Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Alimentazione

Alimentazione

LA CATTIVA ALIMENTAZIONE RENDE L’UOMO VIOLENTO

Finché gli esseri umani si nutriranno come le belve si comporteranno come loro

Franco Libero Manco

I continui episodi di improvvisa violenza che si stanno verificando in Italia, e non solo, non hanno precedenti nella storia recente. Non passa giorno che non si registri una esplosione di follia con efferati risvolti drammatici di cui le vittime sono quasi sempre le donne e i minori.

Questa lunga catena di delitti, in apparenza inspiegabili, riconduce il problema al fenomeno di pochi anni fa della cosiddetta mucca pazza diventata tale perché alimentata con residui di carnami inadatti alla sua natura di animale erbivoro. L’identico effetto non lo si può non associare all’essere umano per sua natura frugivoro. Mai l’umanità ha consumato quantitativi di carne come in questo periodo storico, e siccome la carne è un alimento adatto agli animali predatori (serve a dar loro la necessaria aggressività per uccidere la preda) la logica vuole che se gli umani consumano questa sostanza è probabile che si verifichino i medesimi effetti e di conseguenza si verificheranno “inspiegabili” comportamenti aggressivi e violenti.

Se una persona si nutre di alimenti scarsi di un determinato principio nutritivo, (per esempio di piante coltivate su un terreno povero di un certo minerale), anche il suo organismo accuserà la stessa carenza e questa si riflette inevitabilmente sulle funzioni del suo organismo. Ogni nutriente può far funzionare meglio o peggio un organo del corpo e di conseguenza l’intero organismo.

Carni rosse ancora sotto accusa: eccessivo consumo aumenta le morti

Questa volta è il British Medical Journal a prendere posizione, con la pubblicazione 
di uno studio che sancisce l’aumento di rischio di mortalità del 26%

Redazione salute

Ancora la carne rossa al centro dell’attenzione. In questo caso un segnale di forte attenzione arriva da uno studio epidemiologico pubblicato sul British Medical Joornal a firma di Arash Etemadi, del National Cancer Institute statunitense.

Lo studio

I ricercatori americani concludono che esiste una correlazione fra consumo di carni rosse e “processata” e incremento medio della mortalità del 26%. Il legame più stretto è risultato, in particolare, con la mortalità da sofferenza del fegato cronica. 
Lo studio è stato condotto su 537 mila persone fra i 50 e i 71 anni all’inizio dell’indagine, che è durata 16 anni e ha convolto 6 Stati. Secondo i ricercatori tra i responsabili di questo effetto vanno inclusi il ferro eme delle carni rosse e i nitriti/nitrati di quelle processate. Altri aspetti coinvolgono le sostanze cancerogene che si producono durante alcuni tipi di cottura (segnatamente quelle alla griglia), come amine eterocicliche e idrocarburi aromatici policiclici, contaminanti dei mangimi animali, nonché un ridotto consumo di frutta e verdura che in genere si accompagna a una dieta particolarmente ricca di carne.

Pesce e carni bianche

Conferma dagli Usa: "Troppa carne rossa aumenta il rischio di 9 super malattie"

A suggerirlo uno studio condotto con criteri giudicati più che affidabili dal board del British Medical Journal, che lo ha pubblicato e non a caso gli ha dedicato la copertina. Maggiori probabilità di incorrere in 9 diverse patologie. La buona notizia è che gli stessi dati mostrano che tanto più si introducono carni bianche e non lavorate e pesce, tanto più l’aumento di rischio si assottiglia fino a scomparire

di AGNESE CODIGNOLA

GLI AMANTI degli hamburger se ne dovranno fare una ragione: è tempo di cambiare abitudini. Perché davvero la carne rossa e i suoi derivati aumentano il rischio di morte in generale, e quello di ben nove tra le patologie croniche più diffuse: tumori, malattie cardiache e respiratorie, ictus, diabete, infezioni, demenza di Alzheimer, patologie renali ed epatiche croniche. A suggerirlo ancora una volta è uno studio condotto con criteri giudicati più che affidabili dal board del British Medical Journal, che lo ha pubblicato e non a caso gli ha dedicato la copertina, con un pezzo di carne appesa che campeggia su sfondo tristemente nero.

