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Carlo Consiglio, PIEMONTE: LEGGE REGIONALE SULLA CACCIA IMPUGNATA DAL GOVERNO

Carlo Consiglio

PIEMONTE: LEGGE REGIONALE SULLA CACCIA IMPUGNATA DAL GOVERNO

L’articolo 6, comma 7, della legge regionale del Piemonte n. 5 del 2018 prevede la facoltà  per il proprietario o conduttore di un fondo, che intenda vietare sullo stesso l’esercizio dell’attività  venatoria, la possibilità di inoltrare al Presidente della provincia e al sindaco della Città metropolitana di Torino e, per conoscenza, all’ambito territoriale di caccia o comprensorio alpino di competenza, una richiesta motivata, che ai sensi dell’articolo 20 della legge 241/90, in assenza di risposta entro i termini ivi contenuti, deve intendersi accolta. 
La sopracitata norma si pone in contrasto con l’articolo 842 del Codice Civile che stabilisce che il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l'esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso, nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno, poiché, per sancire la chiusura dei fondi, l’articolo 15 della legge 157/92 stabilisce che gli interessati presentino richiesta in tal senso al Presidente della Giunta Regionale, a pena decadenza, entro il termine di 30 giorni dalla pubblicazione del piano faunistico venatorio regionale. 
Si precisa, inoltre, che l’istituto del silenzio-assenso di cui alla legge 241/90, applicato dalla norma in esame ad un ambito ambientale escluso ai sensi della medesima legge da tale forma di semplificazione procedurale, esorbita dalle competenze regionali trattandosi di questione afferente all’ordinamento civile dello Stato. 
La citata disposizione regionale, violando le predette norme interposte, risulta quindi invasiva della competenza esclusiva riconosciuta allo Stato in materia di ordinamento civile e di tutela dell'ambiente dall' articolo 117, secondo comma, lettere l) ed s) della Costituzione. 

LAV. UCCIDEVA ANATRE ILLEGALMENTE PER FARNE PATE’: CORTE D’APPELLO DI TORINO CONFERMA LA CONDANNA A 5 MESI DI RECLUSIONE PER MALTRATTAMENTO.

UCCIDEVA ANATRE ILLEGALMENTE PER FARNE PATE’: CORTE D’APPELLO DI TORINO CONFERMA LA CONDANNA A 5 MESI DI RECLUSIONE PER MALTRATTAMENTO

 LAV PARTE CIVILE: ANCORA UN RICONOSCIMENTO DEL REATO DI MALTRATTAMENTO AI DANNI DI ANIMALI DESTINATI AL CONSUMO ALIMENTARE E DEL PRICIPIO PER CUI GLI ANIMALI SONO ESSERI SENZIENTI, A PRESCINDERE DALLA LORO “DESTINAZIONE FINALE”

 A cinque anni di distanza, la Corte d’Appello di Torino conferma la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Alba (Cuneo) a carico di un uomo, di nazionalità cinese, condannato a 5 mesi di reclusione e 100 € di multa per il reato di maltrattamento di animali “perché mediante un impianto rudimentale non autorizzato e privo di adeguate condizioni igieniche, cagionava la morte di numerose anatre, con crudeltà e senza necessità, per produrre paté d’anatra da immettere in commercio”.

Oltre al maltrattamento, altro capo di imputazione la sottrazione o distruzione di “cosa” sottoposta a sequestro (ex art 334 cp), questo perché l’imputato anche dopo il sequestro delle anatre date in custodia giudiziaria a lui stesso, continuava a ucciderle…

Nell’aprile del 2011, infatti, le Forze dell’Ordine incaricate del sequestro dell’improvvisato impianto di macellazione situato nel comune di Monteu Roero (Cuneo), trovarono 33 anatre morte, e 23 ancora vive, successivamente sottratte dallo stesso Z.H., cui erano state affidate.

