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L’INDIFFERENZA, LATO OSCURO DELLA COSCIENZA UMANA

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INDIFFERENZA: LATO OSCURO DELLA COSCIENZA UMANA

“L’uomo non troverà pace finché non estenderà la sua compassione

a tutte le creature viventi” (Albert Schweitzer)

Franco Libero Manco

Immaginiamoci braccati da esseri venuti da altri pianeti contro cui è impossibile qualunque reazione di difesa; in un luogo lugubre, senza vie di fuga, dal fetore pregnante di sangue, senza alcuna possibilità di essere aiutati. Immaginiamoci spinti a colpi di bastone verso il patibolo e accanto a noi squartati e appesi a ganci metallici i resti di nostri parenti e amici.

Perché riteniamo sacrificabile l’animale a vantaggio dell’uomo? Se riteniamo ingiusto che una eventuale specie aliena possa interferire nella nostra vita perché riteniamo legittimo interferire nella vita degli animali? Nel cibarsi l’animale non ha alternativa: non ha alternativa la volpe che uccide il coniglio o il leone che uccide la gazzella: noi si, ed è questo che non ci assolve, che non ci giustifica, che ci condanna a subire gli effetti del dolore che abbiamo causato.

Ognuno di noi in qualche modo ha sperimentato la sofferenza: quella fisica di una malattia, di un incidente, di un mal di denti, la perdita di una persona cara, dall’impossibilità di potersi difendere da un sopruso ingiusto o doloroso.

Solo una parte irrilevante della crudeltà umana può essere ascritta ad impulsi incontrollati, la maggior parte è dovuta a superficialità o ad abitudini consolidate da insane tradizioni: “La facoltà a delegare altri a commettere ciò che ci ripugna è la causa della maggior parte dei delitti” (Seneca).

Finché i gemiti degli animali assetati, affamati, agonizzanti continuano ad essere inascoltati; finché l’indifferenza avrà la meglio nei nostri cuori, siamo tutti colpevoli. E’ la nostra coscienza ad essere sotto accusa, che è chiamata a rispondere di questo dissennato martirio. Ma un popolo che si nutre di sangue e di cadaveri non può che avere un futuro di dolore. 

Ci si chiede il perché della violenza umana, delle guerre, delle malattie, del dolore. Vittima della sua stessa nemesi karmica, che pesa e si accumula, l’uomo è destinato a pagare per la leggerezza del suo vivere, per ogni vita spezzata, per ogni ferita inflitta ingiustamente  ai suoi simili e ai suoi fratelli animali.  “Finché gli uomini continueranno ad uccidere gli animali essi non cesseranno nemmeno di uccidersi tra di loro: il mondo animale si vendica dell’umanità forzandola nelle guerre a divenire carnefice di se stessa”. (Max de Saxe)

Il mondo si divide tra quelli che mangiano la carne, (ai quali non importa conoscere gli effetti  di questa dannosa e degradante scelta alimentare) e quelli che si astengono per senso di giustizia e di solidarietà verso le creature non umane. Poi vi sono i tiepidi, gli ignavi, coloro che dicono di amare gli animali ma non hanno la volontà di anteporre ciò che giusto al piacere del loro palato. “L’ingordigia di pietanze a base di carne è un’ingiustizia abominevole e io desidero che aspiriate soprattutto alle cose che sono un nutrimento eterno per la vostra anima”.(S. Gregorio di Nizianzo)

Le armi più letali dell’uomo contro se stesso, contro l’evoluzione, la civiltà e la vita sono il coltello e la forchetta. Queste sono state e saranno la nostra prima ed ultima rovina. L’uomo non si vergogna a divorare ogni cosa, a nutrirsi di salme: “Una mucca o una pecora morte che giacciono in un pascolo, sono considerate carogne. La stessa carcassa, trattata e appesa in un chiodo in macelleria, passa per cibo”. (J. H. Kellogg)

Ma come ha potuto l’uomo vendere la propria dignità, la propria ragione, mettere a tacere la  propria coscienza, sprofondare in un abisso di orrore fino a considerare l’animale cosa da mangiare? “C’è forse qualcosa di più abominevole del nutrirsi continuamente di cadaveri”?  (Voltaire)

Come può un rappresentante religioso, un politico, un esponente dei diritti umani rendersi complice di una simile aberrazione? Come può mettere nel proprio stomaco lo stomaco di un animale, i muscoli, il cervello, il cuore, il fegato di un animale e non inorridire a questa idea che degrada la nostra coscienza, la nostra mente, il nostro corpo, la nostra anima, il nostro pianeta, che rovina la nostra economia e trasforma questo pianeta in un’immensa camera di tortura per animali? Quando si acquista della carne è come fare la spesa all’obitorio.