Ecco i fatti. Gli epidemiologi dei National Cancer Institute di Bethesda hanno analizzato i dati di una grande indagine di popolazione chiamata NIH-AARP (da American Association of Retired Persons, l’associazione dei pensionati) Diet and Health Study, condotta in sei stati e due grandi aree metropolitane degli Stati Uniti per 16 anni su oltre 536.000 americani adulti (età: tra i 50 e i 71 anni), e conclusasi alle fine del 2016. E hanno visto che per ogni aumento di carni rosse e lavorate il numero di decessi sale.

Oms: "Salsicce, prosciutto e carni rosse trattate possono causare il cancro"

Gli insaccati accomunati, nelle tabelle di rischio, al fumo e all'amianto. Nel mirino wurstel, carni in scatola, ma in parte anche la carne rossa 'fresca'. Gli oncologi e le associazioni di categoria contro gli allarmismi

CONSUMARE salumi, insaccati e ogni genere di carne lavorata può causare il cancro e probabilmente anche mangiare carne rossa: l'allarme arriva dall'Iarc, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, parte dell'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità. Il rapporto dell'Iarc, redatto sulla base di oltre 800 studi precedenti sul legame tra una dieta che comprenda le proteine animali e il cancro, conferma dunque le attuali raccomandazioni "a limitare il consumo di carne". Lo studio, anticipato nei giorni scorsi dal Daily mail e oggi pubblicato su Lancet Oncology, include la carne di maiale tra la carne rossa, insieme a quella di manzo, vitello, agnello, pecora, cavalli e capre.

Al giudizio finale, si legge nel documento,si è arrivati dunque dopo aver revisionato tutti gli studi in letteratura sul tema. "Il gruppo di lavoro ha classificato il consumo di carne lavorata nel gruppo 1 in base a una evidenza sufficiente per il tumore colorettale. Inoltre è stata trovata una associazione tra consumo e tumore allo stomaco. La possibilità di errore non può invece essere esclusa con lo stesso grado di confidenza per il consumo di carne rossa". Gli esperti hanno concluso che per ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata consumati al giorno il rischio di cancro del colon-retto aumenta del 18%. Ma lo stesso legame è stato osservato con i tumori del pancreas e alla prostata.

LA CASEINA DEL LATTE “IL PIU’ POTENTE CANCEROGENO DELLA STORIA DELL’UOMO”

“La caseina è il più potente cancerogeno della storia. L’ho detto in passato e continuo a sostenerlo. Finora non mi hanno mai contestato su base scientifica e non possono farlo, perché è vero!”

Bambini in sovrappeso: scendono i casi, ma in Italia manca ancora corretta alimentazione

I bambini italiani in sovrappeso (9,3 per cento) o obesi (21,3 per cento) conteggiati nel 2016 sono stati di meno rispetto al passato. Ma l’Italia, nella graduatoria che rileva la «rotondità» dei bambini, rimane fanalino di coda in Europa. Alcune aree del Paese, soprattutto nel Mezzogiorno, vedono più di un pargolo su tre con un giro vita troppo largo, che a seconda dell’eccesso li fa ricadere nel range del sovrappeso (indice di massa corporea compreso tra 25 e 30) o dell’obesità (superiore a 30).  

Le abitudini alimentari sono ancora sbagliate  

L’aggiornamento dei dati è avvenuto a opera dell’Istituto Superiore di Sanità, che coordina il progetto «Okkio alla Salute». La rilevazione del 2016 ha messo in luce la grande diffusione tra i bambini di abitudini alimentari errate. I consumi di frutta e verdura, nonostante un lieve miglioramento, rimangono inferiori a quelli raccomandati (cinque porzioni al giorno).  

Idem dicasi, in direzione opposta, per le bevande zuccherate e gassate. «In Italia quasi un bambino su dieci salta la prima colazione e uno su tre ne fa una comunque inadeguata - spiega Angela Spinelli, epidemiologa del centro nazionale prevenzione delle malattie e promozione della salute -. Un comportamento che si ripercuote sui pasti successivi: molti ricorrono a merende troppo abbondanti e poi non hanno fame a pranzo. Nonostante ci sia grande attenzione all’alimentazione e alle tante mode alimentari in giro, la realtà ci dice che siamo ancora lontani da un corretto bilanciamento dei nutrienti nell’alimentazione dei nostri bambini».  

