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L’ennesimo sfacelo vegetale a Langhirano.

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L’ennesimo sfacelo vegetale a Langhirano.
Sigillatura

CHE AMAREZZA

A distanza di 4 giorni dall’asfaltatura di via Vittorio Veneto ecco il risultato: fare i lavori e non riuscire a raggiungere nemmeno un minimo accettabile. Per dare a tutti un’idea di “minimo” farò riferimento al Piano del Verde Urbano di Parma (redatto da Zanzucchi Associati, progettisti di soluzioni ambientali).

Farò riferimento a questo perché, nel 2024, un Piano del Verde a Langhirano NON ESISTE.

Nel Piano del Verde di Parma, in riferimento alle alberature dei parcheggi pubblici, si fa cenno allo spazio vitale PERMEABILE MINIMO da garantire all’albero; questo dovrebbe avere UN RAGGIO NON INFERIORE a 1,25 m dal fusto della pianta.

Ad oggi, i bagolari di via Vittorio Veneto si ritrovano in poste di 1,70 m di DIAMETRO (NON RAGGIO!!!), quindi, se la matematica non è un’opinione, siamo abbastanza sotto il minimo definito “accettabile” nel piano di cui sopra.

Tralasciando la questione di sigillatura del terreno che, oltre a ridurre l’infiltrazione delle acque, impedisce l’evapotraspirazione e diminuisce l’umidità del suolo. Cosa significa? Che il terreno non è più in grado di funzionare da serbatoio! Ulteriore conseguenza: la diminuzione della sua capacità di ricarica delle falde.

A questo punto mi domando: finché non ci sarà un regolamento specifico, queste opere saranno sempre tutte lecite?

Ultima nota: le soluzioni alternative all’asfalto che mettono d’accordo fruibilità (sia pedonale che carrabile) e sostenibilità ambientale, ESISTONO

Martina Pellacini
Architetto
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POTATURE











Questi sono alcuni dei tigli del Centro Culturale di Torrechiara, passati da alberi con grandi fronde in piena vegetazione a totem di legno in pochi minuti. Fortunatamente qualcuno ha fermato gli addetti prima che terminassero l’opera, salvaguardando qualche esemplare dal capitozzo certo.

Tralasciando la modalità con cui sono stati eseguiti i tagli, capitozzando le alberature (i capitozzi sono fra le cause maggiori dell’aggravio dello stato fitosanitario e fitostatico delle piante), è innegabile che anche il periodo non sia quello opportuno per le potature, che sarebbero da eseguire principalmente in inverno, quando le piante sono in stato di dormienza.

È certo che puntare il dito contro terzi a fatto avvenuto non ha gran senso, ma quel che è altrettanto certo è che si appura una TOTALE MANCANZA DI PROFESSIONALITÀ E CAPACITÀ NELLA GESTIONE DEL PATRIMONIO VEGETALE. Perché il patrimonio vegetale è pubblico, sì, anche se messo a dimora in aree private, perché ogni albero continuerà a produrre ossigeno a prescindere…non farà certo differenze tra chi ne beneficerà.
Martina Pellacini
Architetto

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