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PESCA, STOCK DEGLI OCEANI AL LIMITE

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(ANSA) ROMA – Più della metà degli stock di squali grandi migratori ed il 66% degli stock ittici transzonali e d’alto mare, composti da specie come i naselli, il merluzzo bianco, l’halibut, il pesce specchio dell’Atlantico, lo squalo elefante ed il tonno rosso, sono sfruttati in eccesso o fortemente impoveriti. A lanciare l’allarme è la Fao nel rapporto biennale sullo Stato della pesca e dell’acquacoltura nel mondo. Le specie transzonali sono costituite dai pesci che attraversano regolarmente i confini marittimi nazionali e le acque extraterritoriali.

 "Questi stock rappresentano solo una piccola parte delle risorse ittiche mondiali – ha spiegato Ichiro Nomura, direttore del dipartimento della Pesca e aquacoltura della Fao – ma sono molto indicativi dello stato in cui versa buona parte dell’ecosistema oceanico". Il rapporto analizza lo stato di tutti gli stock marini e, oltre al pericolo per le specie d’alto mare e transzonali, rileva che il 25% di tutti gli stock marini monitorati sono risultati o sfruttati in eccesso (17%), o depauperati (7%) o in fase di recupero, dopo una situazione di totale impoverimento (1%). Mentre il 52% è sfruttato al pieno della sua capacità, il che vuol dire che è già vicino al livello massimo di produzione sostenibile, il 20% è moderatamente sfruttato e il 3% è sottosfruttato. Per quanto riguarda il monitoraggio delle catture in alto mare, il rapporto Fao fa riferimento a statistiche del pescato disponibili solo per zone molto estese, quindi non dettagliate.

 Questo, secondo l’organizzazione delle Nazioni Unite, rende molto difficile riuscire a valutare con accuratezza lo stato di specifici stock d’alto mare e gestirli in maniera responsabile. Le zone che destano maggiore preoccupazione sono l’Atlantico Sud-orientale, il Pacifico Sud-orientale, l’Atlantico Nord-orientale e le aree di pesca d’alto mare dei tonni nell’ Oceano Atlantico e nel Pacifico. In queste zone la proporzione di stock che rientrano nella categoria di quelli sfruttati in eccesso, impoveriti o in recupero va dal 46% al 66% del totale.

 "Questo andamento conferma che il potenziale di cattura degli oceani – ha proseguito Nomura – ha quasi raggiunto il suo limite massimo ed evidenzia la necessità di una gestione della pesca più cauta ed efficace per riuscire a ripopolare gli stock depauperati ed evitare il declino di quelli che sono sfruttati al limite massimo, o quasi, del loro potenziale". Il prelievo da cattura ha raggiunto la cifra record di 95 milioni di tonnellate l’anno, con 85,8 milioni provenienti dalla pesca in mare aperto e 9,2 milioni da acque interne.

Tale cifra, secondo alcune stime dell’International Food Policy Research Institute, è destinata ad aumentare a 116 milioni di tonnellate, entro il 2020. Il commercio ittico globale (pesce e prodotti ittici) ha raggiunto un valore d’esportazioni di 71,5 miliardi di dollari, con un incremento del 23% rispetto al 2000.

Nel complesso, la produzione ittica globale (pescato di mare, di acque interne e d’allevamento) ammonta a 141.6 milioni di tonnellate all’anno, di cui il 75% (105.6 milioni di tonnellate) é usato per il consumo umano diretto, il resto è usato per prodotti come olio e farina di pesce. L’acquacoltura rimane il settore alimentare che registra la più rapida crescita al mondo, con una produzione di 47,8 milioni di tonnellate l’anno. E se nel 1980 solo il 9% del pesce consumato era d’allevamento, oggi questa percentuale arriva al 43%. 

La Toscanini