Teatro Regio di Torino, Graziosi sceglie Galoppini come direttore artistico

Alessandro Galoppini

Pietro Acquafredda

Una scelta a costo zero che incanterà il mondo

Nel 2017 si evidenzia una possibile perdita di esercizio – provvisoriamente indicata nel bilancio preconsuntivo – di circa di 1.800.000 euro. Questa cifra è principalmente frutto di minori contributi e sponsorizzazioni da parte di Enti pubblici e privati rispetto al Bilancio di previsione che il sovrintendente Vergnano sottopose al Consiglio di Indirizzo all’inizio del 2017. Sono stati inoltre riscontrati minori introiti di Biglietteria, sempre rispetto al suddetto preventivo. Il Teatro Regio, nel corso del 2017, è riuscito a ridurre i costi di circa 1.000.000 di euro.

Sono ancora in fase di esame le possibilità tecnico-contabili di azzeramento della perdita, lavoro attualmente in corso sotto la supervisione di William Graziosi sovrintendente nominato dal Ministro Franceschini il 3 maggio.

Teatro Regio di Torino, revisori dei conti insieme ai contabili della Ernest&Young: non c’è alcuna anomalia nei conti di bilancio

SARAH MARTINENGHI

Cinque ore e mezzo per discutere del buco di bilancio del Regio. Un pomeriggio faticoso per i revisori dei conti che ieri si sono riuniti in piazza Castello per tirare le fila e analizzare tutti i numeri dell’ultimo anno di gestione del principale teatro torinese, insieme ai contabili della società Ernest&Young. Il disavanzo c’è, come già ampiamente preannunciato, si attesta ancora sul milione e ottocento mila euro. L’analisi dei conti, agli occhi degli esperti, non sembra rivelare alcuna anomalia che possa spiegare il misterioso atteggiamento dell’ex sovraintendente Walter Vergnano e che cosa abbia scoperto di così importante da spingerlo addirittura alle dimissioni anticipate. I contabili non hanno cioè trovato una ragione diversa da quello che sembra essere stato il trend degli ultimi anni al Regio: a causare il disavanzo sono semplicemente «minori contributi o sponsorizzazioni che sono arrivati sia dal fronte pubblico che da quello privato». Già a dicembre le Fondazioni bancarie e Iren avevano messo mano al portafogli per ripianare un buco di un milione e mezzo di euro.

Il nuovo passivo del Regio potrebbe essere dunque ancora una volta ripianato da qui a giugno, quando il bilancio dovrà essere chiuso e approvato.

Le fondazioni bancarie, Crt e Compagnia di San Paolo, sarebbero pronte a intervenire, ancora una volta, per il salvataggio dell’ente, per evitare che possa subire un declassamento da “Fondazione Lirico sinfonica” a semplice “teatro lirico”, perdendo così parte del contributo del Fondo Unico per lo Spettacolo. Un pericolo che rimarrà in astratto, come una spada di Damocle, fino a quando le fondazioni bancarie non stabiliranno tempi e modi del loro apporto economico.

Teatro Regio di Torino, Graziosi sovrintendente. Riunione tesa: lasciano in due

di Ilaria Dotta

Torino, dopo la riunione del Consiglio di indirizzo due membri si dimettono: Corporandi d’Auvare Musy e Sabadin. E Filippo Fonsatti (quota Regione) non ha votato

TORINO - È passata a maggioranza la nomina di William Graziosi come nuovo sovrintendente del Teatro Regio, che ora dovrà essere ratificata dal ministero. Il nome proposto dalla sindaca e presidente della Fondazione Chiara Appendino ha trovato il consenso del Consiglio di indirizzo al termine di una lunga riunione durante la quale non sono mancati momenti di tensione e che si è chiusa con le dimissioni di due membri, Angelica Corporandi d’Auvare Musy e Vittorio Sabadin. Invece Filippo Fonsatti, consigliere in quota Regione, non ha votato. 24 aprile 2018

Fonte Link: torino.corriere.it

Teatro Regio di Torino, le 5 verità sulle dimissioni di Vergnano

di Gabriele Ferraris

La sindaca Appendino ha detto in Consiglio comunale «la verità» sull’addio dell’ex sovrintendente. In realtà in un mese di «verità» ce ne ha regalate almeno altre 4

TORINO - Ieri, giovedì, Chiara Appendino ha narrato in Consiglio comunale la verità e nient’altro che la verità, sulla tormentosa e tormentata guerra di successione del Regio, e sulle misteriosissime dimissioni di Walter Vergnano.

