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La vita sta cambiando pelle

Firenze

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Il finale cambiato della CARMEN fiorentina resta pur sempre una SCEMA MADRE

Pietro Acquafredda

Ciò che stiamo per raccontarvi sulla pazza idea di cambiare il finale della Carmen di Bizet ad opera del drammaturgo Chiarot, al momento sovrintendente dell'Opera, non cambia il giudizio unanime di condanna dell'operazione, ma può illustrarne - forse - i contorni.

Riguarda la coppia Carmen-Don José, il mezzosoprano Veronica Simeoni ed il tenore Roberto Aronica, nella vita moglie e marito, che ha interpretato tante volte Carmen ed altre opere  con finale simile sul medesimo palcoscenico, prefigurando nella finzione un vero e proprio 'femminicidio', al quale avrebbe potuto attaccarsi il drammaturgo fiorentino, invece che  sventagliare il 'politico corretto' e l'idea che il teatro debba avere anche funzione etica, quando ha messo in atto l'insano progetto.

Variazioni sulla CARMEN di Chiarot da Bizet e Merimée

Pietro Acquafredda

Variazioni sulla CARMEN di Chiarot da Bizet e Merimée

La SCEMA MADRE conclusiva dell'opera di Bizet che Chiarot ha suggerito al regista non è piaciuta, come si aspettava. Non è piaciuta a gran parte del pubblico, non è piaciuta alla critica, non è piaciuta affatto a giornalisti ed intellettuali (da Facci a Mattia Feltri, a Massini, rispettivamente su Libero, La Stampa, Repubblica) che hanno ironizzato e sbeffeggiato il sovrintendente - improvvisatosi drammaturgo e letterato. E piaciuta oltre che  a Chiarot, a Muscato ed anche a Nardella. Direte che c'entra Nardella? C'entra appunto come il cavolo a merenda, ma c'entra. Loro hanno rappresentato la triade felice  della trovata e del risultato sul pubblico che ha già mandato esaurite tutte le recite (senza incidenza alcuna della notorietà e popolarità dell'opera?); ma per questo aspettiamo che vengano resi noti i biglietti venduti  e di incassi. Contano i  numeri, le chiacchiere propagandistiche stanno a zero.

Chiarot, gongolante di gioia per il chiasso, noncurante degli sberleffi, sta già pensando a come  far parlare dell'Opera di Firenze in futuro, qualora altro argomento  non ci fosse per farlo. Pensa già alla fine di stagione quando ha assoldato il  regista fantasista Francesco Micheli, provenienza Sferisterio di Macerata e stabile a Bergamo, per Donizetti, per la cosiddetta 'trilogia' verdiana

Sulla 'Carmen' assassina di Firenze

Pietro Acquafredda

La sera della 'prima' di Carmen di Bizet  Firenze, si sono registrate vivaci proteste, soprattutto all'indirizzo della regia di Leo Muscato, al quale l'ha suggerita (prima imposta e poi accettata) il sovrintendente Cristiano Chiarot, al quale l'avrebbero suggerite le lavoratrici del Maggio.

Insomma quando una cosa va male è sempre difficile individuare  di chi è ha la responsabilità diretta. Chiarot ha detto che non appena ha manifestato quella sua pazza idea, è riuscito a convincere il regista dapprima diffidente,  e ha avuto l'appoggio di tutte le lavoratrici del Maggio che hanno pensato subito di organizzare una manifestazione di donne( l'aveva fatto alcuni anni fa a Firenze anche Giambrone, chiamato a salvare il Maggio, e  che  era andato via  lasciandolo peggio di come l'aveva trovato, cioè nella merda del deficit di bilancio; non vorremmo che medesima sorte toccasse a Chiarot!).

Molte si sono autoconvocate - per discutere di 'femminicidio' - e  sono arrivate in teatro - nella Caffetteria - con qualcosa di rosso addosso, ma tutte con scarpette rosse in borsa, che hanno, come s'usa da tempo, depositate sul pavimento all'ingresso.

