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Silvio Garattini e la vivisezione

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A proposito di Garattini.

Si sente sempre più parlare in queste ultime settimane delle minacce che sarebbero pervenute al Prof. Silvio Garattini, e dell’oscurantismo degli animalisti nel voler demonizzare la sperimentazione animale, chiamandola vivisezione. (Come chiamare però le ‘procedure’, alias esperimenti, sui maiali vivi utilizzati per le esercitazioni di laparoscopia, o le migliaia di animali avvelenati che muoiono tra atroci dolori per i test di tossicità di farmaci e sostanze chimiche, o cui vengono praticate bruciature per il test di analgesici o rimedi vari, e/o quanto previsto dall’Allegato VIII della nuova direttiva 2010/63 sulla loro ‘protezione’?).

Nel dissociarci da tali minacce, incivili comportamenti da sempre frutto di estremismi legati a fanatismi ideologici, e non solo in tale campo, desideriamo puntualizzare che manifestare contro la sperimentazione praticata su esseri senzienti non umani (v. art. 13 del Trattato sul Funzionamento della UE) non a scopo terapeutico per questi ultimi (altrimenti si tratterebbe di buona clinica veterinaria) bensì a puri fini di ricerca e/o commerciali é non solo un diritto bensì un dovere di ogni cittadino contrario ad una violenza unicamente giustificata dal paradigma ideologico dell’antropocentrismo più cieco. Quello sì, oscurantista. Trattandosi di esseri viventi coscienti e sensibili, ossia di ‘animali’, al pari degli umani (al di là del loro grado di intelligenza che non può essere parametro etico per nessuna civiltà degna di tale nome) riconosciuti come tali dalla stessa scienza che spesso ne ha abusato e ne abusa, appare evidente come non sia oggi più possibile utilizzarli a fini umani, non essendo peraltro possibile chiedere il loro ‘consenso informato’. In tal senso la legislazione nazionale ed internazionale (almeno nella UE, in considerazione di quanto sopra) andrebbe rapidamente modificata per adeguarla a tale riconoscimento.

E’ peraltro noto che per quanto riguarda i farmaci la sperimentazione pre-clinica sugli animali non umani, imposta da una normativa CEE sorta nel lontano 1965, é limitata ai test tossicologici e fisiologici (il famoso ‘modello’ cui accenna il Prof. Garattini) come ‘apripista’ per la sperimentazione clinica, ossia sugli umani (prima a fini tossicologici, nella prima fase, poi a fini terapeutici, nelle tre successive). Test che devono obbligatoriamente essere effettuati solo dopo opportuno consenso informato (di cosa, non è dato saperlo ..). Consenso peraltro obbligatorio solo dal 2001 nella UE e dal 2003 in Italia, e che non viene richiesto se non ai ‘volontari’ che si sottomettono alla 1° fase, magari (haimé) per ricevere un consistente ‘rimborso spese’, essendo vietata dalla legge – ma ampliamente praticata nella realtà – ogni forma di compenso economico. Ne consegue che, non essendo i test pre-clinici affidabili, come ha riconosciuto in pratica anche il Prof. Garattini nell’intervista radiofonica trasmessa su Radio 24 il 6 dicembre 2013 (essendo noto che per gli ‘animali’ molte molecole sono nocive, ma non così per gli umani e viceversa) la vera sperimentazione (anche tossicologica) avviene su pazienti umani a loro insaputa (chi ha mai controllato quanto viene scritto nei formulari relativi ai ricoveri ospedalieri che occorre firmare per l’accettazione ?). Ed in particolare, quando il farmaco è commercializzato liberamente, ossia nella IV fase di test prevista dalla attuale normativa. Sulle confezioni dei farmaci non esiste infatti una nota che indichi in quale ‘fase’ di test il prodotto si trovi, e da quanto tempo. Non tutti i test tossicologici vengono però ri-effettuati sugli umani, in quanto quelli relativi all’insorgenza dei tumori, alla tossicità genetica e riproduttiva (o teratogenesi), e alla tossicocinetica (effetti dell’interazione tra più sostanze) vengono omessi per ragioni di tempo, di costi, e di etica (difficile trovare i ‘volontari’ per test non strettamente indispensabili alla eventuale guarigione dei pazienti). A quanto sopra occorre aggiungere che non tutti i nuovi farmaci sono prodotti per guarire malattie ‘di nicchia’, ovvero nuove malattie, bensì la maggior parte va a sostituire farmaci le cui molecole non sono più coperte da brevetto industriale (i così detti ‘generici), per cui la necessità e di conseguenza l’eticità di tali test, sia pre-clinici, sia clinici, è oltremodo discutibile!