In merito alle dimissioni, Appendino — ventriloquizzante tramite Leon — ha sottoposto al nobile consesso una definitiva “verità” che per praticità mi permetto di definire «la verità del 3 maggio». Con questa, infatti, sono cinque le «verità» sulle dimissioni di Vergnano che lorsignori ci hanno sbolognato in meno di un mese e mezzo: ciascuna in contraddizione con le altre. E prima di archiviare la deplorevole vicenda e lanciarci verso nuovi e più esaltanti destini, vorrei riesaminarle, queste cinque «verità». Giusto perché lorsignori non ci credano ancor più fessi di quello che siamo. Partiamo dalla «verità del 3 maggio» scodellata ieri da madamin Appendino.

Il Regio cambia guida: arriva Graziosi ma il consiglio si spacca

MIRIAM MASSONE ALESSANDRO MONDO

Passa la linea del Comune, la Regione: serviva più tempo Angelica Musy e Vittorio Sabadin rassegnano le dimissioni

Lui che sognava di fare il tenore, oggi nel retroscena della sua Jesi potrà intonare l’aria della Traviata: «Libiamo ne’ lieti calici!». Tempo di brindisi, dopo giorni di fiato sospeso, per William Graziosi, nuovo sovrintendente del Teatro Regio, in attesa dalla ratifica della nomina da parte del ministro della Cultura, Dario Franceschini: 56 anni, di Jesi, già ad della Fondazione Pergolesi Spontini, Graziosi succede allo storico «timoniere», Walter Vergnano, che si è dimesso in anticipo di 15 mesi e dopo 19 anni alla guida di un ente lirico tra i più importanti d’Italia. 

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L’ACCELERATA DELLA SINDACA  

Alla fine è passata la linea della sindaca Appendino, qui in veste di presidente Consiglio d’indirizzo (il quale, appunto, può solo suggerire un nome) ma dopo ore (e giorni) piuttosto tese. E senza unanimità, ma con diverse voci fuori dal coro. A favore di Graziosi anche Paolo Cantarella, per il ministero della Cultura, Cristina Giovando, designata da Fondazione Crt, e Giambattista Quirico per Compagnia di San Paolo. Filippo Fonsatti, espressione della Regione, non ha partecipato al voto, mentre Vittorio Sabadin (per il Comune) e Angelica Musy (per l’assemblea dei soci fondatori) hanno votato contro e poi si sono dimessi. 

LA REPLICA DI CHIAMPARINO  

Vergnano in uscita dal Regio: l’addio è un giallo

Tante voci ma lui nega: “Nessuno mi ha mai chiesto di andarmene”

Dopo quasi vent’anni alla guida del Teatro Regio (la sua prima nomina risale al 1999) per il sovrintendente Walter Vergnano sarebbe arrivata l’ora dell’addio ai velluti rossi di piazza Castello. In realtà il suo mandato scade nel 2019. Ma in questi giorni si moltiplicano le voci su una sua uscita anticipata. Passo indietro che - secondo indiscrezioni trapelate dal consiglio di indirizzo - sarebbe addirittura stato chiesto dal diretto interessato. Uno sfogo che avrebbe avviato l’intero iter di sostituzione del numero uno del Regio. Ma la vicenda ha i contorni del giallo. Vergnano infatti nega in modo netto: «Io dimissionario? Non mi risulta nel modo più assoluto. Il motivo è presto detto: ho un ottimo rapporto con la sindaca Appendino e lei non mi ha chiesto niente».  

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Il probabile successore  

Torino: crolla un pezzo della scenografia della Turandot al Regio, due coristi feriti

Il solista Ceron: "Alla fine del secondo atto abbiamo sentito un boato, poi abbiamo visto quel pezzo sul palco e due persone a terra". I colleghi: "Non torniamo in scena finchè non sarà garantita la sicurezza"

Chi ha distrutto il Teatro Regio di Torino?

Teatro Regio di Torino

Dopo aver pubblicato Evita Appendino, l'articolo di Pietro Acquafredda [Link], di Gabriele Ferraris del GabosuTorino [LINK], e altri articoli di numerose testate online, ho ritenuto opportuno, raccogliendo miei appunti che da tempo serbavo, cercare di ricostruire nei fatti storici il de profundis, di questi tempi, del Teatro Regio di Torino, non certo dovuto al maestro Gianandrea Noseda e alle tournée all’estero.
Le falangi PD-M5S sono da tempo all’opera e continuano a scavare. Il Teatro da sempre rappresenta la società. La débâcle di Torino città è un po’ anche quella, ora, del suo teatro. Il dopo Chiamparino vede una città in difficoltà. 

