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Il paesaggio della memoria

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PARMA – "Il paesaggio della memoria. Edvard Radvnikar – Bogdan Bogdanovic. Luoghi ed architetture celebrative nel territorio della ex Jugoslavia": restituzione  significativa  di una delle ricerche più interessanti del Festival dell’Architettura , quella  presso l’Unione Parmense Industriali. Nell’occasione, Filippo Bricolo e Maria Angela Gelati, insieme ad Elena Re Dionigi, hanno illustrato gli esiti dell’indagine che ha permesso di riscoprire il valore storico e culturale di due architetti poco conosciuti . Radvnikar, Bogdanovic: diversissimi per indole e tecnica, entrambi protagonisti della "costruzione" dei memoriali della lotta contro il fascismo, nella Seconda Guerra Mondiale. Memoriali che avrebbero dovuto costituire il prezioso collante della nazione, benché le successive guerre abbiano dimostrato che questo non sarebbe stato possibile.

Più di ventiduemila, nell’intero territorio jugoslavo, questi "memoriali": e nel numero si contano quelli dei due architetti : fulcro del lavoro di Bricolo Gelati e Re che-come ha spiegato durante l’incontro presso l’Upi Carlo Quintelli direttore del Festival dell’Architettura- <<costituisce un momento importante delle giornate parmigiane del Festival, che poi si trasferirà nelle altre città coinvolte nell’iniziativa>>.  Al centro della riflessione proprio due architetti molto differenti: figure non affini, anzi molto distanti . Come lo stesso Bricolo ha chiarito, <<concettuale razionale Radvnikar onirico e surrealista Bogdanovic che fu tra l’altro sindaco di Belgrado(celebre, quanto alle realizzazioni, il suo "Fiore"nel luogo del campo di sterminio ustascia di Jasenovac, 1966).  Solido costruttore il primo , che ha introdotto in Slovenia il modernismo; con non molte opere all’attivo il secondo. Monumenti del perdono, li hanno definiti, , che non trasmettono violenza conflitto dramma ma rappresentano vere e proprie architetture catartiche  rispetto ad immani tragedie. Tragedie dunque non poste in evidenza, dolori non sottolineati , monumenti che non descrivono il male . E’pure, Quintelli ha affermato durante l’appuntamento, una <liberazione dei simboli che abbandona il facile simbolismo demagogico  per sottrarre appunto il simbolo alla …prigione delle ideologie>>.

Veronica Pallini