Per le sostanze chimiche, anche in base al regolamento UE del 2007 denominato REACH (Registration, Evaluation, Authorization o Chemicals), e aggiornamenti successivi (v. regolamento 1272/2008) è obbligatorio sperimentare solo sugli animali non umani tutte le sostanze in circolazione non ancora testate prima, ma è vietato sperimentarle sui primati non umani e non è obbligatorio sperimentarle sugli umani! Ne consegue che anche in tal caso i cittadini sono completamente ignari di assumere negli alimenti posti in vendita, nell’aria, nell’acqua, o tramite contatto, sostanze testate solo sui non umani, con tutti i limiti riconosciuti dal Prof. Garattini, per le quali di fini etici per salvare l’umanità proprio non è il caso di parlare.

Per quanto riguarda la ricerca di base (ossia quella effettuata per il progresso della biologia e delle scienze naturali, vogliamo sperare) nessuna norma vieta o limita tali esperimenti, salvo autocertificate torture che nessun ricercatore ammetterà mai di aver compiuto o di voler compiere, e che la nuova direttiva 2010/63 ammette con tranquillità nel relativo allegato VIII (Classificazione di gravità delle ‘procedure’). Un elenco di orrori di fronte al quale è difficile ammettere che la ‘vivisezione’ è un concetto obsoleto, ed un ‘metodo’ non più utilizzato da decenni!

Per quanto riguarda infine gli xenotrapianti (ossia l’impianto di organi, cellule o geni su altre specie), è evidente l’immoralità di allevare ed utilizzare animali non umani (vedi i maiali perle valvole cardiache) per il trapianto di organi sugli umani (ricordiamo che stiamo sempre parlando di esseri senzienti, in entrambi i casi). Ovvero, di impiantare geni umani sui non umani (normalmente topi), allo scopo di disporre di individui geneticamente modificati più ‘vicini’ agli umani dal lato biologico (?) per usarli come ‘prove’ al fine di avere l’autorizzazione a sperimentare poi veramente sugli umani’. Data appunto l’inaffidabilità dei test pre-clinici a fini umani, appare oltremodo evidente come tali esperimenti producano ‘chimere’ dalle risposte biologiche e biomediche del tutto imprevedibili. Per cui in tali casi il ‘modello’ cui accenna il Prof. Garattini con cui confrontare i risultati di eventuali test è assolutamente indeterminato e indeterminabile. E tanto meno etico. Così come il far assumere droghe agli animali non umani per ‘vedere l’effetto che fa’. Se questa è scienza, meglio rinunciare a certe curiosità.

In considerazione di quanto sopra risulta strano ci si meravigli che alcuni ‘animalisti’ (intendendo con ciò indicare in senso diminutivo i cittadini che ‘amano’ gli animali, trascurando volontariamente coloro per i quali il principio fondamentale – al di là dell’amore o meno – è il rispetto per tutte le altre forme di vita senzienti, umani inclusi) si arrabbino con chi sostiene che l’utilizzo degli animali è indispensabile per la scienza, e che la vivisezione non esiste più. Forse, un po’ di autocritica non farebbe male, tenuto presente che in fin dei conti, per quanto in ultima analisi a ciò destinato, la vera ‘cavia’ è sempre l’umano, ‘consenso informato’ (di cosa?) o meno, e che tanto varrebbe dire tutta la verità, saltando una fase (quella pre-clinica) immorale e fuorviante.

Massimo Terrile
Movimento Antispecista

6 dicembre 2013