Massimo Giovara Pierluigi Dilengite Dario Franceschini Chiara Appendino William Graziosi Walter Vergnano Piero Fassino

Alcol da asporto vietato a Torino dal tramonto all’alba. Limiti anche per le consegne

Dopo piazza Vittorio, San Salvario e Vanchiglia, stop esteso a tutta la città

MIRIAM MASSONE PIER FRANCESCO CARACCIOLO

TORINO - Le idee - e le regole - ci sono. Per l’applicazione si entra nel campo della casualità, nel senso che si valuterà «caso per caso», «di volta in volta», «da zona a zona» dove e come vietare il consumo di alcol da asporto, dalle 21 alle 6 del mattino. L’obiettivo è un’estate più «sobria», l’happy end - tra residenti e popolo della movida - al posto dell’happy hour. Questo almeno è ciò che la Giunta chiede al Consiglio: ieri gli assessori, su proposta di Alberto Sacco (commercio) e Roberto Finardi (sicurezza) hanno approvato la modifica al Regolamento della polizia municipale che introduce i nuovi limiti. La «disciplina della notte» non sarà più affidata a un'ordinanza quindi (temporanea, per situazioni di emergenza), come quella dell’anno scorso che vietava gli alcolici da asporto dalle 20 alle 6 a San Salvario, piazza Vittorio e Vanchiglia. «Quell’ordinanza comunque ha avuto successo, seppur parziale - dice Marco Giusta, assessore alle Politiche giovanili - lo confermano i residenti e i dati dell’Arpa». L’evoluzione è questo nuovo articolo, il 44 Ter, che imbriglia i divieti in un Regolamento più rigido, evitando le tante (troppe) interpretazioni che l’estate scorsa hanno innescato tensioni, proteste e pure ricorsi al Tar. 

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Le regole e gli orari  

William Graziosi. Ha un curriculum lungo una quaresima, ma nessuno lo conosceva e nessuno, forse in molti, lo volevano

William Graziosi

Pietro Acquafredda
Nato a Luzern (Svizzera) da genitori italiani nel 1962, ha compiuto studi musicali ed economico-aziendali. Dal 1995 al 1998 ha seguito, in qualità di Segretario Artistico, il progetto “Spontini Classic” a Maiolati Spontini. In questa veste ha curato l’organizzazione di tre Concorsi Internazionali di Canto (giurati Zedda, Tangucci, Sagi, Meyer, Arcà), di tre Accademie di canto (seguite dai Maestri Alberto Zedda ed Ernesto Palacio), e delle successive accademie di preparazione e allestimento di opere di Gaspare Spontini.

Nel 1999 diventa Presidente del Centro Studi Spontini, istituito presso il Comune di Maiolati Spontini. Nell’ambito di Spontini Classic e delle attività del Centro Studi Spontini, ha curato l’allestimento di due opere spontiniane, nel 1997 de Li puntigli delle donne in prima rappresentazione in epoca moderna al Teatro Spontini di Maiolati S. con la direzione di Alberto Zedda e la regia di Simona Marchini, e nel 1999 de L’Eroismo ridicolo presso il Teatro dell’Aquila di Fermo con la revisione critica di Roberto De Simone.

SEMPRE A FARCI CONOSCERE: SPUTTANAMENTO INTERNAZIONALE PER IL REGIO DI TORINO

Complimentoni, Chiarabella. E bravo Chiampa che le hai tenuto bordone. Grazie a voi Torino e il Regio hanno riconquistato una volta di più la ribalta internazionale. La defenestrazione di Vergnano e la scelta di un successore gradito al nuovo potere è stata un'operazione lungimirante e benefica per il teatro, gestita con felpata e callida diplomazia. Un capolavoro, insomma. Che sta suscitando l'ammirazione generale in Italia e all'estero.
Ieri pomeriggio Gianandrea Noseda s'è chiamato definitivamente fuori dal merdone del Regioannunciando coram populo che non aspetterà di farsi mettere alla porta dal primo Graziosi che arriva. 
In effetti, con le dimissioni di Vergnano sarebbero comunque decaduti sia il direttore musicale Noseda, indipendentemente dalle sue dichiarazioni della prima ora, sia il direttore artistico Gaston Fournier Facio: a meno che il nuovo illuminato sovrintendente non decidesse di confermarli. Con stabellaceppa, che li confermava.

