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Mattanze: normative, liceità e tradizioni.

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Mattanze:  normative, liceità e tradizioni.

Con il termine ‘mattanza’ si indica in genere l’uccisione sistematica di grandi gruppi di animali, in particolare tonni e mammiferi marini, ovvero una serie di delitti sanguinosi, specie ad opera della mafia[1].

            Il termine non è associato casualmente a entrambe le azioni, rappresentando in ogni caso una serie di uccisioni preordinate e coordinate, siano esse legalizzate o meno.  La ‘preordinazione e il coordinamento’ ne costituiscono l’aspetto comune, mentre l’illegalità dipende dalle leggi, non sempre quindi definibile a priori. In tal senso, un ‘crimine’ è un illecito penale  o delitto (se contemplato dalle normative) cui si accompagna il concetto di una particolare efferatezza o gravità, punibile anche col carcere. Tale concetto è oggi esteso anche ai maltrattamenti di particolare gravità contro gli animali non umani, in particolare quando tali maltrattamenti sono compiuti per ‘crudeltà’ o ‘senza necessità’ (v. L. 189/2004, in Italia). Le ‘mattanze’ dei tonni, tradizionali in alcune regioni italiane (es. Sicilia, Napoletano, Sardegna), così come quelle dei mammiferi marini in altre parti del mondo (es. Norvegia, Danimarca Isole Faer Oer, Giappone, ecc..) potrebbero quindi in base alla legge italiana essere considerate dei ‘crimini’ proprio in virtù del fatto che rappresentano un’uccisione di massa di animali non umani non giustificata da esigenze di ‘necessità’, aggravate dall’essere commesse con particolare ‘crudeltà’, ossia con mezzi che non garantiscono la morte immediata dell’animale o senza preventivo stordimento (come previsto in generale dal regolamento europeo 1099/2009 per i mattatoi), ma per dissezione, dissanguamento e/o asfissia, causando quindi notevoli sofferenze.

            La legge italiana 189/2004 non si applica però ipocritamente ai ‘crimini’ per uccisione in assenza di necessità e/o con crudeltà laddove (art. 3) esistano leggi dette ‘speciali’, quali quelle sull’abbattimento degli animali da reddito, sulla caccia, sulla pesca, sulla sperimentazione animale, e così via. Tuttavia, viene spontaneo osservare come tali leggi ‘speciali’, in particolare quella sull’abbattimento (v. il suddetto regolamento UE che sulla pesca è molto blando) non obblighino all’uccisione degli animali per l’alimentazione o altro, bensì regolamentino solo il ‘modo’ col quale tali abbattimenti devono essere eseguiti da chi ne ha interesse, senza distinguere i casi di ‘necessità’ da quelli ‘di comodo’  (alias interessi economici). Viene quindi naturale porsi la domanda ‘se’ e ‘entro quali limiti’ gli abbattimenti siano leciti, in quanto la norma comunitaria che li regolamenta non entra nel merito della liceità (lasciata infatti alla legislazione dei singoli Stati membri), e quella nazionale che istituisce il delitto per maltrattamento e/o  uccisione  senza necessità e/o per crudeltà rimanda a quella ‘speciale’ che ne regola le sole modalità, senza però che il legislatore si sia espresso in entrambe sulla ‘liceità’ di tale atto. In sintesi, esiste con chiara evidenza un vuoto legislativo sulla liceità di tali atti. Il giudizio di merito dovrebbe infatti precedere il rimando alla semplice ‘modalità’ dell’uccisione. In altre parole, dovrebbe prima valutarsi se vi sia o meno la ‘necessità’ di uccidere l’animale (ad es. per ragioni alimentari contingenti o altre ad esse equiparabili), e solo successivamente troverebbe applicazione la normativa sulle ‘modalità’ di tale abbattimento. 

            Una particolare attenzione riguarda poi l’aspetto della ‘crudeltà’ con la quale può venir effettuato l’abbattimento, andando a costituire un’aggravante dell’eventuale ‘delitto’, in base alla legge nazionale. Tale aspetto assume particolare rilevanza ove si tratti appunto di ‘mattanze’, le quali tradizionalmente sono effettuate con metodi primitivi (arpioni, lance, mazze, armi da taglio, ecc..) senza riguardo per le sofferenze degli animali. A tale proposito si osserva che il regolamento suddetto consente (art. 26) agli Stati membri di emanare norme più restrittive per la protezione degli animali dalle sofferenze, e/o di proporre a livello comunitario metodi innovativi in tal senso, pesca inclusa.

            Un caso a se stante è rappresentato infine da mattanze effettuate più che altro in osservanza di tradizioni, come nel caso delle isole Faer Oer (Danimarca)[2], autorizzate a livello UE a effettuare la mattanza delle specie che popolano i loro mari, anche se questa viene effettuata con metodi brutali (spiaggiamento ed abbattimento cruento) al fine di non perdere il know-how acquisito nel corso di generazioni da parte della popolazione locale. La carne di tali mammiferi non è gran che necessaria alla popolazione, che oggi vive anche di commerci e turismo, ma viene comunque distribuita agli abitanti per non ‘perdere l’abitudine’ a tale tipo di sostentamento (non si sa mai cosa possa succedere in futuro, magari l’esaurimento delle risorse petrolifere che abbondano in tali mari). Non si può ovviamente chiedere agli esquimesi di rinunciare alla caccia a foche e alle balene, se tali risorse sono necessarie alla sopravvivenza delle popolazioni locali. Ma anche a loro si può chiedere di non usare metodi violenti e crudeli. A maggior ragione nel caso delle Faer Oer, ove tale usanza serve a ‘mantenere vivo’ nei giovani il rifiuto della compassione e dell’empatia per tali animali, cuccioli compresi, lasciando libero sfogo alla violenza ed alla crudeltà, come si evince da alcuni filmati trasmessi su una rete televisiva nazionale italiana a fine 2015. Ma occorre guardare anche in casa nostra, perché il ‘buon tonno in scatola’ non è ottenuto con metodi migliori, e la crudeltà delle mattanze nostrane è proverbiale, anche se si rinuncia a volte oggi all’uso degli arpioni.

            In conclusione, è doveroso chiedere ai politici di occuparsi di tali casi, sia a livello comunitario, sia nazionale, senza ipocrisie e senza dimenticare che l’erba del vicino non è sempre meno ‘verde’ della nostra, come i media vorrebbero spesso far credere. In occasione delle elezioni politiche, questo argomento verrà inserito nelle ‘proposte’ ai politici che il Movimento Antispecista predisporrà per i cittadini, affinché, tra tante altre, possa costituire una ulteriore ‘buona ragione’ per votarli, oppure no.

 

Massimo Terrile

23 marzo 2016

           

 



[1] Lo Zingarelli, Ediz. Zanichelli, 2006.

[2] Arcipelago del Nord Atlantico costitutivo con la Groenlandia del Regno di Danimarca, con un’economia basata ancora molto sulla pesca. La ‘mattanza’ è legalmente autorizzata in quanto la Danimarca, firmataria della Convenzione di Berna del 1982  per la conservazione della vita selvatica e relativi biotopi in Europa ha escluso esplicitamente tale territorio, eccezione ammessa dalla stessa Convenzione. Per cui tale caccia risulta ‘legalizzata’.

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