20 giugno. Papa Francesco sulle tombe di don Mazzolari e don Milani: il programma

Annunciata la visita del Papa a Bozzolo e Barbiana. Ecco il programma.

Papa Francesco sarà a Bozzolo e Barbiana, per pregare davanti sulle tombe di don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, il 20 giugno prossimo.

A conclusione dell’Eucaristia celebrata a Bozzolo ieri, domenica 23 aprile, presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti in occasione del 58° anniversario della morte di don Primo Mazzolari, il vescovo di Cremona, Antonio Napolioni ha annunciato che il Papa ha "espresso il desiderio di recarsi in forma riservata e non ufficiale a pregare presso la tomba di don Mazzolari, nella chiesa parrocchiale di Bozzolo”. Lo si legge in una nota della curia diocesana, in cui si precisa che la visita è prevista nella mattinata di martedì 20 giugno.

Monsignor Napolioni “ha espresso la gioia sua personale e dell’intera comunità diocesana per l’annuncio inatteso, sottolineando come la visita che il Papa ha deciso di compiere nella nostra Chiesa particolare ancora una volta confermi la speciale sintonia di pensiero e di cuore con la testimonianza profetica di questo nostro sacerdote, ancora oggi parola eloquente per tutta la Chiesa”. Al momento non sono stati resi noti i dettagli della visita.

MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEI LAVORATORI DELLE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE A FIRENZE IL 27 Marzo 2017

MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEI LAVORATORI DEL CORO, DELL'ORCHESTRA, DEI BALLERINI E DEI TECNICI DELLE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

Lunedì 27 marzo i lavoratori del Comitato Nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche parteciperanno alla manifestazione indetta da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal a Firenze con tutte le 14 Fondazioni italiane. 

La protesta fa parte della serie di iniziative di contrasto all'art.24 della legge 160 che declassa le fondazioni, precarizza i lavoratori e mortifica la produzione operistica in caso di mancato pareggio di bilancio, a fronte di uno stanziamento del Fondo Unico per lo Spettacolo già inadeguato e che colloca l'Italia penultima in Ue per investimento in cultura. 

Il concentramento è previsto in piazza San Firenze alle 10,30 e al termine della manifestazione sarà fatto un presidio di fronte alla Prefettura tra le 12,30 e le 13, e sarà chiesto un incontro col Prefetto.

I lavoratori delle Fondazioni daranno vita a importanti momenti musicali e di protesta per esprimere il loro totale dissenso al disegno politico culturale italiano.  

Il Comitato prevede una massiccia partecipazione dei lavoratori provenienti da tutta Italia per quella che sarà la più importante manifestazione del settore degli ultimi 12 anni.

I LAVORATORI DEL COMITATO NAZIONALE delle FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

Opera di Firenze. Arriva Cristiano Chiarot come sovrintendente...Lascerà La Fenice

Cristiano Chiarot

Pietro Acquafreedda

Il consiglio di indirizzo, organo amministrativo dell'Opera di Firenze, presieduto dal sindaco Dario Nardella, ha deciso per il dopo Bianchi, il sovrintendente che ha rassegnato anzitempo le dimissioni, per tornare al suo lavoro di avvocato 'più remurato e più soddisfacente'.

L'uscita di Francesco Bianchi dall'Opera di Firenze

Pietro Acquafredda

A noi qualche dubbio sull'uscita, imprevista per quel che ne sappiamo, del sovrintendente Francesco Bianchi, fratello del più noto e più influente Alberto, dall'Opera di Firenze, è venuto, come abbiamo accennato in  un post dei giorni scorsi.
Il dubbio cioè, confermato da tanti altri amministratori che l'hanno preceduto - da Giambrone allo stesso Nastasi commissario a Firenze, alla Colombo, prima commissario e poi sovrintendente, facendo perciò lo stesso cammino successivamente  percorso da Francesco Bianchi - che il risanamento del bilancio della fondazione lirica fiorentina, sia un risanamento di facciata, momentaneo e provvisorio. I predecessori di Bianchi avevano tutti risanato i bilanci, ma poi appena si erano allontanati da Firenze, qualcuno era venuto a dirci che la toppa non era riuscita a coprire il grande buco  che perciò  stava lì a minacciare qualunque pur abile amministratore.
 Nel caso di Francesco Bianchi, non sappiamo se il suo nome l'abbia fatto all'ex premier  Renzi, il fratello di lui, e cioè il più noto, avvocato 'amministrativista', Alberto, che pare, su richiesta, abbia messo bocca su quasi tutte le nomine di rilievo - quella dell'Opera certamente è buon ultima per peso specifico-  dell'amministrazione Renzi, prima a Firenze poi a Roma.