Dopo il sovrintendente Vergnano, lascia il Regio di Torino anche il maestro Noseda

Il direttore musicale del teatro ha deciso di abbandonare, in polemica con il nuovo sovrintendente Graziosi

Il Teatro Regio di Torino perde i pezzi. Dopo Valter Vergnagno, che ha rassegnato le dimissioni da sovrintendente con un anno di anticipo sulla scadenza del suo mandato, oggi il Maestro Gianandrea Noseda ha annunciato il suo addio.

Il direttore musicale, in una nota dai contenuti molto duri, ha preso le distanze dal nuovo sovrintendente Graziosi, che si era detto preoccupato più dei conti che dei progetti: "Evidentemente la qualità che ha portato questo teatro alla ribalta internazionale non è stata minimamente tenuta in considerazione. E quindi non esiste la volontà di condividere un progetto per il futuro del Regio".

Noseda non prenderà parte alla stagione 2018/2019, ma rispettera' gli impegni presi per l'estate con i festival di Montreaux, Stresa e con il MiTo Festival di settembre a Torino. Tra le ragioni dell'addio del Maestro anche anche la scelta del Consiglio di Indirizzo del Regio di non tornare a fare tournée negli Stati Uniti.

Durissimo il commento alla notizia da parte del capogruppo del Pd in consiglio comunale Stefano Lo Russo: "Sul New York Times si parla di Torino. Si, per le dimissioni di Gianandrea Noseda dal Teatro Regio a valle della nomina di #Appendino del nuovo Sovrintendente. Nomina avvenuta di prepotenza e senza alcun bando né valutazione della qualità dei potenziali candidati".

"In spregio non solo al principio di trasparenza e meritocrazia ma anche al buon senso. Non male davvero. Complimenti alla nostra Sindaca che non perde occasione per sputtanare l'immagine di Torino in tutto il mondo", ha concluso Lo Russo.

Festival Psicologia 2018 a Torino dal 6 all’8 aprile

Francesca Avanzini

Si tiene a Torino dal 6 all’8 aprile presso la Cavallerizza Reale di Via Verdi 9, sede dell’Università degli Studi, il IV Festival della Psicologia, progettato e voluto dall’Ordine degli Psicologi del Piemonte con la direzione scientifica di Massimo Recalcati.

Il titolo di quest’anno è “Io non ho paura”, e il tema la paura legata al terrorismo e ai suoi attacchi imprevedibili che rendono debole e quasi vana ogni difesa.

Oltre a psicologi e psicoanalisti, sono chiamati a confrontarsi scrittori, intellettuali e filosofi, con lo scopo principale di capire la mente del terrorista per poter adeguatamente rispondere alle sue mortifere provocazioni.

Aprono i lavori il 6 aprile Enzo Bianchi a colloquio col Presidente  dell’Unione  delle Comunità Islamiche d’Italia Izzedin Elzir e nei giorni seguenti si segnalano interventi dello scrittore Marco Belpoliti e del giornalista Gad Lerner che si alternano a vari e illustri esperti della mente.

La lectio magistralis di Massimo Recalcati di sabato 7 aprile, dal titolo “Violenza e Terrore”, sostiene una tesi affascinante: Caino odia Abele in quanto ideale irraggiungibile, per eccesso di fascinazione, anche se esiste un odio dovuto alla destabilizzazione  provocata dallo straniero delle nostre abitudini e credenze. Particolarmente interessante la lectio magistralis della psicoanalista franco-marocchina Houria  Abdelouahed dal titolo “Donne Islam e violenza” che chiude il festival. Tutti gli incontri sono gratuiti, anche lo spettacolo teatrtale che però è necessario prenotare.

