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RAZZI DA LIBANO E GAZA, E ISRAELE CONTINUA A BOMBARDARE

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Giorgio Raccah

(ansa.it) GERUSALEMME – Le truppe israeliane continuano a combattere dentro la striscia di Gaza ma il loro spiegamento appare sostanzialmente statico, a quanto sembra in attesa di decisioni del governo, mentre la caduta su Israele di tre razzi sparati dal Libano non ha provocato forti reazioni e dal Cairo sono giunti oggi segni di cauto ottimismo circa un asserito assenso di Hamas a proposte egiziane per una tregua. Continua intanto a salire il numero dei morti palestinesi a Gaza, saliti ora a piu’ di mille, tra i quali 300 bambini secondo le organizzazioni sanitarie palestinesi. Negli scontri di oggi ne sono stati uccisi una ventina e l’aviazione ha colpito decine di obiettivi.

Israele, dove sei razzi sparati da Gaza hanno colpito il suo territorio senza causare vittime, denuncia il ferimento di sette soldati per lo scoppio di un razzo anticarro nel nord di Gaza. Mentre prosegue intensa l’attivita’ diplomatica internazionale per arrivare al piu’ presto a un cessate il fuoco e scongiurare un potenziale ampliamento del conflitto, alcuni razzi Katiuscia sparati dal sud Libano hanno dato stamane un brusco risveglio alla popolazione israeliana nell’ Alta Galilea. I razzi sono esplosi in aree aperte e non hanno percio’ causato vittime e neppure danni. La reazione di Israele si e’ limitata ad alcuni colpi di artiglieria in direzione dell’area dalla quale sono partiti i razzi mentre l’ esercito libanese, secondo la radio pubblica israeliana, si e’ affrettato a far pervenire allo stato ebraico assicurazioni che l’ incidente – il secondo in una decina di giorni – non si ripetera’. Nessuna delle organizzazioni armate presenti in Libano ha rivendicato la responsabilita’ del fuoco. Al Cairo dovrebbe arrivare domani l’ inviato del ministero della difesa israeliano, Amos Ghilad, per ricevere un resoconto sull’esito dei colloqui dell’ Egitto con Hamas.

Nella capitale egiziana fonti diverse hanno riferito di un assenso di Hamas a un piano di tregua ma un altro esponente di questo movimento islamico a Beirut, Osama Hamdan, ha ritenuto necessario precisare che ci sono ancora differenze su alcuni punti del piano egiziano. Israele insiste che un eventuale cessate il fuoco dovra’ essere tale da garantire l’interruzione totale delle forniture di armi a Hamas, inviate in gran parte da Iran e suoi alleati e contrabbandate a Gaza dal territorio egiziano soprattutto tramite tunnel sotterranei. Questi ultimi sono stati anche oggi obiettivo di ripetuti raid dell’ aviazione israeliana che, stando a testimonianze, fa uso di un tipo di bombe di grande potenza in grado di penetrare in profondita’ nel terreno prima di esplodere, causando dei piccoli terremoti.

 Il ministro della difesa Ehud Barak e alti ufficiali delle forze armate, ha scritto oggi Yoel Marcus, commentatore del quotidiano Haaretz con diretti contatti con i massimi esponenti del governo, e’ favorevole a una tregua umanitaria di una settimana e piu’ al fine di permettere all’ Egitto di concludere un accordo che metta fine alle ostilita’. ”Nella sostanza – ha detto una fonte al giornalista – gli obiettivi dell’operazione sono stati raggiunti e non c’e’ ragione di continuare a combattere”. Il proseguimento dei combattimenti, secondo questa fonte, rischierebbe solo di operare a vantaggio di Hamas, che potrebbe affermare di aver dato prova di saper resistere a un nemico potentemente armato e cosi’ cantare vittoria.

Ma un altro ministro, quello per i pensionati, Rafi Eitan, dopo aver letto l’ articolo di Marcus ha minacciato di dimettersi dal gabinetto per la sicurezza nazionale se il governo acconsentira’ a un cessate il fuoco mentre Israele, a suo dire, non ha ancora realizzato i suoi obiettivi. A Gerusalemme, come al Cairo, e’ in corso da giorni un intenso via vai di ministri degli esteri nel tentativo di facilitare una tregua. Oggi e’ stato il turno del ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos e del segretario generale dell’ Onu Ban Ki-moon. A Gerusalemme e’ giunto anche il presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa, Jakob Kellenberger che dopo una visita nell’ ospedale Shifa di Gaza ha definito ”drammatica” la situazione umanitaria nella Striscia. Kellenberger, che ha chiesto ad ambedue le parti combattenti di rispettare la popolazione civile, ha detto di non avere prove che Israele abbia fatto uso di bombe al fosforo, vietate dalle convenzioni internazionali. Kellemberger ha visitato anche la citta’ israeliana di Sderot dove ha detto di aver trovato ”una popolazione che da anni vive nella costante paura dei razzi sparati da Gaza”.