Positive Nutrition: come vivere più a lungo, con peso forma e in buona salute

La longevità si conquista anche a tavola: perdendo il grasso in eccesso ma soprattutto spegnendo l'infiammazione silente che, oltre ad accelerare l'invecchiamento, è responsabile dell'insorgenza della maggior parte delle malattie croniche come diabete, obesità, tumori, patologie cardiovascolari e neurodegenerative

di IRMA D'ARIA

MILANO - Restrizione calorica, "cibi positivi", attività fisica e tecniche anti-stress: sono i quattro pilastri su cui si basa la Positive Nutrition, strategia alimentare che mira a combattere l’infiammazione silente responsabile dell’insorgenza della maggior parte delle malattie croniche e anche del sovrappeso. Se ne parla oggi e domani a Milano nel corso del quarto Congresso internazionale Science in Nutrition organizzato dalla Fondazione Paolo Sorbini per la scienza nell'alimentazione che riunisce alcuni tra i maggiori esperti di nutrizione a livello internazionale, tra cui Barry Sears, il famoso biochimico americano ideatore della dieta a Zona che presenta anche il suo ultimo libro intitolato appunto “Positive Nutrition: i pilastri della longevità” (Edito da Sperling & Kupfer, pagg. 264) scritto insieme a Benvenuto Cestaro e Giovanni Scapagnini. 

Troppe bevande zuccherate fanno male anche al cervello

Il messaggio emerge da uno studio pubblicato da un gruppo di ricercatori della Boston University sulla rivista «Alzheimer & Dementia»

Gli americani amano lo zucchero. Tutti assieme, secondo il dipartimento di Agricoltura statunitense, ne hanno consumato quasi undici milioni di tonnellate: soltanto nel 2016. Buona parte è stato ingerito in gran parte attraverso le bevande gassate e le bibite utilizzate dagli sportivi, che oltre a far allargare il girovita contribuirebbero però a danneggiare anche il cervello.

Il messaggio emerge da uno studio pubblicato da un gruppo di ricercatori della Boston University sulla rivista «Alzheimer’s & Dementia».  

Zuccheri e cervello: quale legame?  

Gli studiosi hanno utilizzato i dati del Framingham Heart Study, una ricerca ideata per valutare il rischio epidemiologico delle malattie cardiovascolari, con un altro intento: considerare l’evoluzione dell’invecchiamento cerebrale sulla base dei consumi alimentari. È così emersa - incrociando i dati provenienti dai diari alimentari, dai test cognitivi e l’esito delle risonanze magnetiche cerebrali condotte su oltre quattromila adulti - la correlazione tra una dieta ricca di zuccheri e un processo di «aging», che gli autori hanno rimarcato, sottolineando però come si tratti di «un legame che non implica in maniera inequivocabile un legame di causa-effetto». 

Parma, i carabinieri sequestrano 1800 litri di latte per l'infanzia

Operazione del nucleo Antifrode in una ditta di trasformazione

Il nucleo Antifrode di Parma, a seguito verifica in un'azienda di trasformazione alimentare con sede nel Parmense, ha sequestrato 126 kg di latte di asina liofilizzato indirizzato alla trasformazione nell’equivalente di circa 1.800 litri di latte destinati all’infanzia.

L’attenzione dei carabinieri si è incentrata sulla carenza degli elementi essenziali - previsti dalle norme di settore - per stabilire la provenienza del prodotto.

L’alimentazione infantile, ricordano i  militari, negli ultimi anni ha attratto sempre più i riflettori del pubblico

 interesse, sia in ragione del particolare utente cui è destinata, sia per la sua strumentalità come mezzo di educazione alimentare, attraverso il quale viene a definirsi il rapporto con il cibo fin dai primi anni di vita.

La sicurezza dell’alimentazione dei piccoli consumatori è "un bene prezioso e prioritario, in relazione ai molteplici fabbisogni nutrizionali specifici e alla delicatezza delle plurime implicazioni della salute dei bambini". 26 aprile 2017

Fonte link parma.repubblica.it 

Le bibite zuccherate e quelle "diet" possono causare Alzheimer e ictus

Invecchiamento del cervello, problemi alla memoria e demenza i problemi per le persone al centro della ricerca

Le bibite zuccherate fanno invecchiare il cervello, aumentando il rischio di Alzheimer, e anche quelle 'diet' sono associate ad un aumento del rischio di demenza e di ictus.

Lo affermano due studi della Boston University pubblicati dalle riviste Stroke e Alzheimer and Dementia. Entrambe le ricerche sono state condotte su soggetti arruolati nel Framingham Heart Study's Offspring and Third-Generation, che comprende figli e nipoti dei partecipanti al Framingham Study del 1948.

