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La vita sta cambiando pelle

Ettore Boschi

Boschi Ettore

TRENT'ANNI SENZA PADRE

Ettore Boschi

 

Trent’anni, non un giorno, pochi mesi, pochi anni…no trent’anni, era il 3 settembre 1977.

Inconsapevolmente solo, rimani nel tuo dolore, senza poi sapere cosa fare. La forza di vivere nel vuoto del futuro la trovi nei valori d’amore del passato e nella dolcezza di una madre stupenda.
Cosa può ricordare un bimbo se non il vissuto d’amore o la tragedia subita?

Ora la memoria vacilla ai tracolli dell’oblio, le immagini sono vissute con altri occhi, ma rimangono vivi i fermenti inesauribili dei sentimenti germogliati da quei donati semi di semplici, spontanei gesti che incidono sul nostro stare al mondo.

Ricordo ancora le tue attenzioni quando per qualche influenza, desiderata, rimanevo volentieri a casa da scuola. Mi venivi a trovare nella tua camera, dove entrava il profumo dei tigli, e lì io mi ero appollaiato. Il tuo sguardo azzurro, luminoso mi rasserenava. Calibravi le dosi di affetto, anche l’asprezza non ti mancava, e dal tuo sguardo dipendeva la serenità in famiglia.

Ricordo ancora quando, piccolo mi portasti, correndo, preoccupato, in ospedale sotto la tenda ad ossigeno, col medico che non capiva perché non riuscissi a respirare.

Ricordo ancora la tua disperata corsa da tuo padre morente, dopo una rovinosa, improvvida caduta.

Ricordo le domeniche passate in famiglia, nel paese che custodiva i profumi dei giorni e delle stagioni; il rito della festa con gli uomini in camicia bianca e le donne in tailleur.

VILIPESA MEMORIA

Se la vita è l’oscillare che porta dal nulla al nulla,
e la menzogna nel divenire del mondo è l’unica realtà,
non c’è ignoranza in ciò che hai scritto,
così come non c’è ipocrisia in ciò che hai licenziato.
Può esserci infatti divenire del nulla?
Può esserci il nulla ignorante?
Può esserci il nulla ipocrita?
Ma se la vita è l’illusione della poesia,
la poesia della vita di mio padre
non è certo parte della tua ricca miseria.
Non sei degno di pronunciare il suo nome,
così come di scriverne, anche in breve, la sua storia.

D’altra parte, cosa vuoi sapere?
Tu non hai mai abitato quella casa in sasso
abbracciata dal profumo dei tigli!
Il fare del suo genio, la sua fantasia, le sue fatiche...
le sue gioie soppresse…
Quelli erano gli anni dell’invenzione,
non della finanza.
Quarant’anni, non un giorno!
Un fare quotidiano dedicato,
volutamente dimenticato,
di cui anche tu ti sei cibato.
Quarant’anni…spazzati via
dalla prepotenza di un pensiero cinico, malato
di cui si deve avere solo necessaria compassione.
E’ il ridicolo all’opera!
Ma la sua poesia rimane viva
in chi ha visto le sue gesta,
in chi ha incrociato il suo sguardo,
in chi ha vissuto il suo sudore,
in chi si è imbattuto nel suo sorriso
in chi, con la sua ruvida luce, ha abitato.
Si prova una pena infinita
per chi, invece, non ha rispetto della memoria,
della propria storia,
per chi è disposto alla menzogna,
per chi manipola la realtà dei fatti,
per chi agisce in malafede…
E’ la cinica follia dei nostri tempi,
da aridi replicanti alimentata!

Luigi Boschi

Parma, 03 settembre 2006

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