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Solo 80.000 persone sulla Terra respirano aria pulita

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Giacomo Talignani
Lo attesta il nuovo studio pubblicato su The Lancet. Le polveri sottili sono ovunque: l’0,18% della superficie terrestre è ancora incontaminata

Molto probabilmente, nessuna persona che sta leggendo questo articolo sta respirando aria pulita.
La percentuale di chi vive in un luogo al mondo non esposto al particolato fine è impressionante: appena 1 essere umano su 100.000. In pratica, quasi nessun posto sulla Terra è incontaminato, sicuro e non esposto al Pm 2,5.

I dati emergono da un nuovo studio pubblicato da un team di ricercatori internazionali della Monsah University sulla rivista The Lancet.

Basandosi sui limiti diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), la ricerca sostiene che solo lo 0,001% della popolazione mondiale è esposto a livelli sicuri, in dunque solo 80.000 persone.

L’intero mondo, a causa dell’inquinamento, sta cambiando: oggi solo lo 0,18% della superficie terrestre globale non è esposto al particolato atmosferico, uno dei principali rischi per la salute delle persone.

Nonostante i livelli elevati, in Europa e Nord America negli ultimi due decenni e fino al 2019 i livelli giornalieri si sono ridotti, ma sono invece aumentati in Asia meridionale, Australia, Nuova Zelanda, America Latina e Caraibi, con oltre il 70% dei giorni a livello globale che vedono livelli al di sopra dei limiti.

Il team di ricercatori, guidato dal professor Yuming Guo, della Monash University School of Public Health and Preventive Medicine, ha analizzato i valori delle stazioni di monitoraggio di particolato e della qualità dell’aria in tutto il globo, avvalendosi anche di rilevatori meteorologici e di inquinamento atmosferico satellitari, metodi statistici e di sistemi di intelligenza artificiale per valutare più accuratamente le concentrazioni di Pm 2,5 anche se, sottolineano gli esperti, mancano alcuni dati locali e regionali difficili da ottenere.

Basandosi su queste cifre, su una elevata risoluzione spaziale (di circa 10 km×10 km) e concentrandosi su aree con valori superiori a 15 μg/m³ (il limite di sicurezza dell’Oms) lo studio ha riportato una serie di osservazioni a seconda delle zone del mondo.

In media, nel 2019 oltre il 70% dei giorni presentava ancora concentrazioni di Pm 2,5 superiori alla soglia.

Passando per la lente di ingrandimento dei vari Paesi, si nota però come nell’Asia meridionale e orientale sono stati oltre il 90% i giorni limite, così come in Australia e Nuova Zelanda c’è stato un “marcato aumento”.

Se si guardano le concentrazioni più elevate di Pm 2,5 sono state distribuite soprattutto nelle regioni dell’Asia orientale (50,0 µg/m 3 ) e dell’Asia meridionale (37,2 µg/m 3 ), seguite dall’Africa settentrionale (30,1 µg/m 3 ); mentre nonostante gli aumenti, Australia e Nuova Zelanda (8,5 μg/m³), altre regioni dell’Oceania (12,6 μg/m³) e America meridionale (15,6 μg/m³) hanno registrato le concentrazioni annuali di Pm 2,5 più basse.

Queste polveri sottili sono generate solitamente da ogni tipo di combustione, da quello usato per il riscaldamento nelle case a quello delle auto, le fabbriche, gli incendi e via dicendo: si tratta di polveri finissime, pari a un trentesimo del diametro di un capello, in grado di permanere nell’aria a lungo e di spostarsi grazie ai venti per migliaia di chilometri arrivando anche in luoghi remoti. Sono state trovate, a esempio, persino in Antartide, oppure in Amazzonia, nei deserti, sulle cime delle montagne.

I danni alla salute umana, con le polveri che penetrano in profondità nei polmoni o nel circolo sanguigno, sono vari: dal rischio tumori a malattie cardiovascolari e sono persino associate a depressione, Alzheimer o danni per il cervello.

Sui limiti imposti dall’Oms c’è ancora molto dibattito, ma è indubbio come l’esposizione al particolato sia costante e continuo ormai in tutto il Pianeta.

In Italia la media giornaliera è di 15 microgrammi (con picchi anche di 167) e la zona più inquinata è la Pianura Padana, fra le peggiori d’Europa.

Tra le città più esposte, ogni anno risultano per esempio Torino, oppure Milano, dove si va dai 10 microgrammi estivi di media ai 50 invernali.

Per il professor Guo lo studio è importante perché «fornisce una profonda comprensione dello stato attuale dell’inquinamento atmosferico esterno e dei suoi impatti sulla salute umana. Con queste informazioni, i responsabili politici, i funzionari della sanità pubblica e i ricercatori possono valutare meglio gli effetti sulla salute a lungo termine dell’inquinamento atmosferico e sviluppare strategie di mitigazione dell’inquinamento atmosferico».
Fonte Link: lasvolta.it