Al Teatro Regio di Torino, va in scena Turandot di Giacomo Puccini, diretta da Gianandrea Noseda

Pietro Acquafredda

Gianandrea Noseda, musicologo, studioso di Puccini, presenta la VERA (?) TURANDOT secondo Puccini

Questa sera, al Teatro Regio di Torino, va  in scena Turandot di Giacomo Puccini, diretta da Gianandrea Noseda.

Torino, dopo il successo 'di clamore'  per il finale mutato, anzi stravolto, della Carmen fiorentina, definita da tutti una vera IDIOZIA, si appresta a dire la sua sulla Turandot di Puccini che, a differenza dell'opera di Bizet, sembra avere tuttora aperti alcune interrogativi, ai quali Noseda, dal podio, intende dare personalissima  risposta, sperando in analogo chiasso mediatico. Al quale una giornalista di Repubblica cerca di dare una mano.

Noseda non intende mutare il finale di Turandot, che semplicemente non c'è, ma  troncare la rappresentazione laddove, per sopraggiunta morte del compositore, Turandot restò incompiuta.  Ricusando, di conseguenza, i 'finali'  affidati a due compositori, a distanza di molti anni l'uno dall'altro. A Franco Alfano, all'epoca della 'prima' scaligera, e cioè nel 1926 - Puccini era morto nel 1924 -  e la seconda a Luciano Berio all'inizio degli anni Duemila - far notare timidamente che il nuovo finale di Berio serviva a non far cadere la protezione del diritto d'autore su un'opera rappresentatissima, è solo pura cattiveria, anzi totale idiozia?

Val la pena riflettere sulla conclusione della composizione e della prima rappresentazione di Turandot.

Grugliasco (TO): "Smettetela di bestemmiare per favore", mamma aggredita da una gang di bulli nel centro commerciale delle Gru

MI RICORDA MOLTO CERTI AMBIENTINI DI MODENA...LB 

Picchiata davanti al figlio da 4 ragazzini al centro commerciale Le Gru

"Smettetela di bestemmiare per favore", la donna che si rivolge così a un gruppo di ragazzini un po’ troppo agitati nel parcheggio multipiano delle Gru, insieme al figlio, non si aspettava certo di essere aggredita e presa a calci e pugni. La mamma era tornata nel parcheggio dopo aver fatto la spesa insieme al figlio piccolo che assiste all'aggressione.

PIEMONTE: SOSPESA PARZIALMENTE LA CACCIA

Carlo Consiglio

PIEMONTE: SOSPESA PARZIALMENTE LA CACCIA

Ieri 31 ottobre 2017 alle ore 13,00 la Giunta Regionale del Piemonte, raccogliendo parzialmente le istanze che erano giunte dalle associazioni ambientaliste e animaliste, dal Garante regionale per la tutela degli animali, dal Consigliere di parità

regionale del Piemonte, dalla Provincia di Cuneo e dalla Città Metropolitana di Torino, da consiglieri regionali e forze politiche di maggioranza e opposizione ed anche dai Comprensori Alpini TO3 e CN2, ha deliberato di sospendere l’attività

venatoria nei Comprensori Alpini interessati dagli incendi di questi giorni (TO1, TO3, TO5, CN2, CN4) fino al 30 novembre 2017 e negli ambiti territoriali di caccia confinanti (CA TO2, TO4, ATC TO1, T02, TO3) fino al 10 novembre 2017 per garantire il rifugio agli animali in fuga dalle aree devastate dagli incendi.

Il provvedimento potrà essere prorogato o revocato a seconda del permanere o meno delle condizioni di criticità. Il provvedimento che sarà pubblicato venerdì 3 novembre 2017 sul BUR della Regione sarà operativo da tale data.

Le associazioni animaliste e ambientaliste avrebbero preferito fosse stata decisa la sospensione dell’attività venatoria su tutto il territorio regionale a causa delle condizioni climatiche caratterizzate dal perdurare di forte siccità e conseguente penuria di fonti alimentari e idriche per la fauna selvatica. Si ringrazia tuttavia l’assessore regionale Giorgio Ferrero per la sensibilità e l’attenzione dimostrate ritenendo la decisione odierna della Giunta Regionale un passo avanti, anche se timido, sulla strada della civiltà.

