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Il legame tra sprechi alimentari e allevamenti: nuovo report

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Maria Mancuso
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Secondo l’ultimo report del WWF la carne e i prodotti animali sprecati ogni anno a causa degli allevamenti equivalgono a 153 milioni di tonnellate. Un enorme problema etico e ambientale.

Quando si parla di spreco alimentare poca importanza viene data a quello che si registra prima che i prodotti vengano messi in vendita, vale a dire quando si trovano ancora nell’azienda agricola o nell’allevamento. Eppure è qui che si concentrano le perdite maggiori. 

Secondo The global impact of food loss and waste on farms, un recente report del WWF, in Europa e Nord America lo spreco di cibo nelle aziende agricole e negli allevamenti superano di gran lunga quello che avviene in casa. Andando più nello specifico: 1,2 miliardi di tonnellate di cibo viene sprecato prima di lasciare l’azienda, contro le 931 milioni di tonnellate sprecate dalla vendita al dettaglio, dai servizi di ristorazione e dalle famiglie. Quantità sufficienti per sfamare ben quattro volte tutte le 870 milioni di persone denutrite nel mondo. (tabella 1) 


 

 

Impronta carbonica, idrica e altre problematiche causate dagli sprechi

L’impronta carbonica complessiva degli sprechi alimentari nella fase agricola è di 2.2 gigatonnellate di CO2: circa il 4% di tutte le emissioni di gas serra antropiche (GHG) e il 16% delle emissioni agricole. Questo equivale alle emissioni del 75% di tutte le auto guidate negli Stati Uniti e in Europa in un anno.

 
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Come spiega lo studio, l’allevamento e l’agricoltura, inclusa quindi anche la produzione di mangime destinato agli allevamenti intensivi, sono responsabili del 30% di tutte le emissioni di gas serra di origine antropica e dell’80% della deforestazione. La produzione alimentare comporta il disboscamento di vaste aree di terreno, contribuendo alla perdita di biodiversità, all’estinzione di specie animali e al degrado del suolo. Attualmente il suolo fertile viene perso fino a cento volte più velocemente di quanto non venga prodotto, e questo fa diminuire i raccolti, aumentando la pressione per convertire più terra in terreni agricoli. 

La carne e i prodotti animali hanno un’impronta idrica molto elevata che deriva dalle colture destinate agli animali e dall’acqua che gli animali devono bere durante la loro vita. Lo spreco di fonti idriche dipende soprattutto dal latte, che costituisce oltre l’80% del totale delle perdite dovute a carne e prodotti animali. Quasi l’80% dello spreco di latte ha luogo nel sud e sud-est asiatico e l’8% in Europa. La carne suina costituisce l’8% del totale, di cui circa la metà proviene dall’Asia industrializzata. (tabella2)



 

 

 







Il caso del pollo broiler

Ma in cosa consistono questi sprechi nello specifico? Un esempio è l’alta mortalità degli animali all’interno degli stabilimenti dovuta alle condizioni di vita, ma anche alla genetica stessa degli animali. Facciamo l’esempio del pollo.

Nella storia recente abbiamo visto un enorme aumento del consumo di pollo a livello globale. Per far fronte a questa domanda si è iniziato ad allevare il pollo “broiler”, un ibrido il cui tasso di crescita è superiore del 400% rispetto al suo predecessore allevato negli anni ‘50. Questo animale è stato ibridato per avere un petto enorme, anche se questo comporta gravi problemi di salute, come l’incapacità di reggersi sulle zampe, che spesso ne causano la morte.

 
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Anche i bassi standard di vita degli animali, gli incidenti, i guasti alle apparecchiature e i problemi di benessere, le condizioni di trasporto contribuiscono alla loro morte e, usando le parole del report, a “sprechi ingenti”. Ma non solo, anche i focolai di malattie, come l’influenza aviaria, hanno causato negli anni livelli catastrofici di avicoli morti negli allevamenti.

Inoltre, anche il mangime di per sé può essere considerato uno spreco, perché quello stesso cibo è molto spesso adatto al consumo umano: parliamo di soia, avena, mais che potrebbero essere consumati direttamente dalle persone. L’industria del pollo è quella che consuma più mangimi vegetali in Asia, Europa e Nord America: nel 2009 ne ha consumato il 41,5% a livello globale.

Per il bene di tutti: bisogna cambiare

Secondo il WWF, il benessere degli animali non è solo una questione etica, è anche una necessità ambientale. Difatti la produzione animale ha un enorme impatto anche sul Pianeta: la distruzione degli habitat — dovuta ad esempio alla produzione di soia come mangime o alla conversione di foreste in pascoli —, la persecuzione dei predatori degli animali allevati, il degrado dell’ambiente dovuto al pascolo eccessivo, nonché l’inquinamento derivante sia direttamente dagli animali che quello dovuto alla cattiva gestione del letame, sono tutti elementi che rappresentano un’ulteriore minaccia alla biodiversità. 

La soluzione è smettere di mangiare carne

Quando il cibo viene sprecato, lo sono anche tutte le emissioni associate alla produzione agricola, la crescita delle colture o degli animali, la raccolta e la lavorazione — senza parlare del suo smaltimento, che provoca emissioni aggiuntive.

È ora di cambiare il nostro sistema alimentare, basato sulla sofferenza degli animali e che parte agente nella distruzione del Pianeta. Togli la crudeltà dal tuo piatto, scegli un’alimentazione vegetale.  4 Agosto 2021

Fonte Link: essereanimali.org

 

La Toscanini