Nel primo sono state analizzate 4mila persone sottoposte a risonanza magnetica e a test cognitivi. In quelle che avevano un consumo definito 'alto', cioè più di due bibite zuccherate al giorno, sono stati trovati diversi segni di invecchiamento del cervello, da un volume ridotto a una memoria peggiore, considerati fattori di rischio per l'Alzheimer.

Nel secondo studio i ricercatori hanno analizzato quante bibite zuccherate e diet erano state bevute dal gruppo tra il 1991 e il 2001, verificando poi se nel decennio successivo c'erano stati episodi di ictus o demenza.

Rispetto a chi non assumeva bevande diet il rischio per chi invece ne consumava una o più al giorno è risultato tre volte maggiore sia per demenza che per ictus. "Questi studi dimostrano una correlazione, ma non un rapporto di causa-effetto - sottolineano gli autori -. Ci sono diverse teorie sul possibile legame tra bibite diet e demenza, ma servono più ricerche". 21 aprile 2017

Fonte Link  http://notizie.tiscali.it/scienza/articoli/bibite-zuccherate-diet-pericolose/

GENETICAMENTE IPOCRITI

Franco Libero Manco

Per la stragrande maggioranza degli esseri umani la sofferenza degli animali, l’ingiustizia della loro schiavitù, il loro millenario sistematico sterminio, è semplicemente un problema che non esiste: è talmente degenerata l’attenzione sul valore della vita degli altri esseri viventi che nessuno o pochi si accorgono non solo dell’inferno degli allevamenti intensivi e dell’immane olocausto che si consuma giornalmente nei mattatoi, nei mari, nei boschi, tenuto volutamente lontano dagli occhi e dalla coscienza della gente.

Gli umani, deviati dalla loro vera natura di esseri fondamentalmente pacifici, vivono e si nutrono da predatori e, di conseguenza, come tali si comportano, come tali pensano (anzi non pensano) per poi lamentarsi delle malattie e della violenza che dilaga, indifferenti alle leggi della natura che sempre esige il suo riscatto, e la carne degli animali uccisi ci condanna accorciandoci la vita; ci danneggia sul piano morale rendendoci insensibili verso la sofferenza dei nostri stessi simili; ci abitua alla sonnolenza, perché preferiamo non sapere chi abbiamo nel piatto, e a negare il suo diritto all’esistenza. Ammalati, insensibili e chiusi alla conoscenza sperare poi nel proprio benessere, nella pace, nel diritto, nella giustizia è pura illusione.

Bisfenolo A nei cibi in scatola: come evitarlo. I consigli dall’associazione di consumatori americani EWG per fare pressione su aziende e autorità

L’impiego di bisfenolo A o BPA, plastificante ubiquitario accusato di aumentare il rischio di alcuni tumori, di perturbare il sistema endocrino e riproduttivo, di causare diabete e malattie metaboliche e cardiache, tiroidee e dello sviluppo, sta lentamente diminuendo, in alcuni paesi dopo l’approvazione di specifiche normative che ne limitano l’utilizzo.  Ma il processo di sostituzione è lento, perché in assenza di altre  sostanze in grado di sostituirlo si usano  i bisfenoli S e F, molto simili dal punto di vista strutturale al BPA. Il problema è che di questi nuovi composti non si sa praticamente nulla, in particolare per i possibili effetti sulla salute.

Se dagli imballaggi esterni e dalle stoviglie e dai biberon per bambini, il BPA è sempre meno presente, lo stesso principio non vale per i cibi in scatola. Da più di vent’anni le lattine di metallo sono rivestite all’interno con pellicole volte a evitare il contatto diretto degli alimenti con i metalli.

L’associazione di consumatori americani Environmental Working Group (EWG), che da anni si batte contro il BPA ha presentato un rapporto in cui ha analizzato 252 prodotti. Il risultato è desolante: il 12% dei marchi (31) usa lattine BPA-free per tutti i prodotti, il 14% (34 brand) lo impiega per uno o più alimenti, ma il 31% (78 marchi) impiega ancora il BPA per tutti i cibi in scatola, e il 43% di tutti i brand fornisce informazioni incomplete o ambigue. Di più: solo 13 produttori hanno rivelato che cosa utilizzano come sostituto del BPA.

