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INQUINAMENTO, TARANTO: PER L’ILVA NESSUNA AUTORIZZAZIONE

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INQUINAMENTO, TARANTO: PER L’ILVA NESSUNA AUTORIZZAZIONE RILASCIATA IN CONFORMITA’ ALLA DIRETTIVA IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control)

IN ITALIA CI SONO TROPPE NEGLIGENZE SOCONDO LA COMMISSIONE EUROPEA

CODICI: CHE L’ILVA APPLICHI IN TOTO LA DIRETTIVA PER LA PIENA REGOLARITA’ DELLO STABILIMENTO

A livello nazionale ed europeo, il nome della città di  Taranto è sempre più legato alla questione ‘ Ilva ed Inquinamento’. Un binomio che ha riempito le pagine dei giornali locali , che ha fatto nascere diverse associazioni scese in campo per dare un senso al nostro territorio e alla salute dei cittadini. Rimbombano ancora nelle nostre menti, i dati degli scorsi anni presenti nel registro INES: a Taranto ognuno dei duecentomila abitanti, ogni anno, si respira 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica. Il 7% dell’inquinamento è di fonte civile, il restante 93%, è di origine industriale e soprattutto a Taranto si produce l’8,8% di diossina di quella europea e il 92%  di  diossina del totale nazionale.

Tuttavia, numerosi passi in avanti si sono fatti: primo fra tutti l’inaugurazione dell’impianto Urea, che avrebbe consentito di ridurre del 50% le emissioni di diossina e furani prodotte dallo stabilimento siderurgico. E poi ancora un risultato impensabile da raggiungere fino a qualche tempo fa: l’applicazione del secondo step della legge antidiossina. Sì, infatti, l’Ilva dovrà adeguarsi a scendere sotto i limiti europei entro la fine del 2010, precisamente al limite di 0,4 nanogrammi per metro cubo.

Ma qualcosa manca ancora ed è proprio la Commissione Europea a sostenerlo: si tratta dell’attuazione conforme della direttiva IPPC.

Che cos’è l’IPPC?

L’IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) è una nuova strategia in favore dell’ambiente, comune a tutta l’Unione Europea, per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento industriale degli stabilimenti soggetti ad autorizzazione.

I principi generali alla base dell’IPPC sono i seguenti:

  • prevenire l’inquinamento utilizzando le migliori tecniche disponibili;
  • evitare fenomeni di inquinamento significativi;
  • evitare la produzione di rifiuti o, ove ciò non sia possibile, favorirne il recupero o l’eliminazione;
  • favorire un utilizzo efficace dell’energia;
  • organizzare il monitoraggio in modo integrato;
  • prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze;
  • favorire un adeguato ripristino del sito al momento della cessazione definitiva dell’attività.

E’attraverso  il D.Lgs. 18/02/2005 n. 59 avente per oggetto la prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento che l’IPPC  trova la sua applicazione.

Secondo la Commissione Europea, in tal senso, in Italia ci sono ancora troppe negligenze e carenze nell’attuazione della direttiva IPPC. Già nel maggio 2008, era stata aperta una procedura d’infrazione contro l’Italia per violazione della direttiva in diversi impianti. L’Ilva, rientrando pienamente nei requisiti per l’applicazione di tale direttiva, deve colmare alcune carenze. Infatti, malgrado la sua applicazione, ancora nessuna autorizzazione è stata rilasciata come l’articolo 5, paragrafo 1 della direttiva stessa impone, per la piena conformità dello stabilimento.

Pertanto, Codici appoggia l’UE e chiede che la direttiva IPPC  venga applicata in TOTO dallo stabilimento siderurgico tarantino  in difesa e tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Taranto, 9 febbraio 2010

Ufficio Stampa CODICI PUGLIA

Referente CODICI TARANTO
Valentina Napolitano
tel. 0997369187/ 3400584131

[email protected]

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