del Nuovo Carlo Felice di Genova, nel quale si puntualizza l'assurdità dei nuovi criteri usati da quest'anno per l'attribuzione del FUS, affidati ad un algoritmo, si dice  anche che da anni il mondo dello spettacolo si attendeva dei cambiamenti e che ora che sono arrivati hanno scontentato quasi tutti. Per una ragione molto semplice. In un baleno sono scoparsi dalla lista dei  soggetti finanziati  oltre centocinquanta istituzioni, facendone restare solo 15 , fra le associazioni concertistiche in Italia; il discorso vale anche per  i festival e tutti gli altri settori. L'esclusione più clamorosa è senz'altro quella del CEMAT che  lavora da molti anni per la  diffusione della musica contemporanea, compiendo azione unica e meritoria, e che quest'anno sarebbe stata esclusa del tutto dal finanziamento pubblico. Diciamo 'sarebbe' -   il condizionale vale per tutti i soggetti - perchè  è nato un movimento nel quale sono presenti importanti esponenti del mondo dell'arte italiano che ha già chiesto al ministro, ed ha presentato interrogazioni parlamentari per la revisione operato da quell'Attila a tutti noto che risponde al nome di Salvo Nastasi. Sì, un vero barbaro che in un sol anno ad alcuni soggetti ha decurtato il finanziamento, magari del 15% , non parliamo di quelli esclusi che sono la maggioranza, ad altri lo ha aumentato del 150%- sì ci sono anche casi simili, senza che dell'uno come dell'altro cambiamento se ne capiscano le ragioni, le quali poi sono del tutto assenti nella giustificazione dell'esercito di esclusi.

In Umbria, un festival internazionale delle nazioni, dove una vale l'altra

Pietro Acquafredda

Ci siamo sempre chiesti che senso ha annunciare, al festival delle nazioni in Umbria, una nazione 'ospite' ogni anno, sempre diversa, se poi la lettura del programma ci fa venire il dubbio che il festival di un anno  potrebbe farsi l'anno appresso o in quello seguente ancora, pur cambiando ogni anno - a parole - la nazione ospite. Ad esempio quest'anno, edizione intitolata all'Austria,  si ascolteranno musiche di Mozart - finalmente! - o degli Strauss - Capodanno a quelle latitudini arriva subito dopo ferragosto - altrimenti chissà quanti altri anni avremmo dovuto aspettare per ascoltare Mozart, ma è solo un esempio.

il Festival di Salisburgo laurea Lorenzo Viotti un giovanissimo direttore d'orchestra di sangue italiano anche se di nazionalità svizzera

Pietro Acquafredda

il Festival di Salisburgo laurea un giovanissimo direttore d'orchestra di sangue italiano anche se svizzero di nazionalità: Lorenzo Viotti

Da anni il Festival di Salisburgo  nella sua politica di promozione dei giovani musicisti ( ha anche  ospitato, come residenti, l'orchestra venezuelana Bolivar e quella del 'divano' di Barenboim) ha avviato due iniziative, una destinata a scovare nuovi cantanti ed una  seconda, nuovi direttori d'orchestra. Ha trovato sponsor ed è andata avanti.

Qualche anno fa, prima che partisse l'iniziativa destinata ai direttori, seguimmo da vicino quella destinata ai cantanti; in tale occasione segnalammo l'assenza di giovani cantanti italiani, e la presenza deflagrante, per qualità delle voci, di cantanti dell'est europeo, superiori per numero a quelli dell'estremo oriente. L'Accademia salisburghese era importante anche per una seconda ragione, dopo quella della presenza di importanti maestri dell'arte del canto, e cioè quella del debutto dei più meritevoli, scoperti da una giuria di star, nella successiva edizione del festival.

Ora che, seppure di nazionalità svizzera, ha vinto il premio come direttore un giovane, molto giovane con sangue italiano nelle vene, che fa di cognome Viotti e di nome Lorenzo, figlio del compianto Marcello, deceduto a seguito di un ictus alla ancor verde età di cinquant'anni, nel 2005, a Monaco di Baviera, non riusciamo a controllare la nostra più che giustificata felicità.

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