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Legge di Bilancio, emendamento degli alfaniani: “Ponte sullo Stretto sia dichiarato infrastruttura prioritaria”

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Area popolare ha presentato una proposta di modifica in base alla quale “al fine di rilanciare l’economia delle regioni del Mezzogiorno” gli interventi per la realizzazione dell’opera “saranno dichiarati indifferibili, urgenti e di pubblica utilità”. Intanto a fine ottobre sono finiti agli arresti Michele Longo ed Ettore Pagani, manager responsabili delle operazioni italiane del gruppo Salini Impregilo capofila del consorzio che aveva vinto la gara per l’opera

Dopo l’annuncio fatto da Matteo Renzi a fine settembre – “il ponte sullo Stretto si farà e creerà 100mila posti di lavoro” – arriva l’immancabile emendamento alla legge di Bilancio. La richiesta è che, “al fine di rilanciare l’economia delle regioni del Mezzogiorno d’Italia attraverso il completamento della rete infrastrutturale primaria, il collegamento stabile viario e ferroviario tra la Sicilia e il continente sia dichiarato infrastruttura prioritaria per l’interesse del Paese”. La proposta, a prima firma Vincenzo Garofalo (Area Popolare), ricalca una proposta di legge a firma dello stesso Garofalo presentata alla Camera a marzo quando lo stesso premier aveva aperto a un ripensamento sulla grande opera cara a Silvio Berlusconi.

Secondo l’emendamento degli alfaniani, il presidente di Anas dovrà essere nominato per due anni commissario per la realizzazione dell’opera. Gli interventi connessi alla realizzazione saranno dichiarati indifferibili, urgenti e di pubblica utilità. Il commissario “effettua un aggiornamento delle analisi dei costi e dei benefìci sulla base degli elaborati progettuali già acquisiti” per “rivalutare esclusivamente i parametri economico-finanziaridi fattibilità dell’intervento e di confermare la bancabilità del nuovo piano economico-finanziario per la realizzazione e la gestione dell’opera”. Questo attraverso “possibili riduzioni dei costi conseguibili con il ricorso a tecnologie innovative, con l’adozione di varianti progettuali” e “la revisione delle opere compensative già individuate in base alla normativa vigente”, “ottimizzazione degli indotti territoriali”, “attrazione di investimenti finalizzati alla promozione dei traffici” e “valorizzazione delle infrastrutture esistenti ai fini della mobilità di persone e di merci lungo i corridoi europei della rete Tet-T“.

Non è bastato, per arrivare a un ripensamento, il fatto che a fine ottobre siano finiti agli arresti, nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione degli appalti del Terzo Valico, Michele Longo ed Ettore Pagani, rispettivamente presidente e del vice-presidente del Consorzio Cociv (general contractor dell’opera) e espressione del gruppo Salini-Impregilo. Cioè il gruppo delle costruzioni che è anche capofila del consorzio che aveva vinto la gara per la realizzazione del ponte, e nella cui sede, in occasione dei 110 anni dalla fondazione, il presidente del Consiglio ha rilanciato il progetto. Longo in particolare è general manager domestic operation e ha la responsabilità di tutte le altre operazioni italiane. E’ quindi, di fatto, l’uomo con il quale lo Stato deve parlare se l’argomento è la maxi opera tra Sicilia e Calabria. E Pagani è il suo braccio destro. 14 novembre 2016

La Toscanini

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