Il Regio di Torino va a Edimburgo, una spedizione d’altri tempi

PAOLA ITALIANO

Torino - 17/08/2017 
«What a place for a Festival!». Ogni grande evento ha la sua mitologia: l’aneddotica sul Festival di Edimburgo vuole che nel 1942 la soprano Audrey Mildmay abbia esclamato queste parole all’uscita dall’opera in una splendida notte stellata, folgorata dalla bellezza del castello di Edimburgo inondato dalla luce della luna, mentre passeggiava con il direttore artistico Rudolf Bing.   

Che posto meraviglioso per un festival: il primo Edinburgh International Festival sarebbe diventato realtà pochi anni dopo, nel 1947, in un Europa ancora traumatizzata dalle tragedie della guerra che tentava di risollevarsi. Settanta anni fa: oggi il festival offre quanto di meglio si possa chiedere al teatro in tutte le declinazioni possibili della parola teatro, ha figliato direttamente o indirettamente la nascita di almeno una decina di altre rassegne e, soprattutto, è difficile immaginare una città più entusiasmante e vitale della capitale scozzese nelle ultime tre settimane di agosto, dentro e fuori i teatri.

Ed ecco perché è un vanto italiano la spedizione del Teatro Regio di Torino, ospite d’onore della rassegna dove porta tre capolavori, otto date (da domani al 27 agosto), tutte dirette da Gianandrea Noseda, 287 persone e nove container per trasportare scenografie e costumi via nave, come una spedizione d’altri tempi. Una vanto e una sfida: quella di portare il Macbeth di Giuseppe Verdi proprio in terra scozzese nell’interpretazione mediterranea che ne ha fatto Emma Dante, che ha mutato il cupo medioevo nordico nell’assolata Sicilia e la foresta di Birnam in una distesa di pale di fichi d’India.  

 

Torino, la giunta Appendino vara il menù vegano nelle mense scolastiche: primo passo per la città "vegan friendly"

Si comincia con un giorno al mese per tutti i bambini: niente proteine animali, unica concessione l'eventuale parmigiano sulla pasta

di GABRIELE GUCCIONE

Mensa vegana per tutti nelle scuole torinesi, al rientro dalle vacanze estive. Una volta al mese, ai venticinquemila bambini delle elementari di Torino, sarà servito un pasto interamente privo di proteine animali. Il menù prevede penne al pomodoro, lenticchie in umido, insalata di carote, pane e ananas il secondo venerdì del mese, in inverno. Nei mesi più caldi, invece, riso e piselli, fagioli in insalata, insalata mista con carote e peperoni e mix di frutta di stagione.

I nuovi menù vegan approderanno nei refettori delle primarie di Torino a cominciare dal prossimo anno scolastico. “Ci sarà un giorno – annuncia l’assessora ai Servizi educativi, Federica Patti – in cui tutto il pasto sarà senza proteine animali”. “Ma per i primi piatti – assicurano dall’assessorato – i bambini continueranno ad avere l’opzione parmigiano”. L’iniziativa è stata pensata dall’amministrazione comunale per diversificare l’offerta delle mense scolastiche e proporre ai bambini nuovi modelli alimentari, magari diversi da quelli a cui sono abituati in famiglia: non a caso da settembre arriveranno, sempre una volta al mese, anche menù regionali che prevedono l’introduzione di nuovi piatti: linguine al pesto, pasta all’amatriciana, polenta con salsiccia.

Del resto, “la promozione della dieta vegetariana e vegana sul territorio comunale” era stata anticipata dalla sindaca

TORINO NON MERITA UNO ZOO

 Rosalba Nattero

Il Parco Michelotti di Torino è un posto di grande pregio naturalistico, situato sulle sponde del Po nel pieno centro della città. Ma pochissimi torinesi lo conoscono. O meglio, lo conoscono come l’ex zoo di Torino.

30 anni fa chiudeva lo zoo di Torino dopo le migliaia di proteste dei cittadini che assistevano allo spettacolo indegno e quotidiano di animali in gabbia, stressati e depressi, proprio nel cuore della città e quindi in mezzo al traffico cittadino. La chiusura dello zoo di Torino ha fatto di questo luogo un simbolo: il simbolo della liberazione animale.
Ma oggi, a trent’anni di distanza, la nuova giunta comunale di Torino, facendo proprie le decisioni della giunta precedente, è intenzionata a portare avanti il progetto della riapertura dello zoo.