All’Opera di Firenze affonda il Giglio Magico

 Francesco Bianchi ex Sovrintendente Maggio Fiorentino

Enrico Votio Del Refettiero

Alla luce di quanto apparso con la massima evidenza sulla stampa nazionale circa un possibile coinvolgimento dell’eminenza grigia del “Giglio Magico” renziano Alberto Bianchi nell’inchiesta Consip, sembra tutto più chiaro: ovvero diventa evidente la ragione dell’inattesa e precipitosa fuga del di lui fratello, Francesco Bianchi, dalla Sovrintendenza dell’Opera di Firenze. Un inciso, forse banale: fa sorridere che si sia voluto creare un mostruoso conglomerato come la Consip per risparmiare nelle forniture alla pubblica amministrazione, centralizzando la domanda; il risultato sono commesse da miliardi di Euro, in cui il potenziale malaffare si cela a ogni livello. Volendo quindi parafrasare una famosa frase di un noto italiano al giornalista tedesco Emilio Ludwig: “Far cessare la corruzione nella pubblica amministrazione in Italia non è difficile, non è nemmeno impossibile, è inutile!”

LAV, CROSTACEI VIVI SUL GHIACCIO: CASSAZIONE CONFERMA CONDANNA PER DETENZIONE INCOMPATIBILE CON LA LORO NATURA

CROSTACEI VIVI SUL GHIACCIO: CASSAZIONE CONFERMA CONDANNA PER DETENZIONE INCOMPATIBILE A RISTORATORE DI FIRENZE. TENEVA ARAGOSTE E GRANCHI VIVI, RINCHIUSI DENTRO IL FRIGO CON LE CHELE LEGATE, IN CONDIZIONI INCOMPATIBILI CON LA LORO NATURA.
LAV: SENTENZA ESEMPLARE, PROCEDIMENTO SCATURITO DA NOSTRA DENUNCIA 

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un ristoratore di Campi Bisenzio (Firenze), condannato per aver detenuto aragoste e granchi vivi sul ghiaccio con le chele legate, confermando la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Firenze. 

“La decisione della Corte di Cassazione rappresenta un pronunciamento giudiziario che potrà produrre due effetti – commenta la LAV – le Forze di Polizia dovranno intervenire in seguito alle denunce di cittadini e associazioni per le diffusissime analoghe situazioni in pescherie e supermercati, considerate finora normali, e il Parlamento dovrà emanare una norma di chiaro divieto poiché questo tipo di esposizione degli animali, aldilà delle valutazioni etiche, ‘è incompatibile con la natura degli animali e produttiva di gravi sofferenze’. Una riflessione che anche i consumatori, auspichiamo, facciano propria adottando scelte conseguenti”. 

La vicenda era scaturita da un esposto della LAV, presentato nell’ottobre del 2012, che denunciava le condizioni di detenzione di alcuni crostacei all’interno di un ristorante di Campi Bisenzio (Fi). 

