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INTERVENTO DI LUIGI LUCCHI ALLA CONFERENZA STAMPA AL PASSO DELLA CISA

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Solo poche parole perché credo siano importanti i fatti ed il fatto, oggi, nonostante un diffuso disinteresse delle persone, una forte rassegnazione, la voglia di fare solo proteste eclatanti, è quello di aver raccolto, in poco tempo, nelle nostre zone, 3.910 firme di cittadini, di elettori, che chiedono il Restauro della Strada Maestra, della Strada della Cisa.

Un risultato strabiliante per chi, per esperienza, ha modo di sapere che le persone non firmano facilmente, vogliono sapere, concordare con gli obiettivi, non hanno più fiducia in azioni civiche.

Per questo, da prima, ringrazio quanti, insieme con me, hanno dedicato tempo, passione, a raccogliere le firme, le 3.910 firme.

Ringrazio, ovviamente, e idealmente, uno ad uno quanti hanno firmato, e lo ripeto, sono tanti, che hanno, con la loro firma, voluto dire, amo questa strada, la voglio curata come nel passato, mi interessa, provo nuovamente a dare fiducia allo Stato, alle Istituzioni.

Un ringraziamento commosso va ai giornalisti, agli operatori televisivi perché oggi sono loro, con la loro puntigliosa informazione, che possono far arrivare la voce della gente, della gente delle Terre Alte, anche quella fuori del coro, a chi è sempre più lontano da noi.

Vicino a noi, invece, ancora una volta, con grande piacere, ringraziandoli, abbiamo il Presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli, il Presidente della Comunità Montana Carlo Berni, l’on. Gianni Fava, i consiglieri regionali Roberto Corradi e Luigi Giuseppe Villani

I rappresentanti dell’Unione Parmense degli Industriali

Questi ringraziamenti, credetemi, non sono formali conoscendo i tanti impegni di tutti; la lontananza, nonostante la bellezza, del Passo della Cisa, da Parma.

Come montanaro, volendo avere fede alla brevità promessa, ed entrando, quindi, nel vivo dell’introduzione, posso permettermi di dire che oggi, noi montanari, abbiamo stancato.

La nostra immagine, che è quella che poi conta, in un mondo che vi da sempre più importanza è negativa.

Non siamo più la bonaria macchietta del montanaro scarpe grosse e cervello fino.

Siamo pretenziosi, desideriamo solo i posti fissi e pubblici, non amiamo più il nostro territorio, siamo diventati molto individualisti e ben poco interessati al futuro. Viviamo alla giornata e guardando la luna ci comportiamo come colui che guarda solo il dito che la indica.

Siamo, inoltre, divisi, litigiosi.

In questo giudizio impietoso, probabilmente, sono influenzato dal mio paese, dal comportamento dei miei compaesani, ma sono anche convinto che sia un fenomeno che riguarda tutti i paese, chi più chi meno, della montagna.

Abbiamo, insomma, e accentuati, tutti i difetti che in un’ottica più vasta vanno attribuiti, in questi anni, agli italiani in genere.

Se il tessuto sociale, impietosamente descritto, come lo ritengo nella realtà, è per davvero questo, si può anche capire come mai la montagna, che io chiamo Terre Alte, non sappia cogliere delle occasioni straordinarie che in passato non si erano mai presentate: chi è nato e vissuto in città, se se lo può permettere, come reddito e lavoro moderno, vuole venire a vivere in montagna, nel nostro ambiente, nella nostra tranquillità.

La montagna, insomma, per la prima volta, dopo aver perso, e alla grande, la scommessa che s’è protratta per sessanta anni, di voler tenere la gente ad abitare nei suoi poderi, nelle sue case, nei suoi paesi, oggi, potrebbe, e ripeto, è la prima volta, che c’è questa occasione, essere ripopolata e resa viva e autonoma da moderne attività.

Con questa tendenza della società, dei giovani, di voler fuggire dalle città, di far crescere la famiglia in zone tranquille non si capisce come zone baciate dalla fortuna come Berceto, la montagna parmense in genere, siano invece tanto desolate, abbandonate, direi repellenti per chi vi vive stabilmente.

Abbiamo un’autostrada percorsa da 14.000.000 di viaggiatori.

Nel caso di Berceto con un casello a soli 3 km, e non vogliamo utilizzare questa ricchezza al contrario gli lasciamo fare, senza chiedere risarcimenti di sorta, danni gravissimi.

Chi potrebbe essere quel commerciante, ristoratore,  tanto incapace che non riesce a guadagnare un euro nonostante davanti al suo esercizio passino 14.000.000 di persone anno?

