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Pesca a strascico illegale: ecco come viene saccheggiato il Mediterraneo con la complicità passiva dei governi nazionali e della Ue

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 Stefano Valentino
A denunciarlo è il sodalizio di ONG MedSea Alliance che oggi pubblica importanti dati e studi, ottenuti in esclusiva da ilfattoquotidiano.it, compreso il primo Atlante sulle infrazioni nelle aree chiuse allo strascico. Controlli poco trasparenti o addirittura assenti consentono il saccheggio del mare più sovrasfruttato al mondo, oltre che uno dei più ricchi di biodiversità: il 75% degli stock ittici è oggetto di pesca eccessiva e la varietà di specie per area supera di circa 10 volte la media mondiale

governi e l’Ue non difendono seriamente i fondali del Mediterraneo dalla pesca illegale. A denunciarlo è il sodalizio di ONG MedSea Alliance che oggi pubblica importanti dati e studi, ottenuti in esclusiva da ilfattoquotidiano.it, compreso il primo Atlante sulle infrazioni nelle aree chiuse allo strascico. Controlli poco trasparenti o addirittura assenti consentono il saccheggio del mare più sovrasfruttato al mondo, oltre che uno dei più ricchi di biodiversità: il 75% degli stock ittici è oggetto di pesca eccessiva e la varietà di specie per area supera di circa 10 volte la media mondiale.

Con 5884 pescherecci (rapporto FAO del 2020), lo strascico rappresenta il 39% delle entrate dell’intero settore della pesca nel Mediterraneo. La flotta italiana è la più grande con 2024 imbarcazioni. Secondo la ONG Oceana (membro di MedSea Alliance), nel 2019 la durata dello strascico delle barche italiane sugli ecosistemi vulnerabili è stata oltre tre volte superiore a tutti gli altri paesi. “Raschiando il fondale con le sue reti, la pesca a traino falcia habitat cruciali e frantuma i sedimenti marini che immagazzinano CO2, contribuendo così al riscaldamento globale – spiega Nicolas Fournier, direttore della campagne per la protezione degli habitat presso Oceana – Uccide inoltre un numero record di specie in via di estinzione, spesso rigettate morte o lasciate morire in mare, particolarmente tartarughe marine, squali e razze”. Per questo lo strascico è regolamentato nel Mediterraneo da una complesso mosaico di regole nazionali, Ue e internazionali.

Al divieto generalizzato sotto i 1000 metri di profondità ed entro 3 miglia nautiche (5,6 km) dalla costa si aggiungono le chiusure in determinati periodi. Specifiche categorie di aree godono di un protezione più o meno elevata. Quella massima vige per gran parte delle Aree ristrette alla pesca (Fisheries Restricted Area – FRA) istituite dalla Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo che riunisce i paesi Ue e non. Si va invece dal divieto alla semplice limitazione nelle cosiddette Aree marine protette (AMP), create dai singoli Stati per raggiungere gli obiettivi di tutela ambientale previsti dagli accordi multilaterali (in particolare la Convenzione internazionale sulla Biodiversità). Le aree ristrette previste dal Regolamento Mediterraneo Ue del 2006 sono invece rimaste per lo più lettera morta. “Il quadro normativo protegge in maniera completa solo lo 0.2% del Mediterraneo, troppo poco”, commenta Fournier.

Poca trasparenza su infrazioni e sanzioni – L’Atlante interattivo, lanciato dalla Med Sea Alliance, raggruppa le infrazioni riscontrate in gran parte delle 350 analizzate (178 in Italia), suddividendole in quattro categorie: le FRA, le AMP (riserve o parchi), le restrizioni nazionali, come le Zone di Tutela Biologica (ZTB) in Italia, e i siti Natura 2000, introdotti dalla Direttiva europea Habitat.

La mappa visualizza non solo le violazioni segnalate dalle autorità locali o dai media (tra il 2018 e il 2021), ma anche quelle che, seppur non ancora accertate, possono essere presunte sulla base dei tracciati AIS (sistema di identificazione automatica) delle imbarcazioni, analizzati sulla piattaforma Global Fishing Watch (tra il 2020 e il 2021). Il sistema di comunicazione satellitare AIS, introdotto dall’Organizzazione marittima internazionale per evitare collisioni e obbligatorio nell’Ue su tutti i pescherecci di oltre 15 metri, fornisce tipo, posizione, direzione e velocità delle imbarcazioni. La combinazione algoritmica di questi parametri consente di dedurre con elevata probabilità se vi è stata attività di pesca in una specifica zona. 2 NOVEMBRE 2022
Fonte Link: ilfattoquotidiano.it