Come se ne esce? Per agevolare un processo che è in atto, ma che è anche molto lento e poco lineare, l’EWG ha stilato una lista di raccomandazioni per i decisori e per i consumatori.

Per le autorità sanitarie (oltre ad alcuni consigli specifici per la realtà americana):

Uno studio dimostra che: Lo zucchero crea dipendenza come la cocaina

zucchero

Uno studio dimostra che: Lo zucchero crea dipendenza come la cocaina

27/02/2017 Il neuroscienziato Bart Hoebel dell’Università di Princeton, nel New Jersey, secondo i suoi studi fatti sui rati per anni, afferma che assumere zucchero ha gli stessi effetti delle sostanze stupefacenti, riscontrando gli stessi sintomi di astinenza e dipendenza.

Alle cavie sono state somministrate dosi elevate di acqua e zucchero, ogni giorno, dopo una notte di digiuno.

L’esperimento è stato condotto per tre settimane, dove le cavie hanno incominciato a manifestare segni di irritabilità, incontrollabilità e frenesia, un comportamento simile a quello dei tossicodipendenti quando sono in crisi di astinenza.

Lo studio ha evidenziato un aumento nel cervello della dopamina, che come afferma il Dr Hoebel:

“…E’ UNA SOSTANZA CHE SI TROVA NEL NUCLEUS ACCUMBENS, LA PARTE ADIBITA ALLA MOTIVAZIONE E AL MECCANISMO DELLA RICOMPENSA E SI SA DA TEMPO CHE L’ABUSO DI DROGHE FA AUMENTARE IL RILASCIO DI DOPAMINA IN QUESTA PARTE DEL CERVELLO: ANALOGAMENTE ABBIAMO SCOPERTO CHE LO ZUCCHERO AGISCE ALLO STESSO MODO…“

Fonte dello studio del Dr Hoebel: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2235907/

Purtroppo è ancora alta la quantità di zuccheri nei cibi e nelle bevande presenti in commercio.                         Negli ultimi 30 anni gli americani hanno raddoppiato la quantità di zuccheri che mangiano, ed è aumentato di quasi il doppio anche il numero di obesi.

Le mele e le loro incredibili proprietà contro il cibo spazzatura

mele

Le mele contengono al loro interno la bellezza di 191 sostanze chimiche conosciute, e di altrettante che si intuiscono, ma non si conoscono ancora. Non appena le hai dato un morso e ti sei appropriato dei suoi aromi e dei suoi umori, scattano 1300 reazioni chimico-enzimatiche nel corpo per disintegrarne le molecole e piazzarle nelle diverse parti del corpo…

E’ questo ciò che ha dichiarato un medico americano il Dr David Reuben, nl suo libro: Everything you always wanted to know about nutrition (Ogni cosa che vuoi sapere sulla nutrizione).

Un morso alle mele e si scatena l’energia atomica.

La pectina va nell’intestino, il retinolo (o vitamina A) prende la via del globo oculare (retina).
Le antocianine vanno a rafforzare i fragili capillari.
Il licopene va ai genitali, a contrastare i radicali liberi.              
L’acqua biologica va ad irrorare, al pari di una preziosa e attesa rugiada, le mucose intestinali.

E via avanti così, più o meno per 1300 volte.

Capite, cosa significa mordere delle semplici mele?

Energia atomica viva e costruttiva a disposizione del nostro organismo, altro che miserabile acqua e zucchero.

Non è il volume, e ancor meno la consistenza sostanziosa del cibo, a donare il massimo rendimento nutrizionale netto, ma è la giusta carburazione all’interno dell’organismo assorbente.

La prova lampante ce la offre la natura stessa.

Chi mai penserebbe che un atomo minuscolo ed invisibile possegga al suo interno un’energia travolgente ed esplosiva, miliardi di volte più grande di lui?

Chi mai accetterebbe che il mammuth, l’elefante e la mucca, traggano dall’erba e dalle fronde verdi la sostanza per produrre tutto il loro latte, tutto il materiale necessario al loro possente sviluppo?

DANNOSITA' DEL CAFFE'

Caffè

Valdo Vaccaro

L’INASPETTATA DANNOSITA' DEL CAFFE'

«Non riesco ad eliminare il caffè dalla mia alimentazione. Quando ci provo, mi scoppia una terribile emicrania. Che cosa posso fare?»
Questa è la domanda che ha dato origine al contenuto di oggi.

style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">

Condividi contenuti