Noi bercetesi, noi parmensi è la triste, ma obiettiva, risposta.

Abbiamo una ferrovia, evidentemente, visto le traversie per il raddoppio, non baciata dalla fortuna, ma ugualmente non sappiamo utilizzarla come metropolitana leggera, di superficie, per raggiungere comodamente, il cuore della città, in poco più di mezzora e con costi modesti.

Abbiamo un parco che comprende le zone dell’Appennino Italiano più belle e non siamo capaci di promuoverlo, in Europa, nonostante vi sia un casello autostradale a soli 7km dall’ingresso di questo Eden.

Abbiamo migliaia di ambasciatori, i nostri emigrati, a Londra, a New York, Parigi e non li mettiamo in condizioni di far venire i loro nuovi concittadini, amici e neppure i figli ed i nipoti né a visitare, né a vivere nella terra dei loro padri.

Abbiamo tante altre cose, ma oggi, il motivo della conferenza stampa, come tutti sappiamo, è quello di far sapere che bisogna tornare ad utilizzare una grande risorsa della Provincia di Parma, della montagna, di una macro regione che ha iniziato ad operare, grazie all’Amministrazione Provinciale di Parma, formata dalle Province della Spezia, Massa, Reggio, Mantova e Verona. Proprio le province attraversate da questa Strada voluta da Napoleone che parte da Verona e arriva a Sarzana. Il tratto montano, quello più bello e suggestivo, denso di ricordi epici: Fornovo/Pontremoli, oggi, non è più utilizzato dal grande traffico, ma questo ne accresce, in una logica moderna, l’importanza.

Può diventare, deve diventare, per i paesaggi che attraversa, una strada da passeggio percorsa in auto, in moto, in bicicletta.

Non è da escludere neppure un costo di pedaggio sull’esempio di tratti di strada, meravigliosamente curati, preservati, nella loro originalità, negli USA.

I residenti di questi luoghi non me ne vorranno per questa proposta perché a conti fatti visto l’usura dell’auto, dei pneumatici e i maggiori consumi, oltre i pericoli, oggi pagano un pedaggio elevatissimo oltre rischiare la vita.

Non mi dilungo sulle idee progettuali perché troverete tutto scritto, se avrete la pazienza di leggerlo, nel giornale allegato e anche nel materiale riportato nel CD dove ci sono anche tante foto che testimoniano l’abbandono, delittuoso, della Strada e delle Case Cantoniere.

Come ex amministratore ho ben presente che tutto potrebbe sembrare un libro dei sogni, ma contrariamente a quanto lascio accreditare sul mio conto sono una persona del fare, sono e voglio essere concreto.

Proprio per questo ritengo che nessuna idea, nessuna proposta, rivolta alle Istituzioni ha valore se non è accompagnata da un percorso che delinea le possibilità di finanziamento.

Possibilità di finanziamento che ovviamente, nella loro autonomia e primato, le Istituzioni possono perseguire o variare.

L’importante è l’obiettivo che in questo caso è inderogabile.

Non è possibile, però, il ritornello non ci sono soldi.

In termini operativi credo necessario che i Parlamentari, aiutati da ordini del giorno dei Consigli Comunali e Provinciali, rivolgano pressanti interpellanze al Ministro delle Infrastrutture per farlo intervenire sull’ANAS.

La nostra azione, dopo il 27 Aprile c.a, come comitato spontaneo, apartitico, ha prodotto, in parte, una situazione farsesca.

Il Prefetto, messo al corrente della pericolosità della Strada e sulla necessità di chiuderla al traffico non residente, nel tratto Piantonia/Passo della Cisa, s’ è prodigato ottenendo il risultato di far mettere delle reti rosse che segnalano un pericolo, ma certamente non lo prevengono e nel contempo, anche visivamente, danno il segnale di un abbandono ancora più accentuato.

Un conflitto tra Anas Regionale, quella dell’Emilia, evidentemente molto più insensibile che quella Toscana, e Anas Nazionale hanno prodotto 680mq d’asfalto a fronte della necessità  di riasfaltare mq.400.000.

Misure precise attuate da amici tecnici.

Ora se intervengono i Parlamentari le promesse pubbliche, sollecitate dal sottoscritto, al Ministro Di Pietro, l’8 Maggio, a Parma, in Piazza Garibaldi potrebbero essere mantenute: il tratto di Strada Piantonia/Passo Cisa rientra nel piano quinquennale ANAS e pertanto si provvederà al più presto.

Bisogna perseverare nelle richieste, nell’avere risposte precise e soprattutto azioni concrete.