Leopolda 2016, Renzi e la convention extra Pd

com’è cambiato il posto in cui il futuro non diventa mai presente

Da "Prossima fermata Italia", la kermesse 2010 dei rottamatori Renzi e Civati, a "E adesso il futuro" in corso in questi giorni. Ecco tutti gli slogan che si sono susseguiti negli anni, dalla costruzione di una classe dirigente alla conservazione del potere. Musica e parole che hanno caratterizzato e caratterizzano l'evento dove ciò che conta è esserci

di Diego Pretini

6 novembre 2016 - Se la musica è linguaggio, si potrebbe partire da qui. Alla prima Leopolda del 2010 – nata dalla sinergia con Pippo Civati, durata come un gatto su viale Spartaco Lavagnini – c’era Viva la vida dei Coldplay. All’ultima del 2015, la canzone più ascoltata era un pop-rock degli American Authors e la fonte è primaria, la top ten pubblicata dall’Unità (e c’era anche tanta dance). Sabato scorso, a piazza del Popolo, manifestazione del Pd per il Sì, Matteo Renzi è salito sul palco per il suo discorso finale con O sole mio, per giunta muovendo la bocca in una specie di playback. Se i simboli hanno un senso, nel 2010 Renzi era scamiciato e nel 2015 era salito sul palco con abito blu e cravatta rossa. E sempre se i simboli hanno un senso le bandiere no, non c’erano prima e non c’erano poi. Se il vocabolario porta un messaggio, nel 2010 la Leopolda parlava di “popolo“, “territori“, “primarie sempre“, schifava la parola leader “che porta sfiga”, invocava parole d’ordine su ambiente, diritti, banda larga, mentre nel 2013 il mantra era diventato “semplicità“: per la legge elettorale, per le riforme istituzionali, per il lavoro, per il partito (“che sarà senza correnti”, sì bum). E nel 2015, all’ultimo giro, si parlava già al passato: “Guardate che casino abbiamo combinato, abbiamo rovesciato il sistema politico più gerontocratico”, come se la missione fosse compiuta.

Leopolda, guerriglia in strada a Firenze: scontri tra polizia e gruppi antagonisti

Petardi, ortaggi e fumogeni contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con cariche e lacrimogeni. E’ scoppiata la guerriglia in strada a Firenze dopo che il corteo dei ‘No Renzi, No al referendum’ ha provato a raggiungere la Leopolda. Sindacati di base, Cub, Cobas, movimenti di Lotta per la casa, centri sociali, vittime del Salva Banche, autonomi e anarchici hanno sfidato il divieto della questura a sfilare nel centro della città verso la sede della kermesse renziana.

Circa un migliaio le persone che si erano radunate in piazza San Marco per protestare contro il governo. Una variegata compagine, nella quale si sarebbero inseriti alcuni manifestanti particolarmente aggressivi, a volto coperto. “Vogliamo arrivare alla Leopolda”, hanno urlato i manifestanti, dopo che ieri la questura aveva vietato il corteo per le vie del centro storico, autorizzando un presidio fisso in piazza. La carica della polizia è partita non appena, attorno alle 16, i cordoni si sono mossi, mentre la parte pacifica del corteo lasciava la piazza.

Dopo essersi fronteggiati per pochi minuti con il cordone di agenti, i manifestanti hanno acceso alcuni fumogeni e hanno iniziato a tirare petardi e molti ortaggi contro gli agenti. La polizia attestata su via Cavour per evitare ai manifestanti di raggiungere la Leopolda, ha reagito con una carica. Rimossa anche una barriera fatta con oggetti ingombranti. Secondo le prima informazioni, un agente è rimasto ferito, sembra leggermente, forse dallo scoppio di una bomba carta. Più tardi un gruppo di manifestanti ha cercato di dirigersi verso il centro storico da piazza Beccaria, dove il corteo si era fermato per un comizio improvvisato. La polizia ha respinto il gruppo e ha qualche lacrimogeno.

Firenze, l’accusa dell’esperto: “Bomba a orologeria, ma sistemi di sicurezza non portano voti a politici”

Incidenti come quello sul Lungarno, spiega Ignazio Becchi, professore emerito di Costruzioni idrauliche all’Università di Firenze, accadono ogni due anni. Ma il capoluogo toscano ha scelto fin dagli anni settanta di non avere un sistema di sicurezza di "tubi-camicia" come accade invece - ad esempio - a Siena. Ed è una scelta politica: "Opere così portano un sacco di accidenti perché devi fare tutti i cantieri, interrompere il traffico. Quando poi lo fai il risultato non si vede e quindi il consenso che portano è limitato"

