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IL RITORNO DELL’ACQUA NELL’ALVEO

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Vittorio Parisi

Presentazionelungoparma


Il tratto urbano del Torrente Parma, protetto dagli alti muri che lo delimitano ma anche lo proteggono, offre a chi lo osserva uno spettacolo affascinante: si è infatti creato un ambiente naturale ricco di vegetazione spontanea, ove molti animali vivono e si riproducono liberamente.
Da Ponte Stendhal molti alberi, tra i quali il maestoso Frassino meridionale a monte del Ponte Caprazucca, disegnano un paesaggio inaspettato nella città, che contrasta con gli edifici all’intorno, ma allo stesso tempo si fonde in un intreccio tra storia e natura suggestivo. Le case dell’Oltretorrente che si specchiano nelle acque del Torrente per chi percorre il lungoParma a monte del Ponte di mezzo testimoniano le vicende, antiche e recenti, che hanno portato a questo singolare ambiente. Ambiente che per un naturalista rappresenta come un laboratorio nel quale osservare la evoluzione biologica in ambiente cittadino, un capitolo importante della ecologia urbana.
Sono ormai molti anni che quasi giornalmente percorro il tratto tra P. Italia e P. di Mezzo accumulando osservazioni sulle trasformazioni stagionali del Torrente, il succedersi lungo le stagioni o le ore del giorno delle diverse popolazioni animali che lo abitano.
Sono molte le specie presenti: oltre settanta tra Uccelli, Mammiferi, altri Vertebrati e diverse si riproduco in questo ambiente come i Germani reali, le Gallinelle d’acqua, i Fagiani, i Castorini (oggi è di moda chiamarli Nutrie).
Altri occupano periodicamente l’ambiente in gran numero come d’inverno i Gabbiani comuni. Vi sono naturalmente anche le specie caratteristiche della città come i Piccioni, le Cornacchie, le Gazze e i Surmolotti (più noti come Ratti di fogna).
Le acque del Torrente sono ricche di pesci e, durante il periodo in cui sono presenti nell’alveo, l’Airone cenerino, con il suo atteggiamento ieratico, li insidia: la ricchezza di prede è dimostrata durante la bella stagione dalla presenza di Garzette, Nitticore (che predano anche le numerose rane) e altre specie ittiofaghe come il Martin pescatore. D’inverno non è raro osservare i Cormorani ed il maestoso Airone bianco maggiore.
Luigi Boschi mi ha invitato a raccontare, con brevi resoconti periodici, quello che avviene nel greto della Parma, invito che accetto con entusiasmo sia perché penso possa essere di qualche interesse conoscere quanto avviene in un ambiente spesso guardato di sfuggita attraversando i ponti, sia per un disdicevole egoismo legato al piacere di rendere partecipi altri delle mie emozioni.
Vorrei intitolare questa piccola rubrica con un titolo forse eccessivo: Contemplazioni naturalistiche lungo il Torrente in città. Contemplazione significa etimologicamente delimitare uno spazio, quasi un tempio, nel quale trarre auspici osservando gli uccelli e,in effetti, fin tanto che la fauna selvatica popolerà il Torrente avremo qualche speranza che la Natura non sia definitivamente compromessa.



