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Mille euro per la visita al randagio

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Mille euro per la visita al randagio. Il comune di Sanremo paga 23 mila euro l’anno ai veterinari Asl. Curati solo 25 cani e gatti

MARCO MENDUNI Ferruccio Sansa

(Il Secolo XIX) Sanremo (IM) – «A me con questa storia dei gatti mi faranno venire l’esaurimento nervoso». Roberto Parsi, assessore a Sanremo, si passa le mani sulla fronte. Sospira. E ricorda il bilancio dell’ultimo anno: «Abbiamo stipulato un appalto per il servizio di pronto soccorso per animali randagi da ventritremila euro l’anno», sussurra. Ma quanti animali sono stati curati? «Venticinque», sbotta Parsi. Ripete e scandisce: «Ven-ti-cin-que». A questo punto non serve essere dei fini matematici o degli esperti di statistica per fare due calcoli: venticinque interventi l’anno significa uno ogni due settimane circa. Di più: ventritremila euro di spesa divisi per venticinque animali curati fa circa 920 euro per ogni visita. Se si parlasse di un consulto del professor Umberto Veronesi potrebbe ancora andare, ma che una somma simile sia spesa per una visita a Fido o Fuffi un pochino stupisce.

Soprattutto in un periodo di vacche magre (avranno anche loro bisogno del pronto soccorso veterinario?) delle casse pubbliche. A Sanremo – nelle aule della politica come per le strade – la questione è sulla bocca di molti. Il mondo dei veterinari è in subbuglio. La questione forse non riguarda i soliti quattro gatti, ma è ben più complessa. Qui sono in ballo centinaia di migliaia di euro e anch e la gestione della sanità pubblica. Insomma, interessi consolidati, aspettative. «Parlatene, parlatene, perché qui mi stanno facendo impazzire», ripete Parsi (indipendente nella giunta di centrosinistra che governa Sanremo), assessore a Viabilità e Controllo del Territorio che, forse senza pensarci, ha accettato anche una delega apparentemente innocua: "Rapporti con enti per la protezione degli animali". Non avrebbe mai detto, il povero Parsi, che quella competenza gli avrebbe portato più grattacapi del problema del traffico. «Tutto è cominciato con una legge che ha previsto l’istituzione di un servizio di pronto soccorso veterinario», si sfoga l’assessore. Un servizio 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno destinato agli animali randagi: sacrosanto. Però tra il dire e il fare spesso c’è una bella differenza. Insomma, il Comune non riesce a trovare chi svolga il servizio e alla fine decide di stipulare una convenzione con il servizio veterinario della Asl 1 Imperiese: è il documento protocollato numero 26.247 del 2002. Sono sei pagine, fitte fitte, piene di rimandi a leggi e regolamenti, di espressioni burocratiche. Risultato: l’occhio dopo qualche riga si perde, l’effetto è quello di una pastiglia di Tavor. Ma per chi ha il coraggio di andare fino in fondo gli spunti interessanti non mancano. «Il Comune di Sanremo necessita di qualificata consulenza specialistica nella disciplina di Veterinaria con particolare riferimento agli interventi di Pronto Soccorso e cure, in casi di somma urgenza, agli animali randagi», scrive la convenzione. Poi pagine e pagine, fino all’articolo 4 dove si comincia a capire qualcosa: «Le prestazioni oggetto della presente convenzione saranno svolte al di fuori dell’impegno orario di servizio e saranno quantificate in cinque ore settimanali salvo interventi di emergenza». In pratica un’ora al giorno, esclusi sabato e domenica. Ma andiamo avanti: «Quale compenso per l’esecuzione delle prestazioni – stabilisce la convenzione del 2002 – il Comune di Sanremo corrisponderà la somma di 17.000 euro all’Asl 1». Denaro che passa da un soggetto pubblico a un altro? Non esattamente, perché «la Asl si impegna a versare al veterinario il 95 per cento del compenso». E qui, nel 2002, cominciarono le polemiche. Ma era soltanto l’inizio: «Negli anni successivi – allarga le braccia l’assessore – abbiamo rinnovato la convenzione. L’anno scorso siamo arrivati a 23.000 euro per 25 animali curati». Una follia? «No, perché noi abbiamo pagato la reperibilità dei veterinari. Certo… non tutto forse ha funzionato alla perfezione, abbiamo ricevuto segnalazioni che non sempre i medici erano reperibili… ma non ci sono prove», racconta Parsi. Resta un fatto: il Comune di San

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