Quando si dice che i politici non fanno un tubo. ​E sotto i piedi dei cittadini, prima o poi, si apre una voragine. Parte​ co​n una battuta da toscano Ignazio Becchi, professore emerito di Costruzioni idrauliche all’Università di Firenze parlando del crollo sul Lungarno provocato, pare, da un guasto alle tubature dell’acquedotto cittadino. Becchi lo conosce bene perché fu proprio lui, nel dopo alluvione di 60 anni fa, a mettere in pista le squadre d’ingegneri che restituirono alla città la sua fognatura. Mentre parla ancora mezza città è ​senz’acqua. E ne ha molte da dire, soprattutto alla politica. Non tanto ​(o solo) ​che Publiacqua, la società che gestisce i servizi idrici, è la culla del renzismo duro e puro, il nido da cui hanno spiccato il volo la Boschi, l’ex direttore dell’Unità D’Angelis e tanti altri amici dell’attuale premier Renzi. “Il problema è molto più grave di così”, giura il professore, in pensione dal 2012 dopo 36 anni d’insegnamento, ricostruendo il combinato disposto tra la disattenzione degli amministratori sopra la terra e lo sbottare dell’acqua sotto.

Firenze, Denis Verdini rinviato a giudizio per bancarotta aggravata

Per il senatore di Ala è la sesta volta in due anni. A processo per il fallimento della Società Toscana di Edizioni che editava il Giornale della Toscana anche l'onorevole Massimo Parisi

di MASSIMO MUGNAINI

Il senatore di Ala Denis Verdini e' stato rinviato a giudizio dal gup del tribunale di Firenze Dolores Limongi per il fallimento della Società Toscana di Edizioni (Ste) che editava Il Giornale della Toscana, costola locale de Il Giornale della famiglia Berlusconi. L'accusa è bancarotta aggravata. E' il sesto rinvio a giudizio collezionato dal senatore in due anni.  

Firenze, Maggio musicale: licenziamenti troppo discrezionali

Nuovo ko davanti al giudice: reintegrati quattro lavoratori. Il teatro: "Così si rischia la liquidazione coatta"

di ILARIA CIUTI

Tutti da riassumere i primi 4 dei 32 lavoratori del Maggio che avevano fatto causa, dei 42 licenziati l'11 maggio scorso per essere trasferiti all'agenzia del Mibact, Ales. Sono i primi giunti a fine causa e l'ordinanza del giudice Anita Davia ne ordina il reintegro. Non perché la Fondazione non potesse licenziare ma perché ha sbagliato procedura arrogandosi una "discrezionalità" su chi licenziare invece di osservare la legge 233 sui licenziamenti collettivi che, ricorda il giudice, esige "puntualità" nello specificare le ragioni della scelta. Mentre la 233 prevede l'equilibrio tra i tre criteri di anzianità, figli e esigenze organizzative, il Maggio, dice la sentenza, ha dato valore preponderante a queste ultime senza spiegarne i criteri, anzi blindando con ben 5.500 punti una cinquantina di inamovibili. Vari i difetti di procedura, secondo il giudice, ma decisiva la discrezionalità non motivata che porta alla riassunzione di Monica Danti e Antonietta Renna, Cristina Fanetti e Elisabetta Rombi difese dagli avvocati Danilo Conte e Letizia Martini, Andrea Stramaccia e lo studio Rusconi. Il giudice ordina anche l'indennizzo per la differenza di stipendio tra il teatro e Ales (anche 800 euro al mese) e il pagamento delle spese processuali. Se i lavoratori, e sembra che anche gli altri 28 vinceranno visto che il vizio di procedura è uguale per tutti, scegliessero di non tornare in teatro dovrebbero essere indennizzati con 15 mensilità.

La stretta del Comune di Firenze: in centro apre chi vende il 70% di prodotti toscani.