Contemplazioni naturalistiche lungo il Torrente in città: Ottobre 2007-10-29


Inizierò da un evento che ogni anno quando si verifica mi riempie di grande gioia. Il ritorno dell’acqua nell’alveo: il 26 ottobre il flusso ha ripreso dopo un periodo di secca che questo anno è stato particolarmente lungo.
Dal 28 giugno le acque si erano praticamente ridotte a poche pozze (nelle quali Garzette ed altri aironi banchettavano a spese dei pesci rimasti intrappolati), e, dal 20 luglio, l’acqua era praticamente sparita tranne poche pozzanghere formate dalle rare piogge. In conseguenza di ciò Germani, Garzette e altri animali legati all’acqua erano spariti, salvo i Castorini che hanno continuato a brucare l’erba, apparentemente indifferenti al secco.
In questo periodo il Torrente aveva assunto un aspetto quasi ruderale e le uniche specie osservabili erano le Cornacchie grigie, le Gazze, i Fagiani e folti gruppi di Storni; lo sfalcio della vegetazione erbacea ed il taglio degli arbusti (che viene effettuato periodicamente in questa fase) avevano ulteriormente conferito al greto una fisionomia di grande aridità, mitigata dalla presenza degli alti alberi di sponda.
Solo verso il tramonto si potevano osservare volare in alto stormi di Germani reali provenire da Nord per portarsi verso i loro luoghi di pernottamento e gruppi di Gabbiani comuni attraversare, sempre alti nel cielo, il Torrente verso Occidente.
Ma già dal giorno della ripresa del flusso ecco apparire e posarsi sull’acqua i Germani e in gran numero: sessanta e più di queste anatre nuotavano sulla superficie per poi porsi a testa in giù e la coda in alto per prelevare il cibo sul fondo. I Gabbiani , a partire dall’alba, hanno ripreso a volteggiare sui ponti ed a posarsi numerosi sull’acqua: il mattino del 28 ne ho contati oltre settanta. E poi ecco le Gallinelle d’acqua procedere lungo la sponda con il loro caratteristico scuotere la coda, becchettando le loro piccole prede; i Castorini nuotare e sommozzare, si direbbe, con una interpretazione antropomorfica, felici del ritrovato liquido. E’ apparso anche, volando alto, l’Airone bianco maggiore, quasi ad annunciare il prossimo inverno. Al mattino si torna ad ascoltare il canto delle Ballerine, deliziosi uccelletti presenti nel Torrente con tutte e due le nostre specie, la Ballerina bianca e quella gialla.
Sulle sponde di nuovo appostato in attesa della preda, l’Airone cenerino che resterà tra i ponti anche quando l’acqua si riduce: è un formidabile predatore che non raramente cattura i Surmolotti. Più volte ho osservato pendere dal suo grande becco un ratto, che poi faticosamente ingerisce!
L’acqua non occupa ancora interamente l’alveo e rimangono ampie zone emerse con i residui della vegetazione terrestre che si era insediata nel periodo di secca. Quest’anno il greto ha avuto alcuni ospiti eccezionali: due specie di Datura (Datura stramonium e D. innnoxia) e diversi individui di Anguria (Citrullus lanatus), i cui semi sono stati lasciati ivi dall’acqua ed hanno potuto svilupparsi dato il lungo periodo di secca. Le prime due specie producono stupendi fiori bianchi: lo Stramonio ha le corolle bianche di nove centimetri e la seconda (Stramonio metello o Noce Metella) di venti. Si tratta di piante velenose e lo Stramonio veniva usato un tempo come medicamento.
Ma certamente l’ospite che più di ogni altro merita di essere ricordato è il Capriolo: da diversi anni diversi individui di questo piccolo cervide vivono e si riproducono nel tratto più ricco di alberi (dall’Area di riequilibrio a valle del Ponte Stendhal (in sponda destra) fino a P. Italia e spesso alcuni di essi si spingono fino al Frassino meridionale: in particolare una coppia che questa primavera aveva i piccoli. Il 25 ottobre, al mattino verso le 7 (ora solare), la coppia brucava tranquillamente nell’alveo del Torrente, oggetto di stupita ammirazione da parte di chi attraversava il Ponte Caprazucca.

Prof. Vittorio Parisi

Di origini lombarde (è nato a Milano nel 1936) ma parmigiano di adozione (risiede a Parma dal 1970), ha dedicato la sua attività di ricercatore allo studio degli animali, studiandone il comportamento sociale, in connessione con quello alimentare, nei loro ambienti. Ha svolto ricerche sulla evoluzione di diversi gruppi animali, chiarendone i rapporti di parentela con tecniche moderne. E’ stato insignito del premio nazionale "G. Grassi" dell’Accademia dei Lincei.

Attualmente in pensione, è stato ordinario di Zoologia e direttore del Museo di Storia Naturale dell’Ateneo di Parma. Restando fedele alla sua formazione di naturalista, ha svolto anche attività politica (è stato presidente del Parco Regionale dei Boschi di Carrega, consigliere comunale, provinciale e Senatore della Repubblica ) impegnandosi nella tutela dell’ambiente. E’ autore di numerosi lavori scientifici e di divulgazione e di cinque volumi di argomento naturalistico. Ha svolto (e svolge) una intensa attività di divulgazione sia organizzando mostre su temi naturalistici e di interazione tra cultura artistica e scientifica, sia con articoli e conferenze. Da qualche anno approfondisce la possibilità di utilizzare le fiabe per stimolare nei più giovani un interesse empatico per la natura. Recentemente ha pubblicato il volume "I naturalisti raccontano", illustrando il contributo degli scienziati parmigiani al progresso delle conoscenze scientifiche