Ho visto l’indifferenza più agghiacciante degli uomini nei confronti degli animali martirizzati negli stabulari dei vivisettori: ho visto un cane leccare implorante la mano del suo carnefice. Ho visto uomini strappare le pelli ai teneri cuccioli di foca ancora in vita. Ho visto i mitici figli della giungla serrati in strettissime gabbie dove al tormento segue la pazzia. Ho sentito le urla strazianti degli animali nei mattatoi ed erano le stesse dei malati di cancro terminali. Ho capito che l’uomo è il vero e più terribile virus mai apparso sulla terra, votato alla distruzione della natura e all’annientamento della sua stessa specie, ed ho capito che favorire, sollecitare, spronare, invogliare a consumare carne è il più rovinoso dei crimini  che un individuo possa commettere nei confronti della vita. La compassione è un sentimento indivisibile: chi non lo possiede per gli animali non può nutrirlo per gli umani.

Se riconosciamo agli animali la capacità di percepire il dolore, sensibilità, intelligenza come possiamo trattarli come se ne fossero privi? Il deviante concetto di priorità non ci assolve dalle responsabilità di ciò che causano le nostre scelte. E’ la stessa priorità che ha negato per millenni agli schiavi il diritto alla libertà e alla vita. E’ la stessa priorità che ha giustificato e che tutt’ora giustifica l’eccidio degli indio perché ostacolo agli interessi delle multinazionali. La stessa priorità che ci impedisce di sentirci complici di questo inferno cui abbiamo condannato gli animali, il pianeta e noi stessi.

Tutti i giorni si perpetua sulla terra un crimine nei confronti degli animali di proporzioni apocalittiche, perche? Gli animali possono essere allevati, uccisi, torturati, sfruttati, utilizzati come oggetti perché diversi da noi, cioè non sono umani, e anche se un cane ha percezioni, memoria, sentimenti superiori ad un bambino di un anno non è umano: questa è la sua colpa, e per questo può essere torturato, abbandonato, ucciso.

In che noi umani siamo diversi dagli animali se non nel corpo fisico? Ma uguaglianza imporrebbe ugual trattamento. Appellarsi alla differenza per giustificare il loro utilizzo e il loro martirio,  è la stessa motivazione che ha reso possibile i campi di sterminio nazisti in cui il diverso era cosa, da utilizzare, annullare, mentre è proprio la diversità delle cose che consente a noi di evolvere e alla vita stessa di perpetuarsi nell’universo.

Come può il macellatore, il vivisettore, il cacciatore, il pescatore essere in pace con la propria coscienza? ritenere il proprio interesse, il proprio piacere prevalente sulla vita e sul dolore di altri esseri senzienti? privare per sempre l’animale della luce del sole, dell’erba, del suo unico bene: la sua già brevissima esistenza?

Se siamo consapevoli che l’animale è in grado si percepire l’angoscia, come giustificare l’arrogante ed arbitraria presunzione di ritenere che la nostra vita, la nostra sofferenza, la nostra libertà sia più importante di quella degli  animali al punto da ritenere legittimo mangiarseli? “Condurre gli animali al macello, farli cuocere, non per nutrirsene e saziarsene, ma allo scopo di provarvi piacere e soddisfare la propria ghiottoneria, non c’è nome per designare questo misfatto, questo crimine”. (Porfirio)

Chi ci ha autorizzato a disporre della libertà e della vita degli animali? Chi ci ha autorizzato a limitare alla sola specie umana il comando “Non uccidere”? Quando penso a tutto questo un profondo sconforto mi pervade, ma la speranza di un mondo più giusto mi è dura a morire nel cuore.

La Toscanini