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Mobilitazione e corteo a Villa San Giovanni per il no al Ponte: “Abbiamo bisogno di strade, ferrovie e sanità pubblica”

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Oltre cinquemila persone hanno manifestato contro la maxiopera: “Non possiamo permettere che decidano del nostro futuro come se questo fosse un territorio disabitato”

Tra gli organizzatori c’è chi si guarda stupito. Che il no al Ponte stesse crescendo negli ultimi mesi lo si era capito, ma nessuno probabilmente si aspettava che più di cinquemila persone si presentassero a Villa San Giovanni. L’ultima manifestazione sulla sponda calabrese dello Stretto risale a quindici anni fa.

Molte facce sono le stesse di allora, ma in piazza c’è anche chi al movimento si è da poco avvicinato, studenti, scout, amministratori, sindacalisti, politici, attivisti sociali. Ci sono i sindaci – Giusy Caminiti di Villa San Giovanni, Michele Tripodi di Polistena, Aldo Alessio di Gioia Tauro, Nicola Fiorita di Catanzaro – con tanto di fascia tricolore e gonfaloni. Assenti il sindaco metropolitano di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà e quello di Messina, Federico Basile. Entrambi solo di recente hanno finito per dire no al Ponte, arrivando persino a firmare con Villa San Giovanni una richiesta di sospensiva della conferenza dei servizi. Troppo di recente – hanno probabilmente ragionato – perché la loro presenza fosse opportuna o gradita.

A dire no alla maxiopera riesumata, insieme a società e progetto, dal governo Meloni e divenuta cavallo di battaglia del ministro Matteo Salvini in piazza si è presentata una galassia composita, plurale.

“Diciamo no, ma anche tanti sì – dice Giorgia Campo del movimento No Ponte – sì a uno sviluppo sostenibile del territorio, alle infrastrutture, quelle necessarie strade e ferrovie, che mancano. Sì all’istruzione, alla sanità pubblica”.
Il corteo è un serpentone lungo, colorato, irriverente, rumoroso. I centri sociali sfilano accanto alla chiesa valdese, spezzoni di partito – Avs, Potere al popolo, Rifondazione, il Pd, i 5s – si mischiano a gruppi scoutLegambiente e Wwf camminano accanto a collettivi e comitati locali, Cgil e Usb sono in piazza con delegazioni delle due sponde. C’è persino uno dei “giganti” – gli alti fantocci di cartapesta presenza fissa durante le feste di paese – con faccia di mostro e un cartello che recita “stortia” (stupidità).
La Digos non ha gran lavoro. Gli antisommossa, se ci sono, vengono mandati via perché non servono. La manifestazione è pacifica, si prende la città, la attraversa tutta e nessuno protesta perché in tanti partecipano. A reggere lo striscione che apre la manifestazione sono cittadini comuni, gente che politica non ne ha fatta mai “ma oggi – dicono – non possiamo permettere che decidano del nostro futuro come se questo fosse un territorio disabitato. Noi vogliamo un futuro diverso”.

Il corteo è lungo. Le strade sono quelle che verrebbero mangiate dai cantieri o invase dai mezzi pesanti, i palazzi in larga parte quelli che verrebbero espropriati e buttati giù. Non c’è cancello delle villette che si affacciano sul lungomare di Cannitello, il “salotto estivo” della città che non sia vestito di uno striscione. “Ci vogliono espropriare, ci vogliono cacciare, ma non rinunceremo al nostro mare”, urla un comitato cittadino. “”Lo dice il pescespada, lo dice il capodoglio, il ponte sullo Stretto non lo voglio”, gli fa eco un altro.

In mezzo ai manifestanti si fanno vedere alcuni candidati alle prossime Europee, Sandro Ruotolo per il Pd, Pasquale Tridico per i 5s. C’è Mimmo Lucano che corre per Avs, ma nel movimento No Ponte è di casa. “Lui qui c’è stato sempre” dicono gli attivisti con cui sfila. In mezzo al serpentone anche Angelo Bonelli di Avs, che contro il Ponte e la Stretto di Messina porta avanti da tempo una battaglia anche legale. “Di fronte a un progetto così vecchio e a una gara fatta 20 anni fa, alla negazione di documenti fondamentali e alle contestazioni tecnico-scientifiche di esperti che sostengono che un ponte a campata unica di 3300 metri è insostenibile, il ricorso all’autorità giudiziaria è inevitabile”. E lo farà per la terza volta, con l’ennesimo esposto, la settimana prossima.

In mezzo al corteo, un manifestante lo blocca: “In parlamento diglielo a Salvini, i soldi per il Ponte li mettesse per la sanità”. Croce antica in Calabria, soprattutto nel reggino dove molti degli ospedali camminano grazie ai rinforzi arrivati da Cuba. Anche sulle ambulanze che scortano la manifestazione, ci sono un paio dei “doctores” che da oltre un anno lavorano in zona.
Quando la testa del corteo raggiunge quasi metà percorso la coda ancora stenta a partire dalla piazza. Dai balconi cartelli, applausi e gente affacciata. “Lo Stretto non si tocca, lo difenderemo con la lotta”, uno degli slogan. “L’ultima volta che siamo scesi in piazza sulla sponda calabrese – spiega Giovanni Cordova del centro sociale e culturale Nuvola Rossa – era il 2009 e anche allora protestavamo contro quest’opera inutile, dannosa, che sottrae sviluppo come dimostra lo scippo dei fondi di coesione e di perequazione infrastrutturale destinate al Ponte”. Probabilmente, osserva qualcuno, chi dopo più di un decennio ha riesumato il progetto pensava di non trovare più alcuna opposizione sul territorio. E invece.18 MAGGIO 2024
Fonte Link: repubblica.it