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Strage di conigli d’angora per i vestiti caldi e pregiati. Le case di moda battono in ritirata

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La pelle strappata agli animali ancora coscienti: gli animalisti denunciano un allevamento cinese

Viene utilizzata per produrre capi pregiati: vestiti per i bimbi, abiti femminili o biancheria intima. È l’angora, un tipo di lana molto richiesta che viene prodotta con il pelo del coniglio d’angora, un batuffolo bianco, morbido e molto sensibile. Ciò che però pochi sanno: la pelliccia viene strappata agli animaletti mentre sono ancora perfettamente coscienti. Una procedura brutale, denunciata ora dall’associazione animalista Peta in Germania. Il video ripreso in un allevamento cinese fa rabbrividire. E dopo l’indignazione generale le grosse case di moda corrono ai ripari.

SCANDALO – Cosa si nasconde dietro a un capo di lana in angora, quei vestiti caldi, eleganti e di pregio che amiamo indossare soprattutto nei mesi freddi? Una pelliccia insanguinata. L’organizzazione Peta ha documentato in un video denuncia le crudeltà compiute sui conigli d’angora in alcuni allevamenti in Cina. Già, perché è da lì che arriva la preziosa fibra, prodotta per le grosse aziende d’abbigliamento europee, spesso catene di moda a basso prezzo. La Cina è infatti il più grande produttore di lana d’angora del mondo. Sempre in Cina vengono prodotte oltre 4 mila tonnellate di pelliccia all’anno. Ora, dopo il video-choc che ha fatto il giro di Internet, i colossi H&M e C&A hanno comunicato di rinunciare ai vestiti con pelo di conigli di angora. «Abbiamo interrotto la produzione», ha fatto sapere la portavoce di H&M a Stoccolma, Camilla Emilsson Falk. «Dobbiamo controllare se i nostri produttori siano conformi ai nostri standard». I maglioni o le sciarpe ancora presenti sugli scaffali continueranno ad essere venduti, ma «i clienti potranno cambiarli con un altro capo», fa sapere H&M.

PROCEDURA – Nel frattempo, anche le case concorrenti, le svedesi Lindex, Gina Tricot e MQ, così come la danese IC Companys, prendono le distanze e si dicono pronte a rinunciare alla lana di coniglio d’angora. Una ritirata, a dire il vero, solo temporanea, perlomeno fino a quando non sarà fatta piena luce sulla vicenda. Nel filmato rubato da Peta Asia si vedono i conigli allevati in gabbie sporche, in mezzo alla spazzatura, e infine sottoposti più volte in un anno a una tosatura con metodi crudeli. Durante la procedura gli animali sono ancora coscienti mentre vengono legati con una corda al soffitto o immobilizzati su un cavalletto per strappare loro di dosso, nel vero senso della parola, la preziosa pelliccia.