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CRIMINI TRASCURATI DALLO STATO

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CRIMINI TRASCURATI DALLO STATO

Franco libero Manco

               Tutto ciò che danneggia la salute, l’integrità fisica, mentale e morale dell’uomo;  ciò che rovina  l’ambiente naturale in cui vive, non dovrebbe essere tollerato dallo Stato, anzi, dovrebbe essere considerato un delitto perseguibile dalla legge. Succede che lo Stato non persegue quei reati che tornano a beneficio delle grandi consorterie. Anche se chi uccide, chi ruba, chi rapina non è meno responsabile del mandante.  Viene perseguito chi vende la droga non chi ne fa uso, anche se il mandante è colpevole quanto l’esecutore materiale: senza domanda non c’è offerta. Viene perseguita la prostituzione non chi se ne serve.

            Se un prodotto risulta dannoso per la salute umana lo Stato non solo non dovrebbe tollerarne l’utilizzo ma non dovrebbe favorirne la diffusione tramite la pubblicità dei media. Se il consumo di carne risulta causa delle peggiori malattie umane, come provato dai più eminenti istituti di ricerca in fatto di salute, lo Stato non dovrebbe favorirne il consumo, anche se  vi è richiesta da parte della popolazione (altrimenti lo stesso concetto dovrebbe essere valido per la droga). E dal momento che questo causa distruzione delle foreste e il conseguente inquinamento generale (che causa 5 milioni di morti l’anno), sperpero di risorse umane ed economiche, lo Stato dovrebbe impedirne il consumo e perseguire coloro che propongono il prodotto, che a loro volta sono colpevoli perché generano l’offerta.

            Se il consumo di pesce sta portando i mari (bene comune) alla morte biologica lo Stato non può incentivarne il consumo tramite i mezzi di informazione. Allo stesso modo non può consentire l’avvelenamento dei cibi, e quindi della popolazione, tramite l’utilizzo di alimenti trattati sistematicamente con prodotti chimici: pesticidi, diserbanti, fertilizzanti ecc. che intossicano l’organismo  e predispongono ad ogni sorta di patologia.

            Se il consumo di alcool è dannoso per la salute umana (causa più di 10 mila morti l’anno solo in Italia) lo Stato non può favorirne l’utilizzo. Se il fumo di sigaretta causa più morti di tutte le guerre messe assieme, lo Stato non può tollerarne il consumo e non condannare anche coloro che lo producono.

            Ma il crimine più intollerabile da parte dello Stato non è solo quello di accettare l’indigenza e la povertà di molti a vantaggio di pochi, è il non considerare gli effetti nefasti del mangiar carne sulla coscienza umana:  uccide la sensibilità del cuore, la compassione, la capacità di condividere la sofferenza degli altri, abitua alla logica della morte, al sacrificio del più debole, dell’innocente a vantaggio del più forte colpevole, ostacola la ragione e il pensiero critico e questo preclude lo sviluppo civile, morale e spirituale dell’uomo.

            Dal momento che tutte le peggiori patologie nel mondo sono in preoccupante aumento (Ippocrate a suo tempo ne annoverava 60 e secoli dopo Galeno 150) mentre oggi se ne contano circa 20.000, a che cosa viene attribuito tale preoccupante incremento nonostante le favorevoli mutate condizioni sociali con lavori meno pesanti, igiene e farmaci per ogni sintomo ma che condanna gli ultimi 30 anni della vita di un individuo ad un calvario di terapie?

            Dato che il cattivo stile di vita al quale l’OMS attribuisce il 95% delle morti nel mondo non può essere certo attribuito all’alimentazione a base vegetale, indicata come il migliore antidoto contro le malattie, e dato che la carne causa il 34% dei soli cancri, oltre che infarto, ictus, diabete, ipertensione ecc. questo non dovrebbe indurre lo Stato, se non altro per motivi di precauzione, a non consentire la pubblicità di questo dannoso prodotto? In questo caso, come nei precedenti, è lo Stato da mettere sotto processo, perché anche se la maggioranza della popolazione deviasse dal retto vivere, il vero Stato deve avere nelle sue più alte e pressanti finalità quello di formare il pensiero e la coscienza morale dei suoi cittadini e non assecondarne la deviazione.

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                        Siamo in sciopero della fame dal 21 settembre 2020.

Ci idratiamo per sopravvivere ma non forniamo al nostro corpo elementi nutrizionali vitali.

Lo sciopero della fame inteso e praticato non come suicidio ma come lotta politica dal rischio calcolato perché lo sciopero della fame è una questione squisitamente politica.

 E’ un mezzo tramite il quale si protesta nei confronti delle autorità e dal 2000 questa forma di lotta viene meglio definita col neologismo “necroresistenza” per affermare la superiorità della esistenza politica su quella biologica con la trasformazione del corpo da luogo di soggezione ad arma di insurrezione.

 La nostra insurrezione prosegue ostinatamente ma anche drammaticamente.

 Esattamente come ostinatamente e drammaticamente cercheranno quotidianamente di sopravvivere alla prigionia gli Orsi al Casteller chiusi nei loro loculi.

Ancora una volta siamo a chiedere al mondo animalista antispecista italiano di andare oltre alle peculiarità di pertinenza dando  respiro alla superiorità della esistenza politica su quella del pensiero individuale o di congrega.

Friedrich Engles ha detto ” Un’oncia di azione vale quanto una tonnellata di teoria.” Ecco. Vi chiediamo una oncia di azione da destinarsi alla causa della Liberazione Orsi prigionieri.

Abbiamo una pagina da “esportare” questo è il link :

https://www.facebook.com/Dont-Sentence-Bears-and-Humans-to-Death-103400458266707/?view_public_for=103400458266707

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