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Video, libri e blog, tutto sulla carne In Usa più consumo consapevole

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Molti consumatori americani si chiedono da dove provenga la bistecca che hanno sul piatto. Nasce "l’indice di compassione". Vogliono sapere, tra l’altro se l’animale è stato allevato con cura, e ha mangiato cibo sano e se è stato macellato senza sofferenze

PAOLO PONTONIERE

(repubblica.it) SAN FRANCISCO (California) – "Ciao mi chiamo Wally e sarò la tua bistecca". Non ci sarebbe niente di strano se scritte del genere venissero per esempio affisse in un prossimo futuro alle mucche dell’Harris Ranch, uno dei maggiori produttori di carne bovina della California. Da quando la PETA – People for the Ethical Treatment of Animal – organizzazione che si batte per la difesa dei diritti degli animali – ha pubblicato video sul web nel quale si mostrano gli abusi ai quali vengono sottoposti le bestie da macello, cresce negli Stati Uniti il numero degli onnivori che vuole conoscere la provenienza della carne che consuma.

E se non bastasse il filmato della PETA – a più riprese definita "organizzazione di stampo terroristico" dalle autorità americane – a convincere i consumatori americani che è meglio interessarsi ai destini della propria bistecca prima di incontrarla al supermercato nella sua confezione di plastica, ci ha pensato anche il recente richiamo di 143 milioni di libbre di carne bovina ordinato dalla FDA. L’agenzia di controllo statunitense aveva ricevuto una soffiata dalla Humane Society che un macello di Chino stava affettando e triturando anche vacche ammalate, sofferenti o arrivate già morte a destinazione.

E così i consumatori di carne, che in genere preferiscono astenersi dal discutere argomenti spinosi come la maniera in cui vengono ammazzate le vacche che mangiano, hanno cominciato a chiedere ai fornitori cosa ne sapessero della carne che vendevano. Se era stata trattata umanamente – umorismo non intenzionale – se gli avevano dato da mangiare cibo pulito e se era stata macellata senza sofferenze.

A rafforzare la spinta verso la costituzione di un movimento per la carne responsabile ha contribuito poi la pubblicazione di vari libri sull’argomento. Libri tra i quali fanno spicco i best seller The Omnivore Dilemma, The Shameless Carnivore e The Compassionate Carnivore. Quest’ultimo in particolare ha suscitato una vera e propria raezione popolare. Scritto da Catherine Friend, un’allevatrice del Minnesota, e sintetizzato da un breve articolo (Meetiung My Meat) dell’autrice su cosa significa crescere degli agnelli con l’intenzione di mangiarseli, ha spinto cuochi famosi, come Chris Cosentino del ristorante Incanto di San Francisco, a ridurre la misura delle prozioni e a mettere in menu tagli di carne – fegato, cuore, cervello, trippa e reni -che usualmente non si consumano nei ristornati d’alta classe.

Anche catene di ristoranti semi fast-food come Chipotle Mexican Grill e O’Natural – una franchise che serve anche università, ospedali e mense aziendali – ad offrire carne organica, che è stata pascolata in libertà e che è priva di ormoni e antibiotici. Spopolano a questo punto anche le organizzazioni come le Community Supported Agriculture e gruppi di base come i Meat Buying Club e i Whole Animal Sharing Club che aiutano i consumatori a perseguire l’obbietivo di mangiare carne con integrità. Gruppi di questo genere sono usualmente costituiti da consumatori che decidono o di consorziarsi e prepagare un allevatore per crescere un animale specifico che verrà svezzato e macellato secondo dettami etici ben precisi oppure di sostenere la produzione di una fattoria o di un macellaio che si impegna a produrre solo animali trattati naturalmente.

Ma i consumatori di carne responsabile riconoscono che per risolvere il problema non basta solo modificare la maniera in cui si allevano e si commercializzano le bestie. Bisogna incidere anche sulle abitudini di consumo, tendendo a ridurre lo spreco. Questo è per esempio uno dei punti che stanno maggiormente a cuore a Cosentino che, nel suo blog, non può non esaltare abbastanza le virtù di mangiare tutto quello che si può di un animale. Una cosa che – a sentire lui – già da sé innalza il quoziente di compassione di tutte le carni che si consumano.

Quella del quoziente di compassione è un’idea che emerge dal libro The Compassionate Carnivore, ovvero Il Carnivoro Caritatevole. Anche se può sembrare un controsenso l’indice dà la misura che l’animale è stato allevato con cura, che non gli sono stati somministrati farmaci nocivi, che ha pascolato in maniera naturale, che non ha mangiato cibi estranei alla sua dieta tipica e che non è stato rinchiuso in ovili affollati.

Adesso i carnivori caritatevoli sono sbarcati anche sul web. A parte il sito personale della Friend, che ha sviluppato un grande seguito di pubblico, siti come www.certifiedhumane.org, www.localharvest.com, www.eatwellguide.org, www.wastefood.com e www.meatpaper.com spiegano ai consumatori interessati non solo come mangiare carne responsabilmente ma in alcuni casi anche come cucinarla con gusto. E se vi dovesse venire lo sfizio di imparare a cucinare la bistecca in maniera eco-umana ecco alcuni dei libri raccomandati dal sito chow.com: The Silver Palate Cookbook; Cook with Jamie: My Guide to Making You a Better Cook e The America’s Test Kitchen Family Cookbook.

(25 settembre 2008) Tutti gli articoli di esteri