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Per nutrire tutti

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Se tutti diventassero vegan potrebbero rendersi disponibili risorse alimentari sufficienti a nutrire l’intera popolazione mondiale. Il motivo è semplice. Gli allevamenti consumano enormi quantità di vegetali che gli animali convertono in carne, latte e uova. Ma questo processo di trasformazione comporta una grande perdita delle proteine e dell’energia contenute nei vegetali: la maggior parte serve semplicemente a sostenere il metabolismo degli animali e non si converte in tessuti commestibili. Insomma, se i vegetali fossero destinati direttamente al consumo umano, potrebbero sfamare un numero più alto di persone. Solo un esempio. Se destiniamo un ettaro di terra all’allevamento bovino otteniamo in un anno 66 Kg di proteine; se invece ci coltiviamo la soia abbiamo un raccolto di 1848 Kg di proteine: 28 volte di più!

La dieta vegetariana può nutrire un numero molto più alto di persone rispetto a una dieta onnivora. Ecco gli esseri umani che, secondo una stima fatta dal Professor Peter Ulvin basandosi su statistiche della della FAO (Food and Agricultural Organization) dell’ONU, possono essere sfamati con differenti tipi di alimentazione:

6.3 miliardi di persone con una dieta vegan
3.2 miliardi con il 25% di prodotti animali nella dieta

Naturalmente la fame nel mondo è un problema complesso, legato alla ingiusta distribuzione del cibo e non solo alla sua produzione ma è innegabile che diventare vegan significa risparmiare risorse a favore delle popolazioni affamate.

Un rapporto della FAO indica i seguenti problemi ambientali causati dagli allevamenti:

  • riduzione della biodiversità e danni all’ecosistema
  • erosione del terreno e riduzione della quantità di acqua
  • effetto serra e contaminazione delle acque con azoto, fosforo e pesticidi
  • piogge acide e contaminazione del terreno con metalli pesanti

Negli allevamenti le deiezioni animali vengono raccolte in lagune artificiali che possono inquinare le acque. Le deiezioni di polli e maiali spesso finiscono nelle acque e contribuiscono alla crescita di organismi patogeni che avvelenano gli esseri umani e uccidono milioni di pesci. Anche la pesca industriale danneggia gravemente l’ecosistema marino.

Fonte: Vegan Outreach – Associazione animalista

Per difendere l’ambiente

Se è necessaria meno terra per sfamare un vegan è chiaro il minore impatto ambientale di questa scelta alimentare. Non si devono abbattere foreste per creare nuovi pascoli, si deve usare meno energia per coltivare i campi (con la riduzione dell’emissione di gas che provocano l’effetto serra), meno pesticidi e meno fertilizzanti. Solo qualche dato. Nella foresta Amazzonica l’88% dei terreni disboscati è adibito a pascolo e dal 1960 un quarto delle foreste dell’America centrale sono state abbattute per creare spazio agli allevamenti. Ogni 16 Kg di cereali e soia dati agli animali producono 1 Kg di carne; il resto del "prodotto", composto principalmente di escrementi, finisce nei fiumi. Una persona che segue uno stile di vita vegan risparmia, ad esempio, 0,5 ettari di alberi in un anno.

Gli allevamenti intensivi sono una minaccia per la Terra. Inquinano l’ambiente e consumano enormi quantità d’acqua, cereali, petrolio, pesticidi e farmaci. I risultati sono disastrosi.

David Brubaker – Scienziato – Johns Hopkins University
Tratto da: Environmental News Network, 20/09/99