I conti con l’Iran. Per Trump è più vicino all’accordo, per l’Aiea è più vicino all’atomica
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di Francesco De LeoUna settimana caratterizzata dall’ottimismo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul buon esito dei negoziati indiretti con l’Iran sul nucleare, si chiude con un nuovo rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Il rapporto riservato – inviato agli Stati membri e divulgato da alcune agenzie – afferma che l’Iran ha svolto in passato attività nucleari segrete con materiale non dichiarato all’Agenzia di controllo nucleare delle Nazioni Unite, in tre siti da tempo oggetto di indagine. Secondo l’Agenzia “questi tre siti, e altri possibili siti correlati, facevano parte di un programma nucleare strutturato non dichiarato condotto dall’Iran fino all’inizio degli anni 2000 e che alcune attività hanno utilizzato materiale nucleare non dichiarato”. Non solo. Nel rapporto si legge che Teheran ha ulteriormente aumentato le sue scorte di uranio arricchito a livelli vicini a quelli utilizzabili per scopi militari e, a fronte di ciò, l’Aiea invita Teheran a cambiare urgentemente rotta e a collaborare con le indagini portate avanti dall’agenzia. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, al 17 maggio, l’Iran ha accumulato 408,6 chilogrammi di uranio arricchito fino al 60%. Si tratta di un aumento di 133,8 chilogrammi rispetto all’ultimo rapporto di febbraio. Questo materiale è a un passo, dal punto di vista tecnico, dal livello del 90% necessario per la produzione di armi nucleari. Un rapporto di febbraio stimava le scorte a 274,8 chilogrammi.
Dopo aver appreso la notizia, l’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto appello alla comunità internazionale affinché “agisca subito per fermare l’Iran”. Israele ha affermato che il rapporto è un chiaro segnale di allarme che dimostra come l’Iran “sia totalmente determinato a portare a termine il suo programma nucleare”.
Non la pensa così il professor Paolo Cotta Ramusino, scienziato italiano coinvolto spesso, in qualità di esperto, nell’attuale tornata di negoziati tra Usa e Iran. “Direi che cambia poco…”, dice ad HuffPost. “L’Iran ha il diritto di prepararsi al nucleare civile. Il fatto che siano apparsi luoghi dedicati all’arricchimento, non dichiarati prima, significa che la collaborazione con l’Aiea sta progredendo. Mi faccia aggiungere…”, prosegue Cotta Ramusino, “che tenendo conto che Israele ha pubblicamente dichiarato di voler bombardare i centri di arricchimento, spinge l’Iran a non dichiarare la loro dislocazione”. Ma l’Aiea dichiara nel rapporto che l’Iran è quanto mai vicino a produrre armi nucleari, gli domandiamo. “Costruire armi nucleari semplici non è un problema” risponde lo scienziato, “Israele possiede almeno 90 armi nucleari, che l’Iran cerchi di proteggersi è naturale. Va detto invece che se questi fatti vengono alla luce adesso, sta a significare quanto l’attuale governo iraniano cerchi di smorzare le tensioni”. Secondo Cotta Ramusino, “il problema fondamentale è che un rifiuto da parte dell’Amministrazione americana della possibilità che l’Iran vada avanti nella sua attività di nucleare civile può indurre alcuni leader iraniani ad allontanarsi dal Trattato di Non Proliferazione’. Questo è il più grande dei problemi…se avvenisse, si scatenerebbe una serie di reazioni a catena che renderebbero la sicurezza internazionale sempre più debole”. Cosa fare dunque? “Quello che stiamo cercando di fare è convincere gli iraniani che loro hanno assolutamente diritto all’energia nucleare civile – che tra l’altro si sta diffondendo a livello globale – ma che devono però mantenersi nei vincoli dell’arricchimento. Dal punto di vista tecnico”, spiega lo scienziato, “bisogna capire che quando uno ha arricchito l’uranio al 3,5% ha fatto metà del lavoro necessario per arrivare al 90%. I limiti dell’arricchimento non sono così di per sé determinanti, quanto il fatto che possano essere verificati dalle agenzie internazionali, in particolare dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica”. È quanto mai necessario per Paolo Cotta Ramusino “salvaguardare questo clima di cooperazione. Se distruggiamo questa speciale relazione che l’Iran ha accettato di avere con l’Aiea, correremmo il rischio che in Iran si consideri la possibilità di costruire armi nucleari, con reazioni e controreazioni, in un meccanismo in cui la proliferazione locale si estende e si espande”.
