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Tre agnelli per l’abbacchio

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Margherita D’Amico

E’ una giornata ambigua, contesa fra un sole troppo intenso per l’inizio di marzo, e folate di aria fredda che scendono dai monti per dissolversi nell’anomalo calore. State passeggiando lungo un sentiero di campagna con amici, i quali salutano una signora non più giovane, seduta al bordo di un fontanile. La donna, a quanto apprendete, cucina alle feste di paese, così la conversazione scivola sul menu pasquale.

“Nel fine settimana prepariamo gli abbacchi” dice lei, indicando un recinto dove tre agnellini giocano al seguito delle madri.

“Li uccidete voi, in casa?” chiedete allora.
“Sì, ci pensa mio marito, e io lo aiuto”.
Tentate di capire meglio:
“Li stordite, prima?”
“No, ci dispiace troppo!”
“E allora come fate? Non si agitano?”
“Li immobilizziamo. Leghiamo le gambe e poi con un coltello incidiamo la gola e man mano allarghiamo l’incisione. In effetti ci vuole tempo, dieci minuti se non di più”

Gli amici tacciono, vorrebbero salutare e ripartire, ma voi, ovviamente, insistete con gentilezza.
“Signora, esistono leggi che anzitutto proibiscono la macellazione domiciliare così come la fate voi” ricordate “ma soprattutto non si può sgozzare un animale ancora cosciente. E’ purtroppo (vergognosamente) concesso in deroga per le uccisioni religiose, ma non è certo il vostro caso”.

La donna corruga la fronte:
“E’ che mi dispiace, questo fatto del colpo in testa…”
A suo modo è sincera, e si sforza di individuare i termini della contraddizione.
“Pensi però quanto dispiace all’agnello, di essere dissanguato così. Deve promettermi che parlerà con suo marito”.

Una volta rientrati, chiamate la Asl ed esponete il fatto.
“E’ del tutto illegale” confermano. “In campagna spesso va così”.
“E allora? Non potreste intervenire con qualche controllo nella zona?”
“Ma per carità! Chi si mette a girare di casa in casa?”
“Voi, per l’appunto. Basterebbe un censimento degli animali – capre, maiali, conigli, galline, vitelli – e nello specifico degli agnelli, presso i privati”.
“Figuriamoci, a che servirebbe? Con tutti i parti gemellari delle pecore, già la metà delle bestie non viene iscritta all’anagrafe”.

Le bestie, ovvero quei cuccioli che, ancora per poche ore, godono delle piccole cose capaci di renderli perfettamente felici. E poi, meglio morire con lo stordimento in un macello, dopo un lungo e terribile viaggio, maltrattati e in preda al panico, o subire un quarto d’ora di scannamento casalingo?

Chiamate i vostri amici. Li pregate di chiedere alla donna se sia disponibile a vendervi i tre agnellini. Inciderebbe ben poco sulla strage festiva, ed è molto discutibile da un punto di vista educativo, ma si tratta di un tentativo dovuto.
“Ha risposto quest’anno no, magari il prossimo” riferiscono. “Ma dice di aver riflettuto sulle tue parole. Ha parlato col marito, e quest’anno li colpiranno in testa, come fanno con i conigli”.

Certo non potete considerarvi soddisfatti, né sollevati. Come un tiepido bagliore, però, avete intravisto un varco sensibile persino nella mentalità più arcaica e consolidata. Se solo le persone venissero informate, se nelle scuole si parlasse di rispetto per la vita, se tv e giornali alternassero l’ossessione culinaria a riflessioni di buon senso, il grande cambiamento ci riserverebbe nuove sorprese.

@margdam
[email protected]

Fonte Link repubblica.it