PIANO EGIZIANO, HAMAS APRE SPIRAGLIO PER TREGUA
di Remigio Benni

Rimbalza molto tesa al Cairo la 19/a giornata dell’operazione militare israeliana ”Piombo Fuso” sulla Striscia di Gaza, con una confusa presa di posizione di Hamas, impegnato in serrate trattative al Cairo con i mediatori egiziani, che hanno fatto pensare a una possibile accettazione da parte del movimento islamico di clausole che possano portare a una vera tregua. La mattinata era stata focalizzata sul colloquio del segretario generale dell’Onu, Ban ki-Moon, con il presidente egiziano, Hosni Mubarak, dichiaratosi ”frustrato” per la mancata applicazione del cessate il fuoco. Nel pomeriggio uno sviluppo sostanzialmente positivo e’ venuto dall’annuncio dell’accettazione da parte di Hamas, almeno i rappresentanti del movimento a Gaza non sempre in accordo con quelli all’estero, della proposta egiziana per porre termine alle ostilita’. Infine in serata una conferenza stampa di alcuni rappresentanti di Hamas ha fatto capire che qualche passo avanti c’e’ stato ma che non tutto certo e’ risolto.

 Si continua comunque a trattare e proprio per questo arrivera’ domani al Cairo l’inviato del ministero della difesa israeliano Amos Ghilad. ”Noi non abbiamo divergenze con il Cairo”, ha sostenuto stasera Salah el Bardawil, del gruppo dirigente di Hamas a Gaza, durante una conferenza stampa alla quale ha partecipato anche un altro dirigente del movimento palestinese, Ayman Taha. Bardawil ha fatto capire che in realta’ la mancanza di divergenze riguarda piu’ il ‘ruolo di mediatore’ dell’Egitto che le proposte fatte da Mubarak, e ha ricordato che le richieste minime di Hamas riguardano la cessazione ”dell’aggressione israeliana”, il ritiro dell’esercito israeliano da Gaza, la riapertura dei passaggi della Striscia, ”sulla base di regole precise” e l’eliminazione definitiva del blocco.

 D’altra parte permangono i dubbi suscitati dal fatto che a parlare di intese sarebbero stati solo i tre rappresentanti di Hamas arrivati al Cairo da Gaza, mentre due di Damasco, ripartiti alla fine della mattina, non si sono pronunciati. Anzi Osama Hamdan, da Beirut, collocato in posizione piu’ vicina al capo in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, ha rilevato che ”ci sono differenze” nelle posizioni del movimento. Incoraggianti sono invece apparsi il ministro degli esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, anch’egli a colloquio oggi con Mubarak, le fonti egiziane che hanno fatto sapere che Hamas ”ha accolto” la proposta egiziana per il cessate il fuoco, e da Parigi il ministro degli esteri Bernard Kouchner, il quale ha confermato di aver un’indicazione in quel senso. Quanto a Ban ki-Moon, si era limitato a perorare la causa della tregua e la mediazione egiziana: ”Abbiamo visto tanti morti – ha detto – ; non c’e’ tempo, urge che sia fermato il fuoco, con un accordo durevole e sostenibile. Scopo della mia missione qui, anche su mandato del Consiglio di Sicurezza e’ proprio quello di ottenere un cessate il fuoco immediato, che si puo’ raggiungere anche attraverso la proposta dell’Egitto, che noi sosteniamo totalmente”.

Con un tono che e’ sembrato sottolineare l’impotenza della diplomazia internazionale e sovranazionale, rispetto alla voce delle armi, il segretario dell’Onu ha detto che ”c’e’ un uso eccessivo della forza nell’operazione israeliana, che deve essere fermato immediatamente”, aggiungendo subito dopo: ”chiaramente molti palestinesi sono stati uccisi.., ma anche israeliani sono stati uccisi e traumatizzati”. ”Frustrante” la risposta del segretario generale ad una raffica di domanda su una sua possibile visita a Gaza, e non solo a Gerusalemme ed a Ramallah (oltre che in altre capitali arabe), come aveva annunciato all’inizio della conferenza stampa: ”Ho tentato di andare a Gaza, mi sarebbe piaciuto in questo momento, ma le circostanze attuali non me lo hanno permesso”, ha ripetuto piu’ volte aggiungendo di non poter fornire dettagli ”sui contatti avuti con Israele”.