Termina così una settimana nella quale i media internazionali occidentali sono sembrati scatenati nel proporre quasi quotidianamente retroscena su possibili imminenti sviluppi sul negoziato. “L’accordo potrebbe arrivare al prossimo incontro” sostiene la Cnn, basandosi su fonti anonime informate dei fatti. L’emittente americana racconta di un possibile investimento degli Stati Uniti nel programma nucleare civile iraniano e la creazione di un consorzio internazionale che includerebbe paesi della regione e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica avente per obiettivo la produzione di uranio arricchito per i reattori iraniani. “I media stanno speculando su un accordo imminente tra Iran e Stati Uniti. Non sono sicuro che ci siamo ancora” scrive al proposito il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in un post su X. Ribadendo l’impegno di Teheran ad affidarsi all’arte della diplomazia, il capo negoziatore iraniano denuncia la deliberata disinformazione dei media volta a minare i colloqui e conferma: “L’Iran è sinceramente interessato a una soluzione diplomatica che soddisfi tutte le parti. Ma ciò richiede un accordo che revochi completamente le sanzioni e garantisca i diritti nucleari dell’Iran, compreso l’arricchimento”. Insomma per Araghchi “i progressi non si otterranno con narrazioni mediatiche, ma attraverso negoziati seri”.
Oggi Araqchi ha rincarato la dose. Al termine di una visita al mausoleo dell’Imam Ruhollah Khomeini, a sud della capitale Teheran, ha affermato: “Quando le altre parti dicono che non dovete arricchire l’uranio, stanno essenzialmente cercando di affermare una sorta di dominio e superiorità su di noi. In base al diritto internazionale, abbiamo lo stesso diritto di qualsiasi altro Paese di beneficiare della tecnologia nucleare pacifica, compreso l’arricchimento”. Per concludere: “Nessuno in Iran si sottometterà a questo”. Sulla stessa linea il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei, recentemente intervistato da HuffPost a Teheran. “L’Iran non accetterà di sospendere l’arricchimento dell’uranio a seguito dei colloqui in corso con gli Stati Uniti”, ha dichiarato al Tehran Times, dopo che Reuters aveva riportato la notizia secondo cui l’Iran avrebbe potuto prendere in considerazione tale mossa in cambio dello sblocco di miliardi di dollari di beni congelati dagli Stati Uniti. “Questa notizia è semplicemente falsa e inventata”, sono state le sue parole al quotidiano iraniano in lingua inglese.
L’Iran e gli Stati Uniti hanno tenuto sino ad ora cinque round di negoziati indiretti dallo scorso mese di aprile. I colloqui mirano a limitare il programma nucleare di Teheran in cambio della revoca delle sanzioni. Da decenni gli iraniani sostengono che non cesseranno mai l’arricchimento dell’uranio e che qualsiasi accordo sul loro programma nucleare dovrà rispettare questo principio. Dal canto suo, l’Amministrazione Trump ha espresso posizioni contraddittorie, affermando a volte che la sua unica preoccupazione è impedire all’Iran di sviluppare un’arma nucleare e altre insistendo che l’arricchimento deve cessare del tutto. Da Teheran emerge il rischio che la pressione americana affinché l’Iran interrompa l’arricchimento dell’uranio possa alla fine portare al fallimento dei negoziati.