La stretta del Comune: in centro apre chi vende il 70% di prodotti toscani. Madame Pinchiorri guida la protesta degli chef: "È una scelta ottusa"

di ERNESTO FERRARA e LAURA MONTANARI

FIRENZE - Chi aprirà un ristorante, una paninoteca o un negozio di alimentari nel centro storico di Firenze dovrà vendere al 70% prodotti toscani. A marchio Dop, Igp o nell'elenco delle tipicità agroalimentari della Regione. Dal fagiolo zolfino al lardo di Colonnata al pecorino, tanto per citarne alcuni. La gastro-crociata contro kebabbari e mini-market che vendono alcolici, già intrapresa da alcune città italiane, conosce un nuovo capitolo che rischia però di colpire le divise amiche del food italiano. Il capitolo lo ha scritto qualche giorno fa la giunta guidata dal sindaco Dario Nardella e ha due parole d'ordine: difesa dell'identità e qualità del cibo. Le nuove aperture che non rispettano questa filiera dal raggio cortissimo dovranno passare al vaglio di una commissione comunale di 5 saggi che avrà la possibilità di concedere deroghe in base al singolo progetto.

Banca Etruria e Castelnuovese, ora il guaio è la spazzatura: l’attività del settore rifiuti nel mirino dei pm di Firenze

I magistrati del capoluogo fiorentino indagano sull'appalto ventennale da 160 milioni di euro vinto da Sei Toscana, il nuovo gestore del servizio integrato dei di raccolta nelle provincie dell’Ato Toscana Sud (Arezzo, Grosseto e Siena) e di cui l'istituto di credito possiede il 2,5%. Almeno sei gli indagati, tra essi anche l'ex consigliere di Etruria Nataloni

Ancora guai per gli ex vertici di Banca Etruria e le attività dell’istituto aretino. Extra creditizie, però. E, in particolare, quelle nei rifiuti, in cui la banca era presente grazie alla partecipazione del 2,5% circa di Sei Toscana, il nuovo gestore del servizio integrato dei rifiuti urbani nelle provincie dell’Ato Toscana Sud (Arezzo, Grosseto e Siena). Un appalto ventennale da circa 160 milioni l’anno vinto nel 2013 ora finito nel mirino dellaprocura di Firenze che, riferiscono La Nazione e Repubblica Firenze, indaga per turbativa d’asta. L’ipotesi degli inquirenti è che il bando di gara è stato tagliato su misura del vincitore.

Emergenza meningite, in Toscana "vaccinazione intensiva"

La decisione dopo l'incontro tra Regione e ministero: profilassi gratis per gli over 45 nel territorio di Firenze, Prato e Pistoia con 1 milione di abitanti. Ticket ridotto nelle altre zone

di MICHELE BOCCI ha collaborato GERARDO ADINOLFI

Nuova stragegia anti meningite in Toscana. Nella regione più colpita dal meningococco C partirà una "vaccinazione intensiva" della popolazione, che arriva a un milione di persone, nelle aree della Toscana che hanno registrato negli ultimi mesi un aumento dei casi.

In pratica i vaccini saranno gratis per tutti gli abitanti dell'area vasta Toscana centro che comprende Firenze, Empoli, Prato e Pistoia, anche per gli over 45.  Nelle altre zone ci sarà un ticket ridotto. In più sarà creato un gruppo fisso di monitoraggio con esperti della Regione, del Ministero e dell'Istituto superiore della sanità. Le decisioni sono state prese nell'incontro di oggi tra il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, la Regione Toscana, Iss e Aifa. "Vista la grande quantità di vaccini necessaria sarà avviata anche una negoziazione con le aziende per i prezzi", ha detto Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto superiore di sanità.

TU35. GEOGRAFIE DELL’ARTE EMERGENTE IN TOSCANA. Prato a Officina Giovani, negli spazi degli ex-Macelli Pubblici.

