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Ponte sullo Stretto, la denuncia del ristoratore di Torre Faro dopo l’avviso di espropri: «Ci ritroveremo con niente in mano»

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Torre Faro, frazione di Messina. In una immagine di repertorio ripresa da Santa Trada (Reggio Calabria) la zona di Torre Faro (Messina) dove si svilupperanno i cantieri del ponte sullo Stretto. Messina, 3 Aprile 2024. ANSA/CARMELO IMBESI
Torre Faro, frazione di Messina. In una immagine di repertorio ripresa da Santa Trada (Reggio Calabria) la zona di Torre Faro (Messina) dove si svilupperanno i cantieri del ponte sullo Stretto. Messina, 3 Aprile 2024. ANSA/CARMELO IMBESI

Stefano Guarrera

Dopo l’avviso di espropri in vista della realizzazione dell’infrastruttura, dubbi e critiche dai cittadini delle due sponde: «Si pensi anche a chi si ritroverà ai margini del cantiere»

«Da ieri siamo in fermento», dice al Corriere Alberto Anselmo, titolare di un ristorante a Torre Faro che ricadrà nell’area di cantiere del Ponte sullo Stretto. Il clima è questo su entrambe le sponde da quando, il 3 aprile, è stato pubblicato sul sito della società Stretto di Messina spa l’avviso di avvio del procedimento di esproprio di tutti gli immobili in vista dei lavori. In oltre 1.500 pagine è contenuto l’elenco degli intestatari di abitazioni, attività commerciali e magazzini che dovranno andarsene. Dall’8 aprile, giorno in cui apriranno gli sportelli di assistenza, i cittadini interessati avranno 60 giorni per riportare le loro osservazioni.

Nelle tavole pubblicate dalla società concessionaria della progettazione e realizzazione dell’infrastruttura sono coinvolti i comuni di Messina, Saponara, Torregrotta, Valdina, Venetico e Villafranca tirrena in Sicilia, e di Villa San Giovanni, Campo Calabro, Varapodio, Terranova Sappo Minulio, Seminara, Nicotera, Limbadi, Gioia Tauro in Calabria. Le mappe mostrano la presenza del Ponte in rosa; in ocra le aree di cantiere; con diversi colori gli altri interventi da effettuare come riqualificazioni ambientali e deviazioni di strade e ferrovie. Molti i dubbi, almeno a poche ore dalla pubblicazione dell’avviso: «La mia attività è nella lista degli espropri – aggiunge Anselmo -, ma è segnata in bianco sulla mappa. Ci devono dire perché». E continua: «Siamo ristoratori da 40 anni e qui ci sono tutti i sacrifici della nostra vita. È facile immaginare quale può essere il morale di tutta la famiglia: ci ritroveremo con niente in mano».

Torre Faro è la frazione del comune di Messina che sarà più interessata dai cantieri. Una zona turistica tra due laghi. Hotel, B&B e strutture ricettive dovranno fare i conti con i cantieri in arrivo: «Stiamo cercando di confrontarci con i No Ponte e gli altri espropriandi sulle azioni da intraprendere», racconta al Corriere Domenico Pizzone, proprietario di una casa vacanza con 4 appartamenti vicino al lago Pantano piccolo, sulla sponda isolana. «A me non demoliranno l’immobile ma ridurranno il parcheggio. Gli espropriati saranno risarciti ma noi che saremo ai margini dei lavori subiremo anni di vessazioni per rumori e polvere. Bisogna pensare anche a chi non ricade direttamente nell’area di cantiere», denuncia.
Stretto di Messina spa, secondo alcune stime, risarcirà i cittadini con un importo di 100 milioni di euro. Sono 450 le abitazioni tra Sicilia e Calabria che sono a rischio demolizione. Per il 16 aprile, intanto, è convocata la conferenza dei servizi. 4 aprile 2024
Fonte Link: corriere.it