La Repubblica Islamica ha intanto segnalato che potrebbe consentire agli ispettori americani che lavorano per l’Agenzia internazionale per l’energia atomica di monitorare il suo programma nucleare, ma solo se i negoziati in corso porteranno a un accordo favorevole per Teheran. La dichiarazione è stata rilasciata da Mohammad Eslami, capo dell’Organizzazione per l’Energia Atomica Iraniana durante una conferenza stampa: “Se verrà raggiunto un accordo e le richieste dell’Iran saranno soddisfatte, riconsidereremo l’accettazione degli ispettori statunitensi attraverso l’Aiea”. Eslami ha definito l’arricchimento dell’uranio la “pietra angolare” dell’industria nucleare del Paese. Paragonandolo al settore elettrico, ha sostenuto che senza l’arricchimento, al pari di una centrale elettrica, le altre infrastrutture nucleari sarebbero prive di significato. “Togliere l’arricchimento significherebbe smantellare l’intera industria nucleare. Questa è la linea rossa dell’Iran e lo abbiamo comunicato chiaramente, sia per iscritto che verbalmente, durante i negoziati”, avvertendo che l’interruzione dell’arricchimento avrebbe devastato il sistema sanitario iraniano, dove un milione di pazienti all’anno dipendono dai radioisotopi prodotti internamente per le cure mediche. “Anche i reattori di ricerca, i sistemi di sicurezza alimentare e i settori manifatturieri avanzati andrebbero incontro al collasso”, ha aggiunto Mohammad Eslami.
Di quanto ventilato dalla Cnn – un “consorzio nucleare” che potrebbe consentire di avvicinarsi ad un accordo tra iraniani e statunitensi – se ne discute anche sulla stampa iraniana con posizioni diverse. In un’analisi pubblicata da Hamshahri, quotidiano del Comune di Teheran, si legge: “Sebbene l’Iran abbia accolto con favore l’idea di un consorzio nucleare, il piano non può sostituire il diritto all’arricchimento all’interno del territorio iraniano. L’Iran non ha alcun problema con l’idea del consorzio per l’arricchimento, ma a condizione che avvenga all’interno del suo territorio e che altri paesi del Golfo Persico, come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar, beneficino della tecnologia iraniana in cambio di iniezioni di capitale. Naturalmente, come alcuni osservatori hanno previsto, il consorzio nucleare potrebbe incontrare un ostacolo, ovvero il consenso dei paesi citati, poiché l’adesione potrebbe entrare in conflitto con la loro grande strategia nucleare, definita principalmente in relazione alla tecnologia occidentale”.
Contrario al progetto il conservatore Sobh-e-No, vicino ai Principalisti, grandi oppositori in Parlamento dell’Amministrazione guidata da Massoud Pezeshkian: “Mentre i media occidentali riportano la notizia della proposta iraniana di creare un consorzio nucleare con la partecipazione dei paesi della regione e degli Stati Uniti, un esame più attento delle dimensioni tecniche e politiche e delle esperienze passate mostra che questo piano potrebbe minare le infrastrutture strategiche del paese nel settore nucleare. Tali proposte non sono dissimili dall’esperienza fallimentare del Jcpoa. La recente proposta sotto le spoglie della cooperazione regionale è la stessa ‘arricchimento zero’ che ora viene proposta con un nuovo linguaggio. Se il programma di arricchimento venisse interrotto a livello nazionale, l’industria subirebbe danni. Se gli impianti nazionali venissero chiusi e le attività nucleari trasferite in uno stabilimento congiunto su una delle isole iraniane, non solo verrebbero demolite le attrezzature tecniche del Paese, ma in pratica la proprietà e la gestione dello stabilimento finirebbero nelle mani dei Paesi partner. L’esperienza ha dimostrato che tali piani sono dannosi dal punto di vista tecnico, economico e di sovranità, visto che minacciano l’indipendenza dell’Iran nel settore nucleare strategico”.
Infine un personaggio, definito “veterano della politica iraniana”, ha confessato al sito riformista Amwaj.media che la soluzione del consorzio resta “una delle pochissime vie d’uscita dall’attuale situazione di stallo”. La data e il luogo del sesto round di colloqui sono in fase di discussione, nella attesa si riflette e si specula. Mercoledì scorso, presso la sede dell’AIEA a Vienna, il direttore Generale Rafael Grossi, aveva affermato: “Al momento non sappiamo se ci sarà un accordo o meno”. Tre giorni dopo sono stati svelati i contenuti di un rapporto riservato dell’Agenzia che rischia di minare il proseguimento dei negoziati.31 Maggio 2025
Fonte Link: huffingtonpost.it






