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CONDANNATI AL MATTATOIO I CAVALLI CAVIA DI BOLOGNA

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L’ateneo conduce esperimenti su vecchi esemplari poi manda al macello. La Lav: li diffidiamo da mesi ma non riceviamo risposta

SILVIA GUIDI

(libero) BOLOGNA – "L’esperimento durerà un altro mese, ma l’abbiamo letto sui giornali, nessuno ci ha contattato. Chiediamo che i tre cavalli-cavia non siano abbattuti, se possibile; l’impatto delle terapie può essere valutato con una biopsia, non è necessario ucciderli" spiega Maria Falvo, della Lav emiliana. Lo scontro tra gli attivisti della Lega anti vivisezione e la Facoltà di veterinaria della Università di Bologna è iniziato a fine novembre 2007: oggetto del contendere, la sperimentazione di una terapia a base di cellule staminali sui tendini lesionati dei cavalli da trotto. Secondo i protocolli sperimentali dell’Università, i tre animali-cavia, dopo essere stati feriti ai garretti dai ricercatori per raccogliere dati sugli effetti delle cure, sarebbero stati destinati all’abbattimento. Ma il clamore seguito alla denuncia della Lav, che ha diffidato l’Università dall’uccidere gli animali e ne ha chiesto l’affidamento (molti allevatori, nel frattempo, si erano offerti di adottarli) ha riaperto la questione.

Durante un primo incontro con la Lav, avvenuto il 5 dicembre scorso, l’Università aveva lasciato intendere che avrebbe seriamente riflettuto sulla possibilità di non sopprimerli (fatto che, precisano gli animalisti, +corrisponde a quanto suggerito dal Ministero della Salute nel provvedimento di autorizzazione dell’esperimento;) in cambio di una tregua alla gogna mediatica scatenata dagli "avvocati degli animali". Le parti si erano lasciate con il tacito accordo che l’Università avrebbe formulato un’ ipotesi di lavoro per salvare almeno uno dei cavalli.

LE TRATTATIVE IN COMUNE "Durante l’udienza, che si è svolta il 17 dicembre nei locali della Commissione istruzione cultura turismo e sport del Comune di Bologna, il rappresentante dell’Università si era mostrato ancora possibilista -spiega la portavoce della Lav-. A seguito di questo incontro abbiamo mantenuto fede agli impegni presi, contrariamente a quanto fatto dalla controparte: nessuna proposta, nessuna ipotesi di lavoro. Tuttora le condizioni dei cavalli sono sconosciute, e non si sa nemmeno se siano vivi o morti." La data prevista per la conclusione dell’esperimento, il 30 gennaio, è stata spostata di un mese; nel frattempo la Lav, tramite l’avvocato Giovanni Adamo, ha nuovamente formalizzato la diffida a non sopprimere gli animali al responsabile dell’Unità di ricerca del dipartimento clinico veterinario dell’Università di Bologna e al direttore dello stesso dipartimento, il professor Paolo Famigli Bergamini (ai sensi del’articolo 544 bis del codice penale, "Uccisione di animali", secondo cui "Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi"). La Lav ha poi richiesto precise informazioni sul loro stato di salute, rinnovando la richiesta di affidamento. Dove possibile.

ESEMPLARI DA MACELLO "Non vogliamo sottoporre gli animali ad accanimento terapeutico -precisa Marta Falvo- tenerli in vita mentre non sono più in grado di muoversi o soffrono atrocemente sarebbe una tortura inutile. Vogliamo solo essere certi che non vengano soppressi solo perchi "tanto si tratta di capi da macello", come ha dichiarato alla stampa il portavoce dell’Università. Si può analizzare il tessuto anche su una biopsia da animale vivo. Tra l’altro non è la prima volta che si testano lo staminali in questo campo. L’Università di Pisa ha già fatto esperimenti simili, e su una ventina di cavalli. Bologna aveva chiesto molti esemplari in più per avere un campione più ampio, ma il Ministero gliene ha concessi solo tre."
"Siamo estremamente delusi -rincara la dose Annalisa Amadori, responsabile provinciale Lav di Bologna- ma non ci arrendiamo, la salvezza dei tre cavalli e il loro affidamento alla nostra associazione hanno precisi fondamenti giuridici e scientifici che porteremo fino alle loro logiche conseguenze, compresa quella dell’inoltro alla Procura della Repubblica".
"Se l’incisione del tendine è longitudinale è curabilissima; anzi, è un’operazione che viene praticata a volte in caso di malattia -ci spiega Oliviero Fani, direttore del Centro ippico toscano di Firenze- ma se il taglio è trasversale non c’è speranza; il cavallo diventa praticamente paraplegico, e un animale di svariati quintali non è facile da spostare. Io i cavalli vecchi li faccio stare con i bambini -continua Fani- costa un po’ mantenerli, ma vale la pena comunque. Non me la sento di mandarli in pensione, figuriamoci darli al macellaio. Se dovessi scegliere se fare del male a un mio simile o a un cavallo non avrei dubbi: gli uomini possono difendersi, gli animali no".

LA SCHEDA COS’E’ LA LAV La Lega anti vivisezione è la principale associazione animalista in Italia, riconosciuta Ente morale ed organizzazione non lucrativa di utilità sociale. Si batte contro ogni forma di sfruttamento degli animali, conduce campagne di sensibilizzazione con la forza di 85 sedi locali, l’impegno di centinaia di volontari e il sostegno di migliaia di soci, intervenendo direttamente per la tutela degli animali e promuovendo azioni legali in casi di maltrattamento. La Lav è membro italiano di "Ear – Europe for Animal Rights", della Coalizione europea contro la vivisezione (Eceae), della Coalizione europea per gli animali dall’allevamento (Ecfa).

COS’E’ LA VIVISEZIONE Per vivisezione, o sperimentazione "in vivo", si intende qualsiasi esperimento eseguito su animali. Non tutti gli esperimenti prevedono la dissezione dal vivo, ma sono ugualmente cruenti ed invasivi nei confronti degli animali, per questo, ed anche per ragioni giuridiche, il termine vivisezione è usato come sinonimo del più generico "sperimentazione animale". Ogni anno, solo in Italia, più di 900mila animali, circa 3mila al giorno, vengono utilizzati sia nella ricerca di base che applicata. I test a cui vengono sottoposti sono spesso richiesti da leggi antiquate e forniscono risultati inapplicabili all’uomo e di conseguenza, pressochè inutili.