La Strada della Cisa però è una risorsa se non ci si limita alla normale manutenzione, ma si arriva al RESTAURO e in questo RESTAURO sono ricomprese le magnifiche Case Cantoniere che si lasciano crollare.

A tal proposito come farà un Sindaco a infliggere una pesante multa ad un cittadino, di questi luoghi, nel caso muti lo stato di una finestra, mentre il cittadino vede crollare il patrimonio pubblico storico?

Serve, quindi, un progetto che coinvolge diversi soggetti sia pubblici che privati.

Per privati intendo tutti gli operatori, da Sarzana a Verona, che operano su questa strada e anche la mitica Ferrari di Maranello oltre la Concessionaria Lombatti e l’Autodromo di Varano Melegari.

Il pubblico deve prestare attenzione, con esperti universitari, alla questione del dissesto provocato, molte volte, dalla stessa strada ormai abbandonata; alla forestazione, coltivazione di prodotti biologici e tipici;  oltre a tutto il settore ludico e anche a quello artistico.

Gli artisti vanno coinvolti.

E’ l’arte che esalta la bellezza, l’unicità di questi luoghi.

Un progetto tanto affascinante, come lo ritengo, ha bisogno di risorse e queste a mio avviso, con l’azione dell’Amministrazione Provinciale e dei nostri Consiglieri Regionali, oltre l’assessore ai trasporti regionali che è di Parma, possono venire in gran parte dalla Regione Emilia che ha un’apposita Legge, dimenticata e mai finanziata, che parrebbe deliberata, molti anni prima del mio innamoramento della ss62, appositamente per la Strada Statale della Cisa.

Per questo progetto di RESTAURO che abbiamo abbozzato a Cassio il 27 Aprile: LA LEGGE REGIONALE  N. 0032 DEL 10 04 1995 EMILIA-ROMAGNA ( V LEGISLATURA )
TUTELA E VALORIZZAZIONE DEGLI ITINERARI STORICI
DELL’EMILIA- ROMAGNA.

Copia della Legge è allegata al materiale che ho fornito.

Se le risorse regionali richiedessero una compartecipazione, oltre ovviamente far intervenire la Regione Liguria, Toscana, Veneto e la Lombardia si possono coinvolgere le Fondazioni Bancarie, impegnate, prevalentemente, sempre, in città e anche risorse private.

Non immaginando uno studio di facciata e neppure costose pubblicazioni c’è da ritenere che un accurato controllo della spesa pubblica, investita in questo settore, comporti una spesa modesta.

Le fila di questo studio, come mi pare naturale, possono essere tirate dall’Amministrazione Provinciale di Parma d’intesa con le Province che prima menzionavo con le quali si collabora credo per il CEPIM.

Ovviamente il nostro comitato può essere coinvolto e partecipe anche se non desideriamo inoperose commissioni o farraginosi gruppi di studio.

Un progetto, quello del Restauro, che può essere pronto, come progetto esecutivo, anche in pochi mesi.

Questo progetto, senza voler risultare saccente, con l’aiuto delle Regioni, del Governo, può concorrere ai finanziamenti dell’UE tenuto conto che può essere presentato, per motivi culturali, visto l’ideatore della strada; il francese Napoleone e chi l’ha realizzata l’austriaca; Maria Luigia, insieme a Francia ed Austria.

I conti, almeno sulla carta, sembrano tornare, ed è importante, restano comunque, nel caso non si facesse nulla, dei costi politici elevatissimi.

Può permettersi, infatti, la ricca Regione Emilia Romagna un’immagine come quella che è data, percepita da turisti, da Tedeschi soprattutto, dalla Strada Statale della Cisa pressoché abbandonata, pressoché bosniaca?

Può permettersi la classe politica di Parma di lasciar intendere ai cittadini che il bene pubblico è abbandonato, distrutto, sciupato, come si vede con le Case Cantoniere, in un momento in cui tutti tirano la cinghia?

Sono interrogativi non ricattatori.

Del resto chi si prefigge di raccogliere delle firme vuole solo collaborare con le Istituzioni e aborra altre proteste demagogiche ed infruttifere.

Noi vogliamo il Restauro della Strada Statale della Cisa.

Lo vogliamo come fatto concreto.

Siamo disponibili, come deve essere per un comitato apartitico, a collaborare con tutti coloro che mettono nella loro agenda politica e amministrativa questo obiettivo.

Di certo, senza rivolgere, per questo, nessuna minaccia, non posso lasciar cadere la volontà espressa da 3.910 elettori, cittadini delle Terre Alte.

Hanno, abbiamo ragione, e questo problema diventa, per tutti, prioritario per le Terre Alte.

Luigi Lucchi