TU35 (Toscana Under 35) è una mappatura dell’arte contemporanea toscana che coinvolge giovani curatori e artisti toscani sotto i 35 anni, ma anche italiani e stranieri che hanno scelto la Toscana come luogo di produzione e lavoro.  Il frutto della selezione dell’open call sarà una serie di mostre, eventi e iniziative ospitate a Prato a Officina Giovani, negli spazi degli ex-Macelli Pubblici. La prima mostra del fitto programma si terrà dal 14 al 29 maggio 2015. Le mostre e i progetti espositivi si susseguiranno fino a gennaio 2016 e saranno raccontate, dalla fase di ricerca alla realizzazione, in un blog con testi, riferimenti, immagini e video, in un work in progress interattivo che terminerà con le immagini della mostra realizzata, per ricominciare daccapo con i contenuti del successivo progetto espositivo.

Come partecipare

L’open call è aperta a tutti i giovani curatori under 35, che siano toscani o che abbiano scelto la Toscana come luogo di lavoro. Invia l’application form compilata in ogni sua parte, insieme al tuo curriculum vitae entro mercoledì 15 aprile a bandi@centropecci.it, specificando nell’oggetto della mail “OPEN CALL TU35”.

Non saranno prese in considerazione le application incomplete o pervenute oltre la deadline.

La comunicazione  dei curatori selezionati sarà pubblicata entro lunedì 20 aprile.

Nella giornata di lunedì 27 aprile verrà organizzato un incontro collettivo e tavolo di lavoro tra tutti i curatori, ospitato presso Officina Giovani, sede delle mostre (piazza Macelli 4, Prato).

Palazzo Strozzi Contemporaneo: Nuovo programma dedicato alla contemporaneità nel cortile di Palazzo Strozzi a Firenze

L’arte contemporanea è da sempre parte integrante dell’identità di Palazzo Strozzi; essa costituisce uno stimolo per mettere in dialogo passato e presente, spazio pubblico e fruizione individuale, arte e città. 

16 ottobre 2014 - 25 gennaio 2015 | cortile di palazzo strozzi | firenze 

PALAZZO STROZZI CONTEMPORANEO A partire dal 16 ottobre 2014, la Fondazione Palazzo Strozzi lancia PALAZZO STROZZI CONTEMPORANEO, un nuovo programma dedicato alla contemporaneità a cura del CCC Strozzina. Il progetto è articolato in quattro interventi site-specific all’interno del cortile di Palazzo Strozzi che si avvicenderanno tra il 16 ottobre 2014 e il 25 gennaio 2015 e vedranno il coinvolgimento dell’artista Franco Menicagli (inaugurazione: 16 ottobre 2014), del gruppoKinkaleri (inaugurazione: 20 novembre 2014), del duo Bianco-Valente (inaugurazione: 11 dicembre 2014) e del collettivo newyorkese CHERYL (evento speciale del 15 gennaio 2015).

Firenze. Una mostra per celebrare i 450 anni dalla morte di Michelangelo

In occasione delle celebrazioni dei 450 anni della fondazione dell’Accademia delle Arti del Disegno e della morte di Michelangelo Buonarroti, l’Accademia delle Arti del Disegno, nell’ambito dell’Estate Fiorentina 2014 e in collaborazione con i Musei Civici Fiorentini e con l’Associazione MUS.E, presenta presso la Torre di San Niccolò la mostra Effetto Michelangelo 1874-2014. 

fino al 30 settembre | torre di san niccolò | firenze 

EFFETTO MICHELANGELO 1874-2014

La mostra – curata da Niccolò Niccolai e realizzata da Opera Laboratori Fiorentini – ripercorre i festeggiamenti organizzati nell’Ottocento dalla città di Firenze in onore di Michel più che mortale angel divino: discorsi ufficiali, banchetti, riunioni, esposizioni e una solenneprocessione finale che prese le mosse da Palazzo Vecchio per trovare nella Torre di SanNiccolò la base ascensionale da cui salire, attraverso l’appena edificato sistema di rampe, alpiazzale dedicato appunto a Michelangelo. Qui, nell’ultima notte di feste, risplendettero nelbuio i fuochi di un’illuminazione portentosa composta di lanterne, lumini, fiaccole, mentre unproiettore elettrico, simbolo del nuovo avvenire, ingigantiva l’immagine del David di bronzodel piazzale (inaugurato nel 1873) riflesso dal fumo dei bracieri sottostanti. 

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