Il sito prescelto è ancora quello del Parco Michelotti, un’area che da trent’anni attende di essere riaperta ai cittadini, e che rischia invece di essere privatizzata. Se il progetto andrà avanti, la città farà un salto involutivo di decenni, perdendo quella caratteristica di città sensibile agli animali che aveva acquisito in questi ultimi anni.

Tutti i guai del primo anno da sindaco di Torino di Chiara Appendino

L'esponente del Movimento 5 Stelle è il primo cittadino più amato d’Italia. Ma nella città che amministra spuntano 
non pochi problemi, tra tagli che colpiscono le periferie, concessioni edilizie non apprezzate dalla base e casi delicati emersi dal bilancio

DI LUCA PIANA

«Vede questa riga del bilancio? Sono le risorse che possiamo spendere per le attività educative estive, come i laboratori nelle scuole per i ragazzi che restano in città. Vede la cifra? Con i tagli dello scorso luglio era stata portata a 5.404 euro, adesso è scesa a 1.303 euro. Secondo lei, che cosa possiamo farci con 1.303 euro?». A Torino la sede della Circoscrizione 5 occupa una vecchia conceria costruita a fine Ottocento in via Stradella, un mirabile edificio in mattoni rossi coronato da una torre con l’orologio, che segnava la voglia di affermazione sociale dei primi proprietari, la famiglia Durio.

Nei grandi uffici, incupiti dalla boiserie d’un tempo, il presidente Marco Novello sfoglia l’elenco con i tagli decisi per il 2017 dalla sindaca Chiara Appendino. La cultura? Da 24.400 a 4.633 euro. Le iniziative sportive? Da 19.950 a 4.857 euro.

«Nella narrazione della nuova amministrazione, questi contributi sono stati tagliati con la scusa che finivano in marchette agli amici. Non era vero, e non poteva esserlo, perché tutto viene finanziato attraverso bandi pubblici. E in quartieri tormentati come questi, con tanti anziani, anche solo proiettare un film in piazza o aiutare le persone disabili a fare sport può essere d’aiuto», racconta Novello, una lunga esperienza nel Pci, i corsi di amministrazione alle Frattocchie, il viaggio nella sinistra fino alla simpatia per il movimento di Giuliano Pisapia. Chiede Novello: «Ma lo sa perché l’erba nelle aiuole non viene tagliata?».

NO AGLI ZOO NO ALLA SVENDITA DEL PATRIMONIO PUBBLICO

Facciamo appello a tutte le persone che hanno a cuore il diritto alla libertà di ogni individuo, la difesa del patrimonio ambientale e la salvaguardia dei beni comuni a costruire con noi la mobilitazione nazionale che culminerà con la manifestazione “NO AGLI ZOO NO ALLA SVENDITA DEL PATRIMONIO PUBBLICO, A DIFESA DELL’AMBIENTE E DEI BENI COMUNI” che si terrà a Torino sabato 27 maggio 2017.

In qualità di cittadini, di ambientalisti, di animalisti, di libertari, di difensori della tutela dei beni comuni da qualunque forma di speculazione e di aggressione privatistica, non accettiamo e mai accetteremo che le logiche del mercato schiaccino i diritti fondamentali degli individui, indipendentemente dalla specie a cui appartengono!

Nel 1987 chiude lo zoo del parco Michelotti a Torino: grazie alle proteste della cittadinanza termina la sofferenza degli animali detenuti nella struttura. La chiusura dello zoo di Torino rappresenta il diritto di ogni animale a vivere libero nel proprio ambiente naturale, importante tappa nella storia del movimento animalista italiano.

Oggi, a trent’anni di distanza, la nuova giunta comunale di Torino guidata da Chiara Appendino, raccogliendo e facendo proprie le decisioni della giunta precedente, è intenzionata a portare avanti il progetto del nuovo zoo. Il sito prescelto è ancora quello del Parco Michelotti, un’area di grande pregio naturalistico situata sulle sponde del Po nel pieno centro della città, che da trent’anni attende di essere riaperta ai cittadini, e che